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laboratorio_viveresemplice 7 OTTOBRE ORE 11 A ROMA

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Laboratorio per genitori e insegnanti a Roma


Scritto il 20 settembre 2018

Domenica 7 ottobre 2018 in occasione dell’uscita del mio libro offro un Laboratorio per genitori e insegnanti che vogliono riscoprire un sodalizio inedito: il patto scuola-famiglia.

Sappiamo costruire per i nostri bambini e ragazzi un ambiente più pacifico e meno competitivo e creare un fronte comune nell’educazione per renderla davvero inclusiva e solidale? Se ti interessa questo argomento questo è il laboratorio che fa per te.

laboratorio_viveresemplice 7 OTTOBRE ORE 11 A ROMA

Laboratorio di genitori e insegnanti

Con me ci sarà l’amico e padre di 4 figli Carlo Ridolfi, ideatore e animatore della Rete di cooperazione educativa. Parleremo prima di tutto dei bisogni dei bambini e degli adulti che gli stanno intorno.

Di cosa abbiamo tutti bisogno?

I bambini hanno bisogno di avere accanto adulti degni di essere imitati, che parlano poco e ascoltano tanto.
Per questo vogliamo trovare le risorse per essere curiosi, pazienti, calmi, centrati, empatici, capaci di ascoltare, dare spazio, includere, mantenere la parola.

In questo Laboratorio faremo due cose distinte:

  • impareremo attraverso tecniche individuali ad accorgerci di noi stessi non in termini egoriferiti ma di quello che ci fa star bene, perchè questo è l’unico modo in cui possiamo stare bene anche con i bambini accanto a noi. Vogliamo riflettere su come trovare tempo per noi stessi, dare tempo a bambini e ragazzi, tenere in considerazione l’importanza del gioco e degli stimoli più adatti ai bambini nelle varie età. Essere educatori è una formidabile occasione di crescita personale. Scopriremo metodi di autoeducazione dell’adulto e proveremo a sperimentare varie tecniche per farci attori del cambiamento e proporre un ambiente più rilassato e sereno a scuola e in famiglia.
  • conosceremo il Patto di Corresponsabilità scuola-famiglia, voluto dal MIUR nel 2017, sceglieremo se e perchè sostenerlo ma soprattutto come, attraverso azioni concrete che ci prendiamo la responsabilità come genitori di mettere in atto per costruirie un clima più inclusivo e solidale a scuola e in famiglia.

Dove lo facciamo?

laboratorio3

Possibilmente all’aperto nel parco dell’Appia Antica ma in caso di pioggia ci sarà una sala a nostra disposizione. Il laboratorio si terrà dalle ore 10.30 alle 12.30 nello spazio Miraggi Migranti all’interno del festival Fabbrica di RomaReact all’ex Cartiera Latina

Per partecipare vi chiediamo donare un contributo su paypal a questo indirizzo.
Il ricavato andrà a sostegno del movimento di cittadini Comune-Info  nonchè bellissimo organo di informazione indipendente che sostengo e di cui mi sento parte.

Se non avete paypal potete donare anche sul momento, basta prenotarsi al mio laboratorio mandando un’email a sabrinadorsi @ yahoo.com

La rete di cooperazione educativa

rete di cooperazione educativa

La Rete di cooperazione educativa è un gruppo di genitori e insegnanti che si interrogano su tematiche educative avendo come riferimenti maestri come Mario Lodi, don Lorenzo Milani, Gianfranco Zavalloni.

Organizzano incontri nazionali di formazione e approfondimento, la possibilità di essere in rete, scambiarsi azioni e buone prassi educative

  • in uno spirito di cooperazione, antagonista rispetto all’enfasi che oggi viene posta sulla competizione e sul ‘merito’
  • con un principio di speranza, contro il cinismo e il disincanto che troppe volte sembrano aver la meglio, con la convinzione che altri modi di vivere e di educare siano possibili.

Ad uno dei convegni nazionali della rete ha partecipata anche VIVERE SEMPLICE portando il mio laboratorio Strategie di comunicazione a scuola: lentezza, calma, gioia e spero di contribuire ancora attraverso il laboratorio che offro domenica 11 ottobre, portando i frutti di 15 anni di impegno come genitore.

Approfondisci

Consulta il programma degli eventi su Fabbrica di Roma React che si svolge l’ ex Cartiera Latina in Via Appia Antica 42 Roma.

Visita il sito della Rete di cooperazione educativa e scopri le date e i luoghi dei prossimi eventi a cui sono invitati a partecipare tutti i genitori e gli insegnanti interessati

Leggi Comune-info

comune info

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trovare il tempo di stare con le persone che amiamo

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Si può rallentare in un mondo sempre più veloce?


Scritto il 17 settembre 2018

Quando mettiamo il pilota automatico nelle nostre giornate, quasi sempre, pensiamo veloce, agiamo veloce, siamo come razzi! I nostri pensieri, sentimenti e azioni avvengono sotto questo incantesimo. Se spegniamo il pilota automatico allora possiamo rallentare e parlare. Pronti?

L’incantesimo della fretta

Perchè essere veloci ci fa sentire sempre più abili però stranamente anche sempre più stanchi?

Non vivere come se avessi paura di arrivare tardi il giorno del tuo funerale! Cosi esordisce Geir Berthelsen fondatore del World Istitute of Slowness: per lui la lentezza è la dimensione dimenticata del tempo ma anche la più importante perchè la più umana.

La lentezza è l’unica dimensione che l’intelligenza artificiale considererà un nonsenso e quindi non saprà riprodurre. Per fabbricare l’immaginazione, la creatività, la motivazione ci vuole una pozione magica complessa e irriproducibile dalle macchine. Quella di cui parliamo qui.

E allora perchè corriamo?

Corriamo perchè i nostri neuroni a specchio si sintonizzano con il sentire comune, corriamo perchè tutti corrono. E corriamo per non sentire.

A differenza del tempo cronologico, la lentezza è non lineare, la lentezza non è neanche il qui e ora, ma è un tempo che funziona per te, un tempo straordinario.

E’ quindi una condizione precaria, instabile per natura. E come ogni posizione precaria è più difficile mantenerla in lentezza, meglio correre.

Il paradosso della lentezza

Ma per assurdo la lentezza riguarda l’equilibrio, la possibilità di ripensarci su, di riprovarci, di avere il tempo per farlo.

Ascoltando le interviste a Geir Berthelsen ho avuto la sensazione che il coraggio di rallentare sia lo stesso coraggio che ha una persona che legge il mio libro e decide di mettere le mani in pasta nel marchingegno famigliare, che sembra sempre cosi ingessato e provare a farlo funzionare meglio.

Vivere semplice - Lentezza

La routine blindata della famiglia

Pare che nella routine della famiglia ci siano orari blindati, discorsi prevedibili, impegni irrinunciabili e questo ci fa sentire sempre meno in contatto con i nostri famigliari e sempre più in balia di rapporti standardizzati, che ci annoiano e non ci restituiscono la gioia di vivere di cui abbiamo bisogno per stare bene.

La velocità è nostra nemica in questo processo perchè non ci permette di fermarci un attimo a guardare cosa c’è, cosa si può migliorare, cosa ha bisogno di cura e manutenzione, nella nostra vita, in noi stessi, nelle nostre relazioni più importanti.

Siamo stati programmati per pensare che veloce sia bene, efficace e lento sia male: negligenza, incapacità. Ma correre ratti nella ruota non fa bene nè alla nostra salute nè all’autostima. Anzi ci fa sentire sempre più indietro e fuori fase rispetto agli obiettivi (folli) che ci diamo.

L’illusione del tempo che non basta mai

Perchè come dice Einstein l’unico motivo per cui abbiamo inventato il tempo era perchè non sapevamo gestire troppe cose contemporaneamente senza collocare ogni singola esperienza nel passato, nel presente e nel futuro.

In realtà l’obiettivo che dovremmo darci è lavorare meglio, vivere meglio, non più velocemente o più intensamente altrimenti rischiamo di girare in tondo e di non arrivare mai alle soluzioni che cerchiamo.

kairos3

Gli antichi greci oltre al tempo in χρονος (chronos) avevano anche un’altra espressione che meglio identificavano ciò di cui parliamo: kairos – un tempo nel mezzo, un periodo di tempo indeterminato nel quale “qualcosa” di speciale accade, che aveva invece una natura qualitativa.

Io amo chiamarlo il buon tempo che trascorriamo quando stiamo bene, siamo efficaci ma non siamo consumati dall’ansia di portare a termine qualcosa. Quando siamo al posto giusto nel momento giusto, ci sentiamo capiti e riusciamo a capire gli altri.

In realtà non si tratta quindi di frenare per rallentare il tempo lineare e cronologico, cosa che ho sempre trovato maledettamente difficile da fare, ma di creare il più possibile momenti dove rivalutare la dimensione dimenticata del tempo: quella del benessere.

Si tratta di una condizione molto lontana dalla gratificazione istantanea procurata dall’essere perennemente connessi ma è qualcosa che possiamo fare solo nelle relazioni reali, nel mondo reale, con persone vere che possono restituirci feedback

Per approfondire sul tempo e sulla lentezza

Non ho tempo per ..
Avere fretta è il nuovo fenomeno di costume, una moda. Se hai fretta vuol dire che hai un lavoro, quindi poco tempo, quindi vali qualcosa. Sicuri che sia cosi?

Meno è meglio: come fare niente senza perdere tempo
Se togli qualcosa non rimane il vuoto, si crea uno spazio inedito da riempire con altro. Ho imparato a togliere aspettative e a vedere quello che c’è, nella giornata, nei figli, in me stessa. E mi stupisco di come ho fatto a non pensarci prima. Ecco tutte le dritte per provarci, subito.

 

 

 

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copertina_viveresemplice

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Di cosa parla il libro Vivere semplice


Scritto il 22 agosto 2018

Vivere Semplice il libro di Sabrina D'Orsi

Sono madre di 3 figli maschi. Il più grande ha 16 anni il più piccolo 8. Prima di diventare genitore avevo uno realizzata: avevo un lavoro appassionante e una vita soddisfacente.

La prova del 9: diventare genitore

Ma diventare madre è stato più difficile del previsto: ero troppo perfezionista e ansiosa, volevo avere tutto sotto controllo ma sfuggiva sempre qualcosa. I bambini non erano tranquilli, sembravano sempre agitati e oppositivi, urlavano e buttavano tutto all’aria.

foto di sabrina d'orsi - vivere semplice

Non avevo altri strumenti che urlare, deprimermi e poi urlare ancora. Mi sentivo un’incapace. Eppure ci tenevo cosi tanto a fare il mio meglio, ma la mia buona volontà non serviva proprio a niente.

primavera_2006 031

Pensavo fosse colpa mia se i miei figli erano agitati e incontenibili.
Ed era un po’ vero, a dir la verità. Ma questo lo scoprii molto tempo dopo, quando imparaiad esercitarmi quotidianamente per centrare me stessa ed essere meno reattiva, per  mettere ritmo, abitudini, consuetudini che hanno reso i bambini molto più sereni, calmi e centrati. Liberi di giocare tranquilli senza bisogno di fare sempre capricci.

foto di sabrina d'orsi - vivere semplice

Imparare ad essere le persone che vogliamo essere

Ecco da dove inizia la normalissima storia di una mamma insoddisfatta di sè che sente l’urgenza di imparare ad essere più efficace e paziente.

I nostri figli imparano da ciò che siamo

Loro imparano dalle nostre reazioni, da quella parte di noi che non controlliamo.

All’inizio è cosi difficile essere le persone che vogliamo, poi scopri che è una questione di volontà e di allenamento: è una sfida.

Una delle più belle della vita perchè alla fine ottieni un doppio risultato (e io adoro i risultati doppi): diventi una persona migliore e la relazione con i tuoi figli, come per magia, diventa armonica.

Dal mio cambiamento è scaturita accettazione e gratitudine per come sono e per il fatto di essere testimone della loro crescita.

E questa gratitudine sembra essere olio nel motore della famiglia, perchè tutti si rilassano e non c’è più bisogno di rivendicare, giudicare, accusare.

 

3 modi di creare relazioni più felici e profonde: ascolta l’intervista su Radio Cusano Campus

 

foto di sabrina d'orsi - vivere semplice

Fino al 15 ottobre ricevi un regalo!

foto di sabrina d'orsi - vivere semplice

Il libro si può ordinare i qualsiasi libreria o acqiustare sul sito della casa editrice la tua copia arriverà entro pochi giorni fresca di stampa con un costo di spedizione di 3,50 euro

Acquista ora con Paypal o contatta la casa editrice via email naturaecultura@tiscali.it per ricevere info sulle altre modalità di pagamento.

 

Mettere in atto il cambiamento

Quello che nel concreto ho fatto per mettere in atto il cambiamento è stato

  • capire cosa conta davvero per me e farne una priorità
  • trovare uno stile di vita semplice, più vicino ai miei bisogni
  • liberarmi dalle opinioni degli altri
  • imparare a pesare le parole e a non usarle come armi contundenti.

A forza di cercare ho capito che per me era importante diventare un essere umano degno di essere imitato.

copertina_viveresemplice

Ritmi e Abitudini

Questo significa smettere di fare una serie di cose e cominciare a farne altre. Quanto è difficile cambiare lo sappiamo tutti, ma il segreto è partire dalle cose più umane e da quelle più quotidiane:

  • instaurare sane abitudini
  • creare dei ritmi di famiglia che ci aiutano a dare una forma alla quotidianità
  • smettere di lamentarsi, di criticare e di giudicare
  • imparare a sbagliare, non essere permalosi
  • mettersi alla prova e non smettere mai di imparare

Il cervello e i sensi del bambino

Perchè i bambini hanno bisogno di adulti cosi per crescere bene?

Nel libro parlo anche di come si sviluppa il cervello del bambino piccolo, di come le esperienze  influenzano l’apprendimento e di come accompagnare il maniera adeguata la crescita del bambino in base alle età evolutive che attraversa.

A partire dai primi mesi di vita fino all’incontro con i media e i social, per aiutarli a gestire la loro identità digitale senza rimanere schiacciati dall’abuso di tecnologia.

La scuola steineriana

Certo che parlo anche di scuola steineriana! E racconto alcuni episodi che mi hanno fatto innamorare di questa pedagogia non convenzionale e mi ha ispirato nuovi modi di affrontare le difficoltà.
L’obiettivo non è convincervi che la scuola è migliore di altre ma favorire idee e riflessioni nuove per chi non la conosce e di raccontare a chi la conosce il mio punto di vista su questo approccio educativo prezioso e peculiare, che tanto mi ha ispirato in questi anni.

foto di sabrina d'orsi - vivere semplice

Il libro si può ordinare i qualsiasi libreria o acqiustare sul sito della casa editrice la tua copia arriverà entro pochi giorni fresca di stampa con un costo di spedizione di 3,50 euro

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Crisi e crescita personale

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Crisi e crescita personale


Scritto il 19 febbraio 2018

@jakeufkes

@jakeufkes

Per alcuni non è chiaro cosa siano i percorsi di crescita personale e l’equilibrio interiore, ma è difficile per gli altri spiegarlo con parole comprensibili.
Perchè è un bisogno e comunicare i propri bisogni significa ammettere di aver bisogno di essere capiti dagli altri. Imbarazzante. Inoltre magari è un bisogno che non tutti hanno.

Trovare parole per descrivere quel senso di straniamento, di isolamento, di perdita di senso, di impotenza che ci allontana da noi stessi richiede cautela.

Molte persone sentono il bisogno di incamminarsi in un nuovo percorso di vita che faccia chiarezza. Non si sentono a loro agio nella contemporaneità e cercano modalità e strategie per riorganizzare il proprio essere nella vita di tutti i giorni.

Il motivo può anche non essere la contemporaneità con i suoi malfunzionamenti, può trattarsi di una crisi personale che arriva (non per caso) ad un certo punto della propria vita oppure che giunge più volte in fasi diverse.

Crisi_Biografiche Natura e Cultura editriceHo trovato un libro che esprime tutto quanto con le parole migliori possibili e ne da conto attraverso un breve excursus storico delle correnti di pensiero che se ne sono occupate.
E’ Crisi biografiche, occasioni di vita. Lo sviluppo dell’uomo tra giovinezza e anzianità.

L’autore è Bernard Lievegoed psichiatra di formazione, pedagogo, docente universitario olandese e fondatore dell’Istituto Pedagogico Olandese per il Commercio e l’industria.

Qui c’è la scheda del libro Crisi Biografiche casa editrice Natura e Cultura. Puoi comprarlo sul sito Feltrinelli con lo sconto del 15%.
Questa non è una pubblicità, ma un caloroso invito alla lettura per persone che come me sono alla ricerca delle vere domande e delle proprie personali risposte esistenziali.

L’autore, come figure del calibro di Adriano Olivetti ha saputo portare le peculiarità delle varie fasi dello sviluppo personale all’interno degli apparati organizzativi.

Essere in ascolto della vita

Una cosa è certa: per chi vive ascoltando la propria voce interiore la quotidianità non è facile perchè il proprio agire e pensare non sono più guidati dai luoghi comuni e dalle convenzioni sociali.
Che cosa ci guida allora?

Le azioni che compiamo tengono in considerazione molteplici fattori e si accompagnano ad intuizioni, associazioni di significato,  attribuzione di valore, stati d’animo che influenzano il modo stesso di percepire il mondo. Detto in altre parole: vivere con consapevolezza fa assumere alla vita significati molto diversi da quelli usuali e impone di cercare senso in pieghe inedite della vita e di non smettere mai di scavare sotto la superficie delle cose.

Le età della vita

Il corso della vita umana che compone la biografia dell’uomo è una vera e propria opera d’arte che si dispiega sotto tre punti di vista: quello biologico, quello psichico e quello spirituale. Il lavoro biografico è una pratica terapeutica e di autoeducazione di ispirazione antroposofica il cui obiettivo è quello di risvegliare un nuovo sguardo su se stessi che sia foriero di nuove domande e nuovi punti d’osservazione.

Durante la vita esistono tappe più o meno obbligate che l’uomo si trova a compiere, e ogni fase è caratterizzata da elementi particolari. Esistono vari modelli secondo i quali la vita dell’uomo viene suddivisa in periodi, molto simili in tutte le culture e le epoche.
Il metodo greco dell’ hepdomaden: 10 fasi da 7 anni ciascuna che i romani hanno accorpato per creare una suddivisione in fasce da 14 anni l’una fino ad arrivare alla psicoanalisi di Freud e alla psicologia dell’età evolutiva. E’ nota a chi legge, credo, la teoria dei settenni di Rudolf Steiner.

Nell’adolescenza insieme alla provvisorietà c’è l’assolutezza delle propri convinzioni, il rifiuto del compromesso, la protesta contro l’ingiustizia, il coraggio di iniziare ad assumersi la propria responsabilità individuale.
Nella fase mediana della vita (21-42 anni) il carattere si è plasmato con il superamento degli ostacoli e delle resistenze della vita. Disillusione e oggettività sono il prezzo da pagare, il pone ora la domanda decisiva, se sia possibile trovare altri, nuovi valori.
Scoprire che noi stessi siamo questi valori, nella misura in cui li realizziamo nella nostra esistenza personale, mi giunge forte e chiaro dopo quasi 15 anni che mi esercito.

Ricordate quando avevamo i bambini piccoli e dicevamo a noi stessi che volevamo essere umani degni di essere imitati, avendo appreso i fondamentali effetti che l’imitazione aveva sui bambini?

Fare per gli altri, fare per sè

Ci siamo esercitati a diventare degni di incarnare quei valori e lo abbiamo fatto solo per amore dei nostri figli ma poi ci siamo accorti che quell’obbiettivo era duplice: lo facevamo per loro nella stessa misura in cui lo stavamo facendo per noi, per trovare i nostri valori fondativi e il nostro leitmotiv.

…il letimotiv si può cogliere nella reazione dell’individuo ai fattori ereditari e all’educazione ricevuta …

A me questa una riflessione sembra una bomba: intuitivamente lo sapevo già ed è il motivo per cui mi sono appassionata negli anni alla pedagogia. E’ anche il motivo per cui mi sento una sopravvissuta anzi una resiliente e sono grata alla mia famiglia per le difficoltà che mi ha portato involontariamente incontro.

Avere coscienza del proprio valore

Avere coscienza del proprio valore (conoscenze, esperienze di vita e capacità di giudizio) e contemporaneamente liberarci dalla prigionia dell’ego (volontà di affermazione personale, aspirazione di potere): ecco la missione da compiere tra i 40 e i 50 anni secondo l’autore.

Dopo ci sarà solo più da decidere una volta per tutte con quale atteggiamento andare incontro alla vita che resta e sarà il momento di porsi nuove domande. Non più chi sono ma per quale scopo voglio impiegare i miei talenti? qual è il mio vero compito?

E’ necessario fare è allargare il proprio orizzonte, fare il punto della situazione, correggere la rotta per realizzare il proprio fine, lo scopo. Che cosa voglio? Sono nel posto giusto? 

L’autenticità delle persone

Ti capita mai di sentire un adolescente esprimere un giudizio impietoso ma verissimo a proposito di un adulto o di un insegnante? E come se fosse in grado di fargli radiografia morale.
I giovani sanno riconoscere a prima vista chi ha saputo liberarsi dalla prigionia dell’ego e lo considerano personale autorevole e di riferimento. Tutti gli altri non contano più nulla per lui perchè non è attratto nè dalla posizione, nè dal sapere, nè dal prestigio di queste persone.

Esercitare l’imperturbabilità

Alla ricerca di un equilibrio sempre più ambito sono approdata alla meditazione ma questo è un altro paio di maniche. L’autore ne parla a tratti soffermandosi sull’introspezione, sullo studio fenomenologico e su quella che Rudolf Steiner chiama la concezione goethiana del mondo.

Ma non voglio dirvi troppo… buona immersione in voi stessi.

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disegni e libera espressione creativa - vivere semplice

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Le meravigliose doti del genitore pigro e ozioso


Scritto il 22 gennaio 2018

Il mondo in cui viviamo è fatto sempre di più di slogan: ora escono fuori le meravigliosi doti del genitore pigro e ozioso ideali per ogni bambino.

Che ridere! Fino a ieri tutti si affannavano ad essere i genitori più solerti, lamentandosi della fatica e oggi, oplà arriva il genitore che non fa nulla e cresce figli felici. Sono contenta di questa deriva un po’ oltranzista ma cerchiamo di capire meglio..

idle il genitore pigro e ozioso

grazie a Ivan Rachieli iscarlets.it per suggerimento di lettura

Questa nuova moda sdogana il genitore inattivo che con i figli adotta la strategia del togliersi di torno e lasciare i bambini soli, senza tecnologia, senza un’agenda fitta di impegni e senza stimoli.

Solo cosi potranno imparare a giocare e intrattenersi da soli.

Non potrei essere più d’accordo se non fosse per quel piccolo particolare che viene messo però in cima alla lista: togliersi di mezzo e lasciare i bambini soli.

Su questo non sono d’accordo, i bambini hanno bisogno di essere percepiti con occhi veri da genitori che li guardano fare continuamente multitasking non essere lasciati soli.

 

Di cosa ha bisogno tuo figlio?

Essere sul pezzo è difficile sempre, anche con i figli. La negoziazione è complessa e loro ci chiedono il tira e molla costante da piccoli, che diventa tiro alla fune quando crescono. Hanno quindi bisogno di genitori attenti e calmi ma spesso:

  • chi è attento è spesso iperattivo
    e si preoccupa invece di occuparsi (ne parlo qui)
  • chi è calmo magari è anche poco reattivo
    di fronte agli eventi che si susseguono velocemente.

 

Prova a lasciarlo in pace

All’inizio la pensavo anche io cosi ma se pensi di risolvere il problema lasciando in pace tuo figlio mentre gioca probabilmente scoprirai che non è cosi facile.

Se sei alle prime armi ti divertirai a leggere il mio libro in cui racconto tanti episodi ed epic fail proprio su questo argomento.

I bambini hanno bisogno di noi

Per fortuna i bambini vogliono entrare in contatto con noi e lo mostrano in tutti i modi. Ecco solo qualche strategia:

  • la dinamica dello scambio
    (facciamo che io ero la mamma e tu il bambino, adesso ti cullo va bene?)
  • il gioco dell’attenzione
    (vieni a giocare? vieni a vedere? vieni a fare? e quando vieni? allora non vieni?)
  • il dare-avere dei sensi di colpa
    (sei brutto papà, mi hai detto che giocavi invece leggi il giornale)
  • la sfida
    (se non vieni qui subito mi arrampico sulla libreria)

Possiamo far finta di lasciarli in pace quando fanno cosi? Dobbiamo metterci in gioco, questo è ovvio, qui il tema è come farlo.

La strada che ho trovato si chiama Vivere semplice, ne parlo a lungo qui e nel mio libro. Parte da una sfida della volontà e approda nel luogo più pigro del mondo. Ci credereste? (l’ho chiamata la strategia del bambino sottoltavolo)

 

La sottile linea del genitore pigro

Essere i meno invasivi possibile è una strategia che considero vincente ma certo non significa disinteressarsi, oziare, essere pigri. Questa è tutt’altra cosa. Ma la linea è sottile, mi rendo conto.

Ecco le cose che il genitore pigro può insegnare a quell’altro:

  • non ti servono molti soldi anzi meno spendi e più gli insegni il valore della vita. il sabato portalo nel bosco fuori città invece di andare a passeggiare al centro commerciale o inzeppare le sue ore di cinema e laboratori d’arte. lui vuole te non i tuoi soldi.
  • gli amici sono importanti, crea un gruppo di famiglie e fai con loro le vacanze. Questo alleggerisce il peso della genitorialità e aiuta i figli a vedere che anche i genitori degli altri a volte sbagliano.
  • parla con le persone invece di cercare consigli di genitorialità su libri, siti e forum su Internet, mettiti in discussione, ammetti le tue debolezze e abbassa standard e aspettative sui figli (leggi il perfezionismo è una malattia)
  • crea occasioni, organizza degli aperitivi a casa tua dove i tuoi amici con figli possono chiaccherara mentre i bambini possono giocare indisturbati. 
  • stai a letto il più possibile durante il weekend. quando avrà fame penserà alla colazione, anche se è piccolo. Inizierà rovesciando il latte a 4 anni ma a 8 saprà fare il caffè (giuro!)

Il caso nasce dall’articolo Idle parenting means happy children, leggetelo contiene un sacco di buone idee.

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facebook ci ruba le occasioni più belle della vita

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Scomparire da Facebook


Scritto il 15 gennaio 2018

il web era il posto della creatività per eccellenza ora con facebook non lo è più secondo me

Lavoro nel web da più di 20 anni. Ho sempre amato passare varie ore del giorno a navigare seguendo quella meravigliosa associazione di idee che mi portava a scoprire interessi affini. Era un bellissimo passatempo che mi arricchiva professionalmente e culturalmente.

Per anni ho fatto del web il mio laboratorio di creatività, salvando liste e liste di link per non perdere nulla di tutte le scoperte incredibili (questa, questa e questa) che facevo nell’iperuranio, ops voglio dire ipertesto.

Ma da quando c’è Facebook è diverso. Curo e ho curato moltissime pagine facebook di aziende e clienti che hanno interessi anche lontanissimi dai miei. Per questo motivo mi sono trovata con una profilazione riduttiva dei miei interessi.

Facebook io sono sono come tu credi

Sai come funziona Facebook no? Ti propone notizie che crede ti interessino in base ai mi piace che metti. Ma io non dico mai  mi piace proprio perchè voglio essere il più possibile trasparente agli occhi di Edgerank, quel maledetto algoritmo che governa il fb, però pare che lui si sia fatto comunque un’idea di chi sono. Sbagliata!

Che in questi giorni Mark Zuckerberg venga a dirmi che Facebook darà sempre più spazio alle persone e meno alle pagine mi fa solo arrabbiare: se voglio degli amici con cui parlare gli telefono, li invito a cena e li guardo in faccia, non ho bisogno di fb per rimanere in contatto con loro e sorbirmi le loro ingenue ostentazioni di interessi.
Di persona tutti avremmo meno bisogno di apparire e saremo obbligati ad essere un po’ di più.

Facebook mi ruba tempo, mi dà un sacco di informazioni che non voglio, mi chiude nello stanzino delle chiacchiere inutili degli amici che hanno un sacco di tempo da perdere, quello dei proclami, degli slogan, delle fake news, delle petizioni, dei concorsi, delle offerte speciali dei tuoi colleghi consulenti eccc.

facebook mi ruba la vita

Io non sono questo, sono molto altro

Ho appena letto un frase nell’ultima newsletter di Ivan Rachieli che condivido moltissimo. Grazie Ivan per aver trovato le parole, da quando ho finito di scrivere il mio libro non riesco più a metter giù un pensiero scritto che sia uno.

Ebbene cosa dice Ivan? Facebook è una manifestazione amplificata e velocizzata delle relazioni sociali che definiscono la nostra vita, una manifestazione che per noi che lavoriamo nel web è diventata sostanzialmente impossibile da controllare, da apprezzare, da assecondare.

Anche io trovo Facebook aggressivo e violento ma anche svilente e patetico in alcuni casi e visto che non amo biasimare gli altri me lo tengo per me, pensando di non essere in diritto di esprimere queste opinioni che forse sono semplici lamentele.

facebook ci ruba le occasioni più belle della vita

Non mi lamento, ho solo paura

Voglio guardare insieme a voi quello che ci sta succedendo e voglio acuire ancora più lo sguardo per capire cosa sta succedendo ai nostri figli, più o meno adolescenti, che sembrano non vivere più senza selfie, stregati dalla possibilità di aprire un canale youtube e metterci dentro tutte le loro prodezze, di comunicare ad altri tutto quello che fanno.

Cosa vuol dire questo? Che non si fa più nulla per il gusto di farlo ma per dirlo agli altri? E perchè mai gli altri sono tanto importanti? Forse perchè noi non lo siamo abbastanza ai nostri occhi? Forse esagero ma ho bisogno di capire quali sono le leve che ci muovono e come i social influenza la volontà.

Facebook non è per persone talentuose

Se ti capita poi di avere un figlio talentuoso questa cosa ti scoccia ancor di più, credimi. Mi spaventa il fatto che i ragazzi possano mettere il loro talento al servizio di un voyerismo annoiato, che possano svenderlo per un like.
Ed io come posso aiutarlo a capire che non è questo che conta davvero?

Cosa conta davvero?

Se te lo stai chiedendo sei capitato nel blog giusto. Mi spacco la testa su questo argomento da 10 anni. E mi chiedo se forse in questa rete non ci sia cascata anche io. Ne parlo anche nel libro…
In ogni caso almeno i miei primi 20 anni li ho vissuti davvero.

Non è la fatica è lo spreco – dice questa canzone che amo.

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Ad attraversare sulle strisce si impara da piccoli

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L’uscita di bambini e ragazzi e il patto scuola famiglia


Scritto il 31 ottobre 2017

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Il tema dell’autonomia e della sicurezza dei figli preadolescenti è diventato affare di stato: la Corte di Cassazione sostiene che il dovere di sorveglianza degli alunni minorenni sia assoluto.

Cosa vuol dire? Che è superiore alla volontà dei genitori, quindi le deleghe che sollevano la responsabilità della scuola quando i ragazzi escono da scuola non sono valide.

Parliamo di ragazzi delle medie, non di bambini piccoli.

La libertà del 13enne è giusta o sbagliata?

Lasciare tornare da scuola i figli da soli è giusto o sbagliato? 

Se ne è parlato a lungo, al punto che la Ministra Fedeli si è espressa in una direzione (mandate i nonni a prenderli) e poi ha aggiustato il tiro intuendo che la frase non fosse cosi felice (si dia alle famiglie la possibilità di firmare liberatorie che sollevino da ogni responsabilità…)

Il Post come il solito ha fatto un articolo chiarissimo sull’argomento dal titolo Perché Renzi e Fedeli parlano dell’uscita dei ragazzi da scuola

bambini neozelandesi vanno a scuola
bambini neozelandesi vanno a scuola

Vari tipi di genitori

Secondo me i genitori dei ragazzi che vanno alle medie (tra gli 11 e i 14 anni circa) sono di 4 tipi:

  • gli apprensivi che pensano che i figli siano ancora piccoli per attraversare la strada da soli
  • gli ansiosi che non riescono ad associare il concetto di rischio con quello di figlio
  • i realisti che vogliono abituare i figli a conquistare progressivamente una certa libertà di movimento
  • i lassisti che qualsiasi cosa succeda sono in riunione o fuori città per lavoro.
bambini indigeni delle Filippine vanno a scuola

bambini indigeni delle Filippine vanno a scuola

Se scuola e famiglia  collaborano

Voglio ricordare ai genitori che nel mandare i figli alla scuola pubblica firmiamo il patto scuola-famiglia che è un solenne accordo di reciproca fiducia e collaborazione a tutela dei figli.
Si tratta di un vero e proprio contratto con diritti e doveri ma soprattutto fatto con l’obiettivo di risvegliare le coscienze sul tema delle responsabilità.

Lo avete mai letto? Eccolo qui il  patto di corresponsabilità scuola-famiglia, è un PDF da scaricare leggetelo, vi garantisco che non è tempo perso.

E’ un insieme di regole e norme di comportamento dei docenti, degli alunni e delle famiglie che ha come obiettivo stabilire una sana relazione di collaborazione tra le parti.

Nella scuola elementare del mio figlio piccolo il maestro si è preso la briga di leggere ad alta voce il patto scuola-famiglia nella prima riunione di classe suscitando i commenti annoiati dei genitori.

Come dire: non siamo a perder tempo, possiamo anche leggercelo da soli a casa…. 

Io l’ho trovato un gesto coraggioso, come dire: sappiamo che non lo leggereste mai di vostra iniziativa ma per noi è importante che facciate la vostra parte…

bambini canadesi vanno a scuola
bambini canadesi vanno a scuola

Ognuno faccia la sua parte

Serve la collaborazione tra scuola, famiglia e Comuni.

I bambini fin dalle elementari dovrebbero essere educati al senso civico, non basta fare educazione stradale a scuola se i genitori

  • parcheggiano in terza fila
  • non vanno a piedi neanche quando ci sono solo pochi minuti di cammino
  • non lattraversano sulle strisce e non li abituano i bambini ad usare i marciapiedi.

Il pirata della strada non è solo non rispetta i segnali e parcheggia male, il pirata è anche il genitore che attraversa dove non si può trascinandosi il figlio con tutta la cartella al seguito perchè è tardi!

Se i genitori facessero la loro parte e i Comuni avessero più cura nel segnalare percorsi pedonali obbligati, strisce pedonali visibili, zona a pedaggio ridotto (ne parlo qui).

Se cosi fosse forse non si arriverebbe a concepire una pazzia come questa: perchè andare a prendere i figli a scuola alle medie non può avere un’altro nome se non pazzia.

bambini cinesi vanno a scuola
bambini cinesi che vanno a scuola

Cosa si può fare concretamente

Da quando finalmente il mio terzo figlio va a scuola a piedi (gli altri due facevano 30 minuti di macchina ogni mattina) ho preso la buona abitudine di fare sempre lo stesso percorso, passando sulle strisce pedonali anche a costo di allungare di 5 metri qui, 10 metri là.

Lo faccio perchè presto andrà a scuola da solo, sicuramente in quinta elementare gli daremo il permesso di farlo.

attenzione, se guardi il telefono non guardi la stradaAbituarsi a non scegliere sempre la strada più corta, attraversando dove non è permesso mi pare sia molto educativo oltre che più sicuro.

Impari a non avere fretta, a goderti la strada, guardare le persone in faccia, avere rispetto degli altri, comprese le bici, le carrozzine, i disabili, le ambulanze, le macchine, impari alla fine a stare al tuo posto.

Inoltre se non hai sempre il telefono in mano quando attraversi la strada è meglio, è l’esempio che conta ed è possibile che tuo figlio cresca pensando che telefonare, mandare messaggi ed attraversare la strada siano attività che va bene fare, perchè non è pericoloso! Sicuro che vuoi che impari questo?

Se attraversi sempre dove non devi la tua passeggiata si trasforma in un percorso ad ostacoli, più rischioso e meno piacevole.

E tutto per cosa? Risparmiare 10 minuti? Non ne vale la pena.  Attraversa sulle strisce! Aspetta che il semaforo sia verde! Cammina sul marciapiede! Immagina se lo facessero tutti….

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l'empatia si impara a scuola - contro il bullismo

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L’unico motivo per mandare i figli alla scuola steineriana


Scritto il 08 marzo 2017

l'empatia si impara a scuola - contro il bullismo

Se state leggendo questo articolo è perchè ho usato un piccolo stratagemma retorico per irretirvi, non arrabbiatevi. Volete sapere l’unico motivo per cui ha senso mandare i figli in una scuola steineriana? Ebbene, sappiate che i motivi sono tanti e questo blog è il posto giusto per scoprirli.

Ma oggi voglio parlarvi del 2 aprile, giornata mondiale di consapevolezza sull’autismo. Leggevo su Per noi autistici l’articolo di una madre che chiede agli altri bambini di non fare atti di bullismo contro suo figlio autistico e ho pensato che i miei figli non hanno bisogno di leggere questo articolo.

Imparare a stare con gli altri

Alla scuola steineriana i bambini saranno stati poco scolarizzati ma di sicuro hanno imparato il rispetto degli altri, la cura, l’attenzione per i più deboli e il valore della diversità. Almeno questa è la nostra esperienza!

Potete anche obiettare che nella scuola steineriana i bambini gravemente disabili sono pochissimi e questo è vero (mi piacerebbe raccontarvi cosa fanno con i cosiddetti ADHD). Ma non basta avere un compagno disabile per imparare ad accettarlo, soprattutto se i docenti non sanno come relazionarsi e finiscono per essere i primi a metterlo involontariamente da parte perchè non dia fastidio.

Per imparare il rispetto dell’altro è necessario che gli insegnanti siano persone che tengono in conto l’essere umano non solo per sue competenze e che si prendano cura della sua socialità, che non può essere un ambito solo famigliare. Maestri che dedichino tempo a questo argomento e bambini che abbiano tempo per relazionarsi tra di loro, insomma che l’attenzione non sia solo ai programmi e ai compiti in classe ma anche alla socializzazione funzionale. Perchè imparare a stare con gli altri, con tutti gli altri, è un elemento fondativo della società e dell’essere umano.

Raccontare il valore della diversità

Per imparare il valore della diversità bisogna essere dei diversi forse e quelli della scuola steineriana lo sono. Per loro sono importanti prima di tutto l’empatia, le capacità relazionali dei bambini, la loro possibilità di diventare esseri umani virtuosi, rispettosi, degni di essere imitati. Solo dopo vengono le abilità cognitive, la performance, i bei voti. Per questo vengono presi in giro e vessati da tanti supponenti esperti che hanno certo altre priorità in mente.

Forse è per questo che in generale mi sento di dire che i bambini che provengono dalla scuola steineriana hanno rispetto e cura degli altri, proprio perchè sanno quando è difficile pensarla diversamente dalla massa e quanto si viene per questo costantemente attaccati.

Più attività per imparare a stare insieme

In queste pagine trovate la narrazione di tante attività che si fanno nella scuola steineriana: giocare, lavorare a maglia, fare arte che lavora sulla sfera emotiva (e che allena la nostra capacità di commuoverci), fare geometria usando il corpo, saltare la corda per imparare le tabelline. Ebbene, tutto ciò forse può sembrarvi fuori tema in questo articolo. Ma se andate un po’ sotto la superficie troverete nessi interessanti.

Ps: Ovviamente non è solo la scuola steineriana ad occuparsi dell’essere del bambino in tutta la sua integrità. Vi parlerò presto di un’altra scuola meravigliosa che ho conosciuto ma è una sorpresa per soli torinesi.

 

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Cosa serve per avere una buona relazione con i figli?


Scritto il 18 maggio 2016

Fabio Alessandri è un maestro e un formatore di insegnanti nell’ambito della pedagogia steineriana ma prima di tutto è un amico ha saputo stare vicino alla nostra famiglia e darci consigli che in questi anni si sono rivelati utilissimi e preziosi per fare i genitori.
Ecco secondo lui cosa serve per stabilire una relazione di cura con i bambini.

Le nostre priorità

Il tempo che dedichiamo alle cose ci parla delle nostre priorità. Facciamo un esempio: se dobbiamo cucinare per qualcuno sappiamo che dobbiamo prepararci per tempo.
Cominciamo col pensare cosa cucineremo, andiamo a fare la spesa, la portiamo a casa e iniziamo il lavoro. Quando è pronto apparecchiamo e solo a questo punto possiamo far sedere a tavola la persona per cui abbiamo tanto lavorato. Alla fine del pasto riordiniamo, laviamo tutto quanto abbiamo utilizzato. Questo mostra che il tempo che dedichiamo alla preparazione di un buon pasto è infinitamente maggiore di quello che passiamo a tavola con le persone per cui abbiamo cucinato.

Quando abbiamo delle difficoltà con i nostri bambini però non mettiamo a frutto l’esperienza che abbiamo maturato in cucina. Ci facciamo un sacco di domande per cercare di spiegarci i loro comportamenti «indesiderabili» e non ci accorgiamo che il tempo dedicato alla preparazione di quanto offriamo ai bambini è del tutto insufficiente. Crediamo che l’educazione si giochi nel momento in cui stiamo con loro e non ci accorgiamo che – proprio come quando facciamo da mangiare – dobbiamo lavorare prima e dopo il momento in cui stiamo con loro e sapere esattamente cosa preparare e come.

Trascurare ciò che conta davvero

A che si deve questa trascuratezza nella preparazione dell’incontro con i propri figli? Probabilmente dipende dal fatto che siamo abituati a nutrire il corpo, ma non l’anima che lo abita. L’esistenza di quest’ultima, nella nostra cultura, è quanto mai dubbia e perciò non ci si occupa del suo nutrimento. Così l’anima, invece di crescere e svilupparsi, intristisce e deperisce.

Se però ci siamo accorti che l’anima esiste e per poter crescere sana e forte ha bisogno di essere nutrita tanto quanto il corpo, dobbiamo trovare il tempo per prepararci adeguatamente a saziare l’anima dei nostri figli. Bastano anche solo cinque minuti al giorno. Cosa fare in quel breve tempo?

Fare chiarezza

Tanto per cominciare bisogna esercitare lo sguardo retrospettivo su quanto abbiamo fatto. Dobbiamo riuscire a ricordare con precisione gli eventi vissuti senza giudicare, criticare o interpretare i comportamenti nostri e degli altri. Si può procedere scegliendo un episodio particolare della nostra vita con i bambini nel quale è sorta una qualsiasi difficoltà e ricostruire con la memoria i fatti, dipingendo la scena come se guardassimo un film o uno spettacolo di teatro, cercando di ricordare il maggior numero di particolari possibile. Ci si può allora accorgere di come il nostro pensiero tenda ad allontanarsi dai fatti per commentare, giudicare, criticare o interpretare quanto abbiamo vissuto.

Osservare i pensieri e gli stati d’animo

L’osservazione interiore perciò deve svolgersi su due piani paralleli, da un lato dirigendosi al ricordo di quello che è successo, dall’altro ai pensieri e ai sentimenti sorti in noi in quell’occasione. E dobbiamo imparare a guardare ai nostri sentimenti e ai nostri pensieri con lo stesso distacco con cui guardiamo agli altri. In questo modo creiamo in noi uno spazio interiore all’interno del quale possono sorgere nuove idee riguardo al nostro modo di comportarci con i bambini.

Il processo può essere condotto gradino dopo gradino, passando dal ricordo dei fatti al ricordo degli stati d’animo e infine dei pensieri formulati – più o meno consapevolmente – nella circostanza considerata. Se ricordarsi esattamente i fatti nei particolari non è semplice, ancora più difficile è accorgersi dei pensieri che accompagnavano la nostra azione. Gli stati d’animo invece sono quelli che ricordiamo con più facilità.

Con l’esercizio si può a poco a poco riuscire a far tacere il pensiero intellettuale in noi, che vuole sempre giudicare le azioni, valutarle, interpretarle, spiegarle. Quando riusciamo finalmente a far tacere l’intelletto siamo pronti a ricevere qualche nuova intuizione.

L’intuizione

Si tratta allora di immaginare con fantasia che cosa avremmo potuto dire e fare di completamente nuovo per noi nella situazione che stiamo ricordando. Non dobbiamo prescriverci un qualsiasi comportamento futuro, ma solo inventarci un diverso intervento da collocare nel passato, al posto di quello che abbiamo tentato senza successo. Così facendo rafforziamo la nostra fantasia e ci predisponiamo ad avere idee nuove al momento giusto.

La pratica qui brevemente descritta porta i suoi frutti se coltivata in modo ritmico e costante e costituisce una buona educazione ad una migliore percezione dei bisogni dell’altro. Se giustamente intesa ed esercitata può mostrare la sua forza anche dopo poco tempo, ma solo una disciplina più lunga potrà creare in noi abitudine e capacità, così come avviene in cucina: si può preparare un singolo pasto con buoni risultati, ma ciò non significa essere capaci di farlo tutti i giorni.

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CRESCERE SENZA PUNIZIONI

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Crescere senza punizioni nè minacce


Scritto il 07 gennaio 2016

CRESCERE SENZA PUNIZIONIPer i bambini spesso è difficile spiegare cosa provano, fare luce su quello che non va o manifestare le propri bisogni, spesso quello che il genitore nota è un’alterazione dell’umore o un’instabilità emotiva che non gli consente di essere sereni e in contatto con le persone che si prendono cura di lui. Ma come si può capire meglio il bambino?

Crescere senza punizioni nè minacce, liberi dalla violenza educativa è un libro semplice, che non promette ricette segrete ma che sa dare spunti fondamentali e necessari a chi si fa qualche domanda in più sull’educazione dei figli.

E’ un libro onesto, che si rivolge ai genitori che cercano di osservare in modo spregiucato i loro bambini, prima di tutto per capire i loro bisogni perchè ogni comportamento, capriccio, sfida è prima di tutto una richiesta di aiuto e a volte una manifestazione di disagio.

E’ un libro per chi crede che la condivisione di tematiche educative sia un’utile via per sostenersi a vicenda come genitori ed educatori, e capire meglio come orientare il proprio intervento secondo un orientamento positivo.

Questo libro non idealizza il bambino nè il genitore, come spesso accade in molti libri per mamme (che anche i papà dovrebbero leggere) che invece di essere incoraggiarci con consigli pratici rischiano solo di farci cadere  in depressioni vedendo con chiarezza quando rischiamo di essere inadeguati.

L’autrice è una mamma che racconta prima di tutto ciò che ha imparato a partire dai suoi fallimenti o dalle sue difficoltà e questo è molto confortante e coinvolgente. A volte i genitori consapevoli mettono tutto il loro impegno nell’essere migliori, nel capire i bisogni del bambino (trascurando a volte i loro bisogni) con il risultato che nel reprimere le proprie emozioni corrono il rischio di esplodere in una collera devastante. Tutti noi sappiamo di cosa parlo.

Far fonte a quel demone interiore che ci sorprende per il suo impeto cosi nefasto è uno dei temi ricorrenti del libro, perchè da un lato vogliamo dare spazio alle manifestazioni più vere della loro individualità e dall’altro sappiamo che dobbiamo educarli a stare al mondo anche nel rispetto dei bisogni degli altri.

Per farlo dobbiamo insegnargli a rispettare le regole e ad autoregolarsi progressivamente sempre più da soli. Ma come fare?

Imparare a fare delle scelte

Per esempio: dobbiamo dargli la possibilità di scegliere o lasciarli liberi di scegliere senza dare ulteriori indicazioni?

Beh, la risposta è entrambe le cose allo stesso tempo, perchè si tratta di 2 competenze diverse, tutte importanti da imparare. Ma non è facile e nel libro ci sono tante dritte per affrontare questo ed altri problemi.

Sono 2 le cose inedite eper nulla scontate che emergono nel libro:

  1. Non dobbiamo concentrarci solo su come risolvere i problemi ma su quale modello stiamo attivando per trovare sulle soluzioni possibili. Perchè nostro figlio sarà ispirato dal nostro modo di risolvere i problemi imitando il nostro atteggiamento verso i problemi e trovando le sue soluzioni. In pratica quello che conta di più è il processo, non il risultato.
  2. Essere genitori rispettosi e affettuosi ci rende felici: ecco un motivo in più per praticare l’educazione positiva.

Fatemi sapere che ne pensate se lo leggete, poi vi parlerò anche di altri libri di Natura e cultura editrice, questa casa editrice piccolina e preziosissima, con titoli che sono sicuramente in sintonia con chi mi legge da molto.

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terapia craniosacrale roma

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A cosa serve la terapia craniosacrale per mamme e bambini?


Scritto il 07 gennaio 2016

Cos’è un trattamento craniosacrale? Lo abbiamo chiesto ad Elsa, un’ amica esperta che ha curato il mio mal di schiena con ottimi risultati. Grazie Elsa!

terapia craniosacrale roma

Mal di schiena, tensione muscolare, affaticamento:  tutto sembra concentrato in noi e non volersi sciogliere, perchè? Immaginate di stare davanti al mare a guardare le onde o vicino un ruscello che scorre e ascoltarne il suono… Cosi è più rilassate vero? I malesseri che prima ci portanavo ad avere cattivo umore o irritabilità ora sembrano andare via insieme all’acqua, perchè respirando più profondamente  i muscoli si rilassano.

Il craniosacrale è questo: è come stare seduti sulla spiaggia, per un’ora ad ascoltare solo il mare (interiore) e il nostro respiro. Tutto l’affanno quotidiano e i dolori fisici scorrono via come fossero  onde e noi ci ritroviamo in una condizione di benessere profondo.

Anche il nostro corpo ha un respiro interno (come fosse il vento) e delle maree, entrambi hanno origine al momento stesso del concepimento e ci accompagnano tutta la vita. Le maree e il respiro assicurano il nostro benessere naturale, la loro regolarità ci segnala che tutto è a posto. Stress e dolore sono invece dighe che ostacolano la salute.

Perché craniosacrale alle mamme o in gravidanza?

Quando siamo in gravidanza la nostra marea si incontra con quella del bambino: fare in modo che i due ritmi si incontrino e si armonizzino favorisce la relazione mamma/bimbo prima e dopo la nascita e rende il parto più semplice.

Se poi il parto è stato un po’ complicato, se la schiena o l’osso sacro fanno male o, semplicemente, se la spina dorsale è troppo caricata o persino se il bimbo non dorme la notte o è nervoso, il craniosacrale  può essere di grande aiuto per ritrovare lo stato di salute naturale e anche il buon umore.

Di fatto quando la mamma si prende cura di sé e scioglie le proprie tensioni anche il bambino ne giova. (A me è capitato spesso di alleviare il mal di schiena alla mamma e, di riflesso, la stitichezza o l’insonnia al bambino!)

Certo l’ideale è concedersi un ciclo di trattamenti così da creare un equilibrio sia fisico che emotivo stabile e ottenere anche una maggiore serenità nel rapporto con il bambino.

Io, le mamme, i bambini

Da sempre ho avuto una particolare attenzione verso la  famiglia, per molti anni ho lavorato come maestra di nido e materna nelle scuole a indirizzo steineriano, poi ho ideato e realizzato con Paola Capitini il nido in casa Tutti giù per Terra che è tuttora attivo sulla Cassia a Roma e presso il quale offro consulenze pedagogiche per le famiglie.

Nei bellissimi anni vissuti come maestra, i bambini  mi hanno insegnato che il ritmo è una forza guaritrice, che il silenzio è d’oro e la calma un dono prezioso.

Dalle mamme ho imparato che non hanno bisogno di giudizio ma di comprensione, ascolto e di un po’ di tempo per se stesse.

Con il craniosacrale ho compreso che sia il bambino che la mamma hanno bisogno di contatto e di coccole, per questo durante ogni seduta pongo una particolare attenzione all’ essere donna e madre di ognuna di voi e alla relazione che  avete con vostro figlio.

Dopo  la seduta è bello prendersi un tempo di condivisione per parlare di ciò che è venuto alla luce durante il trattamento e anche dei vostri piccoli dubbi riguardo la vita in famiglia. Vedrete come il vostro punto di vista sarà diventato più chiaro e fluido. La mia esperienza come pedagogista e facilitatrice familiare vi sosterrà nelle scelte e soluzioni eventuali.

Elsa Fiumara 333 7269698
elsa.fiumara@gmail.com
Facebook: Elsa Fiumara Benessere
La mia base è a Roma in zona Garbatella – Tor Marancia ma posso venire anche a casa tua

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trovare il tempo di stare con le persone che amiamo

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Non ho tempo per quello che non mi va


Scritto il 11 maggio 2015

La fretta è una malattia, se sei sempre di corsa forse c’è qualcosa che non va. Me ne rendo conto sempre di più osservando le persone intorno a me e se ne parla tanto anche in rete (dall Huffingtonpost Parent al Corriere della Sera Bambini).
Avere fretta è il nuovo fenomeno di costume, una moda. Se hai fretta vuol dire che hai un lavoro, quindi poco tempo, quindi vali qualcosa.

Tutti vorrebbero avere il diritto di essere impegnati (e quindi di valere qualcosa). Perchè se sei troppo libero vuol dire che non hai niente da fare=il tuo fare non vale niente= sei una nullità. Ecco.

Autostima=zero? Auto-stress=1000

Mamme e bambini

Forse quello che ci stiamo nascondendo pero’ è altro: in realtà nascondiamo quello che non abbiamo voglia di fare dietro a mille impegni. Ecco perchè non c’è mai tempo per giocare con i bambini, per portarli a camminare nel bosco dopo scuola o per mettere una toppa ai pantaloni. Perchè non ci va di farlo.

Oltre al diritto di essere impegnati vogliamo anche il diritto di fare solo quello che ci va.

Anche quando incontriamo un amico che ci invita per un caffè forse non abbiamo voglia di dedicargli 5 minuti. Ecco perchè gli diciamo che siamo super-impegnati. Davvero alcuni di noi si sono ridotti cosi?

Cosa abbiamo voglia di fare?

Vi propongo un esercizio: guardate nella vostra giornata o settimana le cose che trovate sempre il tempo di fare e capirete meglio chi siete. Ma attenzione, potreste scoprirvi troppo e finire per bruciarvi. Immaginate che osservando bene vediate cose del genere:

  • trovo sempre il tempo per fare la spesa al supermercato (anche se la dispensa è piena e nel frigo c’è qualcosa da buttare via perchè aspetta da giorni di essere cucinato)
  • trovo il tempo per fare un salto al centro commerciale per quella cosa che mi serve, anche se so benissimo di non risparmiare, perchè una volta li comprerò mille altre cose
  • trovo sempre il tempo di andare a comprarmi un nuovo ….  con la scusa che ne ho proprio bisogno (senza neanche avere il coraggio di dirci che lo compriamo perchè ci va e non perchè serve)
  • trovo sempre il tempo di prendere il caffè con quell’amica che ha ….. (un fisico impeccabile, un lavoro fighissimo, un marito di successo, un figlio genio ecc.. ecc.)

Mentre caso strano:

  • non trovo il tempo di fare una sorpresa alla mia amica depressa e portargli il pranzo pronto
  • non trovo il tempo di riparare qualcosa che si è rotto, prendere appuntamento dal medico, mettere ordine nel cervello nella scrivania e in cucina
  • non trovo mai il tempo di ascoltare mio figlio che ripete storia e geografia, sedermi accanto a lui e aspettare che scriva senza errori di grammatica con i suoi tempi (anche quando questi tempi si allungano un pochino)

Insomma, capito cosa intendo no?

trovare il tempo di stare con le persone che amiamo

Abbiamo il dovere di aver tempo per gli altri

E abbiamo diritto di chiedere agli altri di dedicarci il loro tempo, se ci vogliono bene. Altrimenti che ce lo dicano che non gli importa, è più semplice e onesto, il messaggio arriva forte e chiaro. Dobbiamo solo saperci far coraggio.

Ah, ancora una cosa: abbiamo il diritto di non mettere fretta agli altri, soprattutto ai nostri bambini: questo crea solo ansia e quando crescono risentimento. Perchè mai dovremmo farlo?

Stare con gli altri

N.B: Ho scritto questo post dopo aver trascorso del buon tempo con qualche amico/a che ha trovato modo di liberarsi dai suoi impegni per stare in mia compagnia. Grazie. Ecco cosa conta davvero per me.

N.B: Ho imparato a trasformare le immagini in forme consultando questo utilissimo sito.

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disegno di forme

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Accettare di essere complicati


Scritto il 04 marzo 2015

disegno di forme

Solo perchè ho un sito che si chiama Vivere semplice molte persone credono che io abbia una vita estremamente semplice, che sia in grado di gestire le cose nel massimo della trasparenza, che sia sempre felice, serena e risolta.

Non è cosi.

In effetti tendo ad essere abbastanza complicata, stressata e ansiosa. Metto tutto in discussione e spesso non vedo il bicchiere mezzo pieno ma solo cosa dovrei fare per riempirlo. Mi sento pressata dal fatto che semplificare è maledettamente faticoso.

“Ma non eri tu quella che insegna agli altri a vivere semplice?” mi dice un’amico forse volendo infierire su di me o forse solo scherzando. Eggià penso io. Proprio cosi!

Rileggendo le prime pagine di Vivere semplice mi ricordo che non ho mai voluto insegnare niente a nessuno: anzi ho voluto imparare tanto dagli altri, e poi è nata l’esigenza di condividere le cose più utili!

Era stato prezioso per me vedere cosa facevamo le altre mamme, come reagivano alle tempeste, come affrontavano le difficoltà dei figli e le proprie, i problemi al lavoro e come semplificando spesso si trovavano risposte inedite.

Semplificare significa accettare di essere complicati

Trovare qualcosa di positivo in ogni situazione non è obbligatorio. Possiamo anche goderci qualche momento in cui il positivo non lo vediamo, (attenzione non ho detto che non c’è).

Semplificarci la vita non è una cosa che possiamo fare sempre, tutti i giorni. A volte è proprio il contrario. Nel tentativo di andare al sodo di quel che conta davvero troviamo dei vuoti, delle zone buie, degli errori fatti. Troviamo dolore, tristezza, frustrazione.

E’ l’abilità e l’intenzione di apprezzare quello di buono che riusciamo a fare che conta. E anche la libertà che ci concediamo  di stare dentro i momenti bui e osservarli finchè non arriva un raggio di sole. Non distogliere lo sguardo.

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control freak

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Come imparare ad accettare le idee degli altri


Scritto il 22 febbraio 2015

Lo sapete che accettare deriva da ricevere? L’etimologia di una parola non tradisce. Chi non accetta le idee degli altri non vuole niente, perchè pensa di avere già tutto.

Se non so accettare significa che non gradisco quello che puoi darmi perchè so gia che è sbagliato, che non mi piace.

Stiamo ipervalutando: siamo degli asmatici mentali.

control freak

Interveniamo continuamente sulle azioni dei nostri figli o dei nostri mariti o colleghi. E’ come se fossimo dei coach in costante  training di formazione personale mentre dovremmo fare esattamente il contrario: imparare a non fare.

Invece di essere una persona direttiva, autoritaria, centrata sul compito e sul controllo dell’efficienza produttiva dovrei essere una persona che promuove l’espressione dei bisogni, delle idee e delle emozioni e si libera della paura di perdere il controllo.
Parlo del controllo dei dipendenti ma anche dei  figli o della classe (se sono un’insegnante).

C’è un metodo per farlo

Non sono parole mie, sono parole di Thomas Gordon, l’inventore del metodo dell’Ascolto attivo (i suoi libri più famosi sono Genitori efficaci e Insegnanti efficaci, che non americanate ma una vera e propria teoria che affonda le sue origini nella Psicologia Umanistica di Maslow (1962) a metà tra comportamentismo e psicoanalisi. Un approccio che vuole liberare la persona dai vincoli della nevrosi attraverso la crescita e il cambiamento che comportano il lavoro su se stessi. Credo che Rudolf Steiner lo avrebbe apprezzato.

piramide di bisogni maslow rivisitata da alfacod.blogspot.it

 

Tra i bisogni degli esseri umani c’è quello di trovare il tempo per ascoltarsi, instaurare un rapporto corretto e una relazione di reciproco rispetto.

Gordon si propone di insegnare ad impostare una relazione efficace con gli studenti, ed a gestire le dinamiche interne di una scolaresca attraverso:
• procedimenti che portano l’insegnante a “trasformare se stesso” nel modo di trattare con gli allievi;
• insegnare ai docenti ad incoraggiare e stimolare maggiori responsabilità nei giovani a loro affidati.

Come?

Saper ascoltare, comunicare sincera approvazione per le azioni, i pensieri e i ragionamenti dell’altro, mettere in atto il linguaggio dell’accettazione, che vuol dire anche banalmente stare in silenzio quando parla, accettare di ascoltare senza ribattere, incoraggiare al dialogo senza frapporre le famose 12 barriere della comunicazione che vi consiglio assolutamente di leggere perchè le mettiamo in pratica tutte, tutti i giorni.

In pratica per imparare ad accettare le idee degli altri dobbiamo imparare a ricevere, e chi l’avrebbe mai detto!

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