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se hai 13 anni usa la bicicletta invece dello smartphone. cresci meglio!

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Meglio la bicicletta dello smartphone


Scritto il 18 gennaio 2018

usa la bicicletta invece dello smartphone. cresci meglio!
photo credit:Florian Klauer

Seguo con passione il mondo dei media: che fine faremo noi e i nostri figli dopo lo tzunami smartphone e social?

In questi anni mi sono fatta delle idee, ne parlo anche nel libro in uscita, ma ieri c’era a Roma Alberto Pellai e mi sono fiondata a sentirlo per sapere come la pensa.

Alberto Pellai è medico e psicoterapeu­ta dell’età evolutiva, ricercatore di scienze bio­mediche del­l’Università di Milano. Autore di molti libri e del sito tuttotroppopresto.it: un esperto insomma, mica come me che sono solo una mamma di tre figli maschi che ne sa un pochino di web.

Quando è il momento dello smartphone?

Parliamo di smarphone perchè qui non ci sono in ballo le telefonato c’è ben altro. Consegnare il telefonino significa mettergli in mano social, whatsapp, youtube e tutto il resto, lo sappiamo.

Il dottor Pellai ha esordito con il cappello di padre di 4 figli per cui vige la regola smartphone a 14 anni.

Una rivoluzione durata 5 anni

Con il primo figlio oggi 17enne è stato facile perchè si parla di una decisione presa 3 anni fa, per gli altri è più complicato: la secondogenita afferma di sentirsi una sfigata e il terzogenito odia la bicicletta che gli hanno regalato in prima media.  Voleva lo smartphone.

skateboard in riparazione

Insomma sembra la nostra storia

Noi abbiamo deciso che a 12 anni avremo concesso lo smartphone senza internet (solo wifi) e con contratto telefonico a consumo. Per tutti i figli e dopo la firma contratto d’uso.

Ora il figlio grande 15enne quando vede il piccolo di 8 che alle 9 di sera gioca con il mio smartphone mi chiede se mi sono bevuta il cervello. “Io andavo a letto alle 7.30 e non ho mai preso uno smartphone in mano neanche per fare una foto” dice. Ha ragione.

Se cerco di dirgli che i tempi sono cambiati non mi crede, non ne ha la percezione. In 5 anni ne sono passati 20, lo dice anche Pellai.

Se gli spiego che mezz’ora di tecnologia al giorno in terza elementare è un buon compromesso mi dice che sono una fallita perchè ho gettato la spugna. Forse ha ragione.

Se non è la bici purchè sia…

Basta che ci sia vita nei nostri ragazzi e non solo tecnologia! Il tredicenne di casa è fissato sia con lo smartphone che con lo skateboard. A forza di dirgli “metti giu quel telefonino” ha trovato un sano equilibrio tra le due cose e ora usa la tecnologia per fomentare i suoi (sani) interessi.


Per il resto passa le giornate a farsi prendere a parolacce dai vecchietti mentre va in skate sui marciapiedi. La cosa importante però è questa:

Glielo lasciamo fare!

Lo lasciamo andare al Maxi o all’Ara Pacis da solo in skate. Fa una decina di isolati sul marciapiede del lungotevere con quell’aggeggio solo per trovare una superficie liscia.

Il sabato lo portiamo al Bunker Skatepark o a Cinecittà Skatepark per assecondare la sua voglia di mettersi alla prova.

E’ una palla? Si, preferiremmo andare al cinema. Questa passione lo tiene un po’ lontano dalla tecnologia e più  vicino a se stesso. E ne vale la pena!

Se vuoi ascoltare l’incontro con Alberto Pellai ascoltala qui:

Temi dell’incontro

Pericoli e opportunità del mondo digitale.
Lo smartphone come alcool e tabacco: da vietare ai minori?
Pre-adolescenza: e se fossero i genitori il problema?
Dalla musica al cinema, dal web alla tv: difendere i ragazzi dai messaggi di un contesto iper-eccitato.
Il tiro alla fune tra genitori e figli: una precisa strategia educativa.

 

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facebook ci ruba le occasioni più belle della vita

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Scomparire da Facebook


Scritto il 15 gennaio 2018

il web era il posto della creatività per eccellenza ora con facebook non lo è più secondo me

Lavoro nel web da più di 20 anni. Ho sempre amato passare varie ore del giorno a navigare seguendo quella meravigliosa associazione di idee che mi portava a scoprire interessi affini. Era un bellissimo passatempo che mi arricchiva professionalmente e culturalmente.

Per anni ho fatto del web il mio laboratorio di creatività, salvando liste e liste di link per non perdere nulla di tutte le scoperte incredibili (questa, questa e questa) che facevo nell’iperuranio, ops voglio dire ipertesto.

Ma da quando c’è Facebook è diverso. Curo e ho curato moltissime pagine facebook di aziende e clienti che hanno interessi anche lontanissimi dai miei. Per questo motivo mi sono trovata con una profilazione riduttiva dei miei interessi.

Facebook io sono sono come tu credi

Sai come funziona Facebook no? Ti propone notizie che crede ti interessino in base ai mi piace che metti. Ma io non dico mai  mi piace proprio perchè voglio essere il più possibile trasparente agli occhi di Edgerank, quel maledetto algoritmo che governa il fb, però pare che lui si sia fatto comunque un’idea di chi sono. Sbagliata!

Che in questi giorni Mark Zuckerberg venga a dirmi che Facebook darà sempre più spazio alle persone e meno alle pagine mi fa solo arrabbiare: se voglio degli amici con cui parlare gli telefono, li invito a cena e li guardo in faccia, non ho bisogno di fb per rimanere in contatto con loro e sorbirmi le loro ingenue ostentazioni di interessi.
Di persona tutti avremmo meno bisogno di apparire e saremo obbligati ad essere un po’ di più.

Facebook mi ruba tempo, mi dà un sacco di informazioni che non voglio, mi chiude nello stanzino delle chiacchiere inutili degli amici che hanno un sacco di tempo da perdere, quello dei proclami, degli slogan, delle fake news, delle petizioni, dei concorsi, delle offerte speciali dei tuoi colleghi consulenti eccc.

facebook mi ruba la vita

Io non sono questo, sono molto altro

Ho appena letto un frase nell’ultima newsletter di Ivan Rachieli che condivido moltissimo. Grazie Ivan per aver trovato le parole, da quando ho finito di scrivere il mio libro non riesco più a metter giù un pensiero scritto che sia uno.

Ebbene cosa dice Ivan? Facebook è una manifestazione amplificata e velocizzata delle relazioni sociali che definiscono la nostra vita, una manifestazione che per noi che lavoriamo nel web è diventata sostanzialmente impossibile da controllare, da apprezzare, da assecondare.

Anche io trovo Facebook aggressivo e violento ma anche svilente e patetico in alcuni casi e visto che non amo biasimare gli altri me lo tengo per me, pensando di non essere in diritto di esprimere queste opinioni che forse sono semplici lamentele.

facebook ci ruba le occasioni più belle della vita

Non mi lamento, ho solo paura

Voglio guardare insieme a voi quello che ci sta succedendo e voglio acuire ancora più lo sguardo per capire cosa sta succedendo ai nostri figli, più o meno adolescenti, che sembrano non vivere più senza selfie, stregati dalla possibilità di aprire un canale youtube e metterci dentro tutte le loro prodezze, di comunicare ad altri tutto quello che fanno.

Cosa vuol dire questo? Che non si fa più nulla per il gusto di farlo ma per dirlo agli altri? E perchè mai gli altri sono tanto importanti? Forse perchè noi non lo siamo abbastanza ai nostri occhi? Forse esagero ma ho bisogno di capire quali sono le leve che ci muovono e come i social influenza la volontà.

Facebook non è per persone talentuose

Se ti capita poi di avere un figlio talentuoso questa cosa ti scoccia ancor di più, credimi. Mi spaventa il fatto che i ragazzi possano mettere il loro talento al servizio di un voyerismo annoiato, che possano svenderlo per un like.
Ed io come posso aiutarlo a capire che non è questo che conta davvero?

Cosa conta davvero?

Se te lo stai chiedendo sei capitato nel blog giusto. Mi spacco la testa su questo argomento da 10 anni. E mi chiedo se forse in questa rete non ci sia cascata anche io. Ne parlo anche nel libro…
In ogni caso almeno i miei primi 20 anni li ho vissuti davvero.

Non è la fatica è lo spreco – dice questa canzone che amo.

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vivere semplice

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Una mamma scapestrata e diversa


Scritto il 27 ottobre 2016

vivere semplice

L’osservazione e la conversazione sono sempre più necessarie in questo mondo connesso. I miei figli me lo chiedono sempre perchè sono diversa e non li lascio finalmente in pace con i loro telefonini come fanno tutte le altre mamme. Io rido.

Ho dei buoni motivi per farlo. Anche loro ridono, sanno che questa è la loro mamma e ormai ci hanno fatto l’abitudine.

La conversazione necessaria

Lo dice anche Sherry Turkle l’autrice di La conversazione necessaria, uscito da poco per Einaudi. Una lettura che non mi perderò. Come lei, anche io non mi sento affatto anti-tecnologica, ma sicuramente pro-conversazione.

E parlo di conversazione reale, quella che se non sei d’accordo ti infervori e diventi rossa e poi si apre una bellissima importante diatriba di pensiero e di parola che è come una piccola battaglia intellettuale. Un enorme esercizio di democrazia, dove chi alza i toni perde sempre, anche se ha ragione.

Tutto questo via whatsapp è quasi impossibile. Anche se usi la app di whatsapp che ti permette di collegare il tuo profilo al computer e usare la tastiera per scrivere (quindi farlo molto più in fretta) invece che a quella minuscola dello smartphone che riduce la conversazione in modo forzato, per la fatica di scrivere. Insomma, la conversazione è una, quella in presenza. Punto.

vivere semplice

Foto e privacy

A proposito di tecnologia una cosa di cui non sento la nostalgia è quella pesantissima macchina fotografica che mi portavo in giro quando non avevo ancora una fotocamera decente, che mi è utile per rubare piccoli momenti come questi, anche se lo faccio sempre più di rado perchè i bambini sono grandi e reclamano una privacy che gli ho negato per troppo tempo.

vivere semplice

Ma spero che questo diario elettronico resista al tempo, agli hosts e agli attacchi hacker e giunga intatto fino a loro perchè abbiano modo di vedere sotto quale luce li ho ritratti e con quale amore li ho osservati.

Qualcuno mi ha accusato di usare i miei figli per fare esperimenti pedagogici e se anche cosi fosse non ci trovo nulla di male. La vita è un laboratorio permanente e solo i genitori che non hanno il coraggio di fare non sbagliano mai. O forse sono quelli che sbagliano di più.

Momenti eccezionali

Io riguardo queste foto con gratitudine, perchè sono solo alcuni dei moltissimi momenti di grazia che ho passato con i miei figli a Villa Pamphili, in compagnia di bambini e mamme di bambini con cui siamo cresciuti insieme. Abbiamo accolto le sorprese che quel parco meraviglioso sa offrire: gruppi musicali improvvisati che suonano per il gusto di farlo, portandosi vino e tavolino oltre agli strumenti.

Momenti eccezionali come quando il cielo si rannuvola, tutti scappano preoccupati e tu rimani li ad osservare la luce che cambia e i tuoi figli che corrono felici.

Quando viene giù il diluvio corri verso la macchina pensando che infondo sei rimasta la solita scapestrata e diversa, come quando avevi 13 anni.

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il ruolo del media educator - alfabetizzare i nativi non digitali

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Imparare e insegnare con la tecnologia. In arrivo il media educator


Scritto il 15 ottobre 2014

il ruolo del media educator - alfabetizzare i nativi non digitali

L’incontro tra tecnologia e scuola non è facile: hanno montato lavagne elettroniche nei corridoi delle scuole materne, hanno dato pc e tablet ad un po’ di istituti e poi?

La scuola si adegua velocemente e maldestramente all’arrivo della tecnologia partorendo una didattica 2.0 che poi non è in grado di governare. Questa nuova didattica gli sfugge di mano, data in pasto alle menti facilmente distraibili e altamente creative degli scolari. Come fare?

I media ed i loro sostenitori devono chiedersi se offrono realmente un contributo per la formazione o se sono al servizio di interessi particolari, economici e ideologici. Se sono risorse utili devono essere offerti a tutti: e qui tocchiamo l’annoso problema del digital divide. Devono anche chiedersi se sono al servizio della salute e dell’etica delle persone, prima ancora che del loro bisogno di conoscenza.

Perchè imparare con il tablet?

Bisogna distinguere l’Educazione con i media considerati come strumenti da utilizzare nei processi educativi generali, dall’ educazione ai media, comprensione critica dei
media intesi non solo come strumenti ma come linguaggio e cultura, dall’educazione per i media finalizzato alla formazione dei professionisti dei media.

Insomma, tablet e pc in classe devono dimostrare di poter essere qualcosa di più di un ammodernamento dei metodi didattici e convincerci di non essere un’occasione ludica travestita da nuovo strumento pedagogico.

Se i nostri figli devono giocare al computer che lo facciano a casa nel tempo libero piuttosto che a scuola quando c’è un professore pagato per insegnare… oppure che quell’insegnante ne sappia davvero di tecnologie e possa offrire un’esperienza formativa con i media.

courtesy of haikudeck.com

courtesy of haikudeck.com

Un nuovo gap generazionale

Se professori e genitori rimangono indietro rispetto alle competenze che bambini e ragazzi acquistano alla velocità della luce si crea un nuovo gap generazionale.

Serve qualcuno che sappia capire, interpretare e valutare la pervasività dei media nella vita dei giovani d’oggi, la loro influenza sui modelli di vita e di consumo e come i media possono alla lunga influire nei processi democratici e nella formazione o disinformazione del cittadino consapevole, critico e libero.

Il media educator dà strumenti agli adulti che non sapendo cosa fare lasciano i bambini sempre più liberi e soli di fronte ai media.

Il compito del media educator è alfabetizzare, aiutare le persone ad usare i mezzi con autonomia tecnica e formale ma fornire anche gli strumenti per sviluppare il senso critico e la capacità di essere cittadini attivi e democratici,  utilizzando gli strumenti della semiotica per l’analisi dei testi.

Un ragazzo italiano vede mediamente tre ore al giorno la televisione, dedica altro tempo al computer, internet, videogiochi, ecc. per un totale di 4 ore e 15 minuti (rapporto CENSIS). Siamo sicuri che gli adulti di riferimento siano al corrente di come usa le tecnologie? (scusate se usoil congiuntivo credo di non poterne fare a meno)

Cosa serve ai ragazzi?

  • devono poter essere attivi di fronte ai messaggi che ricevono, sapersi creare una mappa cognitiva, sapersi chiedere chi l’ha prodotto? a che scopo?
  •  devono poter conoscere e dominare il linguaggio dei media fatto di immagini, suoni, alert, emozioni, di una forma particolare di narrazione, del montaggio, ecc. e non rimanere irretito dall’aggressività del messaggio comunicativo.
  • devono poter capire la filosofia che sta dietro ogni messaggio (commerciale, consumistico, politico, religioso) perchè i media non sono neutrali e neppure innocui.

Ed io cosa penso?

E tu, genitore o insegnante ti sei fatto un’opinione su questi argomenti? Ti sei chiesto se sei pronto per affrontare queste tematiche con i tuoi figli o alunni? Senti il bisogno di sostegno e formazione? Dimmi quello che pensi: io dal canto mio, proprio perchè lavoro nella comunicazione web ho idee abbastanza precise sui limiti di cui i miei figli hanno bisogno per imparare ad usare bene i media senza esserne travolti. Li sperimento tutti i giorni e non c’è giorno che non impari qualcosa.

Questo testo si ispira e è in parte liberamente tratto da un approfondimento sulla media education di mediaeducationmed.it

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La mamma più rompiXXglioni della terra

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La mamma più rompiXXglioni della terra


Scritto il 14 aprile 2012

La TV è davvero dannosa per i bambini piccoli: l’autrice dell’articolo che ne parla sull’Huffington Post ha tre figli, uno piccolo e due grandini (come noi) e come noi sta cercando di dire no a tv e tecnologia fino ai tre anni. Perchè?

C’è chi fa finta di non sapere ma ormai è appurato che:

  1. guardare la tv rallenta lo sviluppo cognitivo dei bambini piccoli
    (sul New York Times salute un articolo che argomenta bene la questione)
  2. la tv accesa disturba i piccoli anche quando sembra che loro continuino indisturbati a fare i loro giochi
    (il Time afferma che i programmi per bambini non sono fatti per i loro cervellini in crescita, sono solo una fantastica invenzione per aggredire il settore di mercato 0-3 anni)
  3. insomma NO TV sotto i due anni: l’Associazione Americana Pediatri lo dice dal 1999, ma il 90%  dei genitori fa orecchie da mercante.

L’autrice sta impazzendo (come noi)
I figli grandi sono in perenne astinenza da intrattenimento digitale: sembra che non ci sia scampo.
I nostri figli leggono tanto, giocano tanto, si arrampicano tanto sugli alberi ma vogliono anche tanta tecnologia. Sembra che le giornate durino 50 ore.

L’intrattenimento non basta mai. Perchè?

Quando Zeno, 7 anni, mi ha detto: “Mamma, noi siamo figli di questa epoca. Come pensi che potremmo fare senza tecnologia?”

Lui ha ragione. Io – ve lo dico – devo davvero darmi una regolata o rischierò di vincere l’oscar come la mamma più rompicoglioni della Terra.

La mia soluzione

Mentre rifletto su questi temi faccio la vignarola.. e loro senza dir niente si avvicinano al tavolo e cominciano a spisellar piselli. Che gioia, forse pensare troppo serve davvero a niente!


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Sempre a proposito della tv


Scritto il 19 maggio 2008

Stamattina ho ricevuto la newsletter dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma. Vi chiederete perchè ricevo questo bollettino informativo… veramente non lo so, credo di essermi iscritta tempo fa… quando stavo cercando di prenotare una visita all’ospedale, nella pia speranza che si potesse fare via internet. Molti di voi sanno che io faccio qualsiasi cosa via internet, anche la crema pasticcera.

Comunque, il bollettino di oggi parlava di un argomento che mi sta particolarmente a cuore: la teledipendenza dei bambini.
Finalmente qualche medico se ne è accorto – ho pensato.

E infatti devo dire che questo articolo è interessante proprio perchè è scritto da un medico del Dipartimento di Neuropsichiatria Infantile, che immagino abbia una certa credibilità.

Per leggere l’articolo clicca qui (la password dell’archivio è showarchive).

Leggetelo, evidenzia le insidie più sottovalutate del mezzo: la televisione rende il bambino un soggetto passivo, interferisce nei processi emotivi e di crescita, favorisce la confusione tra realtà e realtà televisiva, plasma l’istintualità, riduce la capacità di giudizio, disincentiva l’abitudine alla socialità ecc… ecc..

Scusate ma lo ripeterò fino alla noia: non se ne parla perchè fa MALEDETTAMENTE comodo. Per approfondire leggi qui (perchè spegnere la tv)

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