
Siamo quasi a metà anno scolastico e osservo con sempre maggior attenzione come Lorenzo Pedro si relazione a questo nuovo impegno. Due giorni a settimana torna a casa tutto contento annunciando di avere dei compiti da fare, ma subito dopo si dimentica e devo essere io a ricordargli di farli. Insomma è entrato ufficialmente nel mondo della scuola ma vive ancora nel presente (caratteristica dei più piccoli) e non conosce ancora il concetto di pianificazione.

A scuola mi hanno spiegato che imparare a contare in una lingua diversa dalla tua può essere abbastanza stressante per la mente di un bambino (molto più che imparare a scrivere o a leggere). Perchè contare è qualcosa che si fa nella propria lingua madre, è un’attività molto più che simbolica, investe veramente le viscere. Avete mai provato a dire il vostro numero di telefono in un’altra lingua. Che strano, conoscete benissimo quel numero ma se si tratta di dirlo in altro modo si attiva un meccanismo strano. Non lo sapete più. Allora viene spontaneo scriverlo su un foglio e leggerlo, così funziona.
Alla scuola steiner imparano a contare con dei panieri di noci. C’e’ un grande farfugliare in classe, tutti si scambiano noci come in un mercato, e circolano sacchettini rossi e sacchetti blu un po’ piu grandi. Di seta.
Il sacchetto rosso rappresenta la decina, quando hai dieci noci le conservi li, le chiudi con un nastrino e le metti da parte.
Se riesci a riempire il sacchetto blu con 10 sacchi rossi, beh, allora hai fatto un bel bottino, sei arrrivato alla centinaia.
Cosi fanno. Ma poi – spiegava il maestro Monsier Thebault – arriva un topolino nella notte, e ruba due sacchettini rossi, e qualche altra noce dal terzo sacchettino. E quanti ne restano? Ma poi si scopre che i topolini erano due, che non si erano spartiti il bottino a metà perchè il primo, arrivando prima aveva preso la maggior parte delle noci, infatti il secondo era riuscito a prendere solo un sacchetto rosso e 4 noci dall’altro sacchetto…. insomma…

Provo gratitudine per questo maestro che ha voglia di spiegarci come fa, e perchè fa cosi e non colà, e come attraverso le immagini si puo’ veicolare anche il calcolo, e perchè le decine sono rosse e le centinaia blu, insomma il perchè delle cose.
Forse a molti genitori non importa il come, vanno dritti verso il cosa. Io apprezzo tanto questo genere di cose, amo la forma, sgrano gli occhi quando intendo qualcosa che mi è nuovo e che mi sa di veramente sensato.
Intanto lui ha perso il suo terzo dentino, e con i soldi che ha portato il topolino sotto il cuscino ha voluto comprarsi le gomme. E’ andato al supermercato da solo e ha comprato due pacchetti. Uno per se e uno per il fratello. Poi e’ tornato a casa e mi ha detto: “mamma, la signora del supermercato li ha accettati i miei soldi. Allora erano veri“.
Amo il suo senso di giustizia e la sua generosità, non ci ha messo neanche un attimo a capire che anche se suo fratello non era ancora pronto per perdere i denti avrebbe desiderato anche lui avere un pacchetto di gomme.
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