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Tutori volontari di minori non accompagnati

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Tutori volontari di minori non accompagnati


Scritto il 20 luglio 2017

Ricordate quando parlavamo di esseri umani degni di essere imitati?
Ho scoperto che esiste la possibilità di diventare tutori volontari di minori non accompagnati, prendendosi cura di ragazzi che arrivano in Italia senza famiglia non dal punto di vista tanto materiale quanto umano. Saranno ragazzi presi in carica dai servizi sociali che avranno bisogno di essere sostenuti e aiutati nelle scelte della loro vita e che potrebbero trovare nella nostra famiglia un punto di riferimento.

Vi ho raccontato molte volte di come, da quando siamo diventati genitori, abbiamo cominciato a sentire tutti i bambini come anche figli nostri e quella naturale tendenza a prenderci cura si è dilatata e trasformata in un senso di responsabilità verso i piccoli.

Vogliamo anche essere dei buoni esempi per i nostri figli, essere in grado di dimostrare che prendersi cura di un pezzetto di società fuori dalla famiglia è una cosa fattibile. Non un segno di eroismo ma forse il minimo che si può fare per restituire tutto ciò che abbiamo avuto dalla vita.

Invece di parlare per una volta abbiamo un’occasione: il Garante per l’infanzia e l’adolescenza ha emanato in molte regioni un bando per accogliere persone disponibili a diventare tutori volontari di minori non accompagnati. Persone che abbiamo voglia di mettersi a disposizione di giovani che non hanno la fortuna di essere protetti, curati e amati dalle loro famiglie e che si ritrovano soli e fragili senza alcun sostegno nè morale nè materiale.

Il bando per la Regione Lazio si può scaricare qui, è necessario compilare un modulo e si avrà accesso ad un corso gratuito di 30 ore che darà l’abilitazione a donare il proprio interesse e la propria cura per un alto ideale di accudimento di quelli che speriamo saranno i nuovi cittadini italiani del futuro. Ragazzi che, avendo ricevuto la giusta accoglienza e il calore umano che è dovuto ad un bambino o ad un ragazzo minorenne, svilupperanno quel senso di gratitudine che sarà il motore della prossima generazione.

In ogni regione le regole sono leggermente diverse. Per le regioni Toscana, Sardegna, Abruzzo e Molise il bando è questo. Per tutte le altre regioni c’è un prospetto sul sito di vita.it

avviso

Cosa devi fare

1
Sii un punto di riferimento e abbi cura che vengano tutelati i suoi interessi
A volte i bambini e ragazzi che arrivano in Italia sono persone molto fragili che hanno perso tutto e hanno bisogno anche solo di un punto di riferimento iniziale. Da cui partire.

2
Ascolta i suoi bisogni
Essere ascoltati è importantissimo per un minore che non ha punti di riferimento. E’ l’attenzione che c’è nell’ascolto un punto chiave per cominciare a ricostruire la sua autostima e capire ciò di cui ha più bisogno

3
Coltiva le sue potenzialità
Ascoltandolo potrai capire come meglio indirizzarlo, quali sono i suoi punti di forza e come usarli per sviluppare resilienza e forza d’animo

Cosa non devi fare

1
Non devi ospitarlo a casa tua
Non hai obblighi di residenzialità perchè il minore sarà ospitato in comunità per minori o nel migliore dei casi in famiglie affidatarie. Ma non è detto che poi non scelta tu di offrirgli ospitalità e questo non sarà proibito.

2
Non devi prenderlo in carico economicamente
Il minore sarà assistitito economicamente dai servizi dello Stato. Non dovrai occuparti di pagargli nè il vitto, nè l’alloggio, nè gli studi. Il supporto che ti chiediamo di dare al minore è di ordine umano, organizzativo e di inclusione sociale.

3
Non ci sono vincoli
Oltre a dimostrare di essere un cittadino italiano onesto ed in regole con i tuoi obblighi civili non ci sono altri vincoli. Puoi essere o meno sposato, avere o meno dei figli, l’importante è che tu dimostri di avere una motivazione per questa azione di partecipazione sociale come strategica e delicata come prenderti umanamente cura di un minore in balia del suo sfortunato destino.

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CRESCERE SENZA PUNIZIONI

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Crescere senza punizioni nè minacce


Scritto il 07 gennaio 2016

CRESCERE SENZA PUNIZIONIPer i bambini spesso è difficile spiegare cosa provano, fare luce su quello che non va o manifestare le propri bisogni, spesso quello che il genitore nota è un’alterazione dell’umore o un’instabilità emotiva che non gli consente di essere sereni e in contatto con le persone che si prendono cura di lui. Ma come si può capire meglio il bambino?

Crescere senza punizioni nè minacce, liberi dalla violenza educativa è un libro semplice, che non promette ricette segrete ma che sa dare spunti fondamentali e necessari a chi si fa qualche domanda in più sull’educazione dei figli.

E’ un libro onesto, che si rivolge ai genitori che cercano di osservare in modo spregiucato i loro bambini, prima di tutto per capire i loro bisogni perchè ogni comportamento, capriccio, sfida è prima di tutto una richiesta di aiuto e a volte una manifestazione di disagio.

E’ un libro per chi crede che la condivisione di tematiche educative sia un’utile via per sostenersi a vicenda come genitori ed educatori, e capire meglio come orientare il proprio intervento secondo un orientamento positivo.

Questo libro non idealizza il bambino nè il genitore, come spesso accade in molti libri per mamme (che anche i papà dovrebbero leggere) che invece di essere incoraggiarci con consigli pratici rischiano solo di farci cadere  in depressioni vedendo con chiarezza quando rischiamo di essere inadeguati.

L’autrice è una mamma che racconta prima di tutto ciò che ha imparato a partire dai suoi fallimenti o dalle sue difficoltà e questo è molto confortante e coinvolgente. A volte i genitori consapevoli mettono tutto il loro impegno nell’essere migliori, nel capire i bisogni del bambino (trascurando a volte i loro bisogni) con il risultato che nel reprimere le proprie emozioni corrono il rischio di esplodere in una collera devastante. Tutti noi sappiamo di cosa parlo.

Far fonte a quel demone interiore che ci sorprende per il suo impeto cosi nefasto è uno dei temi ricorrenti del libro, perchè da un lato vogliamo dare spazio alle manifestazioni più vere della loro individualità e dall’altro sappiamo che dobbiamo educarli a stare al mondo anche nel rispetto dei bisogni degli altri.

Per farlo dobbiamo insegnargli a rispettare le regole e ad autoregolarsi progressivamente sempre più da soli. Ma come fare?

Imparare a fare delle scelte

Per esempio: dobbiamo dargli la possibilità di scegliere o lasciarli liberi di scegliere senza dare ulteriori indicazioni?

Beh, la risposta è entrambe le cose allo stesso tempo, perchè si tratta di 2 competenze diverse, tutte importanti da imparare. Ma non è facile e nel libro ci sono tante dritte per affrontare questo ed altri problemi.

Sono 2 le cose inedite eper nulla scontate che emergono nel libro:

  1. Non dobbiamo concentrarci solo su come risolvere i problemi ma su quale modello stiamo attivando per trovare sulle soluzioni possibili. Perchè nostro figlio sarà ispirato dal nostro modo di risolvere i problemi imitando il nostro atteggiamento verso i problemi e trovando le sue soluzioni. In pratica quello che conta di più è il processo, non il risultato.
  2. Essere genitori rispettosi e affettuosi ci rende felici: ecco un motivo in più per praticare l’educazione positiva.

Fatemi sapere che ne pensate se lo leggete, poi vi parlerò anche di altri libri di Natura e cultura editrice, questa casa editrice piccolina e preziosissima, con titoli che sono sicuramente in sintonia con chi mi legge da molto.

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disegni e libera espressione creativa - vivere semplice

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Se il benessere del bambino non è una priorità


Scritto il 15 aprile 2015

disegni e libera espressione creativa - vivere semplice

E’ davvero incredibile quanto noi genitori possiamo agire in modi cosi diversi anche se ognuno di noi ha a cuore lo stesso risultato: il benessere del bambino.

Più passa il tempo, frequento classi diverse e genitori di tutte le forme (alcuni hanno anche due teste, una sempre al telefono) e più mi rendo conto che il relativismo ha preso il sopravvento malamente.

E mi spiace davvero che il relativismo educativo sia una questione appannaggio della Chiesa (come ho modo di scoprire qui) perchè secondo me è un argomento che riguarda tutti noi genitori.

Ci hanno detto che è giusto cosi

Il bambino deve acquisire competenze e per questo si adatta ad ogni sforzo intellettuale,  il bambino ha bisogno di stimoli e per questo puo’ sopportare ogni genere di invasione da parte dei media, che il bambino è competente e per questo può e quindi deve leggere e scrivere a 6 anni altrimenti viene con facilità diagnosticato BES (bambini con bisogni speciali).

Ebbene, a forza di credere a quello che ci hanno detto, rischiamo di sfinirlo con cose inutili mentre le cose davvero importanti rimangono in secondo piano. E quando ci presenteranno il conto saremo certi che la colpa è della società.

Ci sono bambini oberati dai compiti: ma il genitore sdrammatizza dicendo che se ce la fa in seconda elementare allora poi diventa più forte e preparato per affrontare le medie.

Ci sono bambini che stanno in classe fino alle 6 di sera perchè il genitore crede, sbagliandosi, che il bambino dopo le 8 ore di scuola materna possa ancora avere voglia e risorse per fare un corso d’inglese organizzato dal Municipio, quindi a costo ridotto. E intanto chiude la ludoteca (sempre del municipio) per mancanza di fondi. L’unico spazio d’incontro gratuito per i bambini del quartiere dove giocare insieme sorvegliati da un adulto mediamente competente.

Ci sono bambini a cui non è permesso fare le cose da soli: il genitore pensa a tutto, anche a sbucciargli la banana, rendendo il piccolo un impotente e quindi capriccioso e privo di volontà

Ma se parli con chiunque, tutti ti diranno che sono altre le cose importanti: è importante che si faccia la prescrittura, quelli dell’asilo accanto stanno già studiando il mondo e noi siamo ancora al corpo umano e oggi la mensa è in sciopero e i bambini saranno costretti a mangiar panini.

Forse sono io che drammatizzo troppo, ma non riesco a rassegnarmi al fatto che i bambini siano trattati cosi e che la loro sapienza* vada in fumo molto presto, ritrovandosi finalmente nel mondo dei cosidetti normali.

*nell’uso biblico la parola “sapienza” indica, a differenza della conoscenza analitica delle singole realtà come tali, uno specifico atteggiamento morale dell’uomo, in virtù del quale egli conosce ogni singola cosa, è dotato di un’intuito molto più sviluppato dell’adulto e sa istintivamente cosa è meglio per lui. Sarà per questo che odia fare i compiti?

Lo confesso: leggo cose noiose. Se piace anche a voi farlo leggete qui

 

 

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resilienza

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Resilienza: la soluzione per tutti i problemi


Scritto il 05 gennaio 2015

Quali risorse possiamo usare, come adulti e come genitori, per mostrare che ai problemi c’è sempre una soluzione?

resilienza

La resilienza è la capacità di reagire alle situazioni difficili, ai traumi e agli stress resistendo. Spiegandosi magari ma senza spezzarsi. Questa qualità  in dotazione naturale ad alcuni materiali , studiata in fisica, pare sia anche un talento a disposizione delle persone. Basta trovarsi nelle condizioni giuste per poter esercitarlo!

La persona resiliente sa ritrovare l’equilibrio dopo uno shock esterno, sa farsi rimbalzare addosso un problema che altrimenti si trasformerebbe in disastro. Ma questa persona non fa tutto da sola: viene aiutata da elementi esterni importanti.

Cosa ci rende resilienti?

I fattori che pare ci rendano resilienti di fronte a traumi e dolori sono:

  • la solidità delle nostre amicizie
  • la qualità delle nostre relazioni sociali
  • la profondità degli affetti
  • i valori in cui crediamo

Come imparare ad affrontare gli shock?

Poiche gli sconvolgimenti della vita non sono prevedibili, cercare di calcolare tutte le eventuali possibilità che si verifichino puo’ non essere la soluzione migliore. Gli studiosi sembrano orientarsi più su un set di strumenti da mettere in campo per imparare ad affrontare gli shock e tratte beneficio dai traumi che possono aggredirci:  la resilienza è la prima competenza da esercitare.

Quali esercizi fare?

Se ogni giorno mettessimo in pratica un po’ della personale capacità di adattarsi, imparare a sbagliare senza frustrazioni, andar per tentativi senza perdere la pazienza, fare con sapienza contadina invece che con il solo intellettualismo, imparare dalle lezioni ricevute e dai fallimenti, dagli insuccessi e dalle stroncature.

Chi sono i veri super-eroi?

 

Il permaloso, il perfezionista e il maestrino possono anche stare a casa, come il fannullone e l’egocentrico.
La resilienza è un talento che premia chi si mette, testa bassa, a lavorare con quel che ha, che usa umiltà e pazienza come baluardi di vittoria, che presta attenzione agli ultimi e cerca modelli di crescita non competitivi.

Quali politiche per i governi?

La resilienza si ottiene con politiche che investono nella scuola, nella riqualificazione dei lavoratori licenziati, nelle reti di protezione sociale e nella ricerca di modelli di business più equi, attraverso cui ridistribuire porzioni più consistenti di benessere.

Mettere in sicurezza un governo significare aumentare la sua resilienza, corazzarlo di forze culturali

  • forze emotive perchè le persone sappiamo commuoversi, sensibilizzarsi difronte ai problemi degli altri
  • forze percettive perchè le persone riscoprano come guardare con occhi veri i problemi e sentirli sulla propria pelle
  • forze motivazionali perchè le persone siamo motivate a migliorare il mondo che è casa loro prima di tutto

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perchè vivere in una casa piccola è una liberazione

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Vivere in una casa piccola è una liberazione


Scritto il 04 settembre 2014

Vendi le tue cianfrusaglie, estingui i tuoi debiti e vai a vivere in una casa piccola! Non è un sogno, è realta: cosi puoi ritrovare la tua libertà.

E’ questo lo slogan del movimento Small House Society che sta prendendo sempre più piede in America e in giro per il mondo. 

Gli stili di vita stanno cambiando rapidamente e i bisogni delle persone con un certo grado di consapevolezza definiscono nuove mode, nuovi consumi. Questa volta si tratta di conquistare sempre più libertà dalle oppressioni della quotidinità: vivere in una casa piccola ti restituisce libertà perchè smetterai di avere il mutuo da pagare o potrai ridurlo, le bollette scenderanno drasticamente cosi come le spese fisse (condominio, ICI, etc).

Inoltre, avere meno spazio per tenere gli oggetti sarà un gran buon motivo per tenere solo quello che ti serve davvero, per smettere di comprare cose che gratificano solo apparentemente il tuo ego, smettere di desiderare oggetti che non ci servono e per tenere più in ordine gli spazi con un chiaro beneficio anche per il tuo ordine mentale interiore.

Vivere una casa piccola con tre figli  vuol dire decidere di fare delle scelte: non si puo’ tenere tutto, si devono organizzare e condividere degli spazi, imparare a fare i compiti nella stessa stanza, leggere in silenzio quando gli altri dormono. In pratica significa imparare a misurarsi con alcuni limiti.

perchè vivere in una casa piccola è una liberazione

Foto: Jay Austin

 

Una macchina nuova? costa solo 19 euro al mese.

Avete notato che ultimamente tutto si vende a 19 euro al mese, 9 euro al mese, 1 euro al giorno? Sembrano solo pochi spicci che ci possiamo permettere in realtà ci stiamo indebitando come non mai nella storia della società contemporanea.

Il movimento delle case piccole (the tiny house movement) è cresciuto negli USA proprio per combattere la tendenza che abbiamo nello scegliere case grandi e comode e riempirle di oggetti che non ci servono, con il risultato che il peso economico delle nostre scelte rischia di schiacciarci o di riempirci di debiti e di motivi per cui non dormire la notte.

Avere case grandi sta rapidamente smettendo di essere un cliché per trasformarsi in un vetusto status symbol che non interessa di certo alle persone che hanno a cuore quello che conta davvero.

E voi che ne pensate?

Rientrate tra quelli che hanno case piccole e non hanno il mutuo da pagare (in America sono il 68%) oppure avete fatto follie per avere una casa meravigliosamente comoda e spaziosa (29% degli abitanti USA) e ora siete felicissimi di lavorare un po’ di più per pagare le spese? Avete fatto una scelta sbagliata e volete rimediare? L’importante è guardare diritto sulla nostra strada, non avere paura, individuare quello che non va e mettersi sulla strada del cambiamento. Quello che occorre fare è vivere nel presente e fronteggiare le scelte fatte in passato che è arrivato il momento di cambiare.

Dell‘imparare a vivere nel presente vi parlerò prestissimo, per ora guardate l’infografica riportata nell’articolo che mi ha ispirato per parlare di questo argomento.

TinyHouses-Infographic

 

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In vacanza con 4 maschi: guida semiseria alla sopravvivenza

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In vacanza con 4 maschi: guida semiseria alla sopravvivenza


Scritto il 27 luglio 2014

in vacanza con 4 maschi - guida alla sopravvivenza - vivere semplice

Andare in vacanza con i maschi è disperante. Vivere con loro tutto l’anno ok, ma andarci anche in vacanza è troppo! L’anno prossimo opterò per una vacanza al femminile, voglio solo amiche con le loro figlie. Si, perchè negli anni ho sviluppato il mito che le femmine sono più intelligenti e ragionevoli, più organizzate e meno zozzone e soprattutto hanno più buon gusto. Forse mi sbaglio e vi prego convincetemi che mi sto sbagliando.

Ho 3 figli maschi fantastici e un marito meraviglioo però quel che è giusto è giusto: i maschi vivono nel caos, perdono tutto, non si lavano se non costretti e non fanno altro che ridere. Non si stancano mai, amano le barzellette ma non capiscono i doppi sensi, non cercano mai di interpretare una frase, mangiano sempre e si appassionano a cagate come i go-kart.

in vacanza con 4 maschi - guida alla sopravvivenza - vivere semplice

Questa vacanza mi è sembrata più faticosa di altre (forse lo dico tutti gli anni).
Siamo stati una settimana in uno dei campeggi più semplici e selvaggi in cui sia mai stata, ad Eraclea Minoa, tra Sciacca ed Agrigento, in Sicilia, sotto una pineta fittissima a ridosso del mare azzurro-caraibi e della spiaggia africana.

Tre ragazzini, di 12, 10 e 4 anni più un marito con la passione per la radio e le antenne sono state un vero colpo di grazia. Sono tornata con la sensazione di aver fatto tutto per loro e pochissimo per me, non ho scritto, ho letto poco e ho passato le giornate a redimere diatribe, trovare soluzioni per evitare litigi e togliere pidocchi. Altro che vacanze!

in vacanza con 4 maschi - guida alla sopravvivenza - vivere semplice

Ecco perchè

Con una caparbia senza paragoni ho chiesto che i grandi lavassero i piatti tutti i giorni (e ci sono riuscita) e ho capito perchè quasi nessun genitore lo fa: è molto più faticoso che non lavarseli da sè.

Con una tempistica esagerata li ho obbligati a fare compiti tutti i giorni  giusto per avere almeno un’oretta di tempo per leggere, dormire o stare a fissare il vuoto (i compiti della scuola steineriana sono più difficili di quelli “normali”. Rimpiango quardo ero bambina e potevo fare 40 esercizietti senza pensarci su.. loro devono leggere il Piccolo Principe e inventare personaggi che pensino, che abbiano qualcosa  da dire…insomma devono sforzarsi di usare la fantasia e di metterla nero su bianco, cosa che gli viene assai difficile)

in vacanza con 4 maschi - guida alla sopravvivenza - vivere semplice

Lorenzo Pedro il dodicenne, che di solito comincia con i tuffi il primo giorno e non lo si vede per tutta la vacanza si è preso l’otite  e non ha potuto più fare il bagno: risultato ha passato la vacanza a lamentarsi e a chiedere chi voleva batterlo a ping pong.

Metteteci in più il  detox week, ovvero astinenza da telefono, internet, social e email. E’ stata davvero dura. Posso scrivere una guida alla sopravvivenza solo perchè è passata, e sono qui a raccontarvelo in modo semi-serio. Ecco quali sono le cose non farò più:

  • andare in vacanza senza amici: la condivisione è necessaria (quando è troppo è troppo anche per una famiglia felice)
  • scegliere un luogo selvaggio e isolato: i ragazzi hanno bisogno di distrazioni, altrimenti nel nulla rischiano di trovare se stessi che è proprio quello che non vogliono fare
  • abbinare i figli full time al detox week: pessima idea. Non sapete quanto leggere le sfighe altrui su facebook possa far da placebo e sedare le imperscrutabili insicurezze che vengono ad una mamma che pensa di aver sbagliato tutto con i propri figli.

Il colpo di grazia me lo ha dato poi leggere Libertà di Franzen, che racconta la storia di una donna americana, progressista e alternativa che mi assomiglia in modo imbarazzante e ad un certo punto suo figlio adolescente che lei adora decide di andare  a vivere con i vicini, buzzurri cafoni di provincia con la spillatrice di birra in giardino e il quad. Ci voleva proprio!

Non sono più sicura che insegnare l’educazione ai propri figli, il rispetto per gli altri, le regole, l’importanza del gioco e della fantasia, la capacità di usare bene la propria libertà sia stata una buona idea. Per adesso ha sortito ben pochi effetti: mi ritrovo con tre bestioline rampanti che ridono sguaiatamente e si appendono agli alberi tutto il giorno ed io e mio marito ci guardiamo esausti pensando che rivogliamo la nostra vita di coppia in carriera senza figli.

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Contratto d’uso per lo smartphone che ti regalo per i tuoi 12 anni

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Contratto d’uso per lo smartphone che ti regalo per i tuoi 12 anni


Scritto il 31 maggio 2014

Prendendo l’ispirazione da quella mamma americana che aveva regalato l’i phone a suo figlio 13enne, ho pensato di fare anch’io questa boiata idealista di allegare un contratto d’uso. E voi che ne pensate?

Buon compleanno Lorenzo Pedro! Sei padrone di un cellulare Samsung Galaxy ultimo modello. Complimenti!  Sei un ragazzo di 12 anni bravo e responsabile e ti sei meritato questo regalo.

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CONTRATTO DI USO

Il telefono è di papà e mamma:  te lo stiamo prestando. Se non rispetterai queste regole dovrai restituirlo:

1. Non chiedere quando lo puoi usare: usalo quando sai che è il momento giusto. Tu lo sai! Decidiamo insieme quanto tempo puoi usarlo per giocare e rispetta quella regola. Per adesso è mezz’ora al giorno e mai in presenza di Emilio. Più cresci più aumenterà.

2.    Sapremo sempre quale è la tua password. Non per controllarti, ma per sicurezza e fiducia.

3.    Il telefono non va nelle mani di Zeno. Quando avrà l’età giusta anche lui ne avrà uno. Se ti chiede di usarlo  puoi dirgli sempre di no. E’ un tuo diritto

4.    Il telefono verrà spento la sera alle 9 e riacceso alle 7 del mattino quando vai a scuola. I giorni in cui non si va a scuola il telefono rimane spento fino all’ora di pranzo per darti modo di iniziare la giornata pensando a fare altre cose.  Il telefono viene a scuola con te, ma sta nel cassetto del maestro, questo lo sai.

6.    Se si rompe o svanisce nel nulla devi essere pronto a ricomprarlo. Fai la spesa, fai la babysitter a tuo fratello, metti da parte i soldi che ti regalano al compleanno senza toccare il salvadanaio dei fratelli.

7.    Non usare la tecnologia per prendere in giro o ingannare un altro essere umano. So che non lo farai mai.  Se qualcuno lo farà con te escludilo dai tuoi gruppi, non rispondere mai, ignoralo. Se hai dei dubbi su come comportarti chiedici consiglio. Siamo qui per aiutarti a decidere da solo, non per dirti cosa devi fare.

8.    Non scrivere su un messaggio qualcosa che non potresti dire in presenza dei tuoi genitori, non fare lo sbruffone. Non guardare schifezze, violenze, porno o cose che possono spaventarti.  Sei tu che ci rimetti!

9.    Rendilo silenzioso, mettilo via quando sei in pubblico. Specialmente al ristorante, al cinema e mentre parli con un altro essere umano. Non sei una persona maleducata, non permettere al telefonino di trasformarti.

10.    Non ti fidare degli sconosciuti che conosci su internet,  non dare mai informazioni su di te o sulla tua famiglia a chi non conosci nella vita reale. Non dire la tua password neanche con gli amici.

11.    Ogni tanto scarica giochi, musica nuova o classica o diversa da quella dei tuoi amici. Hai accesso a milioni di cose diverse da vedere, imparare e scoprire in rete:  approfittane! Gioca a qualche gioco di parole o di logica o di inglese che stimoli la tua mente, ogni tanto.

12.    Non pensare sempre al telefono, ai giochi, alla tecnologia: usa la tua immaginazione anche senza Google o You Tube, altrimenti rischi di non riuscire più ad avere buone idee e pensieri tuoi e piano piano diventa una droga che non ti lascia più spazio per stare bene e divertirti.

Ti vogliamo bene. Goditi il tuo favoloso cellulare.

Mamma e papà

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content strategy per genitori photo credits: unsplash

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Content strategy per genitori


Scritto il 28 marzo 2014

content strategy per genitori photo credits: unsplash

Una content strategy è una strategia sui contenuti che si producono per il proprio sito. Sapere esattamente quello di cui vuoi parlare e perchè, sapere quali sono i tuoi obiettivi, ecco che cos’è.
La content strategy è diversa da una strategia di comunicazione, perchè prima devi capire bene quali sono i tuoi contenuti e solo dopo puoi decidere come comunicarli.
A ben pensarci la stessa domanda potrebbero farsela anche i genitori: quali sono i valori che voglio portare nella famiglia? Quali regole, quali modalità, quali priorità. Cosa voglio per i miei figli? Come posso insegnarglielo? Quanta autonomia devo dare? Quando è meglio dare una direzione e quando lasciare che facciano da soli?

Avere a che fare con i bambini non è facile. Quando sono piccoli per un motivo e quando crescono per mille altri. Quello di cui hanno bisogno i genitori è una vera e propria strategia, ormai mi è chiaro.

Proprio io che faccio strategie di comunicazione e creazione di contenuti ad hoc per le aziende mi rendo conto che in famiglia servono strumenti simili. E non ridete, che è una cosa seria 🙂

Infondo è come essere un team, una squadra. Si potrebbe decidere insieme cosa è meglio fare e non fare anche in famiglia, ognuno dovrebbe sapere cosa fa l’altro, non per controllarlo o per giudicarlo, ma per essere aggiornato su quello che manca, su come si può guardare ad un problema con più occhi per risolverlo meglio, ecc. ecc.

Il day by day della famiglia non può essere un incubo

C’è bisogno di aiutare il figlio grande con l’inglese perchè è rimasto indietro? Serve creare una routine della nanna per il figlio piccolo perchè la sera impazzisce e non vuole mai andare a letto?

Decidiamo insieme quali sono i contenuti urgenti, prioritari, necessari e lavoriamo su quelli. Le cose in famiglia devono funzionare bene se si vuole portare a casa il risultato: vivere sereni. E poi se vai ad analizzare il workflow di una famiglia (come le cose vengono fatte ogni giorno) ti accorgi che i problemi sono sempre gli stessi:

  • non c’è condivisione degli obiettivi
  • tutti vogliono fare tutto con il risultato che a volte si entra in conflitto
  • nessuno vuole fare niente: chi carica la lavastoviglie?
  • i figli litigano, si lamentano, chiedono sempre qualcosa in più
  • i genitori non hanno tempo per gestire la quotidianità

Allora perchè non imparare dalle più accreditate teorie di content strategy per venirne a capo?
Ecco qualche dritta: intanto è importante sapere che le strategie per far funzionare meglio una famiglia sono processi in continua evoluzione, che valutano i bisogni e le possibilità effettive di ogni membro della famiglia.  Non pensiamo di voler trovare una soluzione che andrà bene fino all’anno prossimo.

Briefing e brainstorming dovrebbero essere all’ordine del giorno, magari davanti ad un bicchiere di vino e senza figli. Usare delle strategie significa avere in mente un framework concettuale generale su come vorremmo che la famiglia vivesse la quotidianità e provare a mettere in moto azioni consapevoli, ragionate. Perchè se non abbiamo pensato ad un obiettivo come faremo a raggiungerlo?

Almeno un momento di condivisione al giorno

Per esempio: vorremmo tanto ritrovarci a tavola tutti insieme almeno una volta al giorno. Che impresa! Cominciamo con l’analisi: qual’è il pasto più realistico? Colazione? Cena? Cosa possiamo inventarci per far funzionare la cena tutti insieme? Siamo onesti è impossibile. Ok, allora una volta a settimana. Possiamo almeno provarci.

Prendiamola anche sul ridere se vogliamo ma agiamo come fossimo dei manager navigati: a che ora dovremmo riuscire a tornare a casa perchè ciò sia possibile?  E chi si occupa di cucinare mentre l’altro aiuta i bambini nei compiti? Quali sono le criticità che si presentano? Quali attività,  ricerche e metodologie dobbiamo metter in atto e quali piattaforme utilizzare per la consegna del messaggio stasera ceniamo tutti insieme?

A costo di mandare un sms a tutti i membri della famiglia dobbiamo capire come ottenere il nostro risultato. Poi lavoreremo anche sulle strategie di comunicazione, ma questo è un altro paio di maniche.

Strategie: una per una

Le abitudini: pro e contro

La exit strategy: dovrai pure averne una

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festa di san martino

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San Martino: la festa delle lanterne in ogni casa


Scritto il 11 novembre 2013

Non è necessario andare in una scuola steineriana per celebrare le feste. Puoi farlo lo stesso! Essere proprio là dove i tuoi bambini hanno bisogno di te è qualcosa che puoi fare in modo semplice e immediato, senza troppe teorie.

I bambini ci vogliono in coscienza, nel qui e ora, dove la vita si apprezza minuto per minuto. Anche importando nella famiglia nuove tradizione per dare più robustezza ai confini che separano il dentro dal fuori, per far sentire ai bambini e ai ragazzi che nelle nostre case la famiglia conta.

La ruota dell’anno gira, finalmente arriva il freddo e andiamo nel bosco a celebrare la festa di San Martino.

festa di san martino

credits: www.waldorfatlanta.org

Neanche a Messa se ne parla, chissà perchè la Chiesa perde quest’occasione d’oro per ricordarci che nel ciclo dell’anno ci sono fondamentali occasioni per riflettere su noi stessi, sulla lanterna che ci portiamo nel cuore e che può illuminare il nostro cammino di vita.

Questa lanterna è la coscienza, è la consapevolezza di stare al mondo, è la gioia di vivere.

Ogni anno racconto quello che facciamo durante la festa di San Martino, come costruiamo le lanterne e perchè e cosa significa questa festa. Se tuo figlio va alla scuola pubblica probabilmente non saprai nulla di questa festa, ma questo non significa che non possa approfittarne per celebrare comunque la festa della luce insieme alla tua famiglia.

Leggila la storia di San Martino e oggi pomeriggio all’imbrunire porta i bambini in un parco cittadino o nel boschetto dietro casa con un thermos di cioccolata calda e qualche dolcetto e  raccontagliela. Porta una semplice candela e tienila accesa durante la passeggiata del ritorno e quando sarete a casa mettete a tavola una candela e tenetela accesa durante la cena. Scalderà l’atmosfera, creerà la sorpresa di un nuovo incontro, l’incontro con l’inverno, l’incontro con noi stessi.

festa di san martino
credits: madisonwaldorf.org

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Sicilia forever

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Sicilia forever


Scritto il 20 luglio 2013

Per fortuna ci siamo ricordati di come è bella, semplice, appassionata e luminosa la Sicilia e abbiamo deciso di tornarci, dopo anni in cui avevamo scelto la Puglia e la Provenza… abbiamo ritrovato proprio quello che cercavano.

sicilia

Il mare mozzafiato, la costa lunga, dove c’è posto per tutti e si riesce a trovare la spiaggia quasi deserta anche a luglio.

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Il posto in cui ci siamo trovati meglio è il litorale popolare prima di Castellammare del Golfo. Abbastanza vicino alla riserva dello Zingaro per godere di spiagge caraibiche e abbastanza lontano dalla fighetta San Vito Lo capo, un po’ troppo complessa per noi.

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Siamo stati alla Valle Dorata, un piccolo residence a conduzione familiare a Balestrate, pochi chilometri dal mare, due piscine e una casetta semplice semplice ma grande e comoda, dove appendere un’amaca in giardino e riposarsi un po. La signora Beatriz ceramista venezuelana gentilissima, con il marito siciliano che sembra Battiato, ci ha preparato un laboratorio di ceramica, ci ha lasciato schiamazzare in piscina e ci ha fatto sentire come a casa.

valle dorata balestrate

E poi sfincioni, cassatelle, brioche con il gelato, e cous cous alla trapanese e bagni notturni… Libertà insomma, che fa rima con semplicità, quasi sempre.

valle dorata balestrate

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La Sicilia vera: vacanze con la famiglia

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La Sicilia vera: vacanze con la famiglia


Scritto il 20 luglio 2013

Dopo una prima sosta nella zona di Gastellamare abbiamo continuato con esplorazione subacquee della riserva dello Zingaro, un posto che non ti sembra di essere in Italia, per lo cura, la pulizia e la tutela dell’ambiente. Le vacanze in Sicilia con la famiglia sono una meraviglia.

Macchine tenute a debita distanza, sentieri e mappe ben fatti, ingresso a pagamento ma ragionevole (3 euro), giusto il minimo per far si che questo posto venga apprezzato e non abusato.

sicilia viaggio di famiglia

sicilia viaggio di famiglia

sicilia viaggio di famiglia

Lorenzo Pedro è quasi un ragazzino. E’ uscito con gli amici trapanesi e non lo abbiamo visto per interi pomeriggi, in giro con il suo skateboard e con il fratello Zeno sempre al seguito. Dopo l’esame di quinta elementare e la sua storia greca abbiamo visitato il tempo greco di Segesta, e ascoltato l’Iliade in audiolibro. Non avrei mai pensato che il pilastro della cultura occidentale dell’VIII secolo avanti Cristo parlasse quasi esclusivamente di tradimenti, di potere, di gelosie e di invidie tra dei, semidei e comuni mortali più o meno eroici.

sicilia viaggio di famiglia

Di San Vito lo Capo e della casa che abbiamo affittato li posso dire poco: il paese è molto bello ma anche un po’  fighetto con i suoi lounge bar, il residence molto lussuoso ma poco pulito, non lo consiglio. Meglio andare sul posto e affittare direttamente da qualche signora seduta sul marciapiede con la sua sedia di plastica e il cartello affittasi. Più verace e forse anche più economico.

E la spiaggia anche se fantastica è davvero troppo popolata. Gli stabilimenti sono eccessivamente cari, quindi la gente si riversa nei 3 metri quadri di spiaggia libera con l’effetto panino schiacciato. Inoltre Andrea andando a correre la mattina presto vicino alla tonnara abbandonata ha visto il posto in cui trovano riparo per la notte tutte le decine di marocchini, tunisini e indiani che cercano di vendere le loro cose in spiagge. Sono abbandonati a se stessi, senza acqua e luce, come in una township namibiana. Che in un posto cosi ricco ti fa ancora più incazzare.

Noi abbiamo trovato riparo nella Baia di Santa Margherita, a pochi chilometri da San Vito, più vivibile e raggiungibile con un trenino gratuito dal parcheggio, che fa varie soste nelle spiaggette della zona.

sicilia viaggio di famiglia

Dico grazie per ogni instante, respiro forte questa aria isolana e non smetto di indossare occhiali scuri perchè questa luce è davvero troppo per me. DIco grazie alla mia famiglia che è con me, ai bambini che cantano a squarcia gola in macchina e che hanno guidato il risciò per la prima volta e ad Andrea che mi sceglie, come io scelgo lui, per passare del tempo insieme. Che non è ovvio. Mai.

sicilia viaggio di famiglia

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Il genitore perdente

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Il genitore perdente


Scritto il 12 luglio 2013

vivere semplice

Ho iniziato a leggere l'ennesimo saggio sull'infanzia, con la piena consapevolezza che dovrei fare altro invece di occuparmi sempre di bambini. Ma ormai questa mia fissazione ha perso i connotati personali (di madre voglio dire) ed è diventata una vera e propria passione. La cosa bella è che anche questa volta sono grata di averlo letto, perchè ho imparato molto e ho acuito meglio la vista sul nocciolo della questione:

media e corporation praticano una sistematica e subdola disinformazione tesa a banalizzare e sminuire le paure dei genitori in funzione dei propri interessi.

Per dirla in parole povere: se sei un genitore o un maestro che si preoccupa di quanti videogame usano al giorno o di quante bibite gassate bevono alla settimana allora sei uno pieno di paure e di ansie. Se cerchi di dissuadere i tuoi figli a vestirsi con le marche da testa a piedi sei un paranoico rompiballe. Uno di quei genitori che nessuno vorrebbe avere. Un perdente!

Il sistema ha negli anni costruito un modello di genitore responsabile da odiare ed evitare, in modo da poter manipolare indisturbati  le vulnerabili emozioni dei bambini a scopo commerciale. Un esempio? In California dopo anni di battaglie era stata approvata una legge che proibiva di abbinare giocattoli in regalo con gli alimenti, minando il potere degli happy meal di Mc Donald e compagnia. Risultato? La legge non è passata perchè un vasto gruppo di genitori vi si è opposta in nome della libertà. Decidiamo noi – hanno affermato – cosa vogliamo comprare ai nostri figli, non potete imporre veti! 

Si tratta di strategie cosi subdole da ingannare i genitori stessi, ancora prima dei bambini.

Vi sembro esagerata? Nei prossimi post vi spiegherò perchè questa visione è assolutamente realistica. Ne parla in modo accurato e realistico Joel Bakan, l'autore di assalto all'infanzia L'autore è lo stesso del famoso documentario The corporation uscito per Fandango nel 2004. 

assalto all'infanzia

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Meno è meglio: come fare niente senza perdere tempo

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Meno è meglio: come fare niente senza perdere tempo


Scritto il 05 luglio 2013

Se togli qualcosa non rimane il vuoto, si crea uno spazio inedito da riempire con altro. Ho imparato a togliere aspettative e a vedere quello che c’è, nella giornata, nei figli, in me stessa. E mi stupisco di come ho fatto a non pensarci prima.

Sottrarre cose e aggiungere tempo, spazio, idee: ecco l’obiettivo di questo mese.
Non abbiamo bisogno di inutili dispensatrici di consigli per gli acquisti perchè siamo impegnati a liberarci di tutto ciò che abbiamo comprato in questi anni, usato una volta e messo via. La regola è semplice:

Non lo uso da almeno sei mesi: lo metto sul soppalco
Non lo uso da tanto, tantissimo tempo: lo regalo, lo butto, lo uso oggi (ultima chance)

I bambini hanno capito che siamo spietati verso gli oggetti che ci ingombrano la vita e si sono messi vicino al portone di casa a riparare i loro skateboard. Perchè se sono rotti vanno nella spazzatura.

A proposito, vi siete chiesti perchè gli skatepark pubblici li costruiscono solo nelle zone periferiche e disagiate delle città e non anche in zone meno a rischio? Perchè i bambini che abitano nei quartieri medio-ricchi non hanno bisogno di stare insieme?

Ah, si… la risposta è che i bambini ricchi non hanno bisogno dello skatepark perchè hanno internet e possono starsene tutto il giorno su Itube a rincoglionirsi.

skateboard in riparazione

Una mia amica mi ha chiesto: ma cosa fai tutto il giorno con i bambini? (in questo periodo non c’è neanche più la scusa di uscire per andare al lavoro, finito anche quello). NIENTE.

Ecco ci vuole coraggio a dire niente, stiamo a casa a non fare niente. Insieme. NIENTE è una parola per niente di moda.

stare a casa e non fare niente. insieme.

I bambini hanno smontato il divano e hanno creato una chaise longue che sembrava molto comoda. Poi si sono messi a gonfiare palloncini.

Se non mi credete leggete i post di Simplicity Parenting, loro sono certo molto più autorevoli della mamma sabrina e sapranno convincervi (se di questo avete bisogno) che fare meno (con i figli) è senz’altro meglio, per una serie infinita di ragioni.

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Mobbing e bullismo

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Mobbing e bullismo


Scritto il 12 febbraio 2013

gogna

Cosa pensereste se vi dicessi che i nostri figli diventano dei bulli perchè imitano gli adulti tiranneggiare e umiliare altri adulti o perchè sono stati essi stessi vittime di un tale trattamento non voluto proprio all'interno della scuola o della famiglia.

Direste che sono pazza!

Il dottor Kohler nella sua conferenza ha detto una cosa quasi scandalosa, poi sono andata a cercare su internet e ho scoperto che non ha detto nulla di nuovo, anzi una cosa risaputa, ma allora perchè non si prendono provvedimenti?

Ci scandalizziamo davanti agli episodio che vivono i nostri figli ma non ci rendiamo conto che il bullismo non è altro che la versione bambina del mobbing che sempre più viene perpetrato tra gli adulti. Anzi, secondo recenti studi il mobbing tra gli adulti è molto più sviluppato che quello tra i bambini. Gli adulti mobbizzano non solo colleghi e coetanei, ma anche i bambini anche se di questo si parla poco. A volte lo fanno per delle ragioni che ritengono serie, altre volte solo per passatempo.

In Germania è stata stesa una lista delle caratteristiche del mobbing e osservandole con attenzione scopriamo che ciò che nelle scienze sociali viene combattuto e condannato in pedagogia viene considerato un comportamneto adeguato e condiviso, uno strumento per educare i bambini.

  1. Si parla male del collega alle spalle ma facendo in modo che se ne accorga.
  2. Il collega viene messo alla gogna davanti agli altri.
  3. Il capo gli affida degli incarichi insensati per umiliarlo
  4. Al collega gli si continua a dire che e' incapace e che non sa fare nulla
  5. Viene minacciato di licenziamento
  6. Si racconta in giro che probabilmente e' un caso psichiatrico

Nelle scuole quando un ragazzo e' definito difficile si procede esattamente nello stesso modo:

  1. si parla male di lui in modo che abbia modo di accorgersene
  2. viene umiliato davanti alla classe
  3. gli vengono dati compiti insensati e ripetitivi solo per metterlo alla prova e umiliarlo
  4. gli si trasmette il messaggio che non vale niente
  5. la scuola minaccia di mandarlo via
  6. si sparge la voce che il bambino e' probabilmente disadattato.

E siccome il mobbing che viene fatto al bambino (a fin di bene)  viene percepito anche dagli altri bambini e i bambini imitano il comportamento degli adulti loro modelli (genitori e insegnanti in primis) cominciano a pensare che quel comportamento sia corretto e sia fatto nell'interesse del bambino che deve essere educato a rientrare nei canoni di normalità. Quindi se poi lo fanno anche loro perchè lo ritengono normale noi adulti rimaniamo sdegnati. Se ne parla benissimo anche sul sito bullismo sos. E' incredibile.

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