La settimana di una maestra - Vivere semplice

La settimana di una maestra

Il fato ha svolto a mio pro un ottimo lavoro: dato si è, il caso, che la novella maestra abbia dato forfait dopo due giorni.

Ed eccomi, al cospetto della classe, 13 bambini dai 3 ai 6 anni, per circa due settimane.

Dopo un terrificante giorno in cui si sono presi gioco di me, mi hatto fatto la linguaccia e urlato in faccia: “c’est pas comme ca que Michelle allume la bougie” ho pensato bene di chiamare Michelle, la maestra, e farmi spiegare per filo e per segno i rituali del saluto mattiniero, i rituali della merenda e tutto il resto. E ho capito una cosa fondamentale che mi ha anche svelato un arcano che da tempo coltivavo. Perchè i bambini delle scuole steiner stanno buoni, giocano da soli e soprattutto perchè le maestre non hanno bisogno di urlare. Il segreto (tra gli altri) sono le routine.

Non fraintendetemi, i bambini non sono autistici, semplicemente hanno le loro abitudini, che ripetute con cura e fedeltà creano una certa sicurezza, una prevedibilità  tranquillizzante.
Cambiagli le routine e danno di matto, almeno per un po’, almeno fino a quando non si accorgono che le nuove abitudini che porta una nuova maestra sono altrettanto meravigliose.

E c’e’ una forte relazione tra questo e il fatto che  moltissimi bambini di oggi siano agitati, iperattivi, incontenibili: perchè tendiamo a cambiargli le carte in tavola ogni giorno.
Nuova pappa (si annoierà di quella di ieri), nuovi vestiti (vorrai mica mettergli quella tutina), nuova babysitter, nuovi orari, nuovi libri da sfogliare, giochi, cartoni da vedere… e stasera si va in pizzeria, pazienza se piangi perchè muori dal sonno e ormai hai passato la tua ora di andare a dormire, si fa cosi perchè i grandi hanno diritto a….

Insomma ora vi racconto perfiloepersegno la routine della merenda in questa classe (ogni maestra poi ha la sua ovviamente), perchè è meravigliosa e vi da la misura di ciò con cui sono alle prese (prendetemi in giro se volete, io penso che tutto ciò sia superlativo):

ore 10: i bambini hanno giocato per circa un’ora e mezza e ora si comincia a rimettere in ordine per preparare la merenda.
1) suono la campanella e comincio a cantare una canzoncina che dice più o meno: “on arrange mantenaint, ce bientot l’heure du gouter…“(i bambini correggono spesso il mio francese). Di colpo come tante formichine cominciano a mettere a posto, c’e’ chi canta, c’e’ anche chi fa finta di niente e continua a giocare…

2) chiamo un bambino che è l’incaricato di riempire un catino d’acqua tiepida, metterci dentro delle goccine di lavanda e installare il catino su di un tavolino basso per lavarsi le mani. lui chiamerà a turno tutti i bambini che andranno a lavarsi le mani e si siederanno a tavola. altri passano una spugnetta sul tavolo, altri piegano le stoffe con cui hanno costruito le case ecc…

3) “c’est le temp du repos” dico cantando, e tutti i bambini ancora in piedi corrono a sedersi e cala il silenzio di tomba (beh, più o meno, ma ogni giorno di più)… canto qualcosa di inventato (perchè il repertorio in francese ancora mi manca) poi dico “le goutte d’or il sont en train d’arriver” e passo dietro ad i bambini porgendo ad uno ad uno qualche goccina di essenza di limone nelle manine, che loro si strofinano odorandone il profumo…

4) poi è il momento di pickuik: lo gnomo della merenda (uno gnomo di lana alto 10 centimetri, che ha il suo trono nel centro del tavolo) che avvicino al mio orecchio. mi dirà il nome di un bambino, sarà lui il fortunato a cui oggi parlerà. Allora do pickuik al bambino, lui lo avvicina al suo orecchio e lo gnomo parla al suo cuore.
E dice il nome di altri 4 bambini (scelti dal primo bambino a giudizio insindacabile) che saranno nell’ordine: a) chi accenderà la candela, b) i due servitori della merenda, c) lo sparecchiatore.

5) il bambino che accende la candela si avvicina con fare reale al pacchetto di fiammiferi e da inizio alle danze,  i due servitori vengono vestiti con un mantello giallo oro  e cominciano a portare piatti e bicchieri, e dopo aver detto la filastrocca della merenda e cantato il ringraziamento si può cominciare…

insomma, capite cosa intendo? non si tratta solo di avere 13 o 14 bambini seduti a tavola a mangiare, composti, ordinati e silenziosi, non si tratta solo di insegnar loro a mangiare con calma, senza strangolarsi e senza tirarsi le molliche di pane da un banco all’altro, si tratta di molto di più: fare della merenda qualcosa pregno di senso, un momento dove prendere fiato, sperimentare il servizio, sapere ascoltare, annusare e ringraziare, gli altri, noi stessi, il mondo, per quello che ogni giorno possiamo vivere.

Grazie Michelle (e dico grazie anche a Christine, la maestra di Roma, perchè mi ha insegnato a fare l’occhiolino con la buccia della mela, e la barchetta con la banana, preziosissimi intrattenimenti durante la merenda)

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Originariamente scritto il 12 gennaio 2009

9 Commenti per questo post

  1. simo ha scritto:

    Bello!!! Come si fa l’occhiolino con la buccia della mela e la barchetta???

  2. fede ha scritto:

    ma funzionano anche per le mamme o solo per le maestre 🙂 ??? voglio dire: con lo stesso metodo si può fargli accettare e ricordare le “regole” di casa, tipo riporre la giacca e le scarpe, lavarsi le mani, stare a tavola INSIEME.. etc etc?

  3. Heidi ha scritto:

    Sono d’accordo con te, i rituali fanno bene ai bambini e anche a noi!
    E allora buon insegnamento e buon apprendimento!

  4. estrellazul ha scritto:

    che tepore si raccoglie dalle tue descrizioni, quel senso di raccoglimento che sento quando entro in una scuola waldorf; ultimamente sto facendo campagna fra le mie amiche peruviane e italiane qui in perú,per mandare i piccoli in uno dei kinder Waldorf di Lima (si vorrebbe mandarli tutti insieme al kinder), e sto mostrando loro questo video : http://educandoenfamilia.blogspot.com/2008/11/video-el-kinder-con-waldorf.html
    lo so che avevamo detto che bisogna parlare quando si ha giá un’esperienza perché sennó é facile distruggerti, ma io non voglio convincerle, io sono giá convinta e la mia é una proposta, dici che funzionerá ?

  5. Chiara ha scritto:

    Che bellezza…
    Ho letto il tuo racconto tutto d’un fiato.. come se fosse una favola… ed è una favola.. ma una favola vera! Sei molto fortunata ad avere avuto un’occasione così speciale, ed altrettanto lo sono i tuoi tredici bambini! 🙂 Ti auguro di vivere ancora giorni così meravigliosamente speciali!

  6. Christina ha scritto:

    anche io quando ho fatto l’inserimento di alessandro ho vissuto queste cose ed è li che mi sono innammorata della scuola Waldorf.
    sono stata quasi un mese seduta sulla seggiola ad osservare ed ho visto tanta grazia, tanta dolcezza, tanta armonia. ho visto Daniela (la maestra che tu conosci) non perdere mai la pazienza, essere tranquilla, dolce e rassicurante in qualsiasi momento ma anche dolcemente ferma negli inevitabili momenti di screzio trai bambini.
    li dentro i bambini non urlano mai e non lo fanno per coercizione, semplicemente imparano a non farlo perchè da bravi imitatori, imitano la loro maestra che….non grida mai.
    tante sarebbero le cose da raccontare e tu lo hai fatto benissimo. quindi io mi fermo qui.

    buona sorte Sab

  7. daniela ha scritto:

    io sono una maestra.l’altro giorno la mia collega mi chiedeva perchè i nostri bambini sono così rumorosi e non stanno bravi…proverò a parlare con lei delle tue riflessioni che trovo molto interessanti.

  8. monica ha scritto:

    grazie per questo racconto, mi ha fatto pensare…monica

  9. estrellazul ha scritto:

    ciao sabri, ti ho dedicato un post, quando hai tempo mi vieni a trovare e mi dici che ne pensi ?
    besos

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