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San Michele e i nostri personali draghi


Scritto il 28 settembre 2010

In questo periodo dell’anno c’è eccitazione nell’aria come se il 15 settembre fosse capodanno!  I bambini vanno in giro con corone, cantano canzoni, accendono candele, giocano con spade e corazze e fanno lotte di cavalieri.Chissà perchè.

Nella scuola steineriana si celebra la festa di san Michele che sconfigge il drago.. una festa cattolica ma anche antica, un vero e proprio cardine del ciclo dell’anno che coincide con l’Equinozio d’autunno.

san michele e il drago - Sanzio

Che cos’è la festa di San Michele e il drago?

E’ una festa del ciclo dell’anno che si celebra nelle scuole steineriane: si va nel bosco accanto a scuola e si mette in scena questa antica leggenda. Ogni anno è l’ottava classe che ha in carico questo momento a cui partecipano tutte le classi. Perchè? La scuola steineriana è una scuola cattolica? No.

Ma in una società sempre più laica (e quindi sterile spiritualmente) dove anche il grazie e il per favore sembrano gesti religiosi ci si chiede il perchè di tanta enfasi su San Michele, che degli arcangeli è il più coraggioso, colui che sconfigge il drago dell’apocalisse, il drago rosso dalle 7 teste, simbolo del male.
Come possiamo ritrovare le radici antiche che motivano e danno un senso alla nostra esistenza e di cui abbiamo davvero bisogno per guardare al futuro sapendo chi siamo?

A cosa servono le prove di coraggio

Ma i nostri figli non sono gia abbastanza bulli? Dobbiamo fomentarli ancora con inni al coraggio e prove di forza? Beh, guardate, si tratta proprio del contrario.

In un momento in cui l’estate ha esaurito la sua forza di propulsione verso l’esterno e piano piano ci si ritira verso il dentro occorre trovare all’interno di ognuno di noi la luce da cui prima si attingeva fuori, la forza, la motivazione, la voglia di intraprendere un lungo e freddo inverno (che a Roma  è molto light ma va bene lo stesso).

E questa forza la troviamo accendendo come un lumino interiore, una piccola consapevolezza che potrà ardere al calore della nostra volontà fino a diventare verso Natale un vero e proprio braciere. Come la vita prosegue la sua crescita nel buio della terra  anche il bambino coltiva se stesso nel tepore della casa, nella quiete della sua interiorità, nell’osservazione della natura che perde le foglie e che si ritira in se stessa.

Questo è il senso della sfida proposta da san Michele: anche quest’anno affronteremo un lungo inverno fatto di difficoltà, di solitudine anche e di lunghe giornate di pioggia con il naso appoggiato ai vetri, sognando l’apertura dell’estate e il caldo sulla pelle e anche quest’anno sverneremo in pace e serenità e attenderemo la buona stagione con gioia e pazienza, facendo un po’ a meno dei riscaldamenti a 30 gradi per sentire meglio e godere del  freddo e accoglierlo e superarlo,uscendo semmai a sgranchirci le gambe anche quando fuori piove e gustandoci i parchi della città, deserti.

E’ cosi consolante avere il ciclo dell’anno dalla nostra!!

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I giorni più lunghi dell’anno


Scritto il 24 giugno 2010

solstizio d'estate

Durante tutto l’anno abbiamo guardato fuori dalla finestra per accorgerci di come cambiavano il mondo e la natura fuori di noi e sentire profondamente (e non solo con le orecchie) come il cambio delle stagioni potesse influenzare anche i nostri stati d’animo.

Parlo delle connessioni tra il dentro e il fuori, del piacere di attingere dalla propria creatività immagini che ci nutrono, ci confortano, quietano le nostre burrascose emozioni, la capacità di vivere nel profondo il senso di reverenza, rispetto, fiducia e devozione per la vita, per l’essere umano e la sua bellezza…

Questi li considero i pilastri di una sana crescita, non conditi di astrusi rituali o di una miscellanea di componenti pseudo-religiose come alcuni temono.

E anche se la scuola è gia chiusa oggi festeggiamo la chiusura dell’anno scolastico (che corrisponde anche all’anno solare) con la festa di San Giovanni che coincide (più o meno) con festa del solstizio d’estate. Giovanni Battista nacque proprio il 24 giugno, mezzo anno prima di Cristo.

Si fa un grande falò e si salta il fuoco. Perchè?

Il grande fuoco acceso all’aperto fa da contraltare alle piccole candele che si accendono in casa nel cuore dell’inverno. Non è infatti un caso che questa occasioni si celebri proprio il 24 giugno, esattamente 6 mesi prima del giorno di Natale.

I bambini sono felici di fare questa prova di coraggio ed è anche un momento sociale di unione e di condivisione in cui si sta svegli fino a tardi, tra canti e balli. Loro adorano le serate speciali, e sono speciali proprio perchè capitano 2 volte all’anno e loro negli anni imparano ad attenderle con gioia.
Ecco la bellissima atmosfera di gioia e condivisione che abbiamo vissuto. Grazie scuola!

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Cito da altri siti queste parole che possono essere utili per capire che cos’era originariamente questa ricorrenza:solstizio d’estate

Fin dai tempi più remoti il cambio di direzione che il sole compie, tra il 21 e il 22 giugno, è visto come un momento particolare e magico. Questo giorno, detto solstizio d’estate, è il primo giorno di una nuova stagione e in magia è associato alla festa di San Giovanni Battista, 24 giugno, giorno della sua nascita 6 mesi prima del Cristo (da quanto affermato dalla chiesa ) perchè in questo breve ma intenso arco di tempo, tutte le piante e le erbe sulla terra vengono influenzate con particolare forza e potere.

In epoca pre-cristina questo giorno era considerato sacro al pari di un capo d’anno e da cui l’usanza di trarre dei presagi. Il Sole, simbolo del fuoco divino, entra nella costellazione del Cancro, simbolo delle acque e dominato dalla Luna dando origine all’unione delle due opposte polarità che si incontrano. Il Sole è la parte maschile e la Luna quella femminile e il sole, al solstizio d’estate, raggiunge la sua massima inclinazione positiva…

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Lepri, conigli e altri animali di Pasqua


Scritto il 22 aprile 2009

Qualche anno fa in questo periodo avevamo introdotto in famiglia una nuova tradizione che era destinata a durare nella nostra storia.

Il leprotto di Pasqua è venuto a farci visita nella casa dei nonni per nascondere uova, ovetti e uovette in giro per casa scatenando una vera e propria caccia al tesoro. Peccato non averlo potuto fare in giardino, visto che anche quest’anno pioveva!

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I bambini con pigiami di 4 taglie più grandi (sono i pigiami dei cuginetti) si aggirano per la casa alla ricerca di uova e sorprese, e comincia la rottura delle uova. Al pranzo di Pasqua i bambini mettono in scena uno spettacolo con tanto di suonata di flauto e inchini per dare una grande notizia. (ma quale?)

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In centro alla tavola il dono che Zeno ha portato da scuola, un vaso con i fiori che lui stesso ha piantato, un coniglietto di lana fatto di pompom e le uova colorate da lui… è molto fiero nel suo affermare ad alta voce: l’ho fatto io crescere quello.

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E infine l’albero di Pasqua fatto da LorenzoPedro, con il vaso colorato con i pastelli e l’erbetta seminata da lui stesso…. grande orgoglio!!! Bravi ai miei coniglietti.

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Vecchie e nuove tradizioni di famiglia


Scritto il 25 marzo 2008

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E’ da quando abitiamo a Roma (quasi10 anni) che non vedo una Pasqua con il sole… ben ci sta dico io, vogliamo il caldo tutto l’anno qui nel sud del mondo, e fata primavera ci castiga: proprio nel più bello, quando il leprotto di pasqua è pronto a nascondere le uova in giardino e mama ha finito di preparare il cestino del picnic ecco la bufera, ore e ore di pioggia battente e noi a guardare i primi pettirossi infreddoliti sgambettare sui rami germogliati…
Insomma anche quest’anno la ricerca delle uova si è fatta in casa. Ma iniziamo dal principio.
Tradizione vuole che il leprotto di pasqua arrivi nella notte a nascondere le uova, nelle case dove ci sono bambini che lo aspettano. Non ovunque quindi: solo a casa di chi si è preparato ad accoglierlo!

I bambini hanno fatto dei disegni per lui e li abbiamo appesi in bella vista sperando che il leprotto li vedesse…. ( a proposito ho girato mezza Roma per cercare un libro di illustrazioni di uccellini per bambini come quello di soulemama ma ho trovato solo stupidi libri di foto…. possibile che non ci sia più nessuno che disegna??? e come si nutre la fantasia con l’enciclopedia dei volatili?)

Poi durante la notte mama ha colorato le uova, alcune sode altre ripiene di cioccolato, altre vuote…. giusto per confondere un po’ le idee sperando di ottenere l’effetto sorpresa… (ps, grazie a sol per il consiglio!)

Pasqua: ore 7.30 del mattino, tutti in piedi alla ricerca delle uova (i bambini si sarebbero alzati anche un’ora prima se non avessimo fatto di tutto per convincerli ad aspettare un po’). Via per la casa, ognuno con il suo cestino…. gioia allo stato puro…. mama guarda qui, mamam guarda là… (papa non ci poteva credere che mi ero inventata qualcosa anche per pasqua e teneva la testa sotto il cuscino facendo finta di niente…. ma neanche a pasqua si può dormire qui..?)

pasqua 2008

Questa tradizione sortisce l’effetto “entusiasmo e non-ci-sto-nella-pelle” solo a certe condizioni: che i bambini non abbiano un ovettokinder ogni volta che varcano le soglie di un supermercato ovvero tutto-l’anno…. e che il cioccolato sia un’eccezione e non una regola. Per i nostri figli è cosi. Alcune volte in coda al supermercato Lorenzopedro dice ad alta voce: l’anno prossimo a pasqua il leprotto porterà altre uova? Certo rispondo. Mi sembra normale che i bambini mangino le uova di cioccolata a pasqua e aspettino e desiderino e odorino con i loro nasini le uova di cioccolato per tutto il resto dell’anno… e sennò che gusto c’e’….
E’ il desiderio la parte migliore del gioco, ammettiamolo, o al massimo la sopresa, la cioccolata è buona si, ma dopo un po’ basta… e vogliamo parlare degli effetti dei picchi glicemici da zucchero?

Al massimo un’eccezione: potrete avere un ovettokinder l’ultimo giorno di scuola. Va bene bimbi??? Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, grazie mamma.
Vi sembriamo estremisti? Bene, allora dovreste vedere quante uova ha portato il leprotto a casa nostra… non si tratta di una vita di rinunce, si tratta solo di saper aspettare… e di imparare a desiderare.

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Carnevale alla scuola steineriana


Scritto il 07 febbraio 2008

carnevale alla scuola Steiner

E’ solo un cappellino di carta!!

E’ arrivato il martedi grasso e anche a scuola si festeggia. Finalmente quest’anno posso godermi i figli con bellissimi cappellini di carta dipinta a mano da loro, decorati con farfalline di carta crespa e striscioline sulla punta, e fissata al capo con nastrini di cotone. Che meravigliosa semplicità. Di questo hanno bisogno i bambini: di semplicità.

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Ricordo ancora l’anno scorso alla scuola materna pubblica: festone in giardino con musica a tutto volume, un’orgia di vestiti di carnevale portati da casa, una corsa al più bello, al più ricco, al “ce l’ho più meglio”…. e quando avevo chiesto alle maestre come mai non facevano qualcosa di semplice ed uguale per tutti mi avevano risposto: “….mah, che male c’e’….. i bambini vogliono cosi. e anche le mamme vogliono cosi, (tra le righe: spendono 60 euro per il vestito di carnevale, almeno che lo possano sfoggiare!!)”
Ovvio no? Ma non è mai venuto in mente a nessuno che i bambini vogliono quello che noi gli proponiamo? I bambini sono duttili e di soliti amano il bello.
Ma se li piazziamo di fronte al wrestling o a dangerous dragon e gli propiniamo cibo spazzatura – carnevali spazzatura (leggi le disavventura del carnevale di Poggio Mirteto qui) – feste di compleanno spazzatura (come quelle che si usano fare nelle sale giochi o peggio nei mcdonald) ben presto cominceranno a preferire la spazzatura alle bellezze che può offrire la vita….

Che cos’ha di tanto speciale la scuola Steiner?

I bambini che vanno alla Scuola Steiner non sono bambini modello, non sono bambini che giocano solo con i giochi di legno (come pensano molti) e che non guardano la tv. Sono bambini normali, vogliono ciò che vogliono tutti. Sono vivaci e pieni di energia, ridono ad alta voce, urlano, sono chiassosi proprio come gli altri e fanno i capricci perchè vogliono l’ovetto kinder o il gelato oppure la macchinina nuova.
Sono i loro genitori e i loro maestri che sono diversi: perchè cercano di proporre loro cose semplici, vere e il meno possibile artefatte. Perchè si sforzano di “togliere” in un mondo in cui più hai e più sei. Si sforzano di sottrarre stimoli e lasciare solo quelli veramente sensati, perchè attraverso quelli i bambini imparano ad apprezzare se stessi e il mondo che li circonda. E si sforzano anche (almeno i genitori che stimo e cui mi ispiro) di mediare, di non negare, di assecondare per quanto è possibile°°°.

All’asilo invece di fare teatro o inglese i bambini si mettono in cerchio e fanno il girotondo.
Questi bambini imparano a stare insieme, ad aspettare, ad ascoltare, a rispettare il silenzio, ad essere collaborativi, perchè sanno che ogni cosa che viene fatta è fonte di gioia e soddisfazione.
Questi valori li apprendono naturalmente attraverso il fare: facendo il pane, tessendo, facendo le passeggiate nel bosco, inventando situazioni di gioco con i tavoli e le sedie, dipingendo un pezzetto di carta, decorandolo e usandolo a mo’ di cappellino di carnevale. E’ inventando dal nulla che si allena la fantasia, è ascoltando le storie che la maestra ogni giorno racconta che si impara ad immaginare….
Nutrire l’immaginazione significa evocare, non sbattere in faccia al bambino un’immaginario gia confezionato (e magari anche esteticamente pessimo)….

C’è troppo ru.mo.re….

Quando i bambini fanno baccano la maestra non urla istericamente battendo le mani “STATEZZZIIITTTTIIIII” ma suona un campanellino e canta una canzoncina a bassissimo volume che dice: “c’è troppoooo ru.mo.re…..” (osserva l’espressione, non è “fate troppo rumore”) e appena i bambini sentono il suono del campanellino si calmano e cambiano il loro modo di giocare… questo me l’ha insegnato mio figlio. Un giorno tornato da scuola mi ha detto: “mamma quando facciamo rumore non devi urlare basta che suoni il campanellino”… sono rimasta senza parole…

°°° a proposito di “mediare”, leggi:
Carnevale 2007 la storia di un accordo, di una negoziazione, di un contratto ufficiale, tra una mamma e un figlio con idee diverse sul senso del bello
Earthways:
recensione di un libro interessante che aiuta i genitori a nutrire l’immaginazione dei propri figli.

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