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Che ruolo gioca internet nella relazione tra adulti e bambini? Approfondimento in 8 puntate

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8) Le potenzialità della relazione in carne ed ossa


Scritto il 18 luglio 2023

Questo lungo articolo pensato durante il lockdown per una rivista specializzata dedicata ad internet e media  mai uscito, viene qui pubblicato a puntate.

OTTAVA ED ULTIMA PUNTATA PUNTATA

Che ruolo gioca internet nella relazione tra adulti e bambini? Approfondimento in 8 puntate

L’adulto (che sia insegnante o genitore) ha secondo me il compito di: 

    • incoraggiare
    • sostenere l’impegno
    • valorizzare i ripetuti tentativi di qualsiasi iniziativa, anche quando non vanno a buon fine.

Se non sono gli adulti i primi ad agire in questo modo come possiamo aspettarci che i giovani adulti siano in grado di farsi coraggio di fronte alle difficoltà della vita?

Non si tratta solo di rendimento scolastico o rendimento sociale, valore umano, capacità relazionale, si tratta di tutto questo insieme.

Fare paragoni e lodare sempre i più bravi è poco efficace ai fini dell’inclusione, mentre frasi come “hai lavorato sodo, complimenti” danno risalto e valore allo sforzo e alla costanza.

Sia l’insegnante che il genitore devono dotare i loro bambini e ragazzi di strumenti per costruire attenzione, autonomia e fiducia stabilendo confini ragionevolmente progressivi e adatti alla loro età:  la conquista di nuovi linguaggi di comunicazione deve diventare una necessità di cui far virtù per fare alcuni passi oltre quei limiti.

Lo smartphone può abilmente essere usato per sviluppare la ricerca di strumenti, per rendere la conoscenza appassionante come una caccia al tesoro, per andare a scovare contenuti di qualità e avere idee innovative là dove è sempre apparentemente più facile trovarli o concepirle.

Operare in assenza di mezzi

Come costruire percorsi di avvicinamento a contenuti innovativi o di qualità è la vera sfida. La mia tesi è che questa sfida parta dall’assenza di mezzi (e del mezzo per antonomasia di cui fin qui abbiamo parlato) più che dalla sua presenza.

Non dobbiamo insegnare agli adolescenti ad usare il web per cercare fonti ma dobbiamo chiedere loro di risolvere dei problemi o di elaborare delle proposte inedite a partire dalle fonti che eventualmente vorranno mettere in campo. E per farlo devono andare oltre il mezzo. Avere il coraggio di usare le mani, il corpo e non solo lo schermo. 

In famiglia come a scuola lo smartphone ha lo stesso valore di una pentola o di una penna. Sta a noi escogitare soluzioni appetibili: chiediamo agli adolescenti di cucinare un piatto tailandese per il compleanno dei fratelli o di comporre una poesia in una lingua sconosciuta per la lezione di letteratura, dove i versi facciano rima mantenendo un senso compiuto, solo allora il mezzo avrà una finalità concreta e il suo uso potrà essere apprezzato dal genitore che gusta la cena o dall’insegnante che leggendo ad alta voce scoppierà in una risata… quell’uso sarà davvero condiviso e darà la possibilità all’adulto di apprezzare e congratularsi con il giovane per il suo virtuoso uso del mezzo.

Antichi metodi per raggiungere obiettivi nuovi

I metodi per capire i processi che incorporano i device digitali nella vita di tutti i giorni sono tutt’altro che digitali: l’ascolto spregiudicato, l’astensione dal giudizio e il silenzio. Metodi antichi e forse destinati sempre più solo ad adulti o giovani adulti iniziati che conoscono bene i mezzi e i loro segreti, metodi infatti sempre meno utilizzati nei comuni setting famigliari e scolastici dove il rumore e la fretta dominano su tutto il resto. 

Staccare l’attenzione dalla relazione a quattro occhi e incanalarla in quell’alternativa al tubo catodico che è lo schermo dello smartphone significa staccare la spina propriamente dalla relazione più complessa in assoluto: quella che mette in campo il corpo fisico. 

Sentire con il corpo

Per questo motivo è assolutamente necessario che questo contatto venga mantenuto il più a lungo possibile (è il famoso continuum di cui si parla nella relazione educativa dei primi momenti di vita del bambino) perché possa essere riconosciuta come una relazione di valore, una relazione di qualità essenzialmente superiore rispetto a tutte le altre. Se viene messa in discussione questo assioma decade automaticamente il concetto di relazione famigliare o di setting primario caratterizzato dalla cura fisica, dal soddisfacimento dei bisogni relativi alla sopravvivenza fisiologica dell’essere umano.

Nessuna potenzialità della tecnologia mobile può essere sfruttata per contribuire allo sviluppo dell’identità, delle capacità di apprendimento e di comunicazione degli adolescenti se non esistono alla base altri strumenti, sempre più sottovalutati e dati erroneamente per scontati come l’essere ascoltati, presi in considerazione per le proprie opinabili opinioni, essere visti, guardati mentre si sbaglia, consolati, aiutati, incoraggiati.

Puoi farti sentire solo se sai sentire

Attualmente ciò che mi sembra più probabile è che le potenzialità della tecnologia mobile vengano usate come sostitutivo del controllo e come megafono della voglia di comunicare e di conoscere gli altri, senza che si trovi il modo di aiutare i giovani a capire che non è in un setting virtuale che si può realmente comunicare né conoscere. L’esperienza fisica e pratica di una realtà non è mai eguagliabile alla sua trasposizione in ambiente digitale, una chiacchierata al telefono non può essere paragonata a quella fatta di persona e questo è il presupposto essenziale per avere ben chiaro che alcuni discorsi non si possono fare al telefono e molte altre azioni conoscitive come il sesso non si possono simulare o sublimare nella fruizione di materiali pornografico. 

Come dice lo psicanalista Recalcati nel libro “I tabù del mondo”, abbiamo progressivamente abbandonato ogni tabù e stiamo diventando la società della perversione: rendendo accessibile ogni fantasia e trasgredibile ogni legge si vanno perdendo la curiosità e il desiderio, che esiste solo se accompagnato dalla tentazione di raggiungere qualcosa di segreto, di non conosciuto. Una volta tolto il velo nulla può essere, appunto, “svelato” e perde il suo stesso motivo di esistere.

LE PUNTATE PRECENDENTI

Prima puntata: Che ruolo gioca internet nella relazione tra adulti e bambini?
Seconda puntata: Relazione digitale o in carne ed ossa: che differenza fa?
Terza Puntata: Come sono cambiate le condizioni d’uso dei device mobili
Quarta puntata: Com’è cambiata la relazione genitori-figli, quando questa è mediata
Quinta puntata: Com’è cambiata la percezione della privacy
Sesta puntata: Com’è cambiata l’attenzione, la nostra principale risorsa
Settima puntata: Com’è cambiata la relazione a scuola
Ottava puntata: Le potenzialità della relazione in carne ed ossa

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Social warning e l’uso consapevole dei media

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Social warning e l’uso consapevole dei media


Scritto il 08 agosto 2021

Social warning è una rete di volontari, tutta italiana, nata per sensibilizzare genitori, ragazzi, e insegnanti all’uso consapevole dei mezzi di comunicazione.

Nasce dall’idea di un giovane che conosce bene la rete, per esserci caduto come vittima di bullismo e per essersi in seguito riscattato diventando proprio un esperto di comunicazione.
Questo ragazzo ha creato il Movimento Etico Digitale di cui Social warning è un progetto operativo.

Sbagliando si impara

E cosi oggi centinaia di formatori sono all’opera in tante realtà aggregative italiane per portare l’attenzione su pregi e difetti dell’uso smodato della tecnologia. Volevo raccontarvelo perchè sono fiera di far parte di Social Warning e perchè credo che sia un’iniziativa lodevole e necessaria.

Uso consapevole dei media?

Quando sai che qualcosa che mangi o bevi può farti male se esageri cosa fai? Stai attento, consumi con cautela ovvero in modo responsabile. Giusto?

Ma quando non hai consapevolezza dei potenziali danni che l’esposizione prolungata a smartphone, videogiochi, sociale network ti procurano chiaramente non fai attenzione.
Ci stai un’ora, 10 ore al giorno. Che differenza fa? Il tempo passa velocemente, tanti amici ti scrivono, hai cosi tante cose da fare che non ti serve neanche più incontrarli, sei sempre e comunque connesso a loro. O almeno questa è la tua impressione. Giusto?

Il tempo che passi al telefono fa la differenza

E’ sempre più evidente a medici e addetti ai lavori che la sovra-esposizione ai mezzi di comunicazione sociali sia deleteria per un’ampia serie di ragioni. I social media ti danno l’illusione di essere in contatto con gli altri quando in realtà sei solo. Whatsapp e le sue notifiche ti danno la sensazione che qualsiasi momento della giornata ci sia una notizia proprio per te, che potrebbe cambiarti la vita. (un nuovo colloquio di lavoro? un nuovo potenziale fidanzato? ecc.. ecc..)

Cosa dicono gli esperti

Le ricerche parlano chiaro, ecco solo alcuni degli effetti a lungo termine:

Ad ogni età sono riscontrabili effetti diversi, che vanno dalla progressiva perdita di empatia, capacità di attenzione e concentrazione, autostima, insicurezza, tono dell’umore, capacità di relazionarsi con gli altri e senso della realtà. (Ok Salute)

Paroloni… sarà vero?

A che titolo parlo? Non sono un medico e neanche uno scienziato. Sono solo una ex consulente di comunicazione appassionata di media da 25 anni,  mamma di 3 adolescenti ed insegnante alla scuola media, ops scusate, scuola secondaria di primo grado (chissà chi è quell’esperto di comunicazione che ha deciso di chiamare in modo tanto complicato una cosa che aveva un nome chiaro e semplice, boh!)

Quello che voglio dire è che questo è il mio blog, non è una testata giornalistica, e qui racconto la mia esperienza personale, le mie ricerche e le mie riflessioni.

Social media: usare con cautela

Guardiamo un po’ di statistiche (fonte della fonte)

  • 4 ore di mobile al giorno
  • il 90% della popolazione possiede un telefono
  • abbiamo 3.5 device a testa
  • guardiamo 5 metri di contenuti al giorno
  • il 20% dei millennials apre il telefono 50 volte al giorno (fonte: www.themarketingfreaks.com)

Non credete anche voi che dati del genere meritino un po’ di attenzione e cautela? Non capisco come tanti genitori di bambini anche piccoli possano liquidare la questione con un “che posso farci, mio figlio non vive più senza e suoi amici hanno tutti il telefono!

Non è che siamo sciocchi o incapaci. Forse il motivo sta nel fatto che le scelte che facciamo non sono razionali anche se noi crediamo che sia cosi, semplicemente il fatto che i nostri figli stiano in compagnia dei loro telefoni ci dà un sollievo biochimico. Senti qua:

Come possiamo proteggerci?

Con la consapevolezza, con un lavoro sul nostro benessere, eliminando gli automatismi che ci gratificano..

Ma una buona notizia c’è

Mentre l’uso smodato è sempre da evitare, secondo una ricerca ancora sperimentale un uso moderato dei social media potrebbe avere effetti benefici sul cervello (State of Mind) sopratutto su soggetti con un disturbi del comportamento e schizofrenia.

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THE-SOCIAL-DILEMMA il documentario sugli effetti manipolatori dei social media e sulla dipendenza che creano

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The social dilemma: manipolazione e dipendenza da social network


Scritto il 14 settembre 2020

Esiste un legame tra salute mentale e uso dei social? I social network, usati da oltre 2 miliardi di persone in modo massiccio, influenzano la nostra percezione del mondo e come ci relazioniamo con noi stessi e con gli altri. Questo non è più una novità.

Ma è davvero cosi grave?

THE-SOCIAL-DILEMMA il documentario sugli effetti manipolatori dei social media e sulla dipendenza che creano

E’ solo un nuovo mezzo di comunicazione

Nella storia dell’umanità ci siamo sempre adeguati alle nuove tecnologie che hanno migliorato la qualità della sua vita (i giornali, le biciclette per esempio). Ma qui parliamo di una tecnologia invasiva, che compromette il benessere delle persone perchè scava nel tronco encefalico ed innesta nuove abitudini (al consumo) fino a prendere il controllo dell’identità dei bambini oltre a creare caos nella società, polarizzare le opinioni politiche e rendere le democrazie più a rischio.

Non sono parole mie, cito espressamente le parole degli stessi creatori dei social network che sono i protagonisti del docu-dramma The social dilemma, in uscita in questi giorni.

The social dilemma spiega come funziona il meccanismo manipolatorio che porta milioni di persone a rimanere incollati ai social network per ore, mesi e anni senza che questo crei il loro il minimo dubbio: sono vivo o sono mi trovo in una bolla digitale?

Dalla voce dei creatori di social netword

Il documentario dà voce diretta ai creatori di Facebook, Twitter, Instagram (un gruppo di giovani che ha deciso di lasciare posizioni apicali per motivi etici) che raccontano il dietro le quinte di un fenomeno che di massa che ha già prodotto due risultati evidenti.

Il primo è rendere la creazione di un giro d’affari miliardario e il secondo è crescita esponenziale dei tassi di depressione e ansia negli adolescenti(+ 189%) e nei preadolescenti (+62%) in tutto il mondo. Il tasso dei suicidi ha avuto un incremento in 10 anni del +70% negli adolescenti e del +151% nei preadolescenti.

Manipolazione e dipendenza

Il settore tecnologico ha un problema: vende i suoi utenti e gli inserzionisti con i clienti. Sappi che se non stai pagando per il prodotto online che stai usando (le piattaforme social sono tutte gratuite) allora vuol dire che il prodotto sei tu – ecco le parole che usano i protagonisti che documentario The social dilemma trasmesso su Netflix, si tratta di parole forti, senza mezzi termini.

La nostra attenzione è in vendita e il graduale e impercettibile cambiamento dei nostri comportamenti è il prodotto che viene venduto al miglior offerente (i nostri profili vengono targhettizzati, ovvero segmentati per interessi, età, capacità di acquisto, ecc e venduti all’asta al miglior inserzionista che ci compra ad impression ovvero avendo dati precisi su quanto tempo di fermiamo a guardare ogni singolo contenuto pubblicità compresa).

the social dilemma, come i social network ci manipolano e ci trasformano in persona dalle abitudini prevedibili.

Il profitto prima di tutto

Chi compra pubblicità sui social ha la certezza di essere visto ecco perchè il volume d’affari della pubblicità su queste piattaforme è quadruplicato in pochi anni.

Sai perchè le fake news sono 7 volte più virali di una notizia vera? Perchè la verità è noiosa.

THE-SOCIAL-DILEMMA IL 30% DELLE PERSONE TRA I 18 E 44 ANNI SOFFRONO D'ANSIA SE NON CONTROLLANO FACEBOOK ALMENO OGNI 2 ORE

Cosa possiamo fare?

Prima di tutto dare l’esempio.

1. Cancellare dai vostri telefoni le app tossiche come Tik Tok, Snapchat e Instagram e usare meglio mail e whatsapp (per meglio si intende non a tavola, non la sera prima di andare a letto e non mentre i figli ci parlano e ci chiedono di stare insieme)

2. Dare ai ragazzi lo smartphone il più tardi possibile. Leggi su questo blog Meglio la bicicletta dello smartphone  e firma il contratto d’uso per avere lo smartphone

3. Tenere lontani i bambini dai canali youtube e youtube kids dove non esistono filtri pubblicitari e tutela

4. Ascoltare i consigli che vengono dati alla fine di The social dilemma sull’uso dei social in famiglia.

5. Organizzare visioni di gruppo di The social dilemma in famiglia e discuterne usando queste linee guida di benessere scritti dai protagonisti del documentario che si sono costituiti in Centre for humane tecnology che svela questioni fondamentali e incoraggia i giovani a porsi in maniera critica di fronte ai social network avendo consapevolezza del fatto che gli algoritmi che li governano sono in grado di costruire dei modelli che predicono il nostro umore e i nostri comportamenti. Occorre essere vigili. Visita il sito del Centre for humane technology  fondato da questi fuoriusciti dal sistema e collabora alla costruzione di un mondo più libero e consapevole.

6. Adottare il minimalismo digitale in famiglia affinchè si acquisisca l’abitudine di proteggersi dall’uso massiccio dello smartphone.

6. Se non hai un account Netflix contattami, ti aiuterò ad organizzare una visione di gruppo in modo che tu possa vederlo.

C’è un movimento anche in Italia

Si chiama Movimento Etico Digitale ed è stato creato da Davide Dal Maso un ragazzo diventato esperto in tecnologie della comunicazione che, attraverso una rete capillare di formatori-volontari in tutta Italia, si è impegnato per rendere consapevoli ragazzi e genitori su queste tematiche. Se sei una scuola, chiedi un intervento del Social Warning. E’ un’opportunità da non perdere.

Fai da te

Visita anche il sito Socialmediatestdrive.org ricco di risorse da usare a scuola o in famiglia per farti promotore attivo della sensibilizzazione all’uso consapevole dei social network

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