Cohousing, co-abitare: dove e perchè fare questa scelta

Cosa significa co-abitare e cohousing

VIVERE IN APPARTAMENTO.COSA C’E’ CHE NON VA?

Viviamo a Roma trafficoin una piccola casa a Monte del Gallo, una piega inaspettata della città fatta di colline, alberi, la stazione di S. Pietro e il parco giochi. C’è anche una fattoria e un maneggio a 5 minuti da casa. La nostra casa ha due balconi dove i bambini giocano come se quei 3 metri quadri fossero un campo da calcio. Loro sono felici ma noi abbiamo la netta sensazione che potremmo vivere meglio. Sarà perchè viaggiamo molto e stiamo molto su internet e ci siamo accorti che ci sono molti modi diversi di vivere, cercando la qualità della vita, dell’aria e del tempo libero. Cercando una socialità diversa da quella del quartiere cittadino dove ci si esercita a sopravvivere nel modo meno scomodo e stressante….

Ma non c’e’ niente di meglio?

ECOVILLAGGI E CO-HOUSING. COSA SONO?

esempio di cohousingLa necessità di trovare nuove soluzioni abitative per famiglie mononucleari, single, anziani e per tutte le persone che rifiutano l’isolamento ha sortito la nascita del co-housing che si è sviluppato in molte parti del mondo. In Italia è qualcosa di cui si parla ancora poco.

L’ideale di riferimento è la piccola città dove tutti conoscono e si aiutano a vicenda, dove c’e’ solidarietà e sostegno reciproco e dove ogni persona può coltivare i suoi interessi e le sue passioni senza essere schiavo del lavoro, del pendolarismo, dello stress causato dagli orari stressanti di chi vive in una grande città.
Senza però gli svantaggi della piccola città ovvero avendo la possibilità di scegliersi i propri vicini di casa e di condividere con loro valori di base che rendono molto più solida e piacevole la convivenza.

Il co-housing nasce quasi contemporaneamente in America e in Danimarca alla fine degli anni 80. I primi progetti vedevano la presenza di alcune famiglie che decidevano di acquistare le loro case in una stessa zona, raggruppate intorno “ad una casa comune” che di solito includeva una cucina (per i pranzi e le cene comuni in occasione di feste) uno spazio giochi per i bambini, in cui le mamme si potevano incontrare di pomeriggio per passare del tempo insieme oppure a turno si potevano incaricare di occuparsi dei figli delle altre famiglie, uno spazio di lavoro come un’officina o un laboratorio per costruire oggetti d’uso per la comunità, uno spazio per gli ospiti, una zona lavanderia o altro. In alcune Comunità i partecipanti organizzano attività ludiche di gruppo come per esempio una competizione culinaria, un coro, una partita di calcio… e questo da la possibilità di mantenere e ravvivare la solidità di un gruppo che ha scelto di condividere parte della quotidianità perche da questa condivisione trae linfa vitale per il benessere di tutta la famiglia.
I bambini imparano a condividere i giochi, vivono momenti di socialità dove i più grandi si prendono cura dei più piccoli e dove si sperimenta che l’unione fa la forza fin da piccoli.
Gli adulti re-imparano a confrontarsi con gli altri, avere fiducia nel prossimo, delegare le cure dei figli, mettere insieme le forze per costruire qualcosa che da sola, ogni singola famiglia, non potrebbe certo fare.
Anche le differenze e le divergenze di opinioni servono a forgiare caratteri più miti, più capaci di ascoltare le ragioni dell’altro, più in grado di fronteggiare i conflitti e di risolverli con gli strumenti della negoziazione e del dialogo, piuttosto che con la collera e l’aggressività.
Si tratta di re-imparare a vivere in mezzo agli altri.

SE POTESSI…

sartoria imperfettaSe potessi (io posso scegliere, ma ancora non ne sono ben consapevole) vorrei abitare in paese senza macchine, senza porte chiuse a chiave, dove poter aprire la mia bottega, proprio come questa (grazie al sito di Rosa pomar dove ho preso questa foto. questa e’ una merceria di lisbona). gli abitanti del villaggio verrebbero nel mio negozio per comprare i vestiti da gioco per i loro bambini, abiti da gravidanza e allattamento e dentro alla bottega ci sarebbe uno scambio per scambio e baratto di tutta l’attrezzatura per l’infanzia (dai lettini agli scaldabiberon…). Ogni pomeriggio una mamma si prenderebbe un gruppetto di bimbi e se li porterebbe al parco. I bambini potrebbero giocare e arrampicarli sugli alberi tutto il giorno, senza essere obbligati a stare chiusi dentro degli asili con le luci al neon. un giorno alla settimana la bottega rimarrebbe chiusa e fare dei corsi di maglia a dito per ragazzini e ragazzine che hanno voglia di imparare a fare. Noi genitori potremmo anche costruire un parco giochi fatto come piace a noi, con casette di legno e torri per arrampicarsi, e il fornaio del paese quando chiude il negozio potrebbe lasciare il pane e i dolci invenduti in un cesto davanti all’ingresso del parco, per chi non ha potuto comprare da mangiare. sognare rimane uno dei miei hobby preferiti!!!

SE TI VUOI DOCUMENTARE

Su questo sito c’è un articolo su che cos’è il cohousing. un altro articolo ben scritto è questo: Co-Housing (italiano). Il più famoso sito sull’argomento in inglese e’ cohousing.org ma da breve è nato anche l’italiano cohousing.it . Da poco è nato anche vivi con stile un progetto firmato lega ambiente che aiuta le persone a trovare un loro stile di vita consapevole che tuteli il più possibile le risorse naturali. C’è anche un sito in cui si parla di eurotropia, un libro che raccoglie tutte le informazioni sui eco-villaggi nel mondo. pare sia molto interessante. se ne puo’ anche scaricare un estratto qui per darci un’occhiata.E’ interessante visitare anche il sito di gen (global ecovillage network – europe) ci sono molte informazioni sugli eventi mondiali che trattano di questi argomenti. Infine la lista degli ecovillaggi in europa.

NEL MONDO SI CHIAMA “INTENTIONAL LIVING”

>>Rural Village
questo è il progetto di una famiglia dell’indiana, usa. loro sono una coppia, hanno 27 e 28 anni e 5 figli. fanno i genitori come prima occupazione e il loro sogno e’ creare un villaggio che sia una agglomerato pre-urbano sia dal punto di vista estetico che organizzativo. Bellissimo!!!! >>Associazione ecovillaggi neozelandese un sito molto interessante perchè spiega bene cosa si intende per ecovillaggio.
>>Canadian cohousing network
i canadesi sono stati i primi insieme ai danesi a fare esperimenti di coabitazione (le comuni non c’entrano niente)

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Originariamente scritto il 02 maggio 2007

5 Commenti per questo post

  1. ambra ha scritto:

    In Irlanda, oltre mille nuove case poco ecologiche e tanto tanto costose stanno nascendo e crescendo iniziative eco-bio.
    Nonche’ lo stato promuove la politica ‘ONE’ dove viene spiegato il risparmio energetico. Questo mette a disposizione technici ed esperti che vengono a controllare la tua casa per dirti come risparmiare energia elettrica.
    A tipperary, e’ nato il primo eco villaggio, si chaima The Village
    Penso ci sia del materiale relativo a questo in envirorment ireland, comunque se interessa a qualcuno vedere cosa succede qui,
    Sustainable.ie

  2. Barbara Summa ha scritto:

    Qui in Olanda esistono i gruppi abitativi. In genere sono un prolungamento delle case dello studente, con grandi cucine in comune e camere e miniappartamenti singoli, a volte con servizi condivisi, a volte privati.

    I primi gruppi erano molto idealistico-ecologico-politicizzati, in genere cominiciavano come squat, poi il comune acquistava i fondi e li ristrutturava per affittarli agli occupanti originari.

    Adesso nel mio quartiere esistono anche le versioni lusso.

    Dietro l’angolo abitano dei nostri conoscenti con tre bambini e i nostri amici ci hanno abitato fino al momento in cui davvero avevano bisogno di una camera in più per il bambino.

    Si tratta di una serie di mini-appartamenti e monolocali, di dimensioni diverse, ognuno con la sua cucina e bagno. Si aprono su un corridoio che porta agli spazi comuni: un soggiorno-cucina enorme su due piani, con una grande terrazza. Sotto una stanza multifunzionale, che in un caso è stata affittata a uno degli inquilini per aprirci l’ufficio. Il tutto è situato su due piani, all’interno di un palazzone con altri appartamenti di formati diversi.

    Questa abitazione di gruppo ha sia un ingresso principale in comune con gli appartamenti singoli, sia un ingresso posteriore che dà sul giardino pubblico interno. Inoltre tutti i mini-appartamenti hanno un fondaco/ripostiglio separato dall’abitazione. Le singole porte di ingresso sono sempre aperte, ognuno si regola come vuol, ma l’idea è che i nuovi inquilini siano persone che già conoscono, o amici di amici, e che vengano accettati da tutti gli altri. In questo modo funziona tutto bene.

    Un’abitazione identica nella via accanto invece non ha questo meccanismo, le singole abitazioni vengono date in affitto direttamente dall’agenzia che gestisce il resto del palazzo. Così succede che se capitano insieme persone con idee diverse sul modo di abitare a volte sorgano conflitti. Due sorelle bulgare, ricercatrici universitarie, che conosco in quest’altra casa, sono completamente isolate dagli altri, che volevano arredare in modo lussuoso il soggiorno comune, mentre loro non avevano né i soldi, né l’interesse a partecipare a questo progetto.

    Insomma, a me sembra che l’elemento fondamentale per la riuscita del progetto siano i meccanismi interni di gestione quotidiana e scelta dei nuovi inquilini, e accordi chiari sulla pulizia e arredo delle parti in comune.

    Ma se ci fosse stato un modo di creare una cosa del genere con i miei amici e conoscenti che ho in questo quartiere, l’avrei fatto di corsa. Ma non è successo.

  3. Francesca ha scritto:

    Io ho avuto la fortuna di visitare un condominio solidale, in Lombardia (www.comunitaefamiglia.org).
    Praticamente si tratta di una comunità di famiglie, in cui ognuno ha la sua casa ma anche degli spazi in comune e dei momenti di condivisione.
    Lo stile di vita è sobrio. Tutti gli stipendi vengono messi insieme e ad ogni famiglia ogni mese viene dato un assegno in bianco, su cui può segnare la cifra che gli serve.
    Caratteristica di queste comunità è che di solito ogni famiglia accoglie persone in difficoltà (minori in affido, disabili, tossicodipendenti, ecc…) e il fatto di condividere quest’aspetto “sociale” li aiuta molto.
    Io ho visitato la comunità di Castellazzo, il posto dove vivono è meraviglioso (una cascina ristrutturata!) e il clima è davvero allegro…
    Mio marito non è molto dell’idea di vivere in questo modo, però sicuramente ci hanno dato molti spunti su come tornare ad un buon vicinato e ad uno stile di vita più sano…
    Ciao,
    Francesca

  4. Eliana ha scritto:

    co-abitare è un’esperienza che prima o poi sicuramente farò con la mia piccola famiglia. ho letto che alcune comuni tipo quella degli elfi danno la possibilità di unirisi a loro anche per periodi non illimitati, sono convinta che sia forse l’unico modo per tornare a vivere con lentezza e riuscire ad apprezzare, senza sentirsi chiamare matti, le piccole cose che la gente “comune” nemmeno vede…vivere in comune allarga sicuramente il cuore…

  5. Elia Roberti ha scritto:

    Salve, sono una ragazza di 34 anni; se mi sono imbattuta nel vostro sito è perchè anche io come molti di voi vorrei provare a cambiare la mia vita, o semplicemente(e non mi sembra poco) provare a migliorarla. Coabitare e quindi condividere sono le cose che più mi spingono a scrivervi questo messaggio poichè non ho molte informazioni a riguardo su come eventualmente poter fare–qualcuno di voi potrebbe aiutarmi?
    Vi ringrazio per la collaborazione e auguro a tutti un buon fine settimana.

    Saluti
    Elia

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