Nella bottega di un vecchio antiquario, giu a Carouge, nel quartiere italiano di Ginevra, ho conosciuto l’anziana moglie, che ha rubato un angoletto di negozio per mettere in vendita le sue lane. Gomitoli spaiati di una lana grezza, cartada a mano, 100% pura lana vergine, quella che punge un po’ e scalda come un termosifone portatile…
In questo periodo della vita mi sento più affine al ciabattino ottantenne sotto casa che parla l’italiano ormai troppo male per sentirsi a suo agio, o con la materassaia che usa la stoffa Saturno per rammendare, o con le mamme della scuola che si mettono a fare i gattini di lana da vendere al bazar di Natale (ogni gattino prende una giornata di lavoro e li venderemo a pochi spiccioli).
Sento che c’e’ qualcosa di piccolo e prezioso, invisibile agli occhi di molti ma non per questo meno degno di valore

E’ il dettaglio, il particolare, quello che rimane inascoltato quando i ritmi di vita si fanno grossolani.

A tratti vedo un senso profondo nel fare, nel creare, nel progettare e realizzare a mano oggetti con grande lavorio, dedicando tanto tempo e tante energie, tanta pazienza e tanta forza di volontà. A tratti sento l’incomprensione del mondo circostante, pronto a giudicare le scelte degli altri quando non sono quelle di tutti.
Si puo’ vivere con poco anche quando si ha molto. E non è una sfida, è solo una scelta.

Ritrovo nei disegni dei miei figli tutta quella gioia profonda, la sicurezza di essere protetti, amati, messi comunque al primo posto, anche se non è sempre la soluzione più comoda e facile per noi grandi. (Lorenzo Pedro ha disegnato un albero con le radici l’altro giorno, mi ha scaldato il cuore…).
Questo ritmo fatto di alternanza tra fuori (scuola, passeggiate nel bosco, giri in bicicletta tra i vigneti) e dentro, dove la casa è davvero uno spazio accogliente e grande, e il tavolo del disegno è sempre allestito, e il tempo per fare qualsiasi cosa è tanto, e la vita è generosa di merende, libri da sfogliare, bagni caldi da prendere…

E’ una dimensione che non conoscevo e che mi spaventa anche. Avevo cominciato a sperimentarla l’anno scorso con il part-time ed ora sempre più… E’ una condizione difficile anche, per la poca socialità e la tanta introspezione, per il piacere ma anche la paura di confrontarsi con se stessi, osservando solo le elementari priorità che il corpo ti propone, senza doversi o potersi far vedere, ma con l’intimo bisogno di bastare a se stessi, di far bastare ai bambini loro stessi.
Questo per me è trovarmi qui, ora.

Lascia un commento