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l'empatia si impara a scuola - contro il bullismo

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L’unico motivo per mandare i figli alla scuola steineriana


Scritto il 08 marzo 2017

l'empatia si impara a scuola - contro il bullismo

Se state leggendo questo articolo è perchè ho usato un piccolo stratagemma retorico per irretirvi, non arrabbiatevi. Volete sapere l’unico motivo per cui ha senso mandare i figli in una scuola steineriana? Ebbene, sappiate che i motivi sono tanti e questo blog è il posto giusto per scoprirli.

Ma oggi voglio parlarvi del 2 aprile, giornata mondiale di consapevolezza sull’autismo. Leggevo su Per noi autistici l’articolo di una madre che chiede agli altri bambini di non fare atti di bullismo contro suo figlio autistico e ho pensato che i miei figli non hanno bisogno di leggere questo articolo.

Imparare a stare con gli altri

Alla scuola steineriana i bambini saranno stati poco scolarizzati ma di sicuro hanno imparato il rispetto degli altri, la cura, l’attenzione per i più deboli e il valore della diversità. Almeno questa è la nostra esperienza!

Potete anche obiettare che nella scuola steineriana i bambini gravemente disabili sono pochissimi e questo è vero (mi piacerebbe raccontarvi cosa fanno con i cosiddetti ADHD). Ma non basta avere un compagno disabile per imparare ad accettarlo, soprattutto se i docenti non sanno come relazionarsi e finiscono per essere i primi a metterlo involontariamente da parte perchè non dia fastidio.

Per imparare il rispetto dell’altro è necessario che gli insegnanti siano persone che tengono in conto l’essere umano non solo per sue competenze e che si prendano cura della sua socialità, che non può essere un ambito solo famigliare. Maestri che dedichino tempo a questo argomento e bambini che abbiano tempo per relazionarsi tra di loro, insomma che l’attenzione non sia solo ai programmi e ai compiti in classe ma anche alla socializzazione funzionale. Perchè imparare a stare con gli altri, con tutti gli altri, è un elemento fondativo della società e dell’essere umano.

Raccontare il valore della diversità

Per imparare il valore della diversità bisogna essere dei diversi forse e quelli della scuola steineriana lo sono. Per loro sono importanti prima di tutto l’empatia, le capacità relazionali dei bambini, la loro possibilità di diventare esseri umani virtuosi, rispettosi, degni di essere imitati. Solo dopo vengono le abilità cognitive, la performance, i bei voti. Per questo vengono presi in giro e vessati da tanti supponenti esperti che hanno certo altre priorità in mente.

Forse è per questo che in generale mi sento di dire che i bambini che provengono dalla scuola steineriana hanno rispetto e cura degli altri, proprio perchè sanno quando è difficile pensarla diversamente dalla massa e quanto si viene per questo costantemente attaccati.

Più attività per imparare a stare insieme

In queste pagine trovate la narrazione di tante attività che si fanno nella scuola steineriana: giocare, lavorare a maglia, fare arte che lavora sulla sfera emotiva (e che allena la nostra capacità di commuoverci), fare geometria usando il corpo, saltare la corda per imparare le tabelline. Ebbene, tutto ciò forse può sembrarvi fuori tema in questo articolo. Ma se andate un po’ sotto la superficie troverete nessi interessanti.

Ps: Ovviamente non è solo la scuola steineriana ad occuparsi dell’essere del bambino in tutta la sua integrità. Vi parlerò presto di un’altra scuola meravigliosa che ho conosciuto ma è una sorpresa per soli torinesi.

 

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l'anonimato e l'autoregolazione del comportamento

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L’anonimato: un ottima occasione per…


Scritto il 18 gennaio 2017

Questa è la quarta puntata della recensione del libro geniale “Demenza Digitale” un libro che dovreste leggere per farvi un’idea più concreta del fatto che ben presto, sotto l’influsso di tutta questa tecnologia, invece di diventare più smart, più interattivi e multitasking diventeremo semplicemente più scemi e disadattati. L’autore sostiene questa posizione in modo meno polemico e più argomentato di quanto piace fare a me, ecco perchè mi sono la presa la briga di raccontarvelo. (le altre puntate le trovate in calce)

Sotto il potente veicolo dell’anonimato possiamo permetterci comportamenti criticabili senza subire conseguenze, senza il timore del controllo sociale: ecco perchè, aggiungo io, internet favorisce i comportamenti asociali, il bullismo e fomenta il terrorismo. 

Tutte le abilità dell’uomo sono il frutto dell’attività di determinate zone del cervello, per esempio la capacità di adattarsi alle situazioni sociali è regolata dall’attivazione della corteccia orbito-frontale, anche l’empatia sociale ovvero la capacità di immedesimarsi nel prossimo è frutto dell’attivazione della stessa area celebrale. Un’area le cui dimensioni sono connesse in modo direttamente proporzionale all’ampiezza della rete sociale reale di una persona. In pratica le dimensioni del tuo cervello variano a seconda delle dimensioni del gruppo di persone che frequenti. Non male no?

Ora parliamo di Facebook, la più diffusa e condivisa piattaforma di interazione sociale digitale. Occorre prima di tutto distinguere quanti anni hai: se hai più di 25 anni probabilmente tra le tue conoscenze online e gli amici reali c’è una stretta correlazione (hai tanti amici quanti amici virtuali o poco meno) ma tra i ragazzi più giovani esiste un rapporto negativo tra reti sociali e digitali: chi ha molti amici virtuali ne ha pochissimi in carne ed ossa perchè le amicizie su facebook vanno a detrimento di quelle reali anche solo per motivi di tempo (o ti dedichi ai primi o agli altri, il tempo non è mai molto). Ma non è possibile fare entrambe le cose?

Se sei già un adulto avrai avuto modo di coltivare i tuoi contatti nel mondo reale e potrai continuare a farlo anche sul web ma se sei troppo giovane questo tempo ti è mancato e la rete non potrà darti la stessa occasione: quelle esperienze che sono fondamentali per un sano sviluppo psicofisico, esperienze che possono essere fatte dal vero come la regolazione del comportamento sociale, vengono inibite dall’uso massiccio dei media digitali.

Ecco perchè occorre che i bambini e i ragazzi di tutte le età escano, vadano nel mondo, facciano sport, stiano insieme e tornino stanchi a casa senza tanta voglia di incollarsi agli schermi, o almeno senza il tempo di passarci 5 o 6 ore davanti. Per quanto mi riguarda poi sostegno che i ragazzi dovrebbero avere accesso ad internet sul telefonino solo dal wifi di casa o dai wifi che trovano in giro: troppo facile avere l’abbonamento all inclusive, per poter navigare su internet anche quando sono in classe, cosi gli facciamo un vero danno!

Altri articoli che parlano di Demenza Digitale

  1. Come tenere il cervello in allenamento (e perchè si modifica costantemente)
  2. Si può smettere di usare il cervello? Alcuni pensano che gli adulti del futuro saranno più stupidi di noi.
  3. Com-prendere la realtà per imparare
  4. Memorizzare nel cervello o archiviare nel cloud?

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Edgar Morin Insegnare a vivere

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Che cos’è il saper vivere e come si insegna e si impara a scuola?


Scritto il 15 agosto 2015

Edgar Morin Insegnare a vivereHo trovato in libreria Insegnare a vivere, manifesto per cambiare l’educazione di Edgar Morin Raffaello Cortina ed. ed il titolo mi ha solleticato una bella curiosità: vorrei raccontarvelo.

Condivido pienamento le premesse con le quali inizia questo libro, che ho letto con piacere pur continuando a chiedermi perchè la passione per l’educazione è sempre cosi forte in me e cosa mi spinga a sentirmi un’educatrice anche se non ho titoli. Sono soltanto una mamma!
Ebbene il libro debutta cosi: l’aspirazione al ben vivere richiede l’insegnamento di un saper-vivere nella nostra civiltà e ciò diviene sempre più necessario “nel degrado della qualità della vita sotto il regno del calcolo e delle quantità… nell’accelezione generale, dal fast food fino alla vita sempre più cronometrata”.
Si lo sappiamo bene, ormai conta più quanto sanno i nostri che non cosa sanno. E’ una questione numerica: quante lingue studiano, quanti sport fanno, quante capitali europee ricordano a memoria, quante espressioni sanno fare in un’ora. E’ tutta una questione di quantità. Quello che provano, quello che vivono, i dubbi che hanno contano pochissimo.

Ma che cos’è veramente il saper vivere e come si insegna e si impara a scuola?

Questo libro pretende di essere fonte di ispirazione per gli insegnanti di ogni grado, in realtà altro non fa che iper-intellettualizzare chi dovrebbe coltivare relazioni autentiche con gli studenti per permettere loro di esperire la conoscenza, appassionarsi ad essa, godere del sapere e dell’apprendere senza doppi fini quali la valutazione o ancor peggio la mera ostentazione.
Morin filosofeggia di insegnamenti al di là delle singole discipline, senza peraltro fare esempi concreti su come si potrebbe insegnare storia, geografia e chimica in modo non disgiunto o portando esempi che sarebbero validi per l’insegnamento universitario e affermando che tali metodi sono applicabili anche nella scuola primaria.
Morin non ha capito che il bambino ha bisogno di imparare semplicemente dal racconto appassionato e declinato in modo evocativo dall’insegnante che si muove a braccio, senza libri, senza traccia e che sa usare la sua sapienza di adulto che collega fatti ed eventi attraverso l’intuito e la sua capacità critica, non quella che dovrebbero già possedere i bambini.(ha senso tenere in alta considerazione la professione di insegnante se è davvero tale e non se si limita a seguire pedissequamente le due o tre paginette di sussidiario, quello saprebbe farlo chiunque).

Genitori ed educatori spesso non sanno che…

Il bambino si nutre di immagini e quelle ricorda, che sia la storia vissuta attraverso le biografie dei grandi personaggi come geografia insegnata con le foto di viagio dell’insegnante stesso (questa era la fortuna che ho avuto io alle medie). Sono le cose semplici e vere, portate con il giusto ritmo ripetitivo e cadenzato che rimangono impresse nello studente.
E questo succede solo se c’è il tempo di farlo succedere o i tempi diversi di ogni alunno. Il bambino interrogato sarà in soggezione ma il solo ricordare lo aiuterà a sedimentare la nozione appresa, l’immagine impressa.

Questo Morin non lo sa. Lui pensa che l’insegnante debba insegnare a “sapersi distanziare, sapersi oggettivare, sapersi accettare, sapere meditare, riflettere (cit. pag 27)
Io dal basso della mia ignoranza dico che non sono daccordo: queste cose non si insegnano, si praticano e basta e forse vengono assorbite come metodo con la forza dell’imitazione ma non possono essere materia di insegnamento.
Quando poi cavalca il tema dell’incertezza chiamandola ecologia dell’azione allora prego che gli insegnanti che in questi giorni estivi sono in vacanza si prendano una pausa dagli intellettualismi di Morin, rigenerino le loro energie con lunghi bagni al largo o passeggiate meditative e solitarie in alte vette invece di leggere questo libro e si preparino ad affrontare un nuovo anno scolastico con freschezza, ritrovando un ritmo sano e proprio del bambino, guaritore di ogni aspettativa.

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strategie di comunicazione a scuola: lentezza, gioia, calma

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Strategie di comunicazione a scuola: lentezza, calma, gioia


Scritto il 17 ottobre 2014

strategie di comunicazione a scuola: lentezza, gioia, calma

La comunicazione a scuola funziona poco, tutti lo dicono. Tra i banchi c’è qualcosa che non va. Che cosa?

I ragazzi non hanno più voglia di studiare. Gli insegnanti sono sopraffatti ed esausti forse per la fretta di portare a termine un programma didattico che non corrisponde più alle esigenze di bambini e ragazzi. E’ possibile trovare altri modi?

Ne parliamo questo fine settimana a Sant’Arcangelo di Romagna in un convegno della Rete di cooperazione educativa C’è speranza se questo accade sullo Spazio dell’educazione dove ci incontriamo per discutere, confrontarci, scambiarci idee ed esperienze, condividere passione…

La lentezza si impara e si insegna

è il titolo del mio laboratorio di domenica mattina (19 ottobre) dalle 9 alle 12:

Servono delle strategie di comunicazione anche a scuola per imparare a gestire meglio le relazioni e creare un ambiente solido, gioioso e piacevole dove insegnanti e alunni non siano dietro una barricata ma collaborino e siano sereni.

lato A) Gli insegnanti

  1. Come trovare i giusti spazi e tempi di lavoro e di comunicazione interpersonale
  2. Come creare spazi e tempi di auto-formazione

Insegnare il valore della lentezza e silenzio, l’importanza di non avere fretta, la fregatura del multitaskingEsempi pratici e indicazioni che possono aiutare ad instaurare un ritmo più lento senza perdere in produttività.

lato B) Bambini e ragazzi

Come capire meglio i loro bisogni e adattare l’insegnamento per bambini e ragazzi che non hanno tempo, che non possono più vivere senza tecnologia, hanno mille stimoli e poca voglia di apprendere frontalmente senza stravolgere completamente il programma.

(da tutti i link che ho inserito capite che su Vivere semplice si parla spesso di questo argomento)

E voi insegnanti e genitori, cosa fate per creare un clima di quiete, calma e lentezza in classe o a casa? Ogni contributo è benvenuto.

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Prepararsi per gli imprevisti: come essere pronti a tutto

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Prepararsi per gli imprevisti: come essere pronti a tutto


Scritto il 07 agosto 2014

I giorni di vacanza sono anche un momento per fare il punto della situazione: vedere cosa c’è nella mia vita, eliminare l’inutile, capire quali sono le zavorre e le perdite di tempo, creare un piccolo spazio mattiniero solo per me di cui vi parlerò presto e prepararmi ad accogliere il nuovo.

Le domande sembrano semplici come al solito ma non lo sono.
Cosa è inutile? Lo è davvero? E se mi serve domani? Dove lo metto?

vento

Raffiche di vento sulla pericolosissima Scala dei Turchi

Ci sono vari modi per prepararsi ad accogliere (o affrontare) il nuovo e l’imprevedibile (un nuovo progetto, un lavoro, la crisi, una perdita, una discussione con una persona cara, o l’apocalisse).

Un modo è quello di organizzarsi e tenere tutto pronto per qualsiasi evenienza, ma questo implica uno sforzo enorme perchè non puoi prevedere cosa arriverà e rischi di passare la vita a prepararti per tutto e non essere mai davvero pronto.

Un altro modo è imparare alcune abilità di base che ti fanno sentire pronto a tutto: una specie di kit di sopravvivenza agli imprevisti.

KIT

Il kit di sopravvivenza

La base. Prima di tutto dobbiamo occuparci di un paio di dettagli fondamentali sistemati i quali possiamo allungare lo sguardo e il respiro: se hai dei debiti devi trovare il modo di estinguerli o creare un piano per rientrare  il più presto possibile, avere un fondo di emergenza, spendere meno di quanto guadagni, investire i risparmi.
Se hai dei problemi di salute te ne devi occupare subito, non rimandare. Investi parte del tuo tempo nel mangiare più cibi integrali e meno elaborati e dedica un po’ di tempo tutti i giorni per  tenerti in forma. Se ti occupi di cose pratiche relative al tuo benessere ti sentirai subito meglio.

Consapevolezza. Inizia con una piccola meditazione quotidiana – concentrati sul respiro per pochi minuti ogni mattina e comincerai a sviluppare una nuova attenzione, sarai più presente, più vigile e più capace di influenzare positivamente il tuo umore. Saprai governare meglio stress, ansia, rancore e avrai più potere decisionale su te stesso perchè saprai riconoscere meglio i tuoi sentimenti e vederli per quello che sono realmente. Trova il tuo modo, puo’ anche non essere yoga, ma deve essere un’attività che risveglia la tua consapevolezza.

Lasciar andare. Impara ad accettare le cose che succedono senza prenderle come un accanimento personale. Non  sempre è possibile fare quello che vorremmo o a farci considerare per quello che realmente siamo. Pazienza! Saper accettare le situazioni difficili è frutto di grande pace interiore. Al contrario non essere in grado di accettare porta a grande sofferenza.

Rimanere dentro le situazioni difficili. Accettare la realtà per quello che è in quel momento non significa rimanere inermi. Significa accettare anche il dolore che proviene dalla delusione  e poi capire come rispondere  senza la rabbia, frustrazione, ansia, risentimento. Non scappare dalle situazioni difficile ma fermasi a guardarle con il maggior distacco possibile, e darsi tempo per reagire senza rabbia o frustrazione ma con calma e compassione.

Gratitudine. La realtà può essere davvero dura in certi momenti, possiamo lottare per cambiarla o accettarla per quello che è, ed essere grati per questo. Certo questo shift mentale richiede pratica, perché è difficile essere grati quando senti che sei stato trattato male, o hai perso un lavoro, o hai perso una persona cara, o stai combattendo una malattia. Questa è la realtà che hai in questo momento, non l’ideale che avresti voluto. Ed è una realtà che contiene bellezza, se scegli di vederla.

Questa è la traduzione, rivista e ampliata, di un post che Leo Babauta ha scritto sul suo blog Zenhabits.org che, se leggete l’inglese vi invito a leggervi tutto d’un fiato. E’ meraviglioso.

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La cosa più importante che hai è gratis ed è illimitata

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La cosa più importante che hai è gratis ed è illimitata


Scritto il 04 agosto 2014

attenzione: l'unica risorsa gratis e illimitata che possiedi

La cosa più importante che hai è la tua attenzione.
E’ gratis ed è illimitata se sai gestirla nel modo giusto. Puoi produrla a zero costi, puoi regalarla agli altri e puoi anche decidere di sprecarla.
L’unico problema è che hai un tempo limitato per usare tutta la tua l’attenzione: è la tua giornata.

Ogni giorno ci facciamo incastrare da un sacco di distrazioni, alcune sono maledettamente cool, ma riuscire a tenere l’attenzione su ciò che conta davvero (almeno per 10, 20, 40 minuti al giorno, a seconda del livello in cui sei) rende la mia vita più semplice, gioiosa e soddisfacente. E’ proprio il mio obiettivo! Lo vivo come il mio personale videogame.

distrazioni

Non si tratta di lottare contro le distrazioni: quello che voglio è riconoscere le cose per quello che sono veramente e dar loro il giusto peso.

Ho pochissima memoria, forse proprio perchè do retta a troppe distrazioni ed ultimamente ho le idee anche più confuse. Ho ragionato molto sul perchè e ho capito che tendo a credere che le principali risorse siano le cose che posseggo, i libri che ho appena acquistato e che voglio leggere, i vestiti nuovi che aspettano di essere indossati per la prima volta, o ancora l’efficienza e la produttività che riesco a mettere in campo ogni giorno: sbagliato.

La mia risorsa più importante è l’attenzione e la uso bene quando riesco a calarmi dentro l’attività che sto svolgendo per godermela appieno, qui e ora. Ma è più difficile di quello che sembra: sono come una formichina sempre alla ricerca di qualcosa, che rimanda l’approfondimento per cercare ancora, che scarica e salva pdf per una lettura futura, che accumula materiali da studiare, progetti da realizzare, lavori da finire..

Non vi capita mai di andare in biblioteca ed essere pervasi da una smania di lettura che vi fa prendere 20 libri tutti insieme e poi tornare a casa e scoprire che non avrete il tempo di leggerne neanche mezzo e che comunque infondo quei titoli non sono cosi interessanti come vi sembravano? O passare 4 ore su internet e avere la sensazione di non avere letto nè imparato nulla? Le distrazioni sono una droga.

Avere fiducia in me stessa e nelle mie capacità: ecco l’esercizio che voglio fare oggi. Convincermi del fatto che posso e devo dirigere la mia attenzione verso un numero limitato di cose (che sono quelle che hanno più importanza per me). Ad esse posso dedicare risorse illimitate perchè sono piena di energia, di entuasiamo e di voglia di gustarmi la vita.

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Fare qualcosa di eccezionale

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Fare qualcosa di eccezionale


Scritto il 19 marzo 2014

Quante paia di scarpe hanno i vostri figli? Sinceramente: fermatevi un attimo a contarle. Quelle per andare a scuola, quelle da ginnastica, quelle per andare in campagna, quelle pesanti, quelle leggere e gli stivaletti. Come minimo.

Beh, vi dico una cosa: se sei una persona normale (e di scarpe nei hai solo due o tre paia) oggi vieni considerato un pezzente. Cerchiamo di non comprare cose inutili e facciamo una fatica tremenda perchè pare che tutto sia necessario. Non parliamo poi del comprare cose di seconda mano, i pregiudizi sono ancora altissimi. Il motivo è che vuoi risparmiare, confessa!!
Se non hai tantissime cose, mille giacche, mille impegni e mille cose da buttar via allora non vali proprio niente.

photo credits: worklabournewsresearch.tumblr.com/

photo credits: worklabournewsresearch.tumblr.com

Abbiamo bisogno di sentirci appagati e soddisfatti ma non è detto che tutto debba passare attraverso quello che si possiede, quello che si puo’ comprare. Per fare qualcosa di eccezionale non dobbiamo per forza partire per un viaggio intercontinentale o comprare l’ultimo modello di qualsiasi cosa. Anzi sarebbe bello chiederselo? Cosa potrei fare di davvero eccezionale per rendere la mia vita entusismante.

Se puoi comprarti qualsiasi cosa il problema si fa davvero serio.

Si, se avessi problemi economici potresti rifugiarti dietro l’impossibilità di essere felice, ma dimmi, cosa succederebbe se potessi comprarti davvero tutto? Li i nodi vengono al pettine.

Se ci pensi bene una cosa davvero eccezionale è rinunciare a qualcosa. Ne parlavo l’anno scorso a proposito della nostra personale quaresima e più passano gli anni più sento la necessità di procedere per una strada tutta mia, dare meno spiegazioni, essere più autentica e vivere pienamente le mie scelte.

Abbiamo un disperato bisogno di lasciarci sorprendere dalla vita, di trasformare la vita in qualcosa di più sorprendente, forse basterebbe solo guardare meglio quello che abbiamo già, accorgercene e  rinunciarci a qualcosa per qualche giorno solo per sentire cosa si prova a non avere tutto ciò che abbiamo o anche solo una minima parte.

 

 

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Le persone che vorrei essere

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Le persone che vorrei essere


Scritto il 15 ottobre 2013

Alterno momenti di euforia a momenti di grande tristezza. Non sono bipolare, sono disoccupata.
Ma tentando di capirmi e di ascoltarmi, ho capito che non conta dove sono e cosa faccio in questo momento conta moltissimo con chi mi accompagno.

La felicità è una malattia infettiva, se stai con persone depresse diventi depresso, se stai con persone felici diventi fichissimo anche tu. O almeno ti senti tale (poi cosa importa se lo sei veramente…)

Allora oggi dico grazie a Sophie una mamma conosciuta per caso, mezza gitana insegnante di shiatzu, che ha la camera da letto in giardino montata dentro una tenda da circo e mi ha invitato a casa sua senza convenevoli.

Semplicemente ha sentito che avevo bisogno di una compagnia…

Per rimanere in compagnia anche stando a casa faccio una lista delle persone che vorrei essere, e vi invito a fare lo stesso sui vostri blog, perchè ad ammirare gli altri non c'è niente di male, e anzi non può che fare bene.

1. L'ho vista su Etsy ed ho voluto essere lei dal primo momento. Fa a maglia cose sfiziosissime, vende su etsy, ha una frangetta fantastica, è bellissima…

 

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Daccordo ognuno ha i suoi gusti….

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2. Rimane sempre in pole position tra le mie beniamine Rosa Pomar (in questa foto aspettava la seconda figlia che ora ha l'età di Zeno credo). Di Lisbona, Rosa è una delle mamme do-it-yourself più famose del web. Le sue bambole sono ricercatissime e il suo taglio di capelli ho cercato di copiarglielo varie volte ma con poco successo…. Il fatto è che non sono bella come lei.

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3. Amanda non posso non citarla. Se non ci fosse lei forse ora non sarei qui.

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4. Poi vorrei essere Annie Leonard, l'autrice di questo video fantastico (su www.storyofstuff.org) che racconta come e perchè il mondo è sommerso di cose. E lo fa in modo semplice, diretto, entusiasmante… come vorrei fare io tutte le cose.

 

E voi chi vorreste essere?

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Il perfezionismo è una malattia

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Il perfezionismo è una malattia


Scritto il 17 luglio 2013

perfezionismo

Passo la vita a mettere i puntini sulle i. Vedo solo quello che non ho fatto bene, quello che potevo fare meglio e quello che ho sbagliato. Cosa c'è di male? Voglio perfezionarmi, essere all'altezza delle cose, sono ambiziosa, si.

Ma andando a guardare un po' meglio dietro alle cose scopro una serie di riflessioni cosi vere sul perfezionismo che mi disarmano e mi fanno sentire la solita fessa. Ecco, voglio condividerle con voi.

  1. Il perfezionismo crea un continuo stato di scontento, alimentato da una corrente di emozioni negative come la paura, la frustrazione e la delusione.

  2. Se sei un perfezionista non puoi goderti alcun successo perchè c'è sempre qualcosa che avresti potuto fare meglio

  3. Visto che l'errore non è un'opzione realistica per il perfezionista, la paura di sbagliare diventa una forza dominante, il punto in cui si concentra tutta l'attenzione distraendoci e rendendoci meno efficaci e creativi nel risolvere i problemi.

  4. Il perfezionista spreca un sacco di energie dedicandosi alle cose che cerca disperatamente di evitare, l'errore e l'immagine che gli altri si faranno del nostro errore. Questo mina pesantemente la nostra performance, che sia artistica, lavorativa o sociale.

  5. Il perfezionismo, come ogni forma mentis precostituito, ci impedisce di abbracciare nuove sfide e assumerci dei rischi. 

  6. Il perfezionista non può imparare dai propri errori, perchè li rifiuta e cerca di rimuoverli in quanto fonte di sofferenza e di vergogna.

Infine,

il perfezionismo non è in alcun modo collegato alle alte aspettive o all'ambizione come erroneamente viene associato, ma riguarda il nostro rapporto con gli errori che facciamo e a quello che gli altri pensano di noi quando sbagliamo. 

Questa è la sintesi tradotta in italiano di un interessante articolo apparso sul Greater Good dell'Università di Berkeley

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Meno è meglio: come fare niente senza perdere tempo

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Meno è meglio: come fare niente senza perdere tempo


Scritto il 05 luglio 2013

Se togli qualcosa non rimane il vuoto, si crea uno spazio inedito da riempire con altro. Ho imparato a togliere aspettative e a vedere quello che c’è, nella giornata, nei figli, in me stessa. E mi stupisco di come ho fatto a non pensarci prima.

Sottrarre cose e aggiungere tempo, spazio, idee: ecco l’obiettivo di questo mese.
Non abbiamo bisogno di inutili dispensatrici di consigli per gli acquisti perchè siamo impegnati a liberarci di tutto ciò che abbiamo comprato in questi anni, usato una volta e messo via. La regola è semplice:

Non lo uso da almeno sei mesi: lo metto sul soppalco
Non lo uso da tanto, tantissimo tempo: lo regalo, lo butto, lo uso oggi (ultima chance)

I bambini hanno capito che siamo spietati verso gli oggetti che ci ingombrano la vita e si sono messi vicino al portone di casa a riparare i loro skateboard. Perchè se sono rotti vanno nella spazzatura.

A proposito, vi siete chiesti perchè gli skatepark pubblici li costruiscono solo nelle zone periferiche e disagiate delle città e non anche in zone meno a rischio? Perchè i bambini che abitano nei quartieri medio-ricchi non hanno bisogno di stare insieme?

Ah, si… la risposta è che i bambini ricchi non hanno bisogno dello skatepark perchè hanno internet e possono starsene tutto il giorno su Itube a rincoglionirsi.

skateboard in riparazione

Una mia amica mi ha chiesto: ma cosa fai tutto il giorno con i bambini? (in questo periodo non c’è neanche più la scusa di uscire per andare al lavoro, finito anche quello). NIENTE.

Ecco ci vuole coraggio a dire niente, stiamo a casa a non fare niente. Insieme. NIENTE è una parola per niente di moda.

stare a casa e non fare niente. insieme.

I bambini hanno smontato il divano e hanno creato una chaise longue che sembrava molto comoda. Poi si sono messi a gonfiare palloncini.

Se non mi credete leggete i post di Simplicity Parenting, loro sono certo molto più autorevoli della mamma sabrina e sapranno convincervi (se di questo avete bisogno) che fare meno (con i figli) è senz’altro meglio, per una serie infinita di ragioni.

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Occuparsi e preoccuparsi

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Occuparsi e preoccuparsi


Scritto il 15 maggio 2013

tranquille dentro Nell’attesa di terminare la traduzione di “Com’è fatto il cervello di un bambino, ho scovato un libro che mi è piaciuto moltissimo e ve ne voglio parlare. Un libro che aiuta a strutturare i pensieri, a smettere di preoccuparsi,  a ragionare sul nostro modo di ragionare e sulla possibilità di cambiarlo, quando questo non ci fa stare bene. Si intitola “tranquille dentro”, piccolo talismano della mamma, ed. Ponte delle Grazie.

Intanto partiamo da un presupposto: quando veniamo al mondo ci troviamo nella situazione di poter accettare il pacchetto vita oppure ribellarci, preoccuparsi e combatterlo.Come lo chiama simpaticamente l’autrice, il pacchetto vita è chiavi in mano, all inclusive. Se accettiamo in modo aperto e sereno quel che arriva in dotazione con il pacchetto ce la godiamo e apprezziamo ogni cosa, anche i cambiamenti e gli imprevisti, altrimenti, alla ricerca di quello che crediamo il meglio per noi spendiamo gran parte della nostra vita a fare in modo che le cose vadano in quel modo e combattiamo e ci affanniamo sprecando gran parte della dotazione del “pacchetto vita” senza sapere neanche quello che comprendeva.

C’è da mettere in chiaro una cosa: siamo esseri mortali e mettiamo al mondo esseri mortali (tra l’altro forse il pacchetto vita che regaliamo ai nostri figli contiene anche la data di scadenza obbligatoria, ma essendo un acquisto alla cieca per fortuna non sappiamo quando avverà). La morte è una parte della vita dalla quale non possiamo svincolarci. Inutile pensare di poter evitare tutti i problemi compreso quello.

Nel nostro ruolo di madri poi, l’autrice distingue una tipologia molto divertente (o agghiacciante, dipende se vi ritrovate nella descrizione, io si, ahime) che è la mamma-elicottero.
La mamme elicottero sorveglia dall’alto la vita dei propri figli, interviene chirugicamente e tempestivamente ogni volta che le cose sembrano andare in modo diverso da quanto lei aveva previsto per il figlio, scagionando ogni possibile errore, contrattempo, incidente. Insomma, una mamma necessaria, senza la quale i figli non sarebbero in grado di crescere, il palazzo crollerebbe, il mondo intero si fermerebbe.

devo stare tranquilla

Invece l’obiettivo principale di una madre dovrebbe essere proprio il rendersi superflua il prima possibile: quando i figli saranno in grado di vivere bene senza il nostro aiuto allora potremo dire di aver concluso il nostro ottimo lavoro di madri.

Invece spesso è piu facile preoccuparsi: pensiamo che i nostri figli non se la sappiano cavare da soli e che il nostro aiuto gli sarebbe prezioso e cosi ci prestiamo, ci facciamo in quattro, in mille, pur di poter essere utili. E cosi, guidati dalle nostre convinzioni agiamo nel mondo con dei comportamenti che tendono a confermare loro di non essere abbastanza capaci di fare da soli, realizzando le  profezie che si autoavverano. Una teoria che l’autrice afferma essere un classico della sociologia (Merton, 1971).

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Il tempo di fare la maestra

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Il tempo di fare la maestra


Scritto il 21 febbraio 2013

Dopo varie strade percorse nella vita mi trovo finalmente dove devo stare: in un asilo con bambini dagli zero ai tre anni e due maestre in un bellissimo spazio nel quartiere che mi ha accolto al mio arrivo a Roma, San Lorenzo.

L'età dei bambini la dice lunga: come ben sapete è nei primi tre anni che si fanno i giochi o i danni peggiori, a seconda di come la vedete. E' un'età in cui i bambini sono aperti al mondo e plasmabili al massimo da ciò che trovano intorno a loro. Potremmo far di loro ciò che vogliamo, potremmo insegnargli a leggere e lo farebbero, potremmo raccontargli la storia del mondo dalla creazione ai giorni nostri e ascolterebbero interessati, potremmo anche dargli premi e punizioni e loro si adeguerebbero. Potremmo insomma premerli fino a farli diventare tutti dei piccoli geni, ma qui si fa ben altro.

courtesy of tarastots.com

Qui non si spreme nulla anzi si salvaguarda il più possibile. Si lascia il tempo per fare. I bambini cosi piccoli sono di una chiarezza che ti lascia inerme. Loro sanno benissimo ciò di cui hanno bisogno e se li lasci in pace mettono in atto tutta la loro volontà per andare incontro a chi sono veramente. Hanno un sacco di cose di dirci (senza parole) e bisogna vedere se noi le sappiamo ascoltare. Ci parlano diritto al cuore, i loro sguardi e i loro atteggiamenti ci dicono esattamente se quello che stiamo facendo è bene per loro oppure se è frutto del nostro ego, rumore di fondo per loro.

Non so per quanto tempo durerà questa meravigliosa esperienza, in ogni caso il dono più grande che sto ricevendo è proprio questo: poter stare accanto a bambini con i quali non sono cosi emotivamente coinvolta come con i miei figli,  per capire a fondo il linguaggio dei bambini piccoli, cosa che con i tuoi figli non riesci davvero a fare fino in fondo, coinvolta e obnubilata da aspettative, paure e sovrastrutture.

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Occorre farsi trasparenti, saper intervenire il minimo indispensabile per mettere o togliere quello che serve a facilitare il loro gioco e sottrarre giudizio, aspettative, ambizione. Scaldare dove c'è uno spavento preso o una frustrazione, consolare dove un bimbo ha ricevuto uno sgarbo da un altro, stare accanto al bimbo che piange perchè vuole la mamma senza distrarlo da quello che lui in quel momento deve e vuole provare, la mancanza lecita, necessaria.

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Siamo qui per aiutare i bambini a provare i sentimenti che devo provare per diventare Esseri Umani dotati di compassione e capaci di amare. Se siamo disarmate e fiduciose allora avviene una magia, un'alchimia che si rinnova ogni giorno e che nutre la mia anima come non mi succedeva in ambito lavorativo da più di mille anni.

E' un privilegio poter passare del tempo con esseri umani che non subiscono ancora  il predominio della ragione e che possono per questo attingere ad altre e più potenti forze dell'essere. E' una fortuna aver avuto il coraggio di fare questo passo avanti e di accogliere la sfida di una cara carissima amica e  vivere questa esperienza di maestra. Dico maestra e non educatrice e non operatrice dopo averci ben pensato.

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fonte immagini: PInterest

Essere qui con questi bambini non è solo un fatto di accudimento ma è proprio un prendersi cura della propria anima attraverso l'incontro cosi diretto con esseri umani cosi freschi di arrivo sulla Terra. Se lo sai cogliere si vede benissimo che hanno ancora molto di divino e pochissimo di terreno, lo si nota perchè sorridono di fronte alle nostre piccolezze e si dispiacciono dei nostri affanni, probabilmente a volte ci considerano dei marziani, impegnati come siamo nelle inezie.

Mi sento una maestra perchè lo voglio celebrare questo incontro, ai più alti livelli, dovrei dirmi cultrice della materia, ancor meglio. E perchè voglio, prometto e spero di essere semplicemente un essere umano degno di essere imitato, che sa farsi strumento, mettere da parte le sue idee preconcette e mettersi in gioco, muoversi come una piuma ed essere angelo custode, sapersi commuovere, sbagliare e meravigliare, saper tenere in alta considerazione la dignità del bambino piccolo.

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Perchè il ritmo della vita è importante

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Perchè il ritmo della vita è importante


Scritto il 14 febbraio 2013

Che noia queste giornate sempre uguali!!

I bambini hanno bisogno di regolarità, di routine, di un ritmo da cui traggono sicurezza e lo spunto per prendere buone abitudini. Lo abbiamo imparato a forza di chiederci perchè i bambini facevano i capricci ed affinando un po’ l’osservazione sulle nostre giornate. Spesso i bambini piangono solo perchè sono stanchi e hanno semplicemente voglia di sottrarsi dalla giornata, andare a dormire e magari sono le sei e mezza di sera. Ma i genitori vorrebbero ancora uscire, ancora leggergli un libro, ancora averli intorno calmi e tranquilli, che giocano mentre si prepara la cena e quindi scoppiano i capricci è come se il bambino andasse fuori di se, non si ritrovasse più.

Il nostro compito è fermarci un attimo accanto a lui, dargli calore, riportarlo in uno stato di quiete e poi assecondare quello di cui ha bisogno. Che non significa dargliela vinta ma capire che forse le sue esigenze sono diverse dalle nostre e più di tanto non possiamo forzarle se non vogliamo fargli del male.

La cosa paradossale è che gli adulti spesso non capiscono proprio il linguaggio dei bambini e  associano la regolarità alla routine (ma come vuoi far cena alle sei e mezza? non siamo mica in ospedale!!)  a qualcosa di noioso e ripetitivo. Il motivo è che abbiamo perso il senso e il significato che il ritmo ha per i bambini.

ritmo

Ma che cos’è veramente il ritmo della vita?

La più importante funzione vitale del nostro corpo è il respiro. Un infinito alternarsi di inspirazioni e espirazioni sono paragonabili ad una pompa che svuota e riempie il nostro corpo di aria.Non potremmo rinunciare a questo ritmo neanche per pochi minuti, in tutta la nostra vita.
Il respiro è anche l’unico strumento che abbiamo a disposizione per controllare la nostra mente. Attraverso il controllo del respiro e la conduzione di esso verso un ritmo ben preciso scelto da noi, possiamo ottenere enormi risultati sulle nostre emozioni e il nostro benessere. questa è una delle cose più importanti che ho imparato facendo yoga. E funziona!!!

Il flusso della circolazione sanguigna è un costituisce un altro ritmo fondamentale e infinito del nostro corpocircolazione sanguigna
. Si serve della pompa del cuore che, ad un ritmo abbastanza stabile (4 pulsazioni per ogni respiro quando raggiungiamo l’età adulta) mantiene il sangue in circolazione costante.

Infine il ritmo che alterna il sonno e la veglia è una costante della nostra vita alla quale non possiamo rinunciare. Una delle più crudeli torture impartite in passato era proprio la deprivazione del sonno.

Perchè il ritmo è tanto importante nella nostra vita?

Cosa distingue un sano e consapevole ritmo condotto in modo armonioso da una noiosa e banale ripetitività della ruotine quotidiana? L’attitudine, l’intenzione e la coscienza con cui facciamo nostro qualcosa che naturalmente ci appartiene già. Essere sicuri di noi, sentirci all’altezza di ciò che siamo, avere piena padronanza delle nostre emozioni.

Il problema, semmai, è che occorre operare accanto al bambino nel rispetto del suo proprio ritmo e questo non e’ mai facile, visto che sempre più i ritmi degli esseri umani sono diversi gli uni dagli altri a causa della progressiva individualizzazione.

Ecco perchè è molto difficile trovare il passo giusto. Ecco perchè non si usa più farlo! Ma gli strumenti per esercitarsi sono sempre gli stessi: osservazione e pazienza.

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La felicità è una scienza

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La felicità è una scienza


Scritto il 17 gennaio 2013

Perchè mai il Festival delle Scienze 2013 di Roma quest'anno ha come tema la felicità? Semplice, perchè la felicità è un complesso sistema di fattori che influiscono sulle emozioni individuali ma anche sul sistema di gestione del mondo. Il feel, l'indice che in modo simile al Pil individua la Felicità Interna Lorda di un paese ha quarant'anni di vita e anche in Italia se ne parla, con le 12 dimensioni del Benessere, stilate dall'Istat non solo in Buthan dove è stato inventato (Cross National Happiness).

Insomma La Felicità al centro del Festival delle Scienze di Roma che si tiene dal 17 al 20 gennaio all'Auditorium è una buona idea. Una serie di conferenze, incontri, dibattiti sul tema. Lectio Magistralis con un biglietto d'ingresso di 2 euro. Chapeau!

Anche il fondatore dell'inglese Action for Happiness lo dice: la prima cosa da fare per essere più felici è occuparsi di rendere felice qualcuno. I meccanismi che incoraggiano e motivano le emozioni positive, alla base della felicità sono strettamente connessi al nostro modo di relazionarci con gli altri, con le scelte, con le difficoltà. La felicità è una decisione, è lo slogan di questo movimento.

C'è un dato che mi sembra essenziale: semplificarsi la vita, avere più tempo per se stessi, evitare di lamentarsi continuamente e cercare di guardarsi meglio addosso e capire le emozioni che ci procurano gli eventi puo' essere una direzione da intraprendere per migliore il proprio livello di happiness. E questo non ha nulla a che fare con la ricchezza, le possibilità economiche e le posizioni di carriera professionale in cui ci troviamo.

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