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Io non compro: perchè comprare il meno possibile

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Io non compro: perchè comprare il meno possibile


Scritto il 14 ottobre 2009

Ci sono persone che godono nel comprare il meno possibile

Eh si, ci sono persone che sognano una casa vuota, deserta, senza oggetti, persone che non hanno mai voglia di fare shopping, che si stressano ad uscire per compraree che si pentono degli acquisti già alle casse. Se siete uno di loro allora siete capitati nel posto giusto, perchè qui siamo tutti cosi. O almeno credo! Ci piace moltissimo essere quella minoranza che il giorno del black friday non si stressa a comprare per forza qualcosa. Sei bello lo stesso se non compri, fidati!

iononcompro

Quando è uscito in libreria Io non compro, tradotto in italiano dopo il grande successo negli Stati Uniti ho pensato: che paradosso, comprare un libro che si intitola io non compro. Io sono coerente, io non lo compro.  Non comprare cose inutili è un modo per votare, per esprimere un giudizio politico.

Perchè dire no al consumismo compulsivo

La nostra società è fatta di persone che comprano per passare il tempo, per placare l’ansia, per soddisfare desideri indotti, per sentirsi viva e libera. Persone che si annoiano da morire, che definiscono se stessi solo in base a cio’ che comprano.

Ma non comprando questo libro mi sbagliavo per molti motivi. E’  un libro divertente, piacevole ed intelligente, pieno di spunti sensati oltre che di una godibile narrazione. (per fortuna l’ha comprato andrea che è meno filosofo di me).

Inoltre devo riconsiderare le posizioni troppo coerenti e metterle di fronte a fatti compiuti come questo: quando si compie una scelta occorre insieme ad essa fare una specie di voto di elasticità mentale altrimenti la tua decisione diventa un boomerang.

Come nel caso della protagonista del libro che si ritrova a combattere mentalmente per un anno intero la sua stessa scelta, quella di non acquistare nulla (a parte cibo e medicinali). Insieme al suo compagno decide di aderire in maniera massiccia al buy nothing day, l’invito a non acquistare per un giorno prodotti non di prima necessita, e di estenderla ad un anno intero.

Un anno di non acquisto

Niente cose inutili ma anche niente libri, film, concerti e niente vino, niente cotton fiock. E una serie di domande come:  i cotton fiock sono un lusso o una necessità? Insomma, dal condivisibile obiettivo di staccarsi dalla mania ormai consolidata di concedersi il quotidiano acquisto inutile, giusto per il gusto o l’abitudine di farlo, siamo arrivati all’estremo opposto, imposto dalla necessità di mantenere fede ad un obiettivo, quello di non comprare.

keepshopping

Faccio tutto questo solo per risparmiare?

La protagonista, da orgogliosa ricercatrice antropologica dedita all’analisi della società consumistica si trasforma a tratti in una donna insicura e piena di complessi di inferiorità.

La sua forza si trasforma in insicurezza, sotto la pressa del giudizio degli altri. Il fatto è che le persone sono talmente immerse nella consizione di consumatori incalliti e inconsapevoli che neanche si rendono conto di essere schiavi di un sistema che li obbliga a desiderare/comprare/consumare.

E’ un pazzo, tirchio o poveraccio?

Si perchè non puo’ esserci altra ragione se non compra.

  • O è un puritano, uno di quelli che vedono nel non-acquisto i valori dell’austerità e della frugalità tipici di un certo cristianesimo
  • o è uno squilibrato che si diverte a criticare il mondo in cui vive
  • o è un sovvertitore (se nessuno comprasse dove andremo a finire..)
  • o è  un avaro, uno talmente attaccato ai soldi che dà motivazioni intellettuali per una scelta di dubbia moralità come la spilorceria,
  • oppure è un ‘poraccio che di soldi non ne ha quindi è inutile che si dia pena su come spenderli.

Chi si rifiuta di comprare l’inutile

Bene, si da il caso che ci sia anche un’altra categoria, quella di cui fa parte l’autrice e anche una larga parte dei suoi lettori tra cui io. Si tratta di un gruppo di persone che si è stancata degli eccessi del lavoro full-time (lavoro, guadagno quindi spendo), degli stress della vita cittadina (guadagno quindi mi posso permettermi un appartamento in centro) e decide di fare un passo indietro

Il tutto alla ricerca di uno stile di vita meno dispendioso, meno dipendente dalle scadenze e dai doveri della società.

C’è chi vende la sua casa e va a vivere in campagna, chi cerca una casa più piccola, chi smette di andare in macchina, chi decide di lasciare un lavoro a tempo indeterminato (come me) e si accontenta di uno stipendio inferiore in cambio di ore in più per godersi la vita.

Non è necessario privarsi totalmente del potere di acquisto per capire quanto ne siamo condizionati inconsapevolmente, basta solo guardarci intorno per vedere l’orgia collettiva del consumismo, che ha sempre meno a che fare con il piacere e sempre di più con la schiavitù. Ci hanno fatto credere che i soldi danno la libertà e noi ci siamo cascati!!

Fonti di ispirazione

il dono

L’autrice cita tra le tanti fonti tematiche due libri che vale la pena menzionare. Il dono, di Marcell Mauss etnologo, sociologo nipote di Emile Durkeim ha compiuto studi sulle società arcaiche giungendo a considare che la maggior parte della popolazione mondiale nell’antichità effettuava scambi in forma di dono e non attraverso l’utilizzo di un sistema economico fondato sul denaro.

Lo scambio, afferma Mauss, è un fatto sociale non un fatto economico. Con questo apporto “il dono” si costituisce come pietra miliare dell’antropologia dando l’impulso per l’analisi del paradosso del dono fra reciprocità e dispendio. (questo link manda all’estratto della Tesi di Laurea di Cristina Tagliabo’ sull’argomento). Sempre sul dono vi segnalo un programma radiofonico del mio caro amico Franco Carlini sulla “follia dell’utile” e in particolare sull’affascinante mondo del dono. Ascolta qui la puntata >>

 

walden-vita-nel-bosco-n-e-libro-76511Walden Vita nel bosco di Henry David Thoreau. Poeta americano, scrittore, precursore del pacifismo vissuto nella prima metà dell’800. Antesignano della lotta per i diritti civili con la sua pubblicazione “Disobbedienza civile” del 1857.

Schierato fin da subito contro la schiavitù dei neri, ha scontato anni di carcere e ha vissuto per due anni in isolamento in un bosco per provare a misurarsi con la potenza della natura. Durante quel soggiorno ha scritto Walden un diario appassionato di grande attualità e di critica al lavoro e alla società dell’abbondanza.

 

 

Semplicità volontaria

Voluntary simplicity è un termine coniato nel 1981 da Douglas Engin che ho poi fondato un gruppo di persone il Simple Living Network che si incontrano regolarmente in molti luoghi dell’America per discutere vari punti di vista su come trasformare la loro vita imparando a fare di più con meno. L’autrice del libro, che ha preso parte agli incontri del gruppo, racconta divertenti aneddoti e descrive i personaggi in modo acuto e impietoso

Real simple

Il marketing ha saputo trasformare anche la tendenza al non acquisto e al vivere semplice in uno stile di vita da acquistare. Dall’antesignana Marta Stewart Living in poi sono nate negli USA Real Simple (la rivista che ti semplifica la vita) nientemeno che della Time Warner. E su quell’onda abbiamo visto apparire Organic Style, organic living, organic gardening, vegeterian babies e mille altre trovate commerciali.

Vivere semplice il libro

Aggiornamento 2017: Se vi interessa l’argomento vi segnalo che a febbraio è in uscita il libro di questo blog: come trovare il proprio stile di vita nella vita quotidiana e in famiglia, come sfruttare le piccole cose per trovare gioia e soddisfazione e tanto altro.

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Non sapevamo di essere downshifters

/scritto nel 2009 / ripubblicato nel 2017

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