L'uncinetto e la meditazione - Vivere semplice

L’uncinetto e la meditazione

Ci sono dei momenti nella vita in cui ….
no, non ridete, è vero. Ci sono dei momenti in cui ci si accorge che una cose che non ti aveva minimamente interessato e che anzi consideravi frustrante e banale, anzi un po’ bacchettona comincia a semprarti la cosa più hippy e trend del mondo… insomma, si cambia no?

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Il mio primo lavoro all’uncinetto ha visto i natali in un caldo pomeriggio di far-nulla, alla casa di campagna, insieme a degli amici. La lana era di ottima qualità (proveniva direttamente dall’Argentina), l’unicinetto ce l’avevo per caso nella borsa dei lavori (mi serve quando perdo qualche punto nei lavori a maglia, per recuperarli diciamo…) il tempo non era tiranno e la voglia era sempre a disposizione. Ecco qui gli ingredienti. Il tempo e la volontà sono comunque i più importanti, per il resto ci si arrangia sempre.
La mia amica Sol mi ha insegnato a fare una corona, una specie di nastrino che serve ai bambini per fissarsi in testa i teli e giocare a fare lo sceicco, o il peduino, a scelta… oppure naturalmente la principessa o la fatina ecc… eccc…..

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Ma quello di cui voglio parlare non è il prodotto finito (per quanto di grande soddisfazione). Voglio riflettere sul senso di pace, sullo stato meditativo, sulla consapevolezza della calma interiore, sull’assenza del tempo che il fare con le mani procura. Ho gia parlato in altri luoghi della manualità.

Perchè non è facile staccare la spina. La mia maestra di yoga dice che siamo come tanti scaldabagno, sempre accesi. E anche quando decidiamo di concederci del tempo per riposarci non siamo capaci di farlo, veniamo sopraffati dalla fretta, dall’impazienza. Perchè lo stato di calma non si ottiene da un istante all’altro, non basta schiacciare un pulsante… Occorre imparare a distanziarci da quello che più ci impedisce di rilassarci: i nostri pensieri. Se provassi a catalogare tutte le tipologie di pensieri che formano quella specie di flusso informe di dati sarebbe cosi:
informazioni,
ragionamenti,
ripensamenti,
appuntamenti,
numeri di pin,
numeri di telefono,
date,
scadenze,
ricette,
progetti,
cose da fare oggi,
cose da fare ieri iniziate e non finite,
cose finite ma da rifare perchè sono venute male,
cose da fare domani ma le faccio oggi cosi mi porto avanti,
piante da innaffiare,
rubinetti da riparare,
bollette da pagare,
lavatrici da stendere,
macchie ostinate da levare,
cene da preparare,
amici da invitare,
foto da stampare perchè altrimenti non lo faro’ mai,
portafogli da non dimenticare,
cellulari da ricaricare,
telefonate,
spesa,
bambini da andare a prendere a scuola,
senza contare il lavoro….

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Allora un buon escamotage per fare spazio nel cervello (per poter vedere anche un po’ di spazio nel cuore) è tenerlo impegnato (il cervello) con qualcosa che non sia un pensiero. Ecco che il fare con le mani assume un significato nuovo. E funziona. Mentre inganniamo il lato razionale di noi con un grattacapo come l’intreccia-streccia-passasotto-escifuori- dell’uncinetto ci stiamo segretamente garantendo uno spazio di pace, di calma, di silenzio, ma soprattutto uno spazio-tempo in cui non ci viene in mente di fare nient’altro, in cui presumibilmente siamo seduti e finalmente possiamo fermarci.
Altrimenti quello che alcuni di noi chiamano il mentale continuerà ad ingannarci, inventandosi stupidaggini tipo “devo assolutamente chiamare tizio” oppure “se non esco a comprare il latte dopo sarà troppo tardi“. E perchè il nostro io razionale si comporta cosi? Non sarebbe anche lui ben felice di farsi una pausa caffe?
No, per niente.

Il mentale è come la televisione: appena fai lo sforzo di spegnerlo ti accorgi che non ti serve. Ora, certo che scherzo! E’ ovvio che il lato razionale ci serve, ma non è cosi vero che ci serve sempre. Anzi è un errore pensarlo. C’è un’ampia gamma di attività quotidiane che beneficerebbero moltissimo dell’assenza del raziocinio. Per esempio tutta la sfera dei sentimenti. Pensa solo per un attimo a come saremmo persone migliore se lasciassimo che i nostri sentimenti si esprimessero senza che intervenga l’opportunità, il calcolo e il ragionamento. Scopriremmo di essere molto più buoni di quanto pensiamo. Molto più generosi, molto più disponibili. Scopriremmo di avere molto più tempo.

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Anche la nostra volontà ne traerebbe giovamento. A volte desideriamo qualcosa solo perchè ce lo ha detto qualcuno, in realtà quello che vogliamo veramente è qualcosa di diverso. Il nostro cuore non trova più la strada per parlarci direttamente, perchè c’è sempre il cervello a fagocitare la discussione, e visto che il cervello ha strumenti che il cuore non ha, finisce per vincere lui. Il cervello ha tutta la didattica dalla sua, la retorica, è strategico, calcolatore e possiede anche gran proprietà di linguaggio. Sa convincerci insomma. Il cuore parla con la poesia, non è credibile, si appella a dati poco verificabili… chi può credere ad uno come lui?

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Anche la nostra volontà ne traerebbe giovamento. A volte desideriamo qualcosa solo perchè ce lo ha detto qualcuno, in realtà quello che vogliamo veramente è qualcosa di diverso. Il nostro cuore non trova più la strada per parlarci direttamente, perchè c’è sempre il cervello a fagocitare la discussione, e visto che il cervello ha strumenti che il cuore non ha, finisce per vincere lui. Il cervello ha tutta la didattica dalla sua, la retorica, è strategico, calcolatore e possiede anche gran proprietà di linguaggio. Sa convincerci insomma. Il cuore parla con un linguaggio poetico poco credibile, chi crederebbe a uno come lui…

Ecco perchè è cosi difficile staccare la spina, siamo al punto in cui per farlo occorre ingannarsi da se. C’e’ chi ci prende gusto. Io sto cominciando ad imparare.

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Originariamente scritto il 07 maggio 2008

7 Commenti per questo post

  1. cecilia ha scritto:

    Sabri,
    hai mai provato a parlare con delle amiche mentre si è tutte impegnate in qualcosa di manuale, tipo una fa la maglia, una l’uncinetto una ricama ecc ecc….ti assicuro che è una scoperta, bisognerebbe organizzare degli uncinetto afternoon con chiacchiere e lavori…
    baci
    ceci

  2. Uva ha scritto:

    Ciao, Sabrina. non mi sono mai presentata, ma vengo sempre qui a leggerti :).
    ti volevo avvisare che ho appena scritto un post nel mio blog in cui ti cito e ti linko. mi sembrava corretto avvisarti
    ciao!

  3. admin ha scritto:

    >>>>>>>>>>>>>>>>>
    per Cecilia
    >>>>>>>>>>>>>>>>
    Si anche io ho fatto questa piacevole scoperta: i discorsi fatti mentre si lavora con le mani sono più distesi, piu lenti, piu approfonditi.
    sono discorsi più rivolti alla riflessione collettiva che non all’affermazione di una propria opinione.
    e anche i bambini si accorgono che la qualità della tua presenza e’ diversa.

    Per esempio quando avevo i bambini piccoli pretendevo di mettermi accanto a loro a leggere un libro, ma loro si innervosivano, smettevano di giocare e mi salivano addosso cercando di darmi fastidio, anche strappandomi le pagine…. insommme non capivo cosa c’era che non funzionava infondo io ero li con loro ma sembrava sempre che non bastasse.
    Quando ho cominciato a ricamare hanno smesso di fare cosi e hanno cominciato a giocare accanto a me. quasi come se intuissero che l’atto di leggere mi portava interiormente lontana da loro, impegnava una parte di me che loro volevano tenere per se. cosa che con il fare con le mani non capita.
    Riesci ad essere presente anche se le tue mani fanno altro… e’ stata una scoperta bellissima e molto utile
    grazie per avermici fatto pensare

  4. cecilia ha scritto:

    grazie a te!! io questa scoperta l’ho fatta nel “periodo monastico”: c’era solo un momento della giornata in cui si poteva comunicare per il resto vigeva tutto il giorno il silenzio grave (non si parla affatto e quando ci si saluta ci si limita al proverbiale sia lodato G.C.), i momenti in cui si parlava erano definiti di “ricreazione”, un pò come a scuola, si stava tutte sedute insieme a lavorare manualmente su ricami o uncinetto e la conversazione fluiva lieta e distesa…si comunicava veramente con tutta semplicità…sono gli unici momenti di quella vita di cui ho nostalgia. Loro facevano in realtà un discorso simile al tuo e trovo molto vero: se le mani sono impegnate non c’è spazio per pensieri intellettualistici ma quello che dici sgorga direttamente dal cuore con semplicità. Simile esperienza col gruppo di mamme che facevano la bambola due anni fa…persone che al cancello o in giardino neanche si calcolano con un ago in mano e una bella stoffina diventano assorellate e felici…
    Poi quello che dici rispetto alla lettura con bambini presenti è VERISSIMO, esperienza quotidiana!!!
    ciao

  5. simo ha scritto:

    sabri non sai che è successo, mi si è cancellato tutto il blog! quello che vedi sù, è un altro indirizzo del nuovo, simile a quello di prima. Che disfatta!!!!!!!!

  6. renata ha scritto:

    E' verissimo! Io quest'inverno ho passato momenti di vera depressione e un po' ne sono venuta fuori. Quello che mi ha aiutato a resistere è stato il lavoro ad uncinetto e a punto croce.Anzi, con il punto croce, dovendo anche seguire uno schema, mi riusciva meglio distaccarmi dai pensieri "cattivi".
    E si entra davvero in uno stato meditativo e rilassante che persino le tensioni del corpo se ne vanno.

  7. Lyuu ha scritto:

    Io sono il contrario del tipo di persona frenetica qui descritta ovvero sono fin troppo rilassata, persa nella fantasia, devo fare sforzi sovrumani per scuotermi dai sogni e fare qualunque cosa tipo cucinare o vestirmi ecc
    Ho sempre amato lavorare a maglia, cucire e uncinettare perché da piccola amavo fare vestiti alle mie bambole ma da qualche anno sono approdata ad un ulteriore livello di nullafacenza da record perché io assecondo la mia pigrizia xD
    Ho letto un libro bellissimo, una culla in fondo al mare, nel quale la protagonista ha perso il padre pescatore in mare e piena di rancore intreccia col filo e le alghe e rametti dei cerchi magici che poi butta in mare come fatture contro di lui. Allora ho pensato perché non provare a creare un simile oggetto all’uncinetto? Perché uncinettare è un vero piacere rilassante per cui non è necessario creare qualcosa di sensato ma si può fare anche senza forma e senza scopo. E così l’ho fatto e l’ho trovato piacevole anche se poi mi sono fermata perché tendo a lasciare sempre tutto a metà!
    Baci cara, anch’io appartengo alla categoria delle persone semplici. 🙂

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