L'infanzia sonno della ragione - Vivere semplice

L’infanzia sonno della ragione

Forse mi ripeto e vi tedio tutti quanti. Ma permettetevi di portarvi tutta la mia gioia e il mio entusiasmo: ho letto l'Emilio, di Rousseau.

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E cito a caso, perchè in ogni pagina c'e' una perla di saggezza: "Voi conoscete, dite voi, il valore del tempo e non ne volete perdere. Ma non vedete che se ne perde ben di più ad usarlo male che a non usarlo, perchè un fanciullo mal istruito è più lontano dalla saggezza di colui che non è stato istruito affatto? Vi allarmate vedendolo consumare i suoi primi anni a non fa niente. Come! non è niente esser felice? non è niente saltare, giocare, correre tutta la giornata? In tutta la sua vita non sarà mai cosi occupato. …Che direste di un uomo che, per mettere tutta la vita a profitto, non volesse mai dormire? Direste certo: quest'uomo è insensato, egli non gode del suo tempo anzi se lo accorcia, pensate dunque che qui è la stessa cosa, e che l'infanzia è il sonno della ragione. L'apparente facilità di imparare è la causa della perdita dei fanciulli. Non ci si accorge che questa facilità stessa è la prova che essi non imparano niente. I loro cervelli lisci e tersi riflettono come uno specchio gli oggetti che loro si presentano, ma non vi resta niente, niente vi penetra. Il bambino ritiene le parole, le idee si riflettono; quelli che lo ascoltano le intendono, lui solo non le intende affatto.

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Sebbene la memoria e il ragionamento siano due facoltà essenzialmente diverse, tuttavia l'una non si sviluppa veramente che insieme all'altra. Prima dell'età della ragione il bambino non riceve delle idee, ma delle immagini; fra le une e le altre c'è questa differenza, che le immagini non sono che dei quadri staccati degli oggetti sensibili, mentre le idee sono nozioni deli oggetti, determinate per mezzo di rapporti…" Russeau come Rudolf Steiner, e come Sri Aurobindo quando parla di educazione: quello che mi colpisce è la semplicità con cui tutti esprimono lo stesso pensiero. Le prime facoltà che l'essere umano sviluppa e perfeziona sono i sensi (leggi a tal proposito sull'educazione sensoriale e sulla stimolazione precoce della memoria). E sono quelli che occorre coltivare, affinare, perchè è attraverso di loro che "sentiamo"la vita. Ma cosa hanno da sentire i bambini di oggi? Un mondo giusto, umano e benefico? La presenza di adulti virtuosi, stimabili che si prendono cura, che lavorano su se stessi per rendersi degni di essere imitati, che sanno donare? Abbiamo paura che i nostri figli sentano che non siamo nè benevoli nè disinteressati (nei confronti del mondo), troppo indaffarati a dare di noi la giusta immagine, l'intendimento che più ci conviene. Sicuri di poter comprare tutto, anche la loro attenzione.

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Questo è il motivo per cui insegnamo tutto ai bambini tranne che "sentire". Con tutti i guai che abbiamo ci manca ancora un moccioso chiaroveggente alle calcagna… che ci dice quello che sentiamo anche se non vogliamo saperlo e ce lo dice con il linguaggio simbolico che non capiamo, che ci fa incazzare. Ce lo dice come puo' (questo è un altro motivo per cui abbiamo smesso di raccontare le fiabe, nutrimenti della simbologia, ma questo è un'altra storia) Molto meglio sgridare, correggere, rimproverare, lusingare, minacciare, promettere, istruire, fare appello alla ragione. Si sente anche in giro dire "sii ragionevole" ad un bambino, per fargli approvare ciò che gli dispiace. "Giacchè mettere di mezzo sempre la ragione nelle cose sgradevoli, significa soltanto rendela tediosa e screditarla assai per tempo in uno spirito che non è ancora in grado di internderla". E' difficile da spiegare, ma vi giuro, è una cosa veramente semplice. Sintonizzatevi su di loro, ogni loro mossa, ogni loro parola è li per ricordarvelo.

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Originariamente scritto il 19 novembre 2008

6 Commenti per questo post

  1. ele ha scritto:

    grazie per il tuo bellissimo blog, sempre ricco di spunti e idee e grazie per i gattini, mi metto al lavoro!
    volevo anche chiederti comme vanno i tuoi bimbi con il francese, perché, sai, stiamo pensando di trasferirci a Berlino e inizialmente avevo pensato di iscrivere mia figlia, seconda elementare, a una scuola italo-tedesca, perché l’impatto fosse meno..violento. Ma adesso penso al mio vecchio amore, la scuola steineriana, che qui non sono riuscita a farle fare. Però lì nessuno parlerà italiano, e così, per farmi un po’ rassicurare!, ti chiedo se ti va di raccontarmi come se la stanno cavando i tuoi bimbi, anche se dalle foto non dovrebbe esserci bisogno di chiederlo!!
    grazie e un abbraccio,
    elena

  2. Enikő ha scritto:

    Hai assolutamente ragione, non si fa altro che “sgridare, correggere, rimproverare, lusingare, minacciare, promettere, istruire”, e anch’io, con tutta la buona volotà, ogni tanto ci casco. Ma ne sono cosciente, lavoro molto su me stessa e miei figli lo apprezzano, ne sono certa.

    Che bello vedere i tuoi bambini così impegnati a giocare! 🙂

    Non leggo Rousseau dai tempi del liceo. M’hai fatto venire voglia di rileggere Emile.

    Buona giornata.
    (i gattini non procedono – non sono ancora riuscita a procurarmi dei ferri piccoli, con quelli che ho non va bene)

  3. chiara ha scritto:

    Con i miei bimbi adotto il sistema, cosa sentirei io al loro posto, che stato d’animo avrei intendo, e riesco, in buona sostanza, ad essere loro vicino così.
    Ma sei sicura che non sia lecito sgridare, per esempio:
    “Non mordere tuo fratello!”
    “NO! Le scarpe le metti è dicembre e piove non sei in spiaggia!”
    “Non sciacquarti le mani nel bicchiere di babbo!”
    Ne avrei molte altre , ma mi fermo qui…

  4. sabrina ha scritto:

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    PER ELE:
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    certo, il tedesco non è intuitivo come il francese per noi italiani e poi dipende anche molto da che tipo e’ tua figlia. pero’ posso dirti che loro si stanno trovando benissimo. e’ stato duro il primo mese, anzi la prima settimana e’ andata benissimo e le successive 3 sono state difficili perchè eravamo qui soli senza il papà quindi anche io ero molto stanca… ma tutti mi dicevano: abbi fiducia cominceranno a capire presto. sono passati quasi 3 mesi e ora mio figlio di 6 anni sa intrattenere una conversazione. e’ incredibile ma è cosi. ti consiglio di andare a berlino, visitare la scuola, parlare con il maestro che adesso è in prima, annusare il terreno, questo puo’ aiutarti molto a decidere, io ho fatto cosi. in bocca al lupo.
    e tu lo parli il tedesco? se la risposta e’ si non avrei dubbi.

  5. sabrina ha scritto:

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    PER CHIARA
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    Sgridare è umano, non sto dicendo che non sia lecito. quello che sto dicendo è che verbalizziamo troppo, diamo troppe spiegazioni, dovremmo parlare meno e agire di più. Se morde suo fratello vai li, lo stacchi e lo metti a fare altro. E poi vai dal fratello morso e ti prendi cura di lui, in silenzio, senza commenti. Deve capire (ma non glielo spiegare a parole) che se lui morde le tue attenzioni vanno al fratello “vittima”. I carnefici ci rimettono sempre. Lui lo sa benissimo che non deve morderlo, credi che ripeterglielo 700 volte serva? Ma c’e’ un motivo per cui lo morde. E sta a te fare la caccia al tesoro. Quando hai capito il motivo lui smette. E’ qui che c’e’ da divertirsi.
    Comunque lo so, è dura quando mordono, potremmo stare qui tutta la sera a parlarne. Grazie per aver scritto.

  6. anna ha scritto:

    Sabrina più leggo il tuo blog e più penso a quanto vorrei averti nel gruppo mamme del cohousing…saresti stata preziosa per tutte noi… baci

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