Bimbi e memoria

(CHI SI ACCINGE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO SENZA AVER MAI SENTITO PARLARE DELLA PEDAGOGIA DI RUDOLF STEINER DOVREBBE PRIMA AVER LETTO I PRESUPPOSTI SU CUI CI BASIAMO. PUO’ FARLO BREVEMENTE QUI.)

_Ho assistito ad una conferenza tenuta da un medico antroposofo fondatore a Zurigo di un istituto di pedagogia curativa che si occupa di bambini con handicap e sono qui a raccontarvela perchè per la prima volta ho capito con chiarezza come si sviluppa il sistema nervono centrale e periferico. Il dott. Fulgosi ha spiegato in maniera scientifica ciò che avviene nel cervello e nella psiche del bambino dalla nascita fino ai primi anni di vita.mem.jpg

Per molto tempo la medicina ufficiale ha sostenuto che il sistema nervoso centrale e periferico fosse già completo e concluso alla nascita (parliamo della morfologia del cervello, le circonvoluzioni, i nervi, ecc..) ma in realtà gli studi neurologici degli ultimi anni hanno dimostrato che non è presente solo un fenomeno di crescita ma c’è anche un processo formativo morfologico che si completa intorno alla seconda dentizione ovvero tra i 6 e i 7 anni.
Il cervello è l’unico organo del corpo umano che si completa in una particolare fase dell’esistenza (l’inizio dell’età scolare) e che poi non si rinnova più, anzi tende ad invecchiare precocemente.

COME E’ FATTO IL SISTEMA NERVOSO

Se andiamo ad esaminare il sistema nervoso centrale e periferico vedremo che esso è una rete fittissima che percorre il corpo umano attraverso i nervi che si irradiano in tutta la superficie. Le terminazioni centrali di questo sistema sono il cervello e il midollo spinale.
Ma osservando il sistema nervoso sul corpo fisico inanimato di un cadavere, estratto e adagiato su una superficie ci potremmo accorgere del fatto che esso è completamente scollegato dal sistema motorio, è una massa inerme di nervi recettivi ma immobili. Perchè solo attraverso l’interazione con il sistema motorio il sistema nervoso prende vita.
Questa interazione avviene perchè i due sistemi hanno una cosa in comune: il sangue. Il sangue è l’unico elemento che collega i due sistemi. Essi condividono la stessa circolazione sanguigna che impregna i nervi e i muscoli dello stesso liquido portatore di informazioni cellulari.
Il sangue riceve dal sistema nervoso stimoli che lo modificano nella sua costituzione, esso si carica di informazioni che deposita nel sistema motorio (per voler descrivere grossolanamente ciò che avviene).
Inoltre la vita delle cellule sanguigne è di 48 ore quindi ogni 2 giorni l’essere umano cambia compretamente tutto il sangue contenuto nel suo sistema circolatorio e il nuovo sangue eredita una memoria che lo rende peculiare. Ecco perchè a stimolo inviato al cervello la risposta motoria non è sempre uguale. Questo assunto risponde anche alla domanda: perchè a identico stimolo dato un bambino allunga la mano e prende un oggetto e l’altro bambino no?

Il dottor Fulgosi paragona il sistema nervoso al bambino quando nasce. Egli è un organo di senso nascosto da una sottile tuta fatta di muscoli e ricoperta di pelle. Il neonato è incapace di muoversi (il suo movimento non è altro che una reazione di contrazione e rilassamento non intenzionale dei suoi muscoli che iniziano a prendere forma e ad esperire il senso della gravità) perchè tutti sappiamo che per movimento si intende solo quello mosso da intenzionalità.
Il bambino ci appare come un organo sensoriael, sussulta al minimo rumore, strizza gli occhi se avviene un cambio di luce, reagisce al caldo e al freddo per esempio addormentandosi appena gli viene messa una copertina addosso.

Da questa spiegazione risulta chiaro come il sistema nervoso debba essere trattato alla stregua di tutti gli altri sistemi del corpo umano. Come il bambino viene gradualmente svezzato dal punto di vista alimentare per permettere al suo sistema digerente di metabolizzare tutti i vari alimenti e di prepararsi ad accettare alimenti sempre più complessi anche il sistema nervoso dovrebbe essere stimolato gradualmente e con una qualità degli stimoli che sia adeguata all’età del bambino.
Il bambino deve essere messo nella condizione di fare il più alto numero di esperienze, e per esperienze qui intendiamo esperienze attive, che coinvolgono il suo fisico e la sua volontà perchè il bambino ha bisogno di esercitarsi in tutto ed è il primo a volerlo fare. Il bambino sa perfettamente a livello inconscio che ha bisogno di fare delle esperienze per crescere.
Occorre dinuovo valutare che tipo di esperienze proponiamo al bambino: non è della stessa qualità mettere nella culla sopra il bimbino una suoneria con degli oggetti che gli ruotano sulla testa oppure lasciarlo nella penombra di un albero a godere del fruscio lieve e sempre leggermente diverso delle foglie. Il bambino ovviamente non sa discernere la qualità degli stimoli e sarà ugualmente interessato all’uno o all’altro, ma il suo sistema nervoso riceverà degli imput di diversa qualità.
La formazione morfologica del suo cervello, la possibilità che il suo sistema nervoso sviluppi relazioni, connessioni, centri di memoria è strettamente legato a questa possibilità. Allo stesso tempo però ci sono cose che il bambino non è in grado di capire e forzarlo in tal senso danneggia il suo percorso di crescita.

QUALI STIMOLI SONO ADATTI AL BAMBINO PICCOLO?

Per capire cosa il bambino è pronto per digerire dal punto di vista della stimolazione nervosa la cosa migliore è osservarlo. E non si tratta di analizzare il bambino come si farebbe con un oggetto esterno. Si tratta di osservare nel vero senso della parola ovvero di comparare i suoi comportamenti, le sue risposte con noi stessi. Metterci in relazione con l’essere del bambino attraverso il nostro essere stati bambini. L’osservazione sotto questo punto di vista porta a ripercorrere tutta la propria vita e allora cominceranno a sorgere domande come: cosa facevo io a quell’età? e cosa pensavo? e cosa provavo? e come reagivo?

Questo atto di osservazione ci porta a prendere in considerazione una parte dell’essere umano che di solito trascuriamo: la parte più psicologica. Il fiorire di tante discipline legate alla psich,e dalla psicologia alla psichiatria alla psicoterapia, ci parlano del fatto che il lato animico della nostro essere chiede di essere considerato alla stregua di quello fisico. Il dottor Fulgosi specifica di parlare di lato animico/anima intendendo per anima l’essere animato ovvero dotato di quelle le caratteristiche non strettamente legate alla nostra organizzazione fisica (come i muscoli o gli organi del corpo).
La vita fisica e psichica non sono separate e ogni percezione sensoriale produce una reazione nella nostra organicità, una reazione che è diversa da individuo ad individuo. Non è chiaro perchè venga cosi deliberatamente trascurata la fenomenologia della vita psichica e come non sia intuitivamente lampante che le due sfere si influenzino a vicenda in maniera importante.

IL LEGAME TRA IL CORPO E LA PSICHE

L’errore che sempre più spesso si finisce per fare è non riconoscere che esiste una legame forte tra gli organi fisici e la percezione di noi stessi attraverso la nostra organicità. E questo è chiaramente dimostrato in tutte quelle manifestazioni fisiche che hanno origine a partire da un’emozione (diventare rossi di rabbia, farsi venire il mal di stomaco dopo una discussione e tutte le fenomenologie legate allo stress).

Per concludere, nonostante la platea fosse piena di mamme rosse in viso, con mille domande sul come fare e sul cosa dire se mio figlio…. il dottor Fulgosi ha dichiarato di non voler dar ricette, superficiali perchè non tengono conto del singolo bambino e sicuramente poco efficaci ma ha esortato tutti i genitori e gli educatori ad osservare i loro bambini e a porsi delle domande sulla qualità degli stimoli che offrono loro.

Oggi sorrido perchè anche io all’inizio ero una di quelle mamme. Credevo che ci fossero regole da seguire per essere una buona mamma, che ci fossero esperti che ti potevano dire cosa fare e come. Invece dopo 4 anni di osservazione ho scoperto che le risposte sono tutte in noi, che il confronto con le persone che ami e che osservano insieme a te il bambino è utilissimo per avere una misura delle proprie impressioni, che l’istinto genitoriale non è affatto un’invenzione e che ahimè, una volta che scopri quante cose poco sane il mondo porta incontro al bambino ti verrebbe voglia di cambiare pianeta.
Ma è proprio questa la sfida, essere attivi nel migliorare il mondo e andare a scovare ciò che è degno di essere imitato, e allo stesso tempo imparare a diventare un buon mediatore tra il meglio che si può offrire e il male minore.

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Originariamente scritto il 29 maggio 2007

3 Commenti per questo post

  1. Christina ha scritto:

    io ringrazio il fato per aver un giorno imparato a fare (indegnamente) dei siti web.lo stesso fato che mi ha portato alla scuola waldorf e domandare loro se avessero un sito web. quel giorno sono entrata in contatto con una donna straordinaria. sabrina.
    grazie sabri.

  2. Sibia ha scritto:

    Già, le ricette in pedagogia non solo non valgono niente, ma sono dannose. Condivido e sottoscrivo in toto, come mamma e come educatrice 🙂

  3. Gianni ha scritto:

    Attraverso il mio bambino ho ricominciato una ricerca interiore,personale e familiare,che avevo temporaneamente abbandonato,travolto dagli eventi esteriori.Sono daccordo,osservare e osservarsi senza giudizio è il primo passo verso una consapevole crescita in questo mondo.Sono contento di avervi incontrati.

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