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Equinozio d’autunno: la separazione è legge di vita

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Equinozio d’autunno: la separazione è legge di vita


Scritto il 21 settembre 2012

Il sole attraversa ogni anno i quattro punti cardinali chiamati equinozi e solstizi. Si chiama ciclo dell’anno ed ha un influsso straordinario sugli uomini di cui si è negli anni persa memoria.
Tanto che anche la religione cristiana ne ha fatto in parte tesoro inserendo man mano nel calendario di celebrazioni religiose i 2 solstizi e i 2 equinozi facendole coincidere con le quattro feste dette cardinali: Natale, Pasqua, S. Giovanni e San Michele.

In origine si tratta di feste istituite dagli iniziati per ricordare agli uomini che in quelle date il sole immette nell’universo delle forze particolarmente potenti, forze che gli uomini, se coscienti, hanno la possibilità di utilizzare per la loro evoluzione.

Nei giorni intorno al 21 settembre ci troviamo a vivere l’equinozio di autunno. Nella natura avviene una vera e propria avviene selezione: i frutti cadono dagli alberi (la vendemmia), alcuni abbandonano i loro involucri e vengono separati dai semi (che verrano presto ripiantati per dare vita al nuovo corso dell’anno contadino). Il tema centrale di questo momento è la separazione

Anche a livello più sottile possiamo vivere questa possibilità per imparare a separare quello che conta davvero da tutti i dettagli, il futile dal necessario, il nocivo dal salutare, ecc..

Ma il bene e il male spesso sono cosi strettamente uniti che è quasi impossibile metterli a parte a meno che non avvenga una vera e propria lacerazione, proprio come quando un bimbo deve nascere prima del tempo o un frutto deve essere colto immaturo.

Ecco, questo è quel momento. Il momento di cogliere dei frutti maturi e di stare in osservazione e in attesa di quelli che verranno. Il cosiddetto emiciclo autunnale (quello di San Michele) che procede dalla morte a nuova nascita è quello della contemplazione.

Voglio godermi questo momento, esserne consapevole e poterlo condividere con coloro a cui risuona dentro: felice di potermi mettere in cammino verso un nuovo corso dell’anno (il prossimo, quello estivo di Raffaele) che dalla vita porterà alla morte, ovvero proiettandoci in avanti, in fuori, ci ricondurrà fin dove siamo ora.

E un altro anno sarà passato.

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