Imparare a scrivere - Vivere semplice

Imparare a scrivere

Nella prima parte di questo post abbiamo parlato di quali sono i presupposti che stanno alla base dell'approccio pedagogico e didattico nella scuola steineriana in particolare l'importanza del disegno di forme e del calcolo. Ma imparare a leggere e a scrivere è altrettanto importante. (chi cerca un  approfondimento fatto da una persona più competente ed esperta in materia di didattica antroposofica dovrebbe leggere qui, io sono solo una mamma non una maestra)

La scrittura

La scrittura è nata con l’esigenza di lasciare una traccia del suo pensiero che fino a poco tempo prima avveniva solo attraverso la tradizione orale, è quindi una questione prettamente umana, non risente degli echi trascendentali cui è sottoposto il disegno di forme (approfondimento). Secondo Rudolf Steiner le vocali hanno a che fare con il sentire (ovvero con i moti di simpatia e antipatia definite come forze archetipiche rispettivamente di unione e di separazione), mentre le consonanti conformano il vero significato della parola, gli danno una consistenza. Non è un caso che gli armonici  dei canti gregoriani, dei canti dei monaci tibetani siano tutti "vocalizzi".

Capisco che questo genere di affermazioni possano risultare alquanto "strane" se dette in poche righe e senza i necessari approfondimenti. Ma per questo vi rimando ad altre sedi più adeguate. Per ora vi basti sapere che ogni singolo elemento della scrittura è sviluppato in questa didattica tenendo in considerazione un fondamentale punto di partenza: nell'apprendere a scrivere il bambino ripercorre a tappe accelerate l'intero percorso evolutivo del genere umano. Si tratta di una affermazione che non è sostenuta solo da Steiner ma che è condivisa nel mondo della critica d'arte da esponenti come ad esempio Ernest Gombrich che sto rileggendo proprio in questi giorni. Nel modo elementare della rappresentazione e della tecnica artistica degli ezigi si possono rintracciare gli elementi del disegno infantile, e a sua volta ad un attento studio dell'evoluzione del disegno infantile si puo' associare questa considerazione: dallo scarabocchio incontrollato alla creazione delle prime forme il bambino ripercorre anche qui la storia dell'umanità, procedendo dal cerchio al quadrato al triangolo e cosi via… (leggi un'approfondimento di uno dei maggiori studiosi ed esperti in Italia di disegno infantile, il dottor Corrado Ricci)

Ma torniamo alla scrittura:  ogni lettera dell’alfabeto nella prima classe viene proposta artisticamente attraverso un racconto che deve evocare la lettera del giorno, che viene raccontato con modalità diverse per 3 giorni successivi. Si comincia dalle vocali e si procede con le consonanti. Le vocali vengono considerate le lettere più evocative, nella "A" vibra  il sentimento dello stupore ed è proprio questo sentimento che deve suscitare il maestro nel raccontare la storia che introduce ed illustra questa lettera. Ogni insegnante troverà il suo modo e la sua inspirazione per raccontare la storia che ritiene più pertinente.

In questo sta la differenza tra l’acquisire nozioni e la vera e propria conoscenza: il bambino ha bisogno di compenetrarsi di un’esperienza, di riviverla, di sognarla, di farla propria in un processo vitale tutto umano dove l’intelletto è ancora parzialmente dormiente o appena risvegliato e quindi ancora incapace di operare al suo meglio

Secondo questo approccio verrà data la possibilità ai bambini di ricordare la forma della A associandola a più contesti. Quello visivo, quello narrativo, quello immaginativo. In questa fase evolutiva il bambino possiede gia tutti gli strumenti della memorizzazione in modo esclusivamente razionale ma deve imparare a farli propri. D’altronde anche gli adulti hanno bisogno di depositare le conoscenze acquisite per farle proprie e riportarle in vita attraverso la memoria.
Se l’apprendimento ha lavorato anche nella sfera del sentire io posso ricordare con maggior facilità e soprattutto per sempre.

Il motivo per cui si tende a ricordare sempre meno è perché non si porta dentro di se ciò che si è imparato ovvero non è stato sviluppato l’elemento estetico della rappresentazione. La memoria ha bisogno di compenetrarsi di sentimenti, occorre aver chiaro in mente  cosa c’e dietro le parole che si usano per ricordare.
La ginnastica nasce nell’antica grecia proprio come intuizione di quanto appena detto: la parola si deve compenetrare di esperienza, di forma e di movimento, per vibrare davvero dentro di noi e avere senso.

A tale proposito è stato accennata la stretta relazione tra il sapere intellettualistico ed una sempre più precaria sfera volitiva: i bimbi di oggi hanno, mai come in questi anni, una spiccata predisposizione per l’apprendimento intellettualistico e dimostrano di avere una volontà sempre più debole. Una grande intelligenza a cui corrisponde spesso una stanchezza, una mancanza di forze di coraggio, entusiasmo, autocritica, collaborazione per compenetrare il sapere con il potere.

Solo in terza classe nella forma in movimento che è il corsivo si comincia a rintracciare la vera individualità dell’essere umano che fino ad ora era solo “la classe”: ogni bambino sviluppa la sua calligrafia, unica e individuale

Perché si usano quaderni senza righe?
Fare lo sforzo di scrivere su un foglio bianco senza righe significa esercitare la propria volontà per trovare l’armonia della pagina, esercitare il proprio occhio nella lateralità alto/basso per ritrovare la linea dritta, che non sale e non scende ma che, come per miracolo sta sospesa nell’aria in posizione orizzontale perfetta.
Un esercizio che allena l’attenzione, che mantiene fermo il pensiero, che obbliga gentilmente il bambino a tirar fuori dal suo essere le facoltà che possiede, le sue qualità, le sue capacità. Che da spazio, in ultima analisi, anche ai bambini con difficoltà di imparare a migliorare senza che i confini prestabiliti da altri possano indurli a non mettersi alla prova.

Le immagini di questo post sono del quaderno di Lorenzo Pedro che è in terza classe. I quaderni della prima sono sepolti chissà dove, sotto pile gigantesche di disegni e non so quando avro' il tempo di riesumarli per fotografarli.

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Originariamente scritto il 15 maggio 2011

7 Commenti per questo post

  1. sicampeggia ha scritto:

    Cara Sabrina un post interessantissimo che mi fa rimpiangere, ancora una volta, il fatto di vivere lontanissimo da una scuola steineriana.  Certo ci vuole molto coraggio per fare scelte pedagogiche come la vostra perché il genitore deve mettere in discussione tutto ciò che sull'insegnamento aveva conosciuto direttamente in base alla propria esperienza e questo in un contesto sociale in cui, secondo me, si da fin troppa importanza all'istruzione dei propri figli.  
    Grazie per l'opera di divulgazione che fai anzi approfitto per chiedere un consiglio proprio a te in quanto mamma e non maestra: Ho letto "come sviluppare tutti i talenti del bambino" trovandolo illuminante  http://sicampeggia.blogspot.com/search/label/assaggi%20di%20saggi mi chiedevo adesso come potrei approfondire i temi trattati in quel libro in particolare quelli della volontà e del gioco. Apprezzerei tanto se tu mi potessi consigliare qualche lettura in proposito. A presto ciao

  2. sabrina ha scritto:

    sulla volontà c’e’ un libro stupendo fortissimo che si intitola proprio “la sfida della volontà” di m. meyerkort aedel edizioni torino
    altrimenti “educare alla libertà” della fidadelfia editore http://www.filadelfiaeditore.it/catalogo.htm, che entra un po’ piu nel merito delle questioni dell’approcio di steiner, con un linguaggio facile divulgativo.
    grazie
    qui trovi altro http://www.vivere-semplice.org/?p=96

  3. ele ha scritto:

    un bellissimo post, forse ancor di più per chi, come me, non ha scelto una scuola steineriana, ma che ne apprezza molti principi e con le informazioni che dai tu può applicarne alcuni nell'educazione dei propri bimbi.
    Fondamentale il discorso sull'intelligenza da applicare alla volontà, alla curiosità e all'entusiasmo.
    Grazie sabri!
    ele

  4. sicampeggia ha scritto:

    Sabrina grazie davvero, c'è qualcosa, credo il modo di rapportarsi al bambino, che mi attrae molto nella pedagogia steineriana e avere qualcuno che mi aiuti ad orientarmi è davvero una fortuna. Penso di iniziare con il libro "fortissimo" perché in questo momento qualcosa di forte ci vuole proprio ma non escludo di approfondire ulteriormente. Grazie ancora e a presto.

  5. chiara ha scritto:

    Sono d'accordo sull'uso del foglio bianco senza righe o quadretti, ho sempre detestato i disegni e le cornicette che seguivano le forme geometriche ch si possono costruire sui quadretti.
    L'occhio si allena di più sulla pagina senza punti fermi, è costretto a trovre una proporzionalità.
    Accade lo stesso nell'insegnaento del disegno dal vero al liceo artistico, sai?

  6. lorena ha scritto:

    sono una mamma con una forte depressione addosso, non riesco a rapportarmi con la mia unica figlia di 21 mesi che non mi considera è troppo vivace per la mia fragile psicologia e preferisce i nonni a me. quando non c’è non mi manca sto iniziando a curarmi ma non è facile nel frattempo leggo il tuo sito e vorrei tanto trasformare tutto in semplicità; e pazienza. Lo

  7. Anna Cella ha scritto:

    Bello il post, chiaro, scrivo per Lorena: cara… credo sia importante che tu ti faccia seguire, brava dunque, chiedi consigli anche pratici su come rapportarti anche ai nonni, forse loro potrebbero sostenere la relazione con tua figlia ma non dimenticare che anche se tu ti senti inadeguata tua figlia aspetta solo che tu la consideri, la coccoli. Falle sentire fisicamente, animicamente che le sei accanto… con abbracci e sorrisi. Per lei sei insostituibile, ricordalo e cerca di volerti bene. Un'ultima cosa, costruisci insieme a lei una storia, nel senso pratico… comincia inventando un ambiente, magari visualizzatelo insieme con personaggi giocattolo o meglio fatti da voi (anche cartone e colori) descrivi con lei la casetta, il villaggio, caratterizza un pò la vita di queste persone… fantastiche però… Ad es. una fata che fa vestiti ai bambini del villaggio… e poi quando sei stanca lascia in sospeso la storia per continuarla a piccoli pezzi di volta in volta.
    Un abbraccio, ricorda che ognuno di noi è speciale! 

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