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I bambini pensano grande

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I bambini pensano grande


Scritto il 04 luglio 2018

Quando uscì I bambini pensano grande Ed. Sellerio il titolo mi piacque moltissimo, lo trovavo affine ai libri di pedagogia che leggevo. L’autore riconosceva ai bambini la loro dignità, era attento a non giudicarli, autenticamente curioso ed entusiasta di stare con loro.

Lo apprezzai moltissimo, le sue idee mi erano molto affini e lo invidiai, anche, perchè io ero solo una mamma mentre lui era un maestro della scuola pubblica. Cosa avrei potuto fare io per contribuire ad una società dove genitori ed insegnanti potessero lavorare insieme per il bene dei bambini?

I bambini pensano grande - Lonrezoni

Un maestro dell’ascolto

Quando andai ad ascoltarlo al Festival della Mente ero già diventata una sua fan (il suo intervento è riascoltabile qui). Parlava di silenzio, di curiosità e di ascoltare i bambini ancora prima di pretendere di insegnare loro qualcosa perchè l’obiettivo ultimo dell’insegnamento, come della genitorialità (aggiungo io) non è insegnare ma è raccogliere i frutti preziosi della relazione, crescere insieme e alla fine imparare moltissimo, sia i bambini che i grandi, senza sforzo e senza costrizioni. 

Non c’è un solo modo per imparare

In questi anni ho parlato spesso di quanto conoscere la pedagogia steineriana mi abbia illuminato: ci sono tanti modi diversi per imparare  e i miei figli ed io abbiamo avuto l’occasione di  imparare a pensare,  scoprire il teorema di Pitagora con la geometria sacra delle forme oppure studiare storia a partire dalle fiabe passando per l’antico testamento e la mitologia nordica.

Credo sia stata una delle esperienze più belle della mia vita, mi ha dato coraggio, mi ha fatto scoprire la bellezza degli errori e la forma della conoscenza. Ma negli anni ho scoperto che la bellezza non si trova solo li per fortuna, ma in molti altri luoghi, in molte scuole sgarrupate, in molte persone apparentemente anonime e poi, in fondo, piene di tesori da regalare ai loro studenti.

Anche alla scuola pubblica si può fare

Quello di cui parla Lorenzoni mi risuona come qualcosa di vero e di bello e non è detto che alla scuola pubblica non si possa fare, anzi lui ne dà un esempio illuminante.

Lorenzoni dice, citando Panikkar, che fino a quando chi parla non ha incarnato personalmente in se stesso quello che dice le parole non hanno forza. E’ lo stesso Lorenzoni che già nelle prime pagine del libro cita Janusz Korczak, molto amato anche nelle scuole Steiner. Il buon senso e la sensibilità umana non sono figli di un metodo, sono di tutti e per tutti.

Fare didattica con Raffaello

A partire dal dipinto di Raffaello (La scuola di Atene) l’autore intraprende e governa una corrispondenza tra i suoi 16 alunni di quinta elmentare e i 16 filosofi greci che popolano il quadro: da Eraclito con le sembianze di Michelangelo che appoggia il gomito su un grande blocco a Euclide, con i tratti del Bramante, che disegna a terra. Un’opera d’arte che racchiude al suo interno cosi tanti enigmi e segreti da appassionare chiunque gli si accosti con la voglia di fare una caccia al tesoro.

La scuola di Atene Raffaello

Provo gratitudine per un’insegnante come lui, che non ha paura di fare domande a cui non ha già la risposta pronta, che non nasconde le asperità del suo carattere e anzi le mette in gioco per provare a disfarle catarticamente all’interno di uno spettacolo teatrale, che non si tira indietro quando le cose si fanno difficili e faticose e lui si ritrova all’alba a sostare sui testi classici per approfondire i temi che in classe suscitano altre domande.

La fiducia nell’era delle fake news

Insegnanti come lui e tutti gli insegnanti in generale meritano la nostra fiducia di genitori, meritano che teniamo fede al patto scuola-famiglia e non ci sottraiamo alle nostre responsabilità di comunità educante, dove il cerchio intorno al bambino deve stringersi per non farli sentire soli.
Dialoghiamo se non siamo d’accordo, certo, ma è cosi importante riporre fiducia, mostrare le proprie vulnerabilità e accettare quelle degli altri. Anche se dovessimo sbagliarci avremmo comunque fatto un dono ai nostri figli, avremmo mostrato che degli altri è necessario fidarsi.

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vivere semplice - scegliere la scuola steineriana

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Perchè il nostro terzo figlio non va alla scuola steineriana


Scritto il 26 gennaio 2014

vivere semplice - scegliere la scuola steineriana

Parlo sempre del mio primogenito, perchè con lui faccio qualsiasi cosa per la prima volta, parlo meno del mio secondo, che mi stupisce per come scrive e descrive il mondo e i suoi stati d’animo, del terzo figlio parlo pochissimo. Perchè?

Intanto è un terzo maschio e i maschi, diciamolo, sono prevedibili. Inoltre fortunatamente è molto in gamba e non mi dà pensieri. Vorrebbe fare i graffiti a 4 anni e se potesse andrebbe a scuola da solo.

Emilio è gia al secondo anno di scuola materna e ancora non vi ho detto perchè abbiamo scelto di non mandarlo alla scuola steineriana.

Ma visto che tutti me lo chiedono ho pensato che forse interessa anche a voi. E che può essere un elemento in più da valutare per coloro che tra queste righe cercano un motivo per scegliere la scuola steineriana.

vivere semplice - scegliere la scuola steineriana

Siamo dei fan di questa pedagogia, si sa. Siamo anche dei fan della nostra scuola steineriana. E ora che ci bazzichiamo attivamente da 8 anni abbiamo qualche elemento in più per dire cosa ne pensiamo.

Prima di tutto devo dire che senza questa scuola la nostra famiglia non sarebbe quello che è, i nostri figli neanche e la nostra vita sarebbe più ordinaria, affondata nelle banalità della quotidianità. Credo che Vivere Semplice non esisterebbe neanche.

Dare valore alla quotidianità

Scoprire questa pedagogia ci ha permesso di dare valore a tante cose che di solito non vengono considerate:

vivere semplice - scegliere la scuola steineriana

A questa scuola possiamo solo dire grazie. Un grazie enorme. Ogni giorno abbiamo un motivo per credere che i nostri sforzi, economici e logistici, siano ricompensati e che le nostre intuizioni di genitori curiosi andassero nella giusta direzione. Cercavamo un modo di vivere e un’educazione per i nostri figli più umana e sensata e l’abbiamo trovata.

Allora perchè non continuare su questa strada?

Emilio è nato in una famiglia dove questo processo è già avvenuto. Grazie a questa scuola ci siamo tutti trasformati cosi tanto che ormai quello che davvero conta c’è gia e lui vivendo con noi può beneficiarne. C’è attenzione, gratitudine per tutto quello che arriva, c’è la volontà di osservare senza giudicare, c’è accettazione delle differenze, voglia di stupirsi e di meravigliarsi per ogni piccolo processo in corso. C’è una gioia smisurata, un piacere nel vivere ogni singolo momento, difficoltà comprese.

Quello che ci perdiamo

Emilio non avrà l’onore di avere una pagella in forma di poesia, non studierà storia in quel meraviglioso modo, ma potrò sempre insegnargli a lavorare a maglia e a fare la tessitura a casa, aiutarlo ad imparare le tabelline con la geometria sacra, e soprattutto lasciarlo giocare senza giochi strutturati cercando di portare a casa il meglio di quello che tutti noi abbiamo imparato.

Non so perchè ma sento che possiamo farcela.

Siamo cambiati cosi tanto che ora amiamo tutto del mondo che circonda questo bambino: la scuola pubblica con la maestra che racconta la storia dell’Omino di Niente, il maestro di educazione fisica che gli fa fare le capriole in una stanzetta che chiamano palestra e il maestro di canto che gli insegna la canzone sui dinosauri facendogli battere i piedini.

Emilio vive felicemente la sua ordinaria esperienza nella scuola pubblica e io mi ritrovo a volte a difendere le maestre dall’invadenza di certi genitori che vorrebbero che i bambini facessero più attività o da altri che sanno solo lamentarsi e non vedono tanta buona volontà.

vivere semplice - scegliere la scuola steineriana

Quelli che hanno bisogno della scuola steineriana siamo noi genitori!

Noi avevamo bisogno di capire come e dove si trovavano i valori da passare ai nostri figli, cosa scegliere per loro, come proteggerli da maestri che fanno il proprio orario di lavoro senza amore, senza stima e considerazione per i piccoli.

Certo è sicuro che siamo capitati bene alla pubblica e che le maestre di Emilio sono persone bellissime, ma non posso dirvi con certezza che non lo fossero anche le maestre della scuola pubblica di Lorenzo Pedro da cui fuggimmo.

Semplicemente noi non eravamo pronti per assumerci la responsabilità di proteggere, consolare, aiutare e sostenere i nostri figli. Per questo avevamo bisogno di una scuola che ci aiutasse in questo.

E la scuola steineriana è tutto questo. Anche se fuori c’è molto altro che vale la pena di apprezzare e ora è tempo di conoscerlo.

vivere semplice - scegliere la scuola steineriana

Vivere semplice, il libro

Da tutte queste esperienze e riflessioni è nato un libro, si chiama Vivere Semplice, proprio come questo blog, e racconta di intuizioni e fallimenti e del perchè, alla fine, non smetto ancora oggi di essere grata alla scuola steineriana.

Vivere Semplice il libro di Sabrina D'Orsi

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