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thank you Liam! un gelato prima di pranzo

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I pre-adolescenti e il gelato prima di pranzo


Scritto il 04 agosto 2025

Chi mi legge da tempo lo sa: ho fatto per un vita un altro mestiere ma tutti i libri di pedagogia scritti, letti e divorati mi avevano trasformata in un’appassionata di infanzia e adolescenza.

Allora mi ero licenziata dal posto di funzionaria in Rai, avevo studiato 5 anni come una pazza, dato esami per l’insegnamento, poi mi ero presentata al Concorso docenti con una polverosa laurea in Lettere presa vent’anni prima e lo avevo vinto.

Poi avevo rifiutato il ruolo, per rimanere nella mia scuoletta paritaria, nella quale nel frattempo avevo cominciato a lavorare, ma quella è un’altra storia.

In classe con i pre-adolescenti

Risultato? Mi trovavo ad insegnare ai ragazzini delle medie: quelli che si credono grandi ma poi si tirano la frutta in corridoio.

Amo moltissimo i pre-adolescenti, mi piacciono proprio perchè sono tutti strani, alcuni hanno orecchie grandi e nasi piccoli, altri si credono dei geni e altri lo sono ma non lo sanno ancora.

Sta di fatto che….

Hanno quasi tutti una cosa in comune: sono viziati e hanno spesso troppi soldi in tasca. Questo li rende spesso nervosi e annoiati, incapaci di capire cosa vogliono davvero, preoccupati di non sapersela cavare e prepotenti.
Probabilmente a casa sono abituati ad avere qualcuno che raccoglie tutto ciò che gettano a terra e che ricompra ciò che perdono senza battere ciglio.

Spesso sono ragazzi che non attraversano sulle strisce perchè è da sfigati. Sono quelli non fanno la fila perchè si sentono più furbi degli altri. Sono quelli che non pagano il biglietto della metro perchè “tanto nessuno controlla”.

A volte mi chiedo se i genitori si rendano conto che i loro figli li osservano e li ascoltano continuamente! E in classe ripetono intere frasi che sentono dire a casa facendo fare loro delle figuracce da manuale.

Il gelato prima di pranzo

Ero in gita con loro una volta, era quasi ora di pranzo e stavamo per andare al ristorante ma passando davanti ad una gelateria uno di loro mi aveva chiesto: “posso comprare un gelato?”. Quando avevo risposto che non avrebbe più avuto fame mi aveva risposto: “pazienza prof, non devo mangiare per forza!”.

Allora gli avevo chiesto: “i tuoi genitori sarebbero d’accordo se mangiassi un gelato ora e saltassi il pasto?” – “si certo, i miei genitori mi fanno fare tutto quello che voglio, sempre”.

Avevo sperato che quel ragazzino avesse solo un buon senso dell’umorismo o che fosse un caso isolato (e disperato).
“E voi ragazzi:  avete il permesso di comprare un gelato subito prima di pranzo?”
Inutile dirvi che si era alzato un coro di si.

Ci sono volte in cui penso che questa mia stravagante idea di educare, dare delle regole, incoraggiare le buone abitudini, aiutarli a capire il valore dei soldi, scoraggiare lo shopping compulsivo, l’abuso di zuccheri, lo spreco di carta, ecc.. ecc.. sia proprio tempo perso,  meglio che mi limiti a insegnare i verbi e alle subordinate.

Non credo che smetterò comunque, era solo che volevo dirlo a qualcuno.

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Che ruolo gioca internet nella relazione tra adulti e bambini? Approfondimento in 8 puntate

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8) Le potenzialità della relazione in carne ed ossa


Scritto il 18 luglio 2023

Questo lungo articolo pensato durante il lockdown per una rivista specializzata dedicata ad internet e media  mai uscito, viene qui pubblicato a puntate.

OTTAVA ED ULTIMA PUNTATA PUNTATA

Che ruolo gioca internet nella relazione tra adulti e bambini? Approfondimento in 8 puntate

L’adulto (che sia insegnante o genitore) ha secondo me il compito di: 

    • incoraggiare
    • sostenere l’impegno
    • valorizzare i ripetuti tentativi di qualsiasi iniziativa, anche quando non vanno a buon fine.

Se non sono gli adulti i primi ad agire in questo modo come possiamo aspettarci che i giovani adulti siano in grado di farsi coraggio di fronte alle difficoltà della vita?

Non si tratta solo di rendimento scolastico o rendimento sociale, valore umano, capacità relazionale, si tratta di tutto questo insieme.

Fare paragoni e lodare sempre i più bravi è poco efficace ai fini dell’inclusione, mentre frasi come “hai lavorato sodo, complimenti” danno risalto e valore allo sforzo e alla costanza.

Sia l’insegnante che il genitore devono dotare i loro bambini e ragazzi di strumenti per costruire attenzione, autonomia e fiducia stabilendo confini ragionevolmente progressivi e adatti alla loro età:  la conquista di nuovi linguaggi di comunicazione deve diventare una necessità di cui far virtù per fare alcuni passi oltre quei limiti.

Lo smartphone può abilmente essere usato per sviluppare la ricerca di strumenti, per rendere la conoscenza appassionante come una caccia al tesoro, per andare a scovare contenuti di qualità e avere idee innovative là dove è sempre apparentemente più facile trovarli o concepirle.

Operare in assenza di mezzi

Come costruire percorsi di avvicinamento a contenuti innovativi o di qualità è la vera sfida. La mia tesi è che questa sfida parta dall’assenza di mezzi (e del mezzo per antonomasia di cui fin qui abbiamo parlato) più che dalla sua presenza.

Non dobbiamo insegnare agli adolescenti ad usare il web per cercare fonti ma dobbiamo chiedere loro di risolvere dei problemi o di elaborare delle proposte inedite a partire dalle fonti che eventualmente vorranno mettere in campo. E per farlo devono andare oltre il mezzo. Avere il coraggio di usare le mani, il corpo e non solo lo schermo. 

In famiglia come a scuola lo smartphone ha lo stesso valore di una pentola o di una penna. Sta a noi escogitare soluzioni appetibili: chiediamo agli adolescenti di cucinare un piatto tailandese per il compleanno dei fratelli o di comporre una poesia in una lingua sconosciuta per la lezione di letteratura, dove i versi facciano rima mantenendo un senso compiuto, solo allora il mezzo avrà una finalità concreta e il suo uso potrà essere apprezzato dal genitore che gusta la cena o dall’insegnante che leggendo ad alta voce scoppierà in una risata… quell’uso sarà davvero condiviso e darà la possibilità all’adulto di apprezzare e congratularsi con il giovane per il suo virtuoso uso del mezzo.

Antichi metodi per raggiungere obiettivi nuovi

I metodi per capire i processi che incorporano i device digitali nella vita di tutti i giorni sono tutt’altro che digitali: l’ascolto spregiudicato, l’astensione dal giudizio e il silenzio. Metodi antichi e forse destinati sempre più solo ad adulti o giovani adulti iniziati che conoscono bene i mezzi e i loro segreti, metodi infatti sempre meno utilizzati nei comuni setting famigliari e scolastici dove il rumore e la fretta dominano su tutto il resto. 

Staccare l’attenzione dalla relazione a quattro occhi e incanalarla in quell’alternativa al tubo catodico che è lo schermo dello smartphone significa staccare la spina propriamente dalla relazione più complessa in assoluto: quella che mette in campo il corpo fisico. 

Sentire con il corpo

Per questo motivo è assolutamente necessario che questo contatto venga mantenuto il più a lungo possibile (è il famoso continuum di cui si parla nella relazione educativa dei primi momenti di vita del bambino) perché possa essere riconosciuta come una relazione di valore, una relazione di qualità essenzialmente superiore rispetto a tutte le altre. Se viene messa in discussione questo assioma decade automaticamente il concetto di relazione famigliare o di setting primario caratterizzato dalla cura fisica, dal soddisfacimento dei bisogni relativi alla sopravvivenza fisiologica dell’essere umano.

Nessuna potenzialità della tecnologia mobile può essere sfruttata per contribuire allo sviluppo dell’identità, delle capacità di apprendimento e di comunicazione degli adolescenti se non esistono alla base altri strumenti, sempre più sottovalutati e dati erroneamente per scontati come l’essere ascoltati, presi in considerazione per le proprie opinabili opinioni, essere visti, guardati mentre si sbaglia, consolati, aiutati, incoraggiati.

Puoi farti sentire solo se sai sentire

Attualmente ciò che mi sembra più probabile è che le potenzialità della tecnologia mobile vengano usate come sostitutivo del controllo e come megafono della voglia di comunicare e di conoscere gli altri, senza che si trovi il modo di aiutare i giovani a capire che non è in un setting virtuale che si può realmente comunicare né conoscere. L’esperienza fisica e pratica di una realtà non è mai eguagliabile alla sua trasposizione in ambiente digitale, una chiacchierata al telefono non può essere paragonata a quella fatta di persona e questo è il presupposto essenziale per avere ben chiaro che alcuni discorsi non si possono fare al telefono e molte altre azioni conoscitive come il sesso non si possono simulare o sublimare nella fruizione di materiali pornografico. 

Come dice lo psicanalista Recalcati nel libro “I tabù del mondo”, abbiamo progressivamente abbandonato ogni tabù e stiamo diventando la società della perversione: rendendo accessibile ogni fantasia e trasgredibile ogni legge si vanno perdendo la curiosità e il desiderio, che esiste solo se accompagnato dalla tentazione di raggiungere qualcosa di segreto, di non conosciuto. Una volta tolto il velo nulla può essere, appunto, “svelato” e perde il suo stesso motivo di esistere.

LE PUNTATE PRECENDENTI

Prima puntata: Che ruolo gioca internet nella relazione tra adulti e bambini?
Seconda puntata: Relazione digitale o in carne ed ossa: che differenza fa?
Terza Puntata: Come sono cambiate le condizioni d’uso dei device mobili
Quarta puntata: Com’è cambiata la relazione genitori-figli, quando questa è mediata
Quinta puntata: Com’è cambiata la percezione della privacy
Sesta puntata: Com’è cambiata l’attenzione, la nostra principale risorsa
Settima puntata: Com’è cambiata la relazione a scuola
Ottava puntata: Le potenzialità della relazione in carne ed ossa

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