Nutro istintivamente stima per le persone che posseggono il senso del dovere.
Di loro mi piace il fatto che possano mantenere gli impegni presi anche quando gli costa da pazzi. Che non siano disposti a fare meschine figure disattendendo ad un impegno mancato.
Person che non sono uguali a tutti gli altri, pallonari, persone che si distinguono dalla massa.
E’ davvero cosi importante?
E’ cosi giusto avere uno spiccato senso del dovere? Corro a consultare il dizionario etimologico mio prezioso amico e alleato.

Ecco cosa scopro: il dovere è un obbligo morale, ovvero ciò che si considera giusto a priori, senza averlo verificato, vivificato alla luce del buon senso e del caso specifico.
Se è vero che viviamo in un epoca in cui tutte le verità sono messe in discussione e sembra che non esista quasi più LA verità, ma solo interpretazioni personali allora non è il caso di considerare di volta in volta se sia davvero il caso di scapicollarsi in nome del senso del dovere oppure se considerare l’opportunità di rendere dovere solo quello che vale davvero la pena o al limite solo quello che è anche un piacere?
Se mi trovo a fare qualcosa con entusiasmo (da en-theos essere in Dio) non sento fatica o costrizione, non ho ripensamenti. In altri casi, se mi pesa cosi il mantenere la parola data allora significa che forse ci devo pensare una volta in più. Cosa c’è che mi obbliga moralmente? Chi mi sta giudicando? A chi devo render conto?
Oscar Wilde diceva “Il senso del dovere è simile ad un’orribile malattia. Distrugge i tessuti del pensiero come certe malattie distruggono i tessuti del corpo”, a me sembra un po’ esagerato. Ma detto da lui..



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