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Non ti ascoltan quando hai sete, ti stanno addosso quando bevi.


Scritto il 29 gennaio 2018

Ghali è un rapper italiano di origini tunisine di 25 anni. Non ti ascoltan quando hai sete, ti stanno addosso quando bevi è una frase della canzone Habibi che, per inciso, in arabo vuol dire “amore mio” o “amato”.

Essere amati, sentiti, ascoltati è quello che vogliono i ragazzi e tutti gli esseri umani. Ma sembra quasi una banalità dirlo.

Ascolto le canzoni di Ghali da giorni e ho trovato un sacco di cose che non so sui ragazzi. Ho una fame matta di capire come sono fatti, in cosa sono diversi da noi alla loro età, come digeriscono il mondo che li circonda.

E’ fatica essere ragazzi, lo è sempre stato, me lo ricordo benissimo.

Ho conosciuto Ghali perchè Emilio 8 anni va in giro cantando: Ehi Bella, io ti conosco, tu fumi cannella… e ho maledetto questi sciocchi cantanti che mettono in bocca ai bambini parole che non li riguardano..

Poi ho ascoltato una canzone, l’altra e alla fine ho cambiato idea.
Ho scoperto che Ghali è tutt’altro che sciocco anzi i suoi testi sono utilissimi per capire un po’ del loro mondo, di cosa gli manca, cosa cercano e perchè non lo trovano. Noi non li capiamo. In particolare mi ha colpito questa frase:

Non ti ascoltan quando hai sete, ti stanno addosso quando bevi…

 

Ho pensato che ai ragazzi diamo moltissimo, forse troppo, ma magari non diamo nulla di quello che gli serve perchè non sappiamo di cosa hanno bisogno.

Ci fanno intuire che hanno bisogno di libertà, di fiducia, di essere lasciati liberi di fare, decidere a che ora tornare… ma in realtà hanno un sacco di bisogni che loro per primi non sanno formulare. E questo non vale solo per gli adolescenti, vale anche per gli adulti.

Desiderare è difficile, sapere quello che vuoi è un vero lavoro se non scegli il superfluo.

Esprimi un desiderio

Se qualcuno ti chiede cosa vorresti, di cosa hai bisogno per essere felice, che posto a sedere vuoi nel teatro della vita, tu hai le idee chiare? Pensi che tuo figlio le abbia anche lui cosi chiare?

Per noi adulti è facile: ci nascondiamo dietro i mille impegni di lavoro e ci riempiamo le giornate di telefonate e appuntamenti. I più lontani da loro stessi (la maggior parte) si lamentano dell’agenda fittissima dimenticandosi che se la sono rimpinzata da soli e si sono illusi di essere le persone più insostituibili del mondo.

Questo li aiuta a non pensare. Non pensano perchè se ne avessero il tempo non saprebbero che risposte dare ai loro perchè e che spiegazioni inventare per giustificare tutte le volte che hanno detto non ora, non posso, non ho tempo. Nessuno è più capace di dire non voglio, perchè nessuno sa più quello che vuole.

Di cosa hai sete?

Il desiderio si fa sempre più impalpabile nel mondo del click e del payless. Avvicina la tua carta di credito e sarai felice. Non mi piace affatto questo mondo in cui si compra tutto, forse l’erba è cosi desiderata perchè non si può comprare nemmeno con mastercard. Nei testi di Ghali di parla di erba continuamente. Dobbiamo parlarne?

Io voglio sapere di cosa hanno sete i miei figli e, se ci penso bene, ho bisogno di sapere sempre di più di cosa ho sete io.

Chi e cosa mi fa stare bene? In quale situazione mi trovo più a mio agio e quale bisogno appaga? In cosa sono brava abbastanza? Come posso essere utile in questo mondo?

Di cosa ho sete

Guardo com’è vestito Ghali in Happy Days e mi mette allegria, ho voglia di vestirmi colorata anche io. Adoro i ragazzi che non stanno alle regole, che la moda se la inventano, ghaliche osano, che non si vergognano mettere il cavallo alto, di essere osservati, quelli che sostengono l’imbarazzo della disapprovazione, che hanno coraggio, colore e spregiudicatezza.

Non importa se non ci piace, l’importante è che non siano tutti uguali questi nostri ragazzi nati con il codice a barre.

Perchè se sei diverso dagli altri una volta su mille ti fai notare bene e poi magari anche copiare come Ghali, ma le altre 999 ti farai prendere in giro.

Ecco perchè siamo tutti uguali e nessuno di noi sa più cosa vuole, abbiamo tutti gli stessi telefoni e guardiamo tutti le stesse serie tv.

Sembra che l’omologazione ci faccia la vita più facile invece ci annoia mortalmente.

Ecco perchè è difficile e prezioso essere diversi. Solo questo voglio insegnare ai miei figli. Solo questo.

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La differenza tra difficoltà e problema

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La differenza tra difficoltà e problema


Scritto il 27 aprile 2016

Il tempo che mi prendo, quando mi vedete scomparire per un po’, non è di assenza ma di osservazione. Se sto osservando qualcosa che non conosco non posso parlarne, prima devo capire. Ecco cosa ho fatto in questi mesi in cui non ho scritto nulla: ho osservato i miei figli che crescevano. Un paio di loro si sono avviati a pieno titolo nell’età brutta, quell’altro il piccolino ha iniziato la prima elementare. E da dirvi ne ho tantissimo.

I tempi sono maturi per affrontare l’adolescenza

2016-03-26 10.49.38Iniziamo con ordine: un adolescente è colui che si esercita a formulare giudizi in autonomia. Ecco perchè il mio lavoro di prima è finito con loro, mentre ne inizia uno tutto diverso. Non posso più offrire la mia (la nostra) visione del mondo ma devo mettermi in ascolto dei primi rudimenti della loro (visione del mondo). Ascoltare è molto impegnativo se siete pieni di opinioni come me.

Anche per questo motivo non posso più fare foto (questa è l’ultima che trovo): i miei ragazzi di quasi 12 e 14 anni si muovono sempre più consapevoli nel mondo e quando vorrei fotografare Zeno che impara a suonare il pianoforte usando i nuovi tutorial che trova su youtube mi autocensuro (guardane uno). E’ bellissimo vederlo ma non posso condividerlo con voi.

Quando ascolto Lorenzo Pedro che compone canzoni e fa beatbox non posso registrarlo, non me lo permetterebbe. Ed è giusto cosi. Mi chiedo anche da dove venga questo bisogno di registrare tutto, come se i ricordi non fossero abbastanza. Forse per capirlo dovrei indagare sulla mania, tutta contemporanea di fotografare qualsiasi cosa, di tenere memoria fisica della vita meravigliosa che scorre, per paura che possa essere solo un sogno. E non è una cosa che fanno solo i vecchi. Perchè?

Per diventare adolescenti ci vuole tempo e coraggio, ed anche i genitori hanno bisogno di tempo e coraggio per dirsi che si, le danze possono iniziare. Invece di provare nostalgia vorrei osservare ancora meglio la quotidianità per poterla ricordare per sempre.

La differenza tra difficoltà e problema

Sarà un periodo difficile? Si, forse, ma se mi aggrappo all’etimologia della parola difficile e scopro che DIS-FACILEM significa proprio il contrario di ciò che è facile, ovvero di ciò che so fare, di ciò che è fattibile. Quindi una difficoltà è che qualcosa che (ancora) non so fare.
Perchè ci ostiniamo a pensare che le difficoltà siano un problema? Non è cosi. Il problema PRO-BALLEIN deriva dal stare di fronte a qualcosa e non sapere cosa fare.
La differenza tra difficoltà e problema è la volontà di agire. Il problema rimane finchè lo si contempla senza l’intenzione di agire, ma si trasforma in qualcosa che da difficile può essere sviscerato fino a diventare facile quindi risolvibile, con l’aiuto dell’azione e forse con una strategia. Grazie a Fabio Alessandri, amico caro, formatore di insegnanti e acuto osservatore della realtà. Fabio si dedica all’approfondimento dell’opera di Rudolf Steiner e opera attualmente in Toscana, maggiori informazioni sulle sue proposte formative per genitori e insegnanti su www.triartis.it

L’etimologia delle parole

Chi mi legge da 10 anni sa che spesso vado a scavare nell’etimologia delle parole perchè quella è davvero spregiudicata. L’etimologia non mente, non è influenzata dall’opinione delle altre parole, non si vergogna di se stessa. E cosi a volte scopro cose incredibili come queste: come imparare ad accettare le idee degli altri oppure da dove viene la capacità di commuoversi.

Largo ai piccoli

Che dire di Emilio 6 anni? La prima elementare nella scuoletta pubblica sotto casa, con il maestro fricchettone e il tempo pieno mi ha lasciato in osservazione per gran parte dell’anno e ho un sacco di cose da raccontarvi. Lo farò nei prossimi giorni, promesso.

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