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La_storia_infinita

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La storia infinita e il potere salvifico della fantasia anche nella vita


Scritto il 03 novembre 2013

Siamo in sesta classe, prima media. Continuiamo a percorrere la strada della scuola steineriana che è organizzata in un ciclo completo di otto anni dalla prima elementare alla terza media.  Ci siamo chiesti se fosse il caso di interrompere questo ciclo, perchè la retta pesa sulla famiglia e in alcuni momenti si fa pressante la sensazione che i bambini debbano avere sempre più competenze, a scapito della qualità delle cose.

geometria classe sesta - courtesty of alabama waldorf school

Ma questa pedagogia è una scuola di vita per tutta la famiglia, che impreziosisce e rende speciale ogni giorno di scuola ed è foriera di scoperte fondamentali per la nostra vita animica. Vera e propria resistenza etica contro il nulla che circonda noi e i nostri figli.

Si avvicina il momento di rientrare nei ranghi della scuola pubblica, tra poco più di due anni. Ma ci penseremo al liceo, ci siamo detti. E se non sarà facile pazienza, ne è comunque valsa la pena. I bambini avranno le valigie piene di verità, del gusto dell’apprendere, del piacere di sperimentare. Speriamo che quell’eredità gli basti per un po’.

Ormai ci è chiaro che nella scuola steineriana si impara in modo diverso e forse non si impara nulla di quello che la società di oggi richiede, ma tanto meglio! Faremo scorpacciate di ricerche su internet quando saremo più grandi, c’è sempre tempo per avvizzirsi davanti ad uno schermo.

Ne ho avuto un ulteriore conferma proprio in questi giorni, addentrandomi nella lettura de La storia infinita.

La_storia_infinita

Mi chiedevo perchè la maestra, durante l’epoca di geometria che dura circa 3 settimane, avesse scelto come lettura da proporre ai ragazzi prima Momo e poi La storia infinita, due romanzi dello stesso autore: Michael Ende. Beh, io non avevo mai letto il libro, impegnata come sono nella lettura di saggistica e manualistica sul social networking e sono grata che sia arrivato il momento per immergermi in un mondo dove la fantasia è creatrice, salvifica,  soluzione di ogni problema e difficoltà.

Perchè è proprio questo il messaggio che ci sta passando la scuola steineriana: prima di tutto occorre imparare a vedere qualcosa attraverso le maglie del racconto, goderla e apprezzarla. Poi potremmo passare ad analizzarla, scomporla, segmentarla e infine saremo in grado di ricostruirla. La conoscenza è qualcosa che deve passare attraverso l’esperienza.

E pensare che io ho sempre altezzosamente detto che non ero interessata alle storie di fantasia, preferendo solo biografie e saggi, perchè almeno imparo qualcosa! Che stolta.

La differenza tra il sapere e la conoscenza

A cosa serve saper fare la descrizione di una mela se non ci si è mai fermati a mangiarne una? A chi giova essere abili nell’analisi grammaticale o logica o del periodo di un testo se non si è mai patito, sudato e passato una notte insonne sopra un testo che ci ha fatto piangere, ridere e soffrire?

Lorenzo Pedro si nasconde in casa per leggere, non vuole essere disturbato mentre è immerso nelle sue 400 pagine e aspetta devotamente di aver finito il libro perchè vedere il film ora gli rovinerebbe la festa. Io lo invidio!

Ora scusate ma torno ad immergermi ne La storia infinita, che più lo leggo e più capisco perchè Michael Ende era un cultore di Steiner e dell’antroposofia. E più capisco anche perchè questa lettura mi è arrivata proprio nel fine settimana dei morti.

fatto con recitethis.com/

fatto con recitethis.com

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imparare a pensare sabrina d'orsi tutti i diritti riservati

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Impara a pensare! Non fidarti solo di quello che ti insegnano


Scritto il 23 agosto 2013

imparare a pensare sabrina d'orsi tutti i diritti riservati

Ciò che è vero deve essere sperimentato. Non si puo' solo crederci. Ma se dall’Antichità al Rinascimento, da Pitagora a Keplero, aritmetica, geometria, musica e astronomia hanno indagato il numero, lo spazio, il suono e il movimento dei corpi celesti una ragione ci sarà o no?. 
Queste quattro discipline venivano già pensate e insegnate da Platone come un insieme unitario, che fondeva lo studio degli oggetti matematici con l’aspirazione filosofica al vero, al bello e al bene. 

quadrivium

Ed è proprio questo di cui mi piace parlare: il vero, il bello e il bene. Che sono i tre pilastri della pedagogia di Rudolf Steiner (della sua apparentemente strampalata importanza al disegno di forme) e che sono i tre motivi principali per:

1. Non  mentire a noi stessi e agli altri  (la verità è più vispa, più scandalosa, più folle e più invidiabile di ogni banale menzogna).

2. Non abbrutirsi per esempio davanti alla tv (ho detto per esempio), perchè c'è davvero di meglio da fare nella vita e non è detto che debba essere fatto perchè è più bello ma perchè ci piace di più. (Ma noi lo sappiamo ancora quello che ci piace di più?)

3. Non rassegnarsi a pensare che se fai bene o se fai male è uguale. Non è cosi. Ognuno di noi dovrebbe fare il meglio che puo'.
Il bene è un circolo virtuoso, porta lieto fine, soddisfazione, fa quadrare il cerchio, riunisce ciò che era diviso, risale all'unità attraverso una progressiva semplificazione. Il meglio è semplicemente il meglio. Tutti sappiamo riconoscerlo.  

Di male in peggio si entra  in un circolo vizioso, che alimenta astio, guerra, delusione ed altro astio. 

La parola chiave è meglio. (l'hai letto il post su "fai il tuo meglio?")
Allora vi chiederete cosa c'entra il meglio con questo libro? C'entra che mentre lo leggevo mi sono chiesta:

se un bambino a scuola chiede alla maestra: perchè ci sono 60 secondi in un minuto e 360 gradi in un angolo? la maestra saprà spiegargli Il perchè? Questo libro si.

se un bambino arriva dalla maestra e chiede: "perchè lo zero si scrive come una O?" la maestra che avrà letto questo lirbo si avvicinerà  piano alla sua classe e con voce misteriosa comincerà a raccontare questa storia:

 

 

 

 

C'era una volta un indiano che si sedeva tutti i giorni in spiaggia per contare. Usava un ciottolo per fare i suoi conti sulla sabbia e quando aveva finito di contare riponeva il suo ciottolo sulla sabbia. Un giorno, arrivò nel posto in cui si sedeva tutti i giorni e prese il ciottolo tra le mani. Si accorse che togliendo il ciottolo dal suo posto e lasciando quindi il vuoto, il niente,  c'era una forma circolare al suo posto. Una traccia visibile a forma di O di qualcosa che non c'era più. Era nato lo zero.

Non vi piacerebbe che i vostri bambini imparassero i numeri cosi? Riflettendo sulla loro vita, su come i numeri sono tutti dentro di noi, nella nostra vita, nelle nostra membra. Le nostre dita ci parliamo del dieci, il nostro stesso io ci parla dell'unità, che è la più preziosa. Da essa si dipana tutta la matematica. Non è il risultato che conta, sono gli addendi, le individualità, noi.

Questo libro vi piacerà. Anche le illustrazioni sono fantastiche. E non vi incazzate con le maestre dei vostri figli, spesso devono seguire dei programmi ministeriali più freddi di un cadavere, magari questo libro regalateglielo senza dire una parola. Chissà che non riscaldi un po' il cuore…

 

Quadrivium
numero, geometria, musica, astronomia
Sironi editore
Prezzo di copertina: 21 euro

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