Quello che i genitori non hanno capito del figlio - Vivere semplice

Quello che i genitori non hanno capito del figlio

perchè l'adolescenza è un periodo difficile

Le dinamiche genitori-figli sono la mia passione. Mi piace osservare non solo quelle interne alla mia famiglia ma anche quelle che mi circondano. E’ una chiave (delle tante disponibili) per capire il mondo.

E’ ovvio che i genitori non hanno capito un sacco di cose del figlio di tutte le età (e anche noi annaspiamo a volte) . Degli adolescenti hanno quasi paura perchè si allarga il gap generazionale, in passato come oggi ed è difficile capirsi.

I bambini diventano grandi e tutte le aspettative riposte in loro sembrano tardare a realizzarsi: è come se non si intravveda neanche la possibilità che possano realizzare le loro potenzialità perchè gli adolescenti sembrano persi anche se iperconnessi, apatici e fragili ma narcisi, impegnati in cose futili, sdraiati, sregolati, annoiati.
I genitori li considerano preda di possibili dipendenze, incapaci di concretizzare e di tenere un minimo di ordine e cura nella loro vita.

Come faranno nostri figlio senza di noi?

Al Festival della Mente ho assistito ad una conferenza dove tre psicoterapeuti dell’adolescenza dell’Istituto Minotauro di Milano, raccontano le loro esperienze con famiglie in difficoltà. Un magnifico lavoro che ora vi racconto. Ma prima permettemi una piccola digressione per capire meglio.

Come è fatta la Famiglia per antonomasia

Fin dalle origini dell’uomo la madre ha avuto bisogno di un compagno per proteggere il suo cucciolo: non riusciva ad andare a cacciare e a occuparsi di lui e ben presto si è resa conto che avrebbe dovuto convincere un maschio a assumere il ruolo di padre stando al suo fianco.

Il maschio non ha mai scelto la paternità. I motivi per cui l’uomo diventa padre sono cambiati nella storia: in passato era per senso del dovere patriarcale, per esigenze di prosecuzione della specie o per motivi sociali, ma oggi per quale motivo?

Per come è strutturata la società oggi, è la donna che decide quando e con chi avere un figlio. E il compagno accetta una proposta non esplicita per motivi di ricompensa narcisistica.

Infondo – dicono Davide Comazzi, Antonio Piotti, Laura Turuani – la donna è sempre stata una madre potenziale, fin dai tempi in cui giocava con le bambole, mentre l’uomo si ritrova a dover acquisire una competenza partendo da zero: con un senso di distanza, limitatezza e frustrazione che caratterizzeranno tutta la sua esperienza di padre dall’inizio e fino ai tempi dell’adolescenza e saranno come vedremo proprio il suo punto di forza (se saprà esserne consapevole).

La madre è chiaramente mamma da dentro: origina il figlio, lo tiene attaccato e vicinissimo a se per farlo sopravvivere: lei anticipa, stimola, contiene, interpreta e ha come obiettivo la cura e la protezione del bambino. Il suo ruolo è quello dall’inizio e lo sarà per sempre: da ciò la difficoltà a separarsi dal figlio quando arriva l’adolescenza.

Il ruolo del padre è tutt’altro e nasce dal fuori: è la distanza, la limitatezza (dell’esperienza che per la madre è viscerale) la mediazione.

quello che i genitori non hanno capito del figlio

Cosa c’è di rassicurante

Il mondo degli adolescenti è complesso ma non infinito: sono le stesse 3 o 4 cause  che creano la maggior parte dei problemi dei ragazzi.

  1. Stenta ad acquisire autonomia e a separarsi dalla madre che attraverso le tecnologie mantiene costantemente un occhio su di lui
  2. stenta a nascere socialmente e a crearsi un suo ruolo definito
  3. E’ fragile, si vergogna necessità di continui rinforzi e incoraggiamenti
  4. Sarà capace di amare gli altri (e diventare un padre) preso com’è dal suo apparire?

Il mondo dei genitori è più prevedibile di quanto sembra: sono quasi sempre le stesse 3 o 4 condizioni di base che creano le difficoltà di comunicazione con i figli.

  1. I ruoli canonici madre e padre non vengono rispettati e si perdono le coordinate
  2. la mamma abituata a proteggere e contenere-controllare stenta a separarsi
  3. il padre perde interesse agli occhi del figlio con cui prima aveva instaurato un rapporto basato sul fare e su interessi comuni
  4. i genitori non hanno una strategia condivisa

Poi ci sono tutte le sfumature dei casi personali che ovviamente sono una per ogni essere umano al mondo, ma questo è un altro paio di maniche. Quello che vogliamo individuare sono i fili di Arianna della comunicazione genitori-figli. E questi sono gli stessi da quando è nata l’umanità.

Cosa possono fare gli adulti

Certo i genitori devono recuperare competenza sulle nuove culture anche per poter capire e aiutare gli adolescenti a gestire la fragilità narcisistica che per esempio l’uso dei social media accentua ancor di più.

Creare dei dispositivi sociali per aiutare la separazione (erasmus, un anno scolastico all’estero, esperienze di volontariato che li portino fuori casa per un breve periodo).

Favorire l’intervento del padre, che in quanto rappresentante originario della distanza, separatezza e frustrazione è più in grado della madre di mitigare la paura del fallimento e della solitudine.

Il padre si rivela una risorsa chiave di estrema importanza: ma non parliamo del padre ideale, quello perfetto e idealizzato. No, qui intendiamo il padre reale, quello che viene accettato per ciò che porta, con i suoi limiti, le sue assenze e le sue mancanze. Il padre che ora accetta la sfida di farsi traghettatore dei figli nel mondo adulto, a modo suo, con le sue competenze che sono sicuramente diverse dalla madre.

Sarà capace la madre di fare un passo indietro per una volta e di lasciar fare il padre a modo suo?

Riuscirà il padre a farsi avanti e a conquistare finalmente uno spazio  e un ruolo di primo piano?

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Originariamente scritto il 31 agosto 2014

1 Commenti per questo post

  1. linda ha scritto:

    Wow…che articolo!!!

    sai la cosa che mi preoccupano di piu, non vogliono staccarsi da noi. Oggi ho chiacherato con maestra di mia figlia ( asilo steineriano ), lei dice la sua figlia di 20 anni, non va via di casa perchè la vita adesso è cara.

    Non ho detto niente, ma ho rifflettuto tanto oggi. Benessere mi preoccupa tanto, sopratutto alle mie figlie, che non le mancano niente.

    sono andata via di casa a 19 anni, avevo bisogno di vedere il mondo fuori casa, prima di andare via, ho trovato gia lavoro. Pagavo la stanza, mi mantenevo da sola, per il primo anno , i miei mi hanno autato con la rate universita, per ultimi 4 anni ho pagato tutto da sola.

    La mia famiglia era una famiglia povera, però per i miei genitori educazione é numero 1, frequantavo le scuole rinomate ( in indonesia scuola é a pagamento )
    Non avevo giocatoli, giocavo tanto fuori ( era bello ), avevamo uniforme scolastica quindi avevo solo un vestito bello per andare in chiesa ogni domenica. Con il mio primo stipendio ho comprato dei vestiti carini per uscire con i miei amici.

    Il fatto di avere poco, ma di sognare grande…era una spinta cosi garnde per lasciare mia famiglia. Mi sono grata di nascere in una famiglia povera, non mi sentivo mai povera, ho conquistato autonomia da giovane

    Mie figlie sono nate in una famiglia che sta bene, frequentano scuole steineriana a milano. Ci tengo tanto di vivere nella semplicità. Spero tanto che a 19 anni mi diranno, mamma papà, me ne vado, non vi preoccupate per i soldi, mi arrangio.

    Dici che succederà ? vorrei tanto che aprono le ali a volare…senza contare i soldi dei genitori…

    Ho studiato con i miei guadagni, ho ricevuto borsa di studio, non ho mai speso soldi per i libri testi, perchè ce biblioteca.

    Perchè tanti non hanno corraggio di conquistare l’autonomia da subito ( 18 anni in su ), non per forza vive in una stanza in affito ce anche posto letto, ce aupair, ce erasmus, ce working holiday in australia, ce borsa di studio, ci sono dei lavori umili se un giovane vuole.

    Cosa ne pensi Sabrina ?

    Linda , mamma indonesiana a milano

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