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cura attenzione ascolto valgono anche non solo in famiglia ma anche in classe. è importante trovare strategie per insegnare usando il gioco, giocare con la grammatica, fare gare d'ortografia e d'italiano

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Giocare con la grammatica e imparare l’italiano


Scritto il 19 novembre 2020

La grammatica italiana è difficile? Vero. Ma ripetere le stesse cose mille volte non serve a niente. Anzi, gli alunni si annoiano e si demotivano. Bisogna pensare a nuove strategie in classe, perchè i ragazzi possano trovare il loro modo di imparare.

cura attenzione ascolto valgono anche non solo in famiglia ma anche in classe. è importante trovare strategie per insegnare usando il gioco, giocare con la grammatica, fare gare d'ortografia e d'italiano

Saper scrivere correttamente e senza errori grammaticali è un bel traguardo e qui raccolgo una serie di risorse che ho trovato online e che uso con i miei studenti che seguo nel tutoraggio per bambini con disturbi dell’apprendimento.

Alcuni di loro con forte dislessia hanno bisogno di risorse visive, del gaming learning ovvero di approcci non tradizionali all’apprendimento, come il gioco e la sfida, altrimenti la frustrazione procurata dalle loro difficoltà rischia di mandare a monte tutto il gusto di imparare.

Comunque lo stesso discorso vale per tutti, infatti la didattica inclusiva fa bene a tutti e aiuta anche chi non ha difficoltà specifiche ad imparare con più gioia e motivazione.

A proposito conoscete Kahoot? E’ una risorsa innovativa per ripassare divertendosi e sfidando i compagni.

dubbi grammaticali e ortografia ecco una lista di risorse online utili per bambini e ragazzi con disturbi dell'apprendimento e non solo

Flessibilità si, pregiudizi no

Ci piacerebbe di più insegnare la grammatica e la calligrafia vecchio stile, con pennino e inchiostro. Però i bambini non imparano tutti nello stesso modo. Alcuni di loro con la penna stilografica si sporcano le mani e si demotivano. In quel caso è inutile insistere.

E la stessa cosa vale per la lettura. Se i ragazzi hanno difficoltà a leggere perchè non consigliar loro un audiolibro da scaricare gratuitamente? Qui una lista meravigliosa dei libri più importanti della letteratura per non privarsi del gusto della lettura anche se non si è lettori forti.

Materiali online utili e accessibili

Dubbi grammaticali

Grammatica animata

Test: conosci l’italiano? Qualche trabocchetto per metterci alla prova

Gare di grammatica, storia, geografia e anche tabelline!!

Esercizi online di italiano

Esercizi di recupero (con autocorrezioni) zonaitaliano.deascuola.it

Esercizio sulla punteggiatura Rossanaweb di Scuola e Dintorni

Giacomo Leopardi

Una fantastica lista di video di grammatica per la scuola media (progetto flipped classroom)

Per bambini: gioco di ortografia

Liveworksheets.com (italiano)

imparare-la-grammatica-giocando

Indovinelli sulle metafore

Scrivere alla scuola primaria 

Grammatica alla scuola primaria

Ripasso di grammatica

Test di grammatica (per esercitarsi con l’uso del congiuntivo)

Esercizi di grammatica online

Inventa una parola che contenga…

Metadidattica: racconti

Esercitati ad usare i connettivi 

Quando non usare il congiuntivo

Consecutio temporum

Congiuntivo o indicativo? Spiegazione semplice di uno degli argomenti più ostici della grammatica (scuolissima.com)

Testisemplificati.com Materiale didattico gratuito per docenti.Testi semplificati di storia e geografia per alunni stranieri o con difficoltà linguistiche o apprendimento.

Mappe di morfologia e grammatica (ma anche storia, geografia e scienze di secondaria I grado)

I promessi sposi: le mappe di tutti i capitoli

Mappe sulla sintassi (Paradiso delle mappe)

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scuola di barbiana- don milani - la scuola steineriana è una scuola elitaria

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La scuola non può essere elitaria


Scritto il 10 settembre 2020

Quando misi piede per la prima volta nel giardino di una scuola steineriana la prima cosa che udii fu un ragazzino che litigava con un altro usando espressioni affatto volgari, niente di sporco e ingiurioso. Pensai: cavolo, anche per dirsene quattro hanno imparato ad usare un modo elegante!

Mantenere le promesse

Negli anni ho coltivato il pensiero che la scuola steineriana fosse un’opportunità d’oro e che  fosse un ambiente democratico e accessibile a tutti (c’erano sconti sulle rette per chi ne faceva richiesta) dove veniva usato un metodo non convenzionale. Oggi invece penso che alcune delle promesse fatte non sia state mantenute, in primis tra tutte l’accessibilità.

Sono passati molti anni, la passione per la pedagogia non è scemata e osservando il mondo dal lato della scuola pubblica che frequentano ormai tutti i miei figli,  il mio punto di vista è cambiato e si è forse estremizzato leggendo Lettera a una professoressa, sull’esperienza della scuola di Barbiana.

scuola di barbiana- don milani

La scuola non può essere elitaria

Chi manda i figli alla scuola steineriana deve poterselo davvero permetterselo. Ci hanno detto che i bambini si stancavano e che bisognava portarli a casa alle 14.30 e possibilmente farli stare a casa o in natura. Niente sport e niente tv fino alle medie.
Mi riferisco ovviamente alla mia esperienza personale di genitore e non posso generalizzare.

E’ chiaro che siamo ad un punto estremo di distrazione in cui i bambini già dalla materna fanno 100 sport e nel resto del tempo stanno incollati agli schermi. Ma ora mi è ancora più chiaro che il sano equilibrio tra il fare (dare stimoli) e il lasciarli fare (togliere stimoli) è ancora più sano e sensato di un regime nel quale gli insegnanti vogliono governare tutto il ritmo della famiglia, spingendosi a dare consigli precisi su ciò che i bambini dovrebbero e non devono fare.

La scuola deve essere a tempo pieno

A chi giova la scuola a tempo ridotto? Ai ricchi e a chi ha stimoli culturali e opportunità. Per gli altri il tempo libero sono troppe ore di solitudine e silenzio che rendono i ragazzi sempre più timidi e preda dei persuasori occulti (pubblicità, social, spazzatura mediatica).

La scuola bisogna parlare

Sapersi esprimere ad alta voce, capire cosa dice l’altro, non importano le sue idee basta che sappia parlare. Questa è uguaglianza. Che ricco e povero possano avere la stessa capacità di articolare il linguaggio, ognuno poi parlerà di quel che sa e più gli argomenti saranno diversi e meglio sarà. Le materie sono solo un’occasione di confronto.

Dove si lascia che questo avvenga? Nella scuola pubblica il tempo è poco quindi bisogna spiegare, inoltre è richiesto loro di parlare solo durante le interrogazioni (quindi sotto giudizio).
Nella scuola steineriana chi impara a parlare lo fa per talento naturale non certo per esercizio visto che si sta in silenzio la maggior parte del tempo.

Per imparare ad ascoltare gli altri bisogna avere il proprio turno di parola, senza secondi fini (la valutazione).

La scuola non deve sorvegliare

I ragazzi non sono ladri, non hanno bisogno di essere controllati. Gli insegnanti devono aiutare non assicurarsi che non copino. Si parla tanto di responsabilizzare e poi si fa la commedia, li si tratta come cretini e svogliati. Lasciamoli fare e spiegare perchè fanno in quel modo e non in un altro. Cambieranno razza da soli con il tempo e se non lo faranno siamo certi il nostro controllo sarebbe stato comunque inutile. A scuola serve fiducia, i ragazzi devono sentire che ci fidiamo di loro per questo dobbiamo organizzarci affinchè attorno a loro questo clima si respiri e non sia solo detto con le parole.

L’autonomia che si respira nella scuola pubblica a volta ha il sapore del disinteresse. Al contratto nella scuola steineriana non esiste autonomia, i bambini non sono neanche liberi di organizzare i giochi da fare nell’intervallo perchè la maestra sceglie un gioco e lo fa con loro. E non si gioca a calcio! Il perchè non è mai stato detto (forse perchè troppo popolare?).

Ora, dov’è il confine tra il disinteresse e il supercontrollo? Quel limite è esattamente la via di mezzo più precaria del mondo. E’ un confine che cambia ogni giorno, da ridefinire con la contrattazione e con l’ingegno a seconda dell’aria che tira.

Ecco perchè non esiste un metodo che funzioni, una scuola che funzioni, un insegnante che funzioni sempre. Esistono le esperienze di ognuno di noi. E i luoghi per condividere nell’ottica di arricchire le proprie capacità di scelta.

 Gli insegnanti che funzionano

Gli insegnanti amati dai ragazzi sono mediatori dell’apprendimento, facilitatori e gli organizzatori dei saperi, non sono quelli che si mettono in cattedra a spiegare. Sono i ragazzi che hanno bisogno di fare non gli adulti. Gli adulti devono mettersi al servizio di una didattica inclusiva che necessariamente esclude un po’ il loro protagonismo. E’ osceno da dire, ma molti insegnanti si sentono depositari del sapere e hanno bisogno di sentirsi al centro della scena e questo li rende inascoltabili anche se sono preparatissimi e coltissimi.

Approfondisci

Che siate o meno convinti che la scuola steineriana sia la soluzione migliore per i vostri figli vi auguro di potervi aprire al dialogo.

Leggi su Internazionale l’articolo dell’insegnante Franco Lorenzoni 5 ragioni per tornare a don Milani

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adolescenti e incertezza sul futuro thank to @fallonmichaeltx unsplash

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Adolescenti: paure e incertezza sul futuro. Ecco cosa li salva


Scritto il 01 settembre 2020

Gli adolescenti hanno un disperato bisogno di avventura per sentirsi vivi. E per sperimentarla sono disposti a tutto: questa è la tesi che il dottor Koeler illustra in Perchè i ragazzi usano la violenza?

Il professor Alessandro D’Avenia la vede in modo diverso e nel suo libro L’arte di essere fragili, come Leopardi può salvarti la vita al posto dei pericoli e dell’avventura mette le parole.

adolescenti e incertezze: il compito della letteratura italiana

Il compito della letteratura italiana

Gli adolescenti secondo D’Avenia hanno bisogno di immergersi nelle opere letterarie con tutti i sensi e di trovare nelle parole dei grandi poeti un fuoco sacro, elisir di salvezza.

Le passioni si risvegliano a contatto con il fuoco, non con le istruzioni per accenderlo, afferma, intendendo con questo le critiche letterarie o le antologie che fanno a pezzi le parole dei poeti per riproporle in brandelli.

Sono molto grata a D’Avenia perchè da quando ho ripreso in mano la Letteratura Italiana ho cominciato a riscaldarmi anche io a questo fuoco, e a stare meglio, sentirmi al sicuro, a casa mia con me stessa.

E’ difficile stare a contatto con il fuoco nella nostra epoca, perchè per sentire il calore bisogna mettere un’attenzione particolare nella quotidianità. Bisogna rischiare davvero di bruciarsi per imparare ad apprezzare la vita e abitarla davvero:

Sebbene è spento nel mondo il grande il bello e il vero, non ne è spenta in noi l’inclinazione. Se è tolto l’ottenere, non è tolto nè possibile togliere il desiderare. Non è spento nei giovani l’ardore che li porta a procacciarsi una vita, e a sdegnare la nullità e la monotonia.
(Zibaldone, 1 agosto 1820)

Abbassare le difese, rendere l’uomo più vero e autentico, questo è il compito della Letteratura.

Saper essere come si è, riconoscersi come fragili e imperfetti invece che andare alla ricerca dell’invincibilità. E lo si può fare ascoltando chi, come Leopardi ha saputo trasformare i suoi limiti in bellezza accettando e trasformando le sue sfortune in trampolini di vita. O chi ha avuto il coraggio di chiedere alla luna come fa a non annoiarsi.

Fermati un attimo, ascolta questi 8 minuti. Canto notturno del pastore errante per l’Asia

Non ti dico altro. Ascolta e poi prosegui

Maestà e semplicità: i due cardini della bellezza

Stare accanto agli adolescenti come genitori ed insegnanti è difficile. Anche se si vuol essere testimoni di bellezza portando le proprie passioni davanti ai loro occhi lo sguardo con cui ci guardiamo è sempre più povero e incapace di sperimentare pienezza e compimento.

Usa l’immaginazione per portare a termine

Guarda con attenzione, immergiti nell’adesso, penetra il reale, usa appieno i sensi verso la ricerca di compimento delle cose (ecco il senso del grande lavorio fatto sui sensi dei primi anni di vita).

Il tema del compimento è fondamentale: creare è il segreto del compimento, ma creare è un processo non un improvviso accadere – ricorda D’Avenia – ecco perchè è difficile. Ci vuole pazienza, concentrazione, lavoro quotidiano, fioritura personale, occasioni di compimento,  di cui tanto ho parlato in questi anni a proposito del diventare genitori sia nel blog che nel libro.

Domenica 6 settembre alle 14.45 segui in streaming Doppio Sogno di Anna Oliverio Ferraris su come trovare il modo per aiutare i ragazzi a mantenersi in rotta sia pure senza rinunciare all’avventura. La conferenza si tiene al Festival della Mente di Sarzana (di cui ho gia parlato quando sono andata a sentire Franco Lorenzoni)

Non avere paura dell’incertezza

Crescere non è avere successo ma è discendere, andare in profondità, dove il rapimento può mettere radici. Creare senza lasciarsi paralizzare dalla paura di fallire – non riesco a smettere di citare l’autore – e aggiungo che in quest’epoca pandemica dove sembra che molto sia andato perduto e che il futuro sia incerto più che mai occorre familiarizzare con l’incertezza e la precarietà (relazionale, interpersonale, etica, identitaria) che sono processi che avvengono naturalmente in una società complessa.

Per familiarizzare intendo valorizzare la soggettività, offrire a casa e a scuola strumenti per sostenere l’uomo nel cammino di costruzione del suo progetto di vita.
Leggi il senso della temporalità nella società dell’incertezza: il ruolo della scuola

La noia

A volte noi adulti confondiamo la noia con la sete di vivere. Quell’arsura che ti fa pensare che non valga la pena di cercare ancora, perchè di acqua in giro non ce n’è più. A volte gli adolescenti proprio non li capiamo perchè non sappiamo di cosa hanno bisogno. Ma non ci esimiamo dal giudicarli.

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Tablet delle regole d'italiano

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A cosa serve la grammatica?


Scritto il 02 settembre 2019

Alcuni dei miei figli sono andati alla scuola steineriana, altri no. Alcuni dei miei figli sono lettori forti scrivono canzoni, altri craccano videogame per giocarci gratis.

Vivere semplice tutti i diritti riservati - foto di Sabrina D'Orsi

Nell’ordine abbiamo:

  • un 9enne che fa giochi di logica in continuazione
  • un 17enne in quarto Liceo Scientifico che in questi giorni di settembre benedice di essere stato promosso a giugno, mentre i compagni si arrovellano sugli esami di riparazione.
  • un 15enne che inizia il Liceo Scientifico quest’anno.

Tutti orientati scientificamente insomma: per una mamma scrittrice e aspirante prof d’italiano come me rimane il timore che non si appassioneranno e non usaranno mai la lingua madre in modo appropriato e competente.

A cosa mi serve la grammatica?

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Ognuno di loro ha avuto ed ha insegnanti d’italiano più o meno capaci sta di fatto che le regole non piacciono a nessuno. Le regole di grammatica poi fanno venire la varicella anche a chi è vaccinato!

Per i ragazzi che sono andati alla scuola steineriana le regole di grammatica sono un mondo sconosciuto, per gli altri un argomento da evitare.

Ed io mi arrovello: come si può far amare ai ragazzi la propria lingua madre?

La lingua serve per esprimere i pensieri

L’obiettivo della grammatica, secondo me, non è sapere la coordinazione per asindeto o polisindeto ma avere strumenti per pensare in modo coordinato e complesso e quindi poter formulare frasi che rappresentino tale complessità.
Il pensiero ha bisogno della parola, anzi della frase, per esprimersi in modo appropriato.

Se avrò una prima media…

Con i miei figli devo assicurarmi di fare solo la madre, ma quando avrò una prima media userò a piene mani un volume che ho scovato in libreria.

E’ il Tablet delle regole d’italiano, Erickson Editore, un volume rilegato a spirale, di facile consultazione, che raccoglie le principali regole di grammatica, parti del discorso e tipologie di analisi (grammaticale, logica e del periodo) ovvero tutto il programma d’italiano delle medie in formato compatto, strumentale e snello. Direi incoraggiante!

Mi sbarazzerò di volumi utili quanto sacchi di patate come il “In forma semplice e chiara” di Marcello Sensini, Mondadori ed, più di 700 pagine per un libro di grammatica per le medie che richiede una carriola per trasportarlo e una laurea in ergonomia per capire come è strutturato e come funziona. E che contiene una parte di contenuti digitali interattivi utili quanto una martellata in testa.

Certo un libro vero e proprio di grammatica ci vuole a scuola e il Tablet delle Regole d’Italiano potrebbe essere un sunto troppo sintetico. Ma credete davvero che un libro di 700 pagine invoglino dei ragazzi di 12 anni a cimentarsi con la propria lingua madre?

Ci credo che poi preferiscono andare su weschool, senza nulla togliere a questo ottimo progetto di condivisione dei saperi.

 Tablet delle regole d'italiano

Cosa ci fai con un tablet di carta

Si, prenderei il Tablet delle regole d’italiano e mi sbizzarrirei ad inventare un sacco di giochi per mostrare ai ragazzi che saper parlare e scrivere bene è un’ambizione possibile per tutti.

Non perchè sono una giovane insegnante con il pallino per la tecnologia, ma solo perchè conosco i ragazzi e so che occorre prenderli la dove sono, nel loro ambiente naturale fatto di sfide, innovazione e voglia di imparare contenuti utilizzabili davvero. Non solo teoria.

Sui tempi e i modi dei verbi si possono fare staffette, giochi di salto con la corda e mille altre attività in gruppo, con finalità ludico-grammatico-motoria.

Sugli articoli determinativi, indeterminativi e partitivi si possono fare delle cacce al tesoro, per trovare quelli giusti (l’italiano è pieno di eccezioni), oppure sui nomi astratti e concreti delle gare di velocità a squadra, (una squadra dice “braccio” per indicare una parte del corpo percepibile con i sensi e l’altra squadra deve indicare qualcosa di non fisico sempre relativo al corpo >> “forza”)

Accendete i vostri smartphone!

Se venissero a chiedermi perchè questo libro si chiama tablet li stupirei dicendo loro: accendete i vostri smartphone. Inizia la gara di grammatica.

Kahoot.it e Menti.it sono app pensate per interagire online direttamente attraverso gli smartphone dei vostri alunni. Con il libro di carta ripassi, con la app ti metti alla prova

Registratevi su Kahoot.com e provate questa sfida d’italiano, o questa gara di grammatica da fare in classe usando la LIM oppure da dare come compito per gara.

Non ho cambiato idea

Per chi mi legge da anni, sappiate che non ho cambiato idea. Penso ancora che la tecnologia sia da tenere fuori dalla portata dei bambini piccoli (soprattutto quella che si spaccia per educativa)e da maneggiare con cura.

Non possiamo far finta di niente

Però non possiamo far finta di niente di fronte agli adolescenti che chiedono di imparare a modo loro.

Mostrare loro che conosciamo e sappiamo usare i mezzi che usano loro significa conquistarsi la loro fiducia, dargli modo di guardarci in faccia senza pregiudizi e aprirsi al nostro modo di insegnare.

Di cosa abbiamo bisogno se non della loro attenzione?

 

 

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Adulti che non capiscono i bambini

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Adulti che non capiscono i bambini


Scritto il 02 ottobre 2018

Photo by kyo azuma on Unsplash

Photo by kyo azuma on Unsplash

I rapporti tra adulti e bambini si fanno sempre più difficili: dalla materna al liceo sembra che educatori ed insegnanti non trovino più la chiave d’oro per entusiasmare i loro ragazzi e condurre con loro un anno scolastico pieno di gioia, di voglia di fare, di progetti speciali.

D’altro canto i grandi accusano i piccoli di essere maleducati, disinteressati, apatici quando non aggressivi. Cosa è successo?

Perchè adulti e bambini non comunicano più?

In questi 15 anni di esperienza come madre e come persona che si è formata nell’ambito della pedagogia steinerina ho visto accadere due cose fondamentali:

  • gli adulti non riconoscono più i bambini nella loro vera natura, intrisa di spontaneità e onestà, immersa nel qui e ora, una natura che alza bandiera bianca contro le troppe parole, le troppe richieste e i troppi stimoli.
  • i bambini non riconoscono più gli adulti perchè non fanno altro che arrabbiarsi, chiedere cose che impossibili sempre più orientate al rendimento e sempre meno a contatto con la natura. E gli restituiscono noia e poca motivazione nonostante gli sforzi che gli adulti sembrano fare.

Adulti che hanno smesso di coltivare la loro immaginazione e nutrire il loro immaginario per a loro volta demotivati e stremati, che si sono radicalizzati in un’approccio totalmente razionale (perchè ce ne sono altri?), approccio che al contrario i ragazzi non colgono e non sentono come importante.

Parlo di noi, di tutti noi, senza voler accusare nessuno. Adulti di oggi che si illudono che un sermone o una punizione serva a qualcosa!

Gli insegnanti giustamente vogliono in classe “bambini educati”, in realtà sperano che non rispondano quando non sono d’accordo ed eseguano le istruzioni rassegnati a ciò che vogliono gli adulti.

Adulti che vogliono l’impossibile

Bambini e ragazzi, tanto più sono svegli e ingamba, tantomeno staranno a queste regole: fuori da scuola sono abituati a non avere limiti, perchè dovrebbero adeguarsi dentro le mura scolastiche?

Allora diventa un problema dei genitori, che non sanno imporsi, che non educano più. E continua a perpetuarsi un’incomprensione tra scuola e famiglia che permane perchè mancano i momenti di confronto e la volontà di disinnescare incomprensioni che diventano poi bombe.

Dare l’esempio con i gesti non con le parole

Ma per crescere in un ambiente sereno, dove ci si sente solidali gli uni con gli altri occorre che gli adulti siano i primi a dare l’esempio con i loro gesti e i loro atteggiamenti, che si mettano in gioco per capire i bisogni dei più giovani e strutturare ambienti, orari e ritmi in modo da facilitare questi bisogni.

Mantenere la parola, lasciare che l’ora di lezione prenda pieghe diverse dal previsto, essere elastici e improvvisare per accogliere i momenti propizi dell’apprendimento.

Per saper improvvisare con successo bisogna essere in connessione con se stessi e con i bisogni di tutti, e non lasciare che le idee su quello che si dovrebbe fare diventino legge.

Cosi facciamo oggi prof !

Bambini piccoli ma anche ragazzi fino alle medie e superiori hanno esigenze importanti di ordine pratico: hanno bisogno di avere tempo per esprimere le loro ragioni, di argomentare le loro posizioni e difendere i propri pensieri, di essere ascoltati e sentirsi capiti.

Gli insegnanti sono spesso arroccati su posizioni impossibili da sostenere e il loro disagio dovrebbe parlare loro forte e chiaro e dirgli che urge un cambiamento.

E’ come quando un genitore si lamenta perchè i figli fanno i capricci, non dormono, ecc… senza mettere mai in discussione se stessi e pensare a portare modifiche nel loro modo di fare.
Ci vuole umiltà, si. E’ vero!

Gli adulti hanno un problema con l’umiltà

Troppo spesso la relazione tra adulti e bambini si basa sulla sfiducia reciprova, sulla presunzione di colpevolezza, sulla tendenza a voler aver ragione senza ascoltare le ragioni altrui.

Gli adulti a volte non danno un buon esempio su come si gestiscono le diatribe o su come si affrontano le incomprensioni perchè non sanno mettersi in una condizione di serenità interiore.

Possibile che nessuno capisce che loro imparano da noi? Da come gestiamo le relazioni?

L’empatia questa sconosciuta

L’empatia è un momento quasi magico in cui passiamo attraverso i muri della nostra separatezza fisica e ci fondiamo l’uno nell’altro come esseri spirituali. Viviamo e sentiamo le emozioni dell’altro e siamo in grado di metterci nei suoi panni, non per giustificarlo dei suoi comportamenti ma propriamente per immedesimarci in essi.

Immedesimarsi: ne vale la pena

Ma immedesimarsi non è una parola che va di moda in questi anni, dove se solo per un momento provassimo ad immedesimarci in un migrante che arriva a bordo di un barcone, con un bambino in braccio, non avremmo più il coraggio di rifiutare nessuno. Ecco perchè questo ci spaventa, ecco perchè questo è l’unico modo che abbiamo di essere umani.

Ne parliamo domenica 7 ottobre all’ex cartiera di Via Appia Antica 42 a Roma
Info qui Laboratorio per genitori e insegnanti

laboratorio_viveresemplice 7 OTTOBRE ORE 11 A ROMA

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laboratorio_viveresemplice 7 OTTOBRE ORE 11 A ROMA

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Laboratorio per genitori e insegnanti a Roma


Scritto il 20 settembre 2018

Domenica 7 ottobre 2018 in occasione dell’uscita del mio libro offro un Laboratorio per genitori e insegnanti che vogliono riscoprire un sodalizio inedito: il patto scuola-famiglia.

Sappiamo costruire per i nostri bambini e ragazzi un ambiente più pacifico e meno competitivo e creare un fronte comune nell’educazione per renderla davvero inclusiva e solidale? Se ti interessa questo argomento questo è il laboratorio che fa per te.

laboratorio_viveresemplice 7 OTTOBRE ORE 11 A ROMA

Laboratorio di genitori e insegnanti

Con me ci sarà l’amico e padre di 4 figli Carlo Ridolfi, ideatore e animatore della Rete di cooperazione educativa. Parleremo prima di tutto dei bisogni dei bambini e degli adulti che gli stanno intorno.

Di cosa abbiamo tutti bisogno?

I bambini hanno bisogno di avere accanto adulti degni di essere imitati, che parlano poco e ascoltano tanto.
Per questo vogliamo trovare le risorse per essere curiosi, pazienti, calmi, centrati, empatici, capaci di ascoltare, dare spazio, includere, mantenere la parola.

In questo Laboratorio faremo due cose distinte:

  • impareremo attraverso tecniche individuali ad accorgerci di noi stessi non in termini egoriferiti ma di quello che ci fa star bene, perchè questo è l’unico modo in cui possiamo stare bene anche con i bambini accanto a noi. Vogliamo riflettere su come trovare tempo per noi stessi, dare tempo a bambini e ragazzi, tenere in considerazione l’importanza del gioco e degli stimoli più adatti ai bambini nelle varie età. Essere educatori è una formidabile occasione di crescita personale. Scopriremo metodi di autoeducazione dell’adulto e proveremo a sperimentare varie tecniche per farci attori del cambiamento e proporre un ambiente più rilassato e sereno a scuola e in famiglia.
  • conosceremo il Patto di Corresponsabilità scuola-famiglia, voluto dal MIUR nel 2017, sceglieremo se e perchè sostenerlo ma soprattutto come, attraverso azioni concrete che ci prendiamo la responsabilità come genitori di mettere in atto per costruirie un clima più inclusivo e solidale a scuola e in famiglia.

Dove lo facciamo?

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Possibilmente all’aperto nel parco dell’Appia Antica ma in caso di pioggia ci sarà una sala a nostra disposizione. Il laboratorio si terrà dalle ore 10.30 alle 12.30 nello spazio Miraggi Migranti all’interno del festival Fabbrica di RomaReact all’ex Cartiera Latina

Per partecipare vi chiediamo donare un contributo su paypal a questo indirizzo.
Il ricavato andrà a sostegno del movimento di cittadini Comune-Info  nonchè bellissimo organo di informazione indipendente che sostengo e di cui mi sento parte.

Se non avete paypal potete donare anche sul momento, basta prenotarsi al mio laboratorio mandando un’email a sabrinadorsi @ yahoo.com

La rete di cooperazione educativa

rete di cooperazione educativa

La Rete di cooperazione educativa è un gruppo di genitori e insegnanti che si interrogano su tematiche educative avendo come riferimenti maestri come Mario Lodi, don Lorenzo Milani, Gianfranco Zavalloni.

Organizzano incontri nazionali di formazione e approfondimento, la possibilità di essere in rete, scambiarsi azioni e buone prassi educative

  • in uno spirito di cooperazione, antagonista rispetto all’enfasi che oggi viene posta sulla competizione e sul ‘merito’
  • con un principio di speranza, contro il cinismo e il disincanto che troppe volte sembrano aver la meglio, con la convinzione che altri modi di vivere e di educare siano possibili.

Ad uno dei convegni nazionali della rete ha partecipata anche VIVERE SEMPLICE portando il mio laboratorio Strategie di comunicazione a scuola: lentezza, calma, gioia e spero di contribuire ancora attraverso il laboratorio che offro domenica 11 ottobre, portando i frutti di 15 anni di impegno come genitore.

Approfondisci

Consulta il programma degli eventi su Fabbrica di Roma React che si svolge l’ ex Cartiera Latina in Via Appia Antica 42 Roma.

Visita il sito della Rete di cooperazione educativa e scopri le date e i luoghi dei prossimi eventi a cui sono invitati a partecipare tutti i genitori e gli insegnanti interessati

Leggi Comune-info

comune info

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Promosso al liceo dopo la scuola steineriana: si può

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Promosso al liceo dopo la scuola steineriana: si può


Scritto il 16 giugno 2017

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Liceo: eccomi, sono pronto!

Essere promossi a giugno al liceo è una grandissima soddisfazione! Oggi il nostro figlio quindicenne ha concluso il primo anno di Liceo Scientifico, dopo gli otto di scuola steineriana. E  ce l’ha fatta nonostante tutti i gufi che in questi anni hanno pensato che questa scuola non preparasse, che fare arte, legno e disegno non servisse a niente, che era solo tempo perso.

La scuola steineriana prepara per il liceo

A tutti loro noi diciamo: vi siete sbagliati! La scuola steineriana prepara alla vita e al liceo e lo fa in maniera egregia. Lorenzo Pedro ha fatto un gran numero in meno di ore di scuola, di esercizi di matematica, grammatica e storia… e in quelle ore di fatiche risparmiate intanto si è innamorato della vita e del sapere senza voti e senza libri, ha sperimentato con le mani e con i sensi tutti i materiali, ha scritto un sacco di poesie, di versi, di rime, ha usato il pensiero laterale, imparato a farsi domande e a risolvere problemi.

E’ diventato un lettore forte, uno che non ha paura dei voti e che studia per sapere.
E ora è pronto per il liceo come tutti gli altri, è maturo per studiare, ha voglia di farlo, non gli pesa impegnarsi, non ha paura di essere rimasto indietro perchè sa tirarsi su le mani  e ha colto la sfida. Vincendola! E il liceo che ha fatto è anche considerato uno di quelli difficili, storicamente dicono di destra, il Kennedy.

Il Kennedy liceo all’altezza delle aspettative

A me sembra un liceo stupendo, dove gli insegnanti sono umani, ci tengono a non lasciarti indietro e ti tengono il fiato sul collo quanto basta per farti rigare dritto…

Stamattina si è alzato presto ed è andato davanti a scuola a vedere “i quadri” che uscivano alle 10 ma li non c’era nessuno. Erano tutti a casa a controllare i voti sul registro elettronico dai loro cellulari… Lui è tornato con una grande soddisfazione nel cuore e si è chiesto perchè non erano tutti li a festeggiare…

Ma sono tante le cose che ci siamo chiesti in questo bellissimo anno di scuola in cui lui ha tirato fuori tutta quella volontà che ha esercitato alla scuola steineriana.

Ecco alcune delle sue riflessioni ad alta voce che ho memorizzato:

  • in classe ognuno pensa per sè, perchè i ragazzi non si aiutano tra di loro nei compiti?
  • non capisco perchè alcune ragazze piangono dopo un voto mediocre, sembra quasi che studino solo per quello!
  • si, questa parte di matematica non l’ho fatta alla Steiner, ma ora me la studio, non c’è problema.
  • che figo in questa scuola non danno compiti (a settembre quando non aveva ancora scoperto che esisteva il registro elettronico e che doveva scaricarsi la app sul telefono per guardarli!)

Si è vero, un po’ marziano è, un po’ marziani siamo tutti noi che veniamo dalla scuola steineriana. Ma se prima pensavo solo che essere diversi fosse faticoso ora so che le soddisfazioni sono direttamente proporzionali alla fatica.
E la prof. di geostoria che lo ha rimandato nel primo quadrimestre e gli ha dato 7 nel secondo ci ha detto: “questo ragazzo è eccezionale, potrebbe anche non aprir libro perchè ascolta le lezioni come se fossero l’unica possibilità che ha di imparare, ma dove ha studiato… all’estero?”

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l'empatia si impara a scuola - contro il bullismo

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L’unico motivo per mandare i figli alla scuola steineriana


Scritto il 08 marzo 2017

l'empatia si impara a scuola - contro il bullismo

Se state leggendo questo articolo è perchè ho usato un piccolo stratagemma retorico, non arrabbiatevi. Volete sapere l’unico motivo per cui ha senso mandare i figli in una scuola steineriana? Ebbene, sappiate che i motivi sono tanti e questo blog è il posto giusto per scoprirli.

Ma oggi in occasione del 2 aprile, giornata mondiale di consapevolezza sull’autismo. Stavo leggendo l’articolo di una madre che chiede agli altri bambini di non fare i bulli contro suo figlio autistico e ho pensato quando la scuola e la famiglia siano di fondamentale importanza per crescere persone che hanno rispetto degli altri.

Se siamo nelle condizioni in cui siamo dobbiamo quindi guardare meglio a ciò che non funziona proprio li: nelle scuole e nelle famiglie. C’è indifferenza e scaricabarile. Prendersi delle responsabilità sembra la cosa più difficile del mondo. Soprattutto per noi adulti.

Imparare a stare con gli altri

Per imparare il rispetto dell’altro a scuola è necessario che gli insegnanti siano persone che tengono in conto l’essere umano non solo per sue competenze e che si prendano cura della sua socialità. Maestri che dedichino tempo alla condivisione delle emozioni e della comune umanità sempre più data per scontato e bambini che abbiano tempo per relazionarsi tra di loro.

L’attenzione solo ai programmi e ai compiti in classe non creano un mondo migliore.

Perchè imparare a stare con gli altri, con tutti gli altri, è un elemento fondativo della società e dell’essere umano. Alla scuola steineriana i bambini saranno stati poco scolarizzati ma di sicuro imparano il rispetto degli altri, la cura, l’attenzione per i più deboli e il valore della diversità. Almeno questa è la nostra esperienza!

Potete anche obiettare che nella scuola steineriana i bambini gravemente disabili sono pochissimi e questo è vero (mi piacerebbe raccontarvi cosa fanno con i cosiddetti ADHD). Ma non basta avere un compagno disabile per imparare ad accettarlo, soprattutto se i docenti non sanno come relazionarsi e finiscono per essere i primi a metterlo involontariamente da parte perchè non dia fastidio.

Raccontare il valore della diversità

Per imparare il valore della diversità bisogna essere dei diversi forse e quelli della scuola steineriana lo sono. Per loro sono importanti prima di tutto l’empatia, le capacità relazionali dei bambini, la loro possibilità di diventare esseri umani virtuosi, rispettosi, degni di essere imitati. Solo dopo vengono le abilità cognitive, la performance, i bei voti. Per questo vengono presi in giro e vessati da tanti supponenti esperti che hanno certo altre priorità in mente.

Forse è per questo che in generale mi sento di dire che i bambini che provengono dalla scuola steineriana hanno rispetto e cura degli altri, proprio perchè sanno quando è difficile pensarla diversamente dalla massa e quanto si viene per questo costantemente attaccati.

Più attività per imparare a stare insieme

In queste pagine e anche nel mio libro trovate la narrazione di tante attività che si fanno nella scuola steineriana: giocare, lavorare a maglia, fare arte che lavora sulla sfera emotiva (e che allena la nostra capacità di commuoverci), fare geometria usando il corpo, saltare la corda per imparare le tabelline. Ebbene, tutto ciò forse può sembrarvi fuori tema in questo articolo. Ma se andate un po’ sotto la superficie troverete nessi interessanti.

Ps: Ovviamente non è solo la scuola steineriana ad occuparsi dell’essere del bambino in tutta la sua integrità. Vi parlerò presto di un’altra scuola meravigliosa che ho conosciuto ma è una sorpresa per soli torinesi.

Vivere semplice, il libro

foto di sabrina d'orsi - vivere semplice

Il libro si può ordinare i qualsiasi libreria o acquistare sul sito della casa editrice con Paypal  o su tutte le piattaforme online come Amazon (con lo sconto del 15%), Feltrinelli e il Giardino dei Libri.

Se hai bisogno di assistenza contatta la casa editrice via email naturaecultura@tiscali.it per ricevere info su altre modalità di pagamento.

Ho l’ambizione di dire che questo libro è per tutti i genitori e insegnanti, quelli che hanno figli ed alunni normodotati e quelli che ne hanno speciali. Anche per loro serve inclusione, ma per chi non serve?

E visto che il libro parla di sfide qui sono benvenuti tutti i coraggiosi.

Evento speciale a Roma

bes4maggio

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Edgar Morin Insegnare a vivere

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Che cos’è il saper vivere e come si insegna e si impara a scuola?


Scritto il 15 agosto 2015

Edgar Morin Insegnare a vivereHo trovato in libreria Insegnare a vivere, manifesto per cambiare l’educazione di Edgar Morin Raffaello Cortina ed. ed il titolo mi ha solleticato una bella curiosità: vorrei raccontarvelo.

Condivido pienamento le premesse con le quali inizia questo libro, che ho letto con piacere pur continuando a chiedermi perchè la passione per l’educazione è sempre cosi forte in me e cosa mi spinga a sentirmi un’educatrice anche se non ho titoli. Sono soltanto una mamma!
Ebbene il libro debutta cosi: l’aspirazione al ben vivere richiede l’insegnamento di un saper-vivere nella nostra civiltà e ciò diviene sempre più necessario “nel degrado della qualità della vita sotto il regno del calcolo e delle quantità… nell’accelezione generale, dal fast food fino alla vita sempre più cronometrata”.
Si lo sappiamo bene, ormai conta più quanto sanno i nostri che non cosa sanno. E’ una questione numerica: quante lingue studiano, quanti sport fanno, quante capitali europee ricordano a memoria, quante espressioni sanno fare in un’ora. E’ tutta una questione di quantità. Quello che provano, quello che vivono, i dubbi che hanno contano pochissimo.

Ma che cos’è veramente il saper vivere e come si insegna e si impara a scuola?

Questo libro pretende di essere fonte di ispirazione per gli insegnanti di ogni grado, in realtà altro non fa che iper-intellettualizzare chi dovrebbe coltivare relazioni autentiche con gli studenti per permettere loro di esperire la conoscenza, appassionarsi ad essa, godere del sapere e dell’apprendere senza doppi fini quali la valutazione o ancor peggio la mera ostentazione.
Morin filosofeggia di insegnamenti al di là delle singole discipline, senza peraltro fare esempi concreti su come si potrebbe insegnare storia, geografia e chimica in modo non disgiunto o portando esempi che sarebbero validi per l’insegnamento universitario e affermando che tali metodi sono applicabili anche nella scuola primaria.
Morin non ha capito che il bambino ha bisogno di imparare semplicemente dal racconto appassionato e declinato in modo evocativo dall’insegnante che si muove a braccio, senza libri, senza traccia e che sa usare la sua sapienza di adulto che collega fatti ed eventi attraverso l’intuito e la sua capacità critica, non quella che dovrebbero già possedere i bambini.(ha senso tenere in alta considerazione la professione di insegnante se è davvero tale e non se si limita a seguire pedissequamente le due o tre paginette di sussidiario, quello saprebbe farlo chiunque).

Genitori ed educatori spesso non sanno che…

Il bambino si nutre di immagini e quelle ricorda, che sia la storia vissuta attraverso le biografie dei grandi personaggi come geografia insegnata con le foto di viagio dell’insegnante stesso (questa era la fortuna che ho avuto io alle medie). Sono le cose semplici e vere, portate con il giusto ritmo ripetitivo e cadenzato che rimangono impresse nello studente.
E questo succede solo se c’è il tempo di farlo succedere o i tempi diversi di ogni alunno. Il bambino interrogato sarà in soggezione ma il solo ricordare lo aiuterà a sedimentare la nozione appresa, l’immagine impressa.

Questo Morin non lo sa. Lui pensa che l’insegnante debba insegnare a “sapersi distanziare, sapersi oggettivare, sapersi accettare, sapere meditare, riflettere (cit. pag 27)
Io dal basso della mia ignoranza dico che non sono daccordo: queste cose non si insegnano, si praticano e basta e forse vengono assorbite come metodo con la forza dell’imitazione ma non possono essere materia di insegnamento.
Quando poi cavalca il tema dell’incertezza chiamandola ecologia dell’azione allora prego che gli insegnanti che in questi giorni estivi sono in vacanza si prendano una pausa dagli intellettualismi di Morin, rigenerino le loro energie con lunghi bagni al largo o passeggiate meditative e solitarie in alte vette invece di leggere questo libro e si preparino ad affrontare un nuovo anno scolastico con freschezza, ritrovando un ritmo sano e proprio del bambino, guaritore di ogni aspettativa.

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il potere segreto delle storie - vivere semplice

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Il potere segreto delle storie


Scritto il 07 marzo 2015

il potere segreto delle storie - vivere semplice

Mi è capitato per caso tra le mani “Magellano“, riduzione per ragazzi del romanzo di Stefan Zweig. Mentre lo leggevo ho provato immensa gratitudine per la maestra che ha dato questo libro da leggere a mio figlio.

Mi sembrava che fosse proprio il modo giusto di raccontare una storia: mettere in evidenza più che le date di un’impresa storica lo sforzo, la motivazione, i patimenti di uomini che hanno lottato per i loro ideali.

Da sempre le storie sono servite per aiutare gli uomini a comprendere la vita e addestrarsi per affontarla, preparandosi al dolore, alla fatica e alla morte e intuendo che di fronte alle grandi prove non sarebbero rimasti inermi ma avrebbero trovato un punto da cui poter ripartire.

L’autore di questo libro è infatti un insegnante, una persona che ha capito davvero a cosa serve raccontare le storie ai bambini e ha dedicato un libro a questo argomento: “Il libro fondativo per incontrare l’umano, esperienze di letture ad alta voce in classe”. La teoria espressa in questo libro è ben riassunta in una lezione di Paolo Molinari, l’autore.

Storie necessarie

L’idea è che esistano delle storie fondamentali che il bambino deve conoscere, perchè lo aiutano a costruire la sua umanità, scoprire che anche gli altri hanno bisogno di amare e di essere amati proprio come noi stessi, desiderano l’infinito e hanno paura di non raggiungerlo mai proprio come noi.

Parliamo di titoli come: I fratelli cuordileone, Emil, Pinocchio, e di tanti altri che poi ho scoperto che se ne parla a lungo anche in un evento che si chiama Libroaperto organizzato da DIEFFE didattica e innovazione scolastica, centro di formazione e aggiornamento.

Questo sito contiene tante perle, come La fiaba introduce alla vita e indica la strada della felicità di Annalena Valenti l’autrice del bel blog mammaoca e lo stesso testo di Molinari a cui facevo riferimento prima. Un cerchio che si chiude.

Ritrovare la nostra umanità

Nella vita di tutti i giorni non abbiamo modo di sperimentare questa grandezza anzi spesso le possibilità incredibili che abbiamo a disposizione ci fanno soffocare nella lamentela e nella noia. In realtà abbiamo bisogno di nutrirci di qualcosa che ci aiuta ad affrontare la ricerca d’identità, che ci aiuta a raccontarci, a dirci.

Un aspetto che è andato perso nella nostra epoca e che quindi è fondamentale da recuperare attraverso il racconto è che siamo fatti di anima e corpo, dove con anima non si intende l’aspetto religioso ma la percezione che l’uomo ha sempre avuto che non siamo riducibili solo alla dimensione corporea: in noi c’e’ una natura che e’ esigenza di giustizia, di bellezza, di verità e di amore.

La dimensione eterna della vita

La vita senza la prospettiva dell’eternità è incompresibile. E questa dimensione diventa fede solo se vuole essere una risposta alle nostre domande. Ma non è obbligatorio che sia cosi, il solo porsi la domanda e lasciare aperta la risposta da un respiro diverso alla vita, la carica di mistero, di valore, di potenziale ricerca e scoperta dell’inconoscibile.

Raccontare le storie ai bambini significa dargli la possibilità di costruirsi una propria umanità, sperimentando per interposta persona (attraverso Polifemo, Gilgamesh, Omero) tutte le avventure dell’anima: la paura, la vergogna, la collera.

Sentire che nei grandi protagonisti delle storie risuonano le stesse emozioni che si trovano infondo all’animo di tutti è  fondativo, aiuta l’anima ad allenarsi invece che atrofizzarsi per mancanza di esperienza e comprensione.

Nei protagonisti delle storie c’è lo stesso desiderio di giustizia e di bellezza che ha il bambino che ascolta. Per questo le storie sono molto più potenti di ogni spiegazione razionale.

Siamo creature prima essere creatori

Se al bambino, in una dimensione laica e razionale del sapere, non viene mai offerto il concetto che siamo creature, non siamo padroni, sviluppa un’arroganza in cui lui è la misura di tutto e diventa cosi egoista da non vedere più l’altro, quell’arroganza che i greci chiamavano hybris ovvero l’uomo onnipotente, senza limiti.

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I bambini che escono da scuola hanno bisogno di camminare

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I bambini che escono da scuola hanno bisogno di camminare


Scritto il 14 novembre 2014

doposcuola cosa fare con i bambini

I bambini che vanno alla scuola materna (e anche fino in terza/quarta elementare) hanno un unico disperato bisogno quando escono da scuola: devono camminare.

Guardateli bene, osservateli da vicino: i bambini di quest’età escono da scuola come molle impazzite, hanno un bisogno impellente di muoversi e spintonarsi tra di loro. Soprattutto i maschi. Perchè? Non si sono scalmanati abbastanza tutto il giorno?

Il motivo è che in classe sono compressi: 20 in una stanza, spesso seduti a disegnare per gran parte della giornata, infarciti di regole e divieti (necessari alla sopravvivenza del gruppo) esposti a luci al neon (anche quando fuori c’è il sole) e lasciati pochissimo a scorazzare in giardino (perchè si perde tempo, si sporcano e si fanno male).

In una classe dove il maestro non sa che basterebbe un racconto orale o una routine del riposo, o una canzoncina per calmare le acque, o dove si ascolta musica a tutto volume mentre si fanno altre 3 o 4 cose contemporaneamente per tutto il giorno il bambino si adegua certo, ma perde il suo equilibrio. Comincia ad agitarsi. E’ normale!

Cosa fare dopo scuola?

Cosa possiamo fare noi per aiutarli a ritrovare tranquillità ed equilibrio dopo un’ordinaria giornata di scuola? Invece di aggiungere altro alla giornata possiamo scegliere una semplice passeggiata in un parco cittadino, che per loro è una vera spedizione,  dove ci sia abbastanza spazio per allungare la vita e vedere solo alberi all’orizzonte, non sentire il rumore delle auto e avere la percezioni di essere immersi in un ambiente naturale, con suoni, luci e colori veri.

Non parlare mamma. Respira e cammina. Cammina per almeno 10 minuti a passo veloce, il tuo bambino ti verrà dietro incuriosito se sarai stata capace di inventarti qualcosa che crei suspance: digli che andate a fare un picnic infondo a quella collina, là dove c’è una sorpresa…

Respira e cammina

Respirare ossigena il cervello, mette equilibrio e riallinea le emozioni. Camminare mette in modo il corpo in modo composto, sensato, camminare ti porta nel mondo, ti aiuta a scoprirlo. Nel camminare tutte le tensioni scendono negli arti ed escono dai piedi, nella terra. Camminare è un’attività evoluta, complessa e composta di tantissimi elementi che diamo per scontato.

Spegni il telefonino e concedetevi un tempo esclusivo per te e per il tuo bambino, dove è il niente quello che dovete trovare. Porta una coperta e qualcosa di sano e buono da mangiare, se vuoi stupirlo con effetti speciali porta un termos con la cioccolata calda se è inverno.

Fallo con regolarità, (tutti i giorni è l’ideale ma anche due pomeriggi a settimana sono ok) i primi tempi forse tuo figlio protesterà, abituato ai soliti cartoni animati o a passare un paio d’ore al parchetto sotto casa zeppo dei soliti 4 amici ma poi comincerà a rilassarsi, giocare con le pigne, scoprire quei tronchi laggiù dove può arrrampicarsi e con il tuo aiuto comincerà a dare dei nomi ai suoi alberi preferiti, a fermarsi sempre negli stessi angoli, a cercare di fare sempre lo stesso giro. Meno stimoli esterni riesci a mettere in questa esperienza e più proficua essa sarà.

Guardalo come torna a casa: più tranquillo, centrato, meno logorroico e più calmo. Stanco fisicamente e calmo interiormente esattamente il contrario di come lo avevi trovato: inarrestabile fisicamente e arido interiormente perchè troppo immerso nel mondo dei grandi, fatto di regole, di attento che ti fai male, di stai fermo e smetti di saltare e di tra poco arriva mamma..

 

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strategie di comunicazione a scuola: lentezza, gioia, calma

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Strategie di comunicazione a scuola: lentezza, calma, gioia


Scritto il 17 ottobre 2014

strategie di comunicazione a scuola: lentezza, gioia, calma

La comunicazione a scuola funziona poco, tutti lo dicono. Tra i banchi c’è qualcosa che non va. Che cosa?

I ragazzi non hanno più voglia di studiare. Gli insegnanti sono sopraffatti ed esausti forse per la fretta di portare a termine un programma didattico che non corrisponde più alle esigenze di bambini e ragazzi. E’ possibile trovare altri modi?

Ne parliamo questo fine settimana a Sant’Arcangelo di Romagna in un convegno della Rete di cooperazione educativa C’è speranza se questo accade sullo Spazio dell’educazione dove ci incontriamo per discutere, confrontarci, scambiarci idee ed esperienze, condividere passione…

La lentezza si impara e si insegna

è il titolo del mio laboratorio di domenica mattina (19 ottobre) dalle 9 alle 12:

Servono delle strategie di comunicazione anche a scuola per imparare a gestire meglio le relazioni e creare un ambiente solido, gioioso e piacevole dove insegnanti e alunni non siano dietro una barricata ma collaborino e siano sereni.

lato A) Gli insegnanti

  1. Come trovare i giusti spazi e tempi di lavoro e di comunicazione interpersonale
  2. Come creare spazi e tempi di auto-formazione

Insegnare il valore della lentezza e silenzio, l’importanza di non avere fretta, la fregatura del multitaskingEsempi pratici e indicazioni che possono aiutare ad instaurare un ritmo più lento senza perdere in produttività.

lato B) Bambini e ragazzi

Come capire meglio i loro bisogni e adattare l’insegnamento per bambini e ragazzi che non hanno tempo, che non possono più vivere senza tecnologia, hanno mille stimoli e poca voglia di apprendere frontalmente senza stravolgere completamente il programma.

(da tutti i link che ho inserito capite che su Vivere semplice si parla spesso di questo argomento)

E voi insegnanti e genitori, cosa fate per creare un clima di quiete, calma e lentezza in classe o a casa? Ogni contributo è benvenuto.

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il segreto per non impazzire con i compiti delle vacanze

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Il segreto per non impazzire con i compiti delle vacanze


Scritto il 26 agosto 2014

il segreto per non impazzire con i compiti delle vacanze

Manca poco all’inizio della scuola e i bambini non hanno ancora finito i compiti delle vacanze. Che i bambini siano in seconda elementare o in seconda media il problema è sempre lo stesso.

C’è un compito da portare a termine ma loro rimandano. E tu come ti comporti?

Mi guardo intorno e vedo due tipologie di genitori:

1. quelli che fanno i vaghi, troppo impegnati nelle loro faccende. Negli gli ultimi 3 giorni accuseranno i figli di essere disorganizzati e fannulloni.

2. quelli che ogni giorno si stressano cercando di far fare qualcosa ai figli senza riuscirci: …almeno un problema, devi farne ancora 45.

Per alcuni i compiti delle vacanze sono un vero e proprio assillo. I figli sono completamente distratti da altro. Impossibile venirne a capo. Ma il segreto per non impazzire con i compiti delle vacanze c’è.

Può anche darsi che mi consideri la solita saputella, ma se sei qui forse ho la chance di rivelarti un segreto: quello che serve ai tuoi bambini per fare i compiti delle vacanze sei tu.

No, aspetta: non servi tu ma serve la tua calma, il tuo atteggiamento sereno, la tua volontà. I tuoi figli hanno bisogno che gli dimostri che ci si può mettere a fare qualcosa che si ha poca voglia di fare, riuscirci e poi esserne soddisfatti.

Come fare in pratica?

Immagina di essere una app per Iphone o android, poco importa. Sei stato scaricato gratuitamente dal cervello di tuo figlio, che ha bisogno di un tool che lo aiuti a fare i compiti.

Sei un alert. Siediti pacatamente con lui e suona ogni pochi minuti. Stai li semplicemente in silenzio, con attenzione e di rispetto per il lavoro del bambino, interessato ma non troppo (non devi risolvere il problema): l’obiettivo che hai è incoraggiare interiormente il bambino. Come?

Non parlare, non leggere, non fare nulla. Devi essere la materializzazione della sua volontà,  uno strumento al servizio della sua volontà.

Lui non riesce a stare fermo? Tu si. Lui non smette di parlare? Tu lo osservi in silenzio e ogni 5 minuti esatti lo incoraggi con una parola o due: forza, ce la fai, coraggio, io sono qui con te, appena hai finito ti sfido a scacchi!

L’idea è che tu sia sostegno, argine, palo, faro. Comportati come se fossi un segreto: il bambino non deve sapere cosa stai facendo, deve capirlo, intuirlo. Deve sentirlo. Non devi spiegare nulla

Vedrai che magia! Scoprirai che non serve solo per i compiti, serve per tutto. E’ la consapevolezza del fare che noi adulti dovremmo avere in tutto ciò che facciamo e che i bambini imparerebbero osservando noi.

E tu riesci a portare a termine un impegno che ti sei dato anche quando diventa troppo faticoso e difficile? Come gestisci la tua difficoltà?

Compiti: pro o contro?

Che siate pro o contro i compiti qui importa poco: sta di fatto che si tratta di un impegno preso e quindi da rispettare. Perchè possiamo anche dire chissenefrega insieme ai figli, e siamo liberi di farlo.

Se domani quando gli chiederemo di sparecchiare o di lavarsi il calzino ci daranno la stessa risposta non potremo non ammettere di aver dato l’esempio..

E comunque parliamone: sul fatto di fare i compiti delle vacanze io un’idea chiara non ce l’ho ancora e sicuramente il segreto per non impazzire con i compiti delle vacanze non è solo questo, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi.

Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2017

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photo credits: hi-res photos from Unsplash

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Senza tecnologia i ragazzi non possono più vivere


Scritto il 07 maggio 2014

photo credits: hi-res photos from Unsplash

Sempre più spesso si sente dire da chi ha figli grandicelli che è impossibile limitare la tecnologia in casa perché i ragazzi vogliono solo quella, si divertono solo con quella, non possono fare i compiti senza e sono soli, sconnessi dal mondo e senza amici se non hanno un telefonino con whatup.

Ah! Vorrei proprio fermarmi a ragionare con voi su questo tema.

Ammettiamo per un momento che tutto questo fosse vero: che danno faremmo ai nostri figli se li privassimo di qualcosa che è essenziale nel loro tempo?

Beh, quando ero ragazza i miei genitori mi hanno tolto una cosa essenziale: mi hanno proibito di andare a ballare e tornare alle tre di notte. Risultato? Io ci andavo lo stesso, ma invece di farlo tutti i venerdi lo facevo solo due volte l’anno, quando cambiamo nome, connotati e andavo a trovare la mia amica Cristina a Roma.

E per farlo dovevo farmi 600 km. Ed era epico. Ma non sono diventata un’asociale per questo. Anzi, ho fatto parecchio problem solving da allora e ho un ricordo fantastico di quelle serate.

Quello che voglio dire è che in realtà non gli togliamo niente, semmai gli diamo qualcosa! Anche se avere internet a 12 anni fosse essenziale, dargliene l’accesso tra qualche anno di sicuro non li farà rimanere indietro, non perderanno nulla di essenziale e si rimetteranno al passo in 2 minuti netti. Il danno non potremmo fare non sarebbe così grave. E cosa ci guadagneremmo noi e loro?

Cosa fa un ragazzo quando non naviga

I ragazzi che hanno dei limiti nell’uso della tecnologia hanno tempo in più per dormire e per vivere la loro vita offline, quella che noi abbiamo potuto sperimentare da ragazzi e che loro non conoscono più. Per esempio le seguenti impagabili cose:

  • avere la possibilità di chiacchierare con persone che la pensano diversamente, gente sorteggiata a caso e non proposta da un algoritmo di Google che valuta le affinità con te e con i tuoi amici
  • non avere l’urgenza di condividere via social quello che ti accade ma limitarti a godertela
  • non avere il dubbio che nessuno di ama solo perchè nessuno ti manda un sms o dice mi piace alle cose che condividi
  • non avere l’urgenza di correre a casa perchè il telefonino è scarico e senza di lui non vivi più
  • non avere bisogno di cambiare progetto ogni momento della giornata per adeguarti ai messaggi dei tuoi amici che ti invitano o che disdicono un invito
  • ecc… ecc..

Se solo resistiamo alla tentazione di accettare tutto quello che proviene dai loro umori (desideri indotti dagli amici o dalla pubblicità) o almeno scegliamo di limitare, metter qualche regola e dare qualche drizzata alla macchina che viaggia a mille forse non ce ne pentiremo per niente. O forse si, ma come amo dire sempre meglio rimorsi che rimpianti!

E’ tutta una questione di misura, come al solito. L’unico problema è che costa fatica.

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