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Suoni e rumori: ascoltare per capire il mondo


Scritto il 05 dicembre 2014

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Per capire il mondo abbiamo bisogno di chiavi inedite. Abbiamo bisogno di fermarci e ascoltare quello che c’è. Perchè ascoltare ci aiuta a immaginare come fare le solite cose in modo diverso, come apprezzare la nostra quotidianità. Ho visto (e ascoltato) con i bambini uno spettacolo di cui vi devo assolutamente parlare: gli Stomp.

7 artisti come le 7 note della scala musicale. Sono ballerini e percussionisti gli artisti di Stomp, che con l’uso spregiudicato di bidoni della spazzatura, carrelli del supermercato, lavandini e scope mettono in scena uno spettacolo esilarante dove il ritmo e i rumori urbani impongono sulla scena un dato di fatto: per fare spettacolo non ci vogliono grandi mezzi ma solo idee semplici e per questo potenti.

E con il ritmo veloce e sincopato di battiti di mani e percussioni rimediate in modo creativo (avete mai fatto un ritmo con un sacchetto di carta? ascoltare è un’attività formidabile da fare con i bambini) gli Stomp sparpagliano emergia, positività ed entusiasmo contagioso per tutta la saa coinvolgendo il pubblico e rendendolo protagonista del ritmo.

Uno spettacolo eccellente e stupefacente che consiglio a tutte le famiglie con bambini dalla primaria in su, di una espressività fuori dal comune, che usa il codice del linguaggio muto e non verbale perchè la comunicazione che ha alla base la musica e i gesti è universale.

Inventare una nuova espressività è possibile, e questo è un mix perfetto tra danza, teatro e virtuosismi ritmici che lasciano lo spettatore carico d’ispirazione. Tutto è possibile anche fare musica con una scopa. Ci crederesti?

Se non ci credi lascia fare ai bambini. Quante volte gli abbiamo detto di non fare rumore pensando che il rumore è inutile?
Uscendo dal teatro Brancaccio dove sono in scena gli Stomp i bambini mi hanno ringraziato mille volte. Per averli portati a teatro senza dire nulla, neanche una parola. Date un’occhiata a quello che si trova in rete:

fotocredits immagine in alto: Lunchbox Theatrical Productions

 

 

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Da dove viene la capacità di commuoverci

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Da dove viene la capacità di commuoverci


Scritto il 12 novembre 2012

Violenta scossa al cervello e ai visceri, stato dell'animo perturbato: ecco quello che trovi se cerchi la parola commozione sul vocabolario etimologico. Chissà perchè si usa la stessa espressione per indicare una lacrimuccia che sgorga dagli occhi quando vediamo un film melenso e lo stato in cui il nostro cervello cade quando prende una bella botta. Ci sarà un motivo – mi sono detta.

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Sicuramente l'espressione commuoverci ci evoca un senso di muoverci con qualcosa  e in effetti l'etimologia ci parla di uno stato di cambiamento dovuto al turbamento, alla sopraffazione che ci procura una passione o uno stato d'animo. Diciamo allora che si manifesta un evento emotivo che per qualche ragione ci smuove. Siamo nel movimento dell'anima.

L'anima è movimento allo stato puro in effetti (dal greco anemos=vento). Essa si muove nel tempo (indietro con i ricordi, avanti con i progetti per il futuro) e nello spazio (l'anima corre sul filo delle nostre quotidiane email e percorre chilometri e chilometri mettendo in connessione persone anche lontanissime).

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Il movimento è una qualità tipicamente umana. Dai primi giorni di vita fino all'età adulta l'organizzazione motoria dell'essere umano si specializza e si raffina sempre di più.  Fate caso ad un bellissimo particolare: nel primo anno di vita il movimento volontario si sviluppa partendo dal capo fino a piedi. Il bambino acquisisce padronanza dei movimenti del proprio corpo nel seguente ordine:

  1. Prima gira gli occhi,
  2. poi muove il capo,
  3. poi comincia a lanciare in aria le sue braccine e a scoprire le mani,
  4. poi esercitando i muscoli della schiena scopre il modo per girarsi e solo alla fine del primo anno di vita sa ergersi in piedi e arriva a prendere il controllo delle membra inferiori.

Da quel traguardo in poi il controllo motorio sarà più fine e interno: imparando a gestire gli organi collocati nel torace (laringe, faringe) comincerà a parlare e con la possibilità di esercitare gli organi collocati nella testa acquisirà gli strumenti del pensiero.

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Ma cos'è davvero il movimento e quando si puo' parlare di movimento: devono esserci due poli (una partenza e un arrivo) e deve esserci un centro, che oscilla tra i due poli. Il sistema muscolare è il centro del nostro movimento, ci muoviamo perchè i nostri muscoli oscillano per polarità tra contrazione e rilassamento.
Si potrebbe dire che i due poli opposti entro cui si muove il muscolo sono l'ipercinesi del sangue, campione di dinamismo, e il sistema osseo, esperto in fissità, quiete e durezza. Ma se ci limitiamo a parlare di muscoli e ossa siamo nel movimento tout court, per aggiungere intenzionalità al nostro movimento occorre chiamare in causa il sistema nervoso, che intesse ogni millimetro del sistema muscolare.
Ma non volevo dilungarmi in questo. 

Volevo parlare del fatto che con il senso del movimento l'uomo sperimenta nella sua corporeità una specie di eco astrale, vive in se il movimento dei pianeti, l'armonia delle sfere, le relazioni tra i corpi celesti. Le relazioni tra le note musicali per esempio sono state scoperte da Pitagora perchè egli ha preso i rapporti tra gli astri e li ha rappresentati su uno strumento chiamato monocorde, ovvero una corda tirata su una struttura in legno.

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Se proviamo a guardare l'uomo da un punto di vista meno terreno e più celeste e osserviamo le qualità cosmiche del movimento e non prettamente quelle meccaniche scopriamo che ci sono parecchie relazioni tra il movimento e la commozione e che il movimento educato correttamente nei primi anni di vita diventa nell'adulto la capacità di orientarsi nella vita. Che cosa sono la flessibilità, la capacità di adattamento e la tanto di moda modernità liquida, se non un corretto relazionarsi con il movimento che è intorno a noi?

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Esiste un rapporto preciso tra il sano sviluppo dell'organismo motorio e la capacità di ascolto, di riflessione, la pazienza…. forse non siamo abituati a considerarlo, ma sarebbe bene che cominciassimo a farlo perchè questo ci aiuterebbe a capire molte cose sui di noi, sui nostri figli e in generale sulle relazioni tra il movimento e il benessere delle persone.
Un senso del movimento ben sviluppato (e avremo modo di approfondire questo tema parlando in pratica di cosa e come fare per prestare attenzione a questo che senso, ma per ora leggi dell'educazione sensoriale su vivere semplice) porta a sperimentare la commozione, l'empatia, nel senso che rende la nostra coscienza plastica.  Questa attitudine si muove in direzione esattamente contraria al bullismo, al cinismo e alla passività, ecco perchè la consideriamo un valore.

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Non vogliamo coltivare il buonismo o la fede incondizionata, vogliamo saper esaltare le caratteristiche che ci rendono più umani,  morali, civili. Qualità per nulla ovvie, ai nostri tempi.

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Scoprire la montagna

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Scoprire la montagna


Scritto il 02 settembre 2012

Ala di Stura è un paesino di montagna famoso per le sue meridiane e gli affreschi. Si trova in una valle abbastanza sconosciuta vicino a Torino. La valle di Lanzo. Pian del Tetto è una frazione di poche case in pietra sopra Ala ed è li che abbiamo la fortuna di avere a nostra disposizione una casetta tutta per noi. Quando ero studentessa ci passavo intere settimane per preparare gli esami, uscendo in macchina solo per andare a fare la spesa e tornando in città solo per portare a casa un bel voto. Poi per anni non ci sono più andata. 

scoprire la montagna con i bambini

Da quando abbiamo i bambini ogni anno d'estate transitiamo di li per qualche giorno, senza grandi entusiasmi da parte mia. Ma quest'anno è successo qualcosa: ho smesso di usare la macchina, ho alzato gli occhi in contemplazione della natura, ho imbracciato gli scarponi e ho cominciato a camminare anche io, come mi hanno insegnato i miei figli e il mio compagno camminatore ed entusiasta della montagna. 

ala di stura

Ho scoperto sentieri e i rifugi d'alta montagna, come il Rifugio Gastaldi, dove mangiare un piatto di polenta bollente dopo 4 ore di cammino estenuanti, andare a comprare il latte e i formaggi di capra alla fattoria Cà du Roc, dove Cinzia insegna ai bambini a mungere le capre,  partendo di casa a piedi e attraversando per ore il sentiero balcone basso proprio come si faceva quando le macchine non c'erano ancora. Ho ritrovato un vecchio amico di quando ero ragazza, che ora è il professore di filosofia del vicino paese, antroposofo e vegano, che mi ha introdotto ai segreti della cucina senza uova e latticini, e con cui chiacchierare anche in salita è un grande privilegio e ho goduto finalmente del mio tempo, senza scadenze e senza progetti.

ala di stura

I bambini liberi in un paese senza pericoli, dove le strade sono mulattiere e nella piazzetta del paese c'è una fantastica fontana che regala acqua purissima è stato liberatorio anche per loro e quando il vicino di casa è venuto a falciare il prato davanti a casa Lorenzo Pedro non ha perso tempo e si è messo a dare una mano, senza una parola, come un vecchio contadino che sa quando parlare, quando guardare e quando fare.

E' stato emozionante.

ala di stura

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I sensi e l’educazione sensoriale


Scritto il 29 maggio 2007

Si parla molto di come e quanto stimolare i bambini per una sana crescita e lo sviluppo delle sue capacità cognitive, ma nel mondo digitale, di plastica e sterilizzato in cui viviamo la sana educazione dei sensi è ancora più importante che in passato. Parlo proprio di tatto, gusto, olfatto, della base della percezione umana, che viene quasi data per scontata.

Nella saggezza popolare l’espressione  avere buon gusto vuol dire qualcosa che con il gusto apparentemente non c’entra niente…. in realtà c’entra molto di più di quanto possiate immaginare, perchè sono proprio i 5 sensi gli elementi da cui partire per una sana educazione.

(CHI SI ACCINGE A LEGGERE QUESTO ARTICOLO SENZA AVER MAI SENTITO PARLARE DELLA PEDAGOGIA DI RUDOLF STEINER DOVREBBE PRIMA AVER LETTO I PRESUPPOSTI SU CUI CI BASIAMO. PUO’ FARLO BREVEMENTE QUI.)

Ma i sensi non erano 5?

Per Rudolf Steiner i sensi sono 12, suddivisi in 3 categorie. I quattro sensi inferiori, ovvero i sensi legati alla corporeità che sono: tatto, vita, movimento, l’equilibrio I quattro sensi intermedi, ovvero i sensi che governano gli aspetti legati all’anima: olfatto, gusto, vista, calore I quattro sensi superiori, detti anche sensi sociali, rivolti alla connessione dell’uomo alla sfera spirituale: udito, parola, persiero, senso dell’io.

Il senso del tatto

Il tatto è la sfera della percezione che mette in contatto i confini del nostro corpo con il mondo della materia. Ci fa sentire il nostro corpo per mezzo dell’avvicinarsi dei confini della nostra superficie corporea ad altri oggetti e per questo motivo viene erroneamente considerato il senso che ci permette di tastare gli oggetti circostanti. Il senso del tatto è pienamente formato a sette settimane di gestazione, quando il feto è lungo due centimetri. Ed è solo con la nascita (attraverso il passaggio del corpicino del bambino nel canale del parto in caso di parto naturale) che sperimentiamo tutta la nostra superficie corporea. L’esperienza della futura autonomia si coltiva con la cura del corpo nei primi anni di vita.

Attraverso il tatto sperimentiamo la differenza tra la distanzatatto e la vicinanza ovvero la polarità tra:

1. cura (che cosa se non la vicinanza alla madre è di sollievo per il bambino?) 2. abbandono (distanza o allontanamento dalla madre/fonte di sostentamento)

Infatti un bambino che ha ricevuto una sana educazione del senso del tatto, nel senso che è stato curato, ha potuto godere di un periodo prolungato accanto alla madre, è stato portato (vedi il continuum) nel corso dei suoi primi anni di vita svilupperà una grande sicurezza di sè.

Non a caso si usa dire anche “sostenere” un bambino nelle sue prime difficoltà, oppure si usano molte espressioni che hanno a che fare con la metafora del tatto, come per esempio dire “ci tengo” per intendere dare importantza a qualcosa o qualcuno. Parallelamente alla fiducia in sè, promossa da una corretta educazione al tatto nella prima infanzia, se viene curato anche l’aspetto dell’allontanamento, della distanza, dell’abbandono, si aiuta il bambino a svilupparetatto la fiducia nel mondo e nell’esistente. Una sana educazione all’addormentamento per esempio, dove la madre aiuta il bambino ad abbandonasi al sonno senza la paura di perdere il contatto con il mondo è importante per aiutare il bambino ad affidarsi alle sue capacità, a combattere da solo l’ansia che gli procura quel temporaneneo scollamento dalla realtà che è il dormire.

Il senso della vita

Se il senso del tatto mette in relazione il mondo esterno con i confini del nostro corpo, il senso della vita riguarda tutta l’esperienza corporea, si potrebbe dire il suo volume. Tutte le funzioni vitali del corpo umano sono affondate in una incoscienza di cui non abbiamo percezione ma quando qualcosa non funziona cominciamo a percepire sintomi che ci procurano un certo malessere. Si accende una spia, un dolore, un’allerta. Questa è una manifestazione del senso della vita a livello conscio, ovvero una modo per avvertirci che qualcosa all’interno del nostro corpo non funziona. Infatti il senso della vita riguarda il rapporto tra la nostra percezione e le funzioni vitali: la fame, la stanchezza sono indicatori dei nostri bisogni primari.

Se abbiamo una percezione cosciente delle funzioni dei nostri organi interni ci troviamo nella condizione in cui si esplicitano malattie quali tutte le malattie psicosomatiche o le psicosi in cui si manifesta chiaramente come il mondo esteriore del malato sia un capovolgimento del suo mondo interiore. L’ipocondriaco per esempio è una persona il cui senso della vita è stato lacerato, perchè in qualche modo le forze vitali degli organi interni sono state sottratte per essere impiegate in altro (per esempio nella precoce stimolazione della razionalità, vedi approfondimento ).

Attraverso il senso della vita percepiamo l’andamento alternato della nostra condizione di benessere e malessere che in una fase più avanzata della vita si trasforma in simpatia/antipatia ovvero in possibilità di accettare cose, persone, situazioni o al contrario di provarne repulsione. (c’è da precisare che Rudolf Steiner ha una visione olistica dell’organismo umano e quindi vede ogni singolo organo interno come collegato ad una capacità o possibilità dell’uomo stesso e in ogni organo si ritrovano i processi psichici. per esempio la pelle connessa al sistema nervoso, il sistema biliare connesso alla volontà, il fegato connesso al movimento (quindi per esempio le artrosi e tutti i fenomeno di ossa anchilosate sono disfunzioni del fegato, ecc… ma per rendere più chiaro questo sorprendente punto di vista occorrerebbe approfondire molto questo discorso e non è questa la sede). Il senso della vita accuratamente educato, dove il bambino viene lasciato vivere in un ambiente adatto a lui, dove la sua coscienza non viene continuamente richiamata e ridestata con domande e istigazioni alla scelta, al giudizio e all’uso delle facoltà razionali non ancora mature, contribuisce a sviluppare nell’adulto una sensibilità d’animo, una ricerca di armonia e un senso per la giudizia. Il senso della vita viene sviluppato attraverso un corretto ritmo di vita, un equilibrato rapporto tra vita attiva e vita contemplativa. Una corretta educazione del bambino agli aspetti che riguardano il senso della vita prepara i sensi superiori del bambino tra cui il senso del pensiero, governato dalla polarità verità/menzogna, presupposto per coltivare qualità come la gioia per il vero e il disprezzo per la menzogna. Il senso del pensiero è anche parte di quella capacità del bambino diventato ormai un giovane adulto di trasformare una materia di studio in cui si cimenta in vera a propria “facoltà” del pensiero (gia proprio come le come le facoltà universitarie), dove hanno origine i talenti dell’uomo.

I 12 sensi secondo Rudolf Steiner

Sensi di base (0-7 anni)

Tatto
Vita
Movimento
Equilibrio

Sensi mediani (7-14 anni)

Olfatto
Gusto
Vista
Calore

Sensi superiori (14-21 anni)

Udito
Linguaggio
Pensiero
Io dell’altro

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