Sustinentia: alle origini del sostegno - Vivere semplice

Sustinentia: alle origini del sostegno

Ho letto un post di mamma felice  che  mi ha fatto venir voglia di andare a cercare sul vocabolario etimologico (mio prezioso alleato) il verbo sostenere.

Lei ha detto una cosa che mi ha quasi commossa: “…posso regalare il mio impegno, il mio tempo, la mia devozione, i miei soldi, i miei materiali…” riferendosi all’essersi candidata come rappresentante nella classe di sua figlia.
Le sue amiche forse la considerano una masochista o peggio un’esibizionista (a volte offrire il proprio tempo è visto con sospetto… ), ma ha sentito una tale rassegnazione tra i maestri e gli altri genitori per il fatto che lo stato non ha soldi per la scuola, e che vengono tagliate risorse preziose e necessarie, e  che ‘tanto non si può fare niente‘…che è scattato in lei un senso di protezione per qualcosa in cui crede, e questo ha tirato fuori all’istante sentimenti nobilissimi come quello di donare un pezzo di sè per migliorare qualcosa che e’ di tutti.
Sentimenti accompagnati da una volontà che secondo me davvero può smuovere le montagne. Perchè si puo’ fare qualcosa, anche nelle situazioni più difficili, se si è uniti e se si sa bene che cosa si vuole ottenere.

Ci pensate se nel mondo questa levetta scattasse a tutti nello stesso momento?

ps: o magari cara mammafelice la tua classe e’ una come un’altra, la tua scuola non è più disastrata di altre, sei tu che senti dentro il tuo cuore che “si può sempre migliorare qualcosa”, che “i nostri figli hanno diritto ad avere qualcosa in più e per questo vuoi offrire il tuo impegno”….

La maggior parte delle mamme chiude gli occhi per non vedere, per pigrizia e per abitudine a delegare (allo Stato, al compagno, agli altri) per poi passare il tempo a lamentarsi o ancor peggio a dire che va tutto bene.

Anche da noi alla scuola steiner, benchè ci siano persone che si sperticano in elogi, vi dico che ci sono tante cose su cui lavorare e tante altre da migliorare.

E i maestri non ce la fanno,  prendono stipendi ancor più bassi dei maestri della scuola pubblica  e i soldi non sono mai sufficienti a far quadrare i conti (la scuola steiner non è parificata e quindi non riceve in Italia alcun sostegno dello Stato, inoltre essendo un’associazione di genitori e non una scuola privata, non è una srl e deve far quadrare i conti facendo in modo che le rette bastino a coprire tutte le spese della scuola, cosa molto difficile se circa un terzo delle famiglie riceve una riduzione della retta per motivi di reddito e un altro terzo di famiglie ha più di 3 figli quindi paga rette ridotte)… insomma… i problemi sono gli stessi ovunque.
Da noi magari il SOSTEGNO forse si sente un pochino di più, se non altro perchè questa scuola si sceglie e non si subisce… Ma solo un pochino.

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Originariamente scritto il 15 ottobre 2010

4 Commenti per questo post

  1. d. ha scritto:

    Vedo che stiamo riflettendo sulle stesse cose… anch’io oggi ho fatto un post sulla scuola (anzi il primo di una mini-serie) per cercare di comprendere (almeno un po’) le cause di un disagio generalizzato.
    Il fatto è che (al di là di riforme e contro-riforme) la scuola italiana è spesso greve, tetra, priva di slancio (d’altra parte la società non sta molto meglio): solo con l’impegno personale se ne esce.

  2. kosenrufu mama ha scritto:

    guarda, non aggiungo altro, perchè hai scritto tutto ciò che io già penso, anche riguardo alla scuola steiner che anche qui a bologna sembra aver le stesse caratteristiche della tua a roma…
    un abbraccio

  3. Mammafelice ha scritto:

    Io amo tanto la scuola pubblica: voglio ancora crederci. Vorrei che fosse per tutti. E’ così difficile, per questi maestri, fare battaglia sia contro lo Stato, che contro le famiglie!

  4. Mammamsterdam ha scritto:

    Come mai in Italia no è parificata? Boh.

    Io quest\’anno sto invece tirando i remi in barca, perché sia io che il maschio abbiamo questo tic che se c\’è una cosa da fare o una richiesta di aiuto a noi subito scatta la nevrosi del: se non ci penso io non lo fa nessuno, e facciamo cose che non abbiamo voglia di fare.

    La scuola nel frattempo è cresciuta, ci sono almeno il doppio di bambini (e genitori) di quando abbiamo cominicato e per questioni teraapeutiche mie aspetto che siano gli altri a farsi avanti, a costo di veder reiterate le richieste che ogni volta mi devo sedere sulle mani e cercare di non schiacciare reply.

    Poi da noi sono problemi di lusso, nel senso che la scuola ha fondio, può pagare pulizie e carta igienica e noi ci siamo per le cose belle, tipo attività, gite, sorveglianza mentre giocano.

    Ma trovo che la partecipazione REALE dei genitori (cioè nel senso che se chiedi aiuto come scuola poi devi anche avere l\’onesta di ascoltare proposte che magari saono diverse da quello che penbsavi tu, ma ugualmente valide, e questo, per motivi organizzativi, umani e di buona volontà, spesso no è possibile) sia un grosso valore aggiunto per qualsiasi scuola. Tanto poi di quelli che non fanno e si lamentano ce ne sono sempre in abbondanza.

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