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i 3 pilastri della fiducia

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Fiducia: come si crea o si ricostruisce nelle relazioni?


Scritto il 15 ottobre 2018

i 3 pilastri della fiducia

Come si crea o si ricostruisce la fiducia nelle relazioni? Quali sono i pilastri della fiducia?

Le persone hanno fiducia in te se sentono che ci sono 3 condizioni che soddisfano i loro bisogni.

  1. empatia
  2. logica della tua argomentazione (e se tale argomentazione è ben comunicata)
  3. empatia

Andiamo per ordine:

Empatia

Le persone in generale stentano a credere che stiamo facendo qualcosa per loro, ecco perchè l’empatia è il primo ostacolo da superare per renderci credibili. Invece di fidarsi tendono al contrario a pensare che facciamo qualcosa per noi stessi, per scopi narcisistici.

L’attenzione è fondamentale per creare empatia: ma chi di noi ha tempo e attenzione da dare agli altri?

E’ un circolo vizioso: se abbiamo troppo da fare avremo meno tempo per empatizzare con gli altri e se non c’è empatia tutto diventa più difficile.

Risultato? Non ci capiamo più e ci sentiamo sempre più separati dagli altri, sempre più soli e sospettosi.

Ecco la soluzione

Capire quando, dove e a chi si vuole dare empatia e poi farlo: alzare lo sguardo e dedicarsi a quella persona, all’oggetto della nostra cura.

Una condizione imprescindibile ed essenziale è mettere da parte i cellulari, la più grande fonte di distrazione del secolo.

Questo almeno secondo Frances Frei docente di management all’Harvard Business School che spiega la sua teoria in questo Ted talk

La logica dell’argomentazione

Se il nostro ragionamento non ha un filo logico solido non c’è molto da fare, dovremo rassegnarci al fatto che non saremo credibili e quindi degni di fiducia.

Ma se, come è più probabile, la nostra argomentazione è sincera e poggia su un solido ragionamento allora dovremo cercare di comunicare i nostri motivi nel modo più stingente possibile e per farlo dovremo esercitarci.

Esprimere la propria opinione e supportarla con delle forti evidenze è il modo migliore per argomentare.

Autenticità

Il terzo e fondamentale pilastro della fiducia è essere se stessi in modo autentico e gli esseri umani hanno un fiuto particolare per sgamare gli altri.

Essere se stessi è facile quando siamo circondati da persone simili a noi, che riescono ad essere autentici e curiosi verso la verità dell’altro.

In caso contrario, se ci troviamo a rappresentare una differenza rispetto alle persone che ci circondano  allora essere se stessi diventa una vera e propria sfida.

Essere diversi

Avere il coraggio di essere diversi ci permette di essere proprio come siamo, non importa se questo significa non potersi conformare agli altri.

Essere diversi significa essere se stessi nel modo più radicale possibile: noi siamo davvero noi stessi quando non tradiamo il nostro vero modo di essere, quindi più spesso nelle differenze che non nelle somiglianze con gli altri.

Fidarsi delle proprie peculiarità corrisponde, in ultima analisi, alla possibilità che diamo agli altri di fidarci di noi, ma solo se quello che mettiamo in campo, noi stessi, è vero.

Photo by Alvin Mahmudov on Unsplash

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trovare il tempo di stare con le persone che amiamo

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Si può rallentare in un mondo sempre più veloce?


Scritto il 17 settembre 2018

Quando mettiamo il pilota automatico nelle nostre giornate, quasi sempre, pensiamo veloce, agiamo veloce, siamo come razzi! I nostri pensieri, sentimenti e azioni avvengono sotto questo incantesimo. Se spegniamo il pilota automatico allora possiamo rallentare e parlare. Pronti?

L’incantesimo della fretta

Perchè essere veloci ci fa sentire sempre più abili però stranamente anche sempre più stanchi?

Non vivere come se avessi paura di arrivare tardi il giorno del tuo funerale! Cosi esordisce Geir Berthelsen fondatore del World Istitute of Slowness: per lui la lentezza è la dimensione dimenticata del tempo ma anche la più importante perchè la più umana.

La lentezza è l’unica dimensione che l’intelligenza artificiale considererà un nonsenso e quindi non saprà riprodurre. Per fabbricare l’immaginazione, la creatività, la motivazione ci vuole una pozione magica complessa e irriproducibile dalle macchine. Quella di cui parliamo qui.

E allora perchè corriamo?

Corriamo perchè i nostri neuroni a specchio si sintonizzano con il sentire comune, corriamo perchè tutti corrono. E corriamo per non sentire.

A differenza del tempo cronologico, la lentezza è non lineare, la lentezza non è neanche il qui e ora, ma è un tempo che funziona per te, un tempo straordinario.

E’ quindi una condizione precaria, instabile per natura. E come ogni posizione precaria è più difficile mantenerla in lentezza, meglio correre.

Il paradosso della lentezza

Ma per assurdo la lentezza riguarda l’equilibrio, la possibilità di ripensarci su, di riprovarci, di avere il tempo per farlo.

Ascoltando le interviste a Geir Berthelsen ho avuto la sensazione che il coraggio di rallentare sia lo stesso coraggio che ha una persona che legge il mio libro e decide di mettere le mani in pasta nel marchingegno famigliare, che sembra sempre cosi ingessato e provare a farlo funzionare meglio.

Vivere semplice - Lentezza

La routine blindata della famiglia

Pare che nella routine della famiglia ci siano orari blindati, discorsi prevedibili, impegni irrinunciabili e questo ci fa sentire sempre meno in contatto con i nostri famigliari e sempre più in balia di rapporti standardizzati, che ci annoiano e non ci restituiscono la gioia di vivere di cui abbiamo bisogno per stare bene.

La velocità è nostra nemica in questo processo perchè non ci permette di fermarci un attimo a guardare cosa c’è, cosa si può migliorare, cosa ha bisogno di cura e manutenzione, nella nostra vita, in noi stessi, nelle nostre relazioni più importanti.

Siamo stati programmati per pensare che veloce sia bene, efficace e lento sia male: negligenza, incapacità. Ma correre ratti nella ruota non fa bene nè alla nostra salute nè all’autostima. Anzi ci fa sentire sempre più indietro e fuori fase rispetto agli obiettivi (folli) che ci diamo.

L’illusione del tempo che non basta mai

Perchè come dice Einstein l’unico motivo per cui abbiamo inventato il tempo era perchè non sapevamo gestire troppe cose contemporaneamente senza collocare ogni singola esperienza nel passato, nel presente e nel futuro.

In realtà l’obiettivo che dovremmo darci è lavorare meglio, vivere meglio, non più velocemente o più intensamente altrimenti rischiamo di girare in tondo e di non arrivare mai alle soluzioni che cerchiamo.

kairos3

Gli antichi greci oltre al tempo in χρονος (chronos) avevano anche un’altra espressione che meglio identificavano ciò di cui parliamo: kairos – un tempo nel mezzo, un periodo di tempo indeterminato nel quale “qualcosa” di speciale accade, che aveva invece una natura qualitativa.

Io amo chiamarlo il buon tempo che trascorriamo quando stiamo bene, siamo efficaci ma non siamo consumati dall’ansia di portare a termine qualcosa. Quando siamo al posto giusto nel momento giusto, ci sentiamo capiti e riusciamo a capire gli altri.

In realtà non si tratta quindi di frenare per rallentare il tempo lineare e cronologico, cosa che ho sempre trovato maledettamente difficile da fare, ma di creare il più possibile momenti dove rivalutare la dimensione dimenticata del tempo: quella del benessere.

Si tratta di una condizione molto lontana dalla gratificazione istantanea procurata dall’essere perennemente connessi ma è qualcosa che possiamo fare solo nelle relazioni reali, nel mondo reale, con persone vere che possono restituirci feedback

Per approfondire sul tempo e sulla lentezza

Non ho tempo per ..
Avere fretta è il nuovo fenomeno di costume, una moda. Se hai fretta vuol dire che hai un lavoro, quindi poco tempo, quindi vali qualcosa. Sicuri che sia cosi?

Meno è meglio: come fare niente senza perdere tempo
Se togli qualcosa non rimane il vuoto, si crea uno spazio inedito da riempire con altro. Ho imparato a togliere aspettative e a vedere quello che c’è, nella giornata, nei figli, in me stessa. E mi stupisco di come ho fatto a non pensarci prima. Ecco tutte le dritte per provarci, subito.

 

 

 

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copertina_viveresemplice

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Di cosa parla il libro Vivere semplice


Scritto il 22 agosto 2018

Vivere Semplice il libro di Sabrina D'Orsi

Sono madre di 3 figli maschi. Il più grande ha 16 anni il più piccolo 8. Prima di diventare genitore avevo uno realizzata: avevo un lavoro appassionante e una vita soddisfacente.

La prova del 9: diventare genitore

Ma diventare madre è stato più difficile del previsto: ero troppo perfezionista e ansiosa, volevo avere tutto sotto controllo ma sfuggiva sempre qualcosa. I bambini non erano tranquilli, sembravano sempre agitati e oppositivi, urlavano e buttavano tutto all’aria.

foto di sabrina d'orsi - vivere semplice

Non avevo altri strumenti che urlare, deprimermi e poi urlare ancora. Mi sentivo un’incapace. Eppure ci tenevo cosi tanto a fare il mio meglio, ma la mia buona volontà non serviva proprio a niente.

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Pensavo fosse colpa mia se i miei figli erano agitati e incontenibili.
Ed era un po’ vero, a dir la verità. Ma questo lo scoprii molto tempo dopo, quando imparaiad esercitarmi quotidianamente per centrare me stessa ed essere meno reattiva, per  mettere ritmo, abitudini, consuetudini che hanno reso i bambini molto più sereni, calmi e centrati. Liberi di giocare tranquilli senza bisogno di fare sempre capricci.

foto di sabrina d'orsi - vivere semplice

Imparare ad essere le persone che vogliamo essere

Ecco da dove inizia la normalissima storia di una mamma insoddisfatta di sè che sente l’urgenza di imparare ad essere più efficace e paziente.

I nostri figli imparano da ciò che siamo

Loro imparano dalle nostre reazioni, da quella parte di noi che non controlliamo.

All’inizio è cosi difficile essere le persone che vogliamo, poi scopri che è una questione di volontà e di allenamento: è una sfida.

Una delle più belle della vita perchè alla fine ottieni un doppio risultato (e io adoro i risultati doppi): diventi una persona migliore e la relazione con i tuoi figli, come per magia, diventa armonica.

Dal mio cambiamento è scaturita accettazione e gratitudine per come sono e per il fatto di essere testimone della loro crescita.

E questa gratitudine sembra essere olio nel motore della famiglia, perchè tutti si rilassano e non c’è più bisogno di rivendicare, giudicare, accusare.

 

3 modi di creare relazioni più felici e profonde: ascolta l’intervista su Radio Cusano Campus

 

foto di sabrina d'orsi - vivere semplice

Come averlo

foto di sabrina d'orsi - vivere semplice

 

Il libro si può ordinare i qualsiasi libreria o acquistare sul sito della casa editrice con paypal  la tua copia arriverà entro pochi giorni fresca di stampa con un costo di spedizione di 3,50 euro.

Il libro è su tutte le piattaforme online come Amazon, Feltrinelli e il giardino dei libri. Se hai bisogno di assistenza contatta la casa editrice via email naturaecultura@tiscali.it per ricevere info su altre modalità di pagamento.

 

Mettere in atto il cambiamento

Quello che nel concreto ho fatto per mettere in atto il cambiamento è stato

  • capire cosa conta davvero per me e farne una priorità
  • trovare uno stile di vita semplice, più vicino ai miei bisogni
  • liberarmi dalle opinioni degli altri
  • imparare a pesare le parole e a non usarle come armi contundenti.

A forza di cercare ho capito che per me era importante diventare un essere umano degno di essere imitato.

copertina_viveresemplice

Ritmi e Abitudini

Questo significa smettere di fare una serie di cose e cominciare a farne altre. Quanto è difficile cambiare lo sappiamo tutti, ma il segreto è partire dalle cose più umane e da quelle più quotidiane:

  • instaurare sane abitudini
  • creare dei ritmi di famiglia che ci aiutano a dare una forma alla quotidianità
  • smettere di lamentarsi, di criticare e di giudicare
  • imparare a sbagliare, non essere permalosi
  • mettersi alla prova e non smettere mai di imparare

Il cervello e i sensi del bambino

Perchè i bambini hanno bisogno di adulti cosi per crescere bene?

Nel libro parlo anche di come si sviluppa il cervello del bambino piccolo, di come le esperienze  influenzano l’apprendimento e di come accompagnare il maniera adeguata la crescita del bambino in base alle età evolutive che attraversa.

A partire dai primi mesi di vita fino all’incontro con i media e i social, per aiutarli a gestire la loro identità digitale senza rimanere schiacciati dall’abuso di tecnologia.

La scuola steineriana

Certo che parlo anche di scuola steineriana! E racconto alcuni episodi che mi hanno fatto innamorare di questa pedagogia non convenzionale e mi ha ispirato nuovi modi di affrontare le difficoltà.
L’obiettivo non è convincervi che la scuola è migliore di altre ma favorire idee e riflessioni nuove per chi non la conosce e di raccontare a chi la conosce il mio punto di vista su questo approccio educativo prezioso e peculiare, che tanto mi ha ispirato in questi anni.

foto di sabrina d'orsi - vivere semplice

Il libro si può ordinare i qualsiasi libreria o acquistare sul sito della casa editrice con paypal  la tua copia arriverà entro pochi giorni fresca di stampa con un costo di spedizione di 3,50 euro.

Il libro è su tutte le piattaforme online come Amazon, Feltrinelli e il giardino dei libri. Se hai bisogno di assistenza contatta la casa editrice via email naturaecultura@tiscali.it per ricevere info su altre modalità di pagamento.

 

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disegni e libera espressione creativa - vivere semplice

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Le meravigliose doti del genitore pigro e ozioso


Scritto il 22 gennaio 2018

Il mondo in cui viviamo è fatto sempre di più di slogan: ora escono fuori le meravigliosi doti del genitore pigro e ozioso ideali per ogni bambino.

Che ridere! Fino a ieri tutti si affannavano ad essere i genitori più solerti, lamentandosi della fatica e oggi, oplà arriva il genitore che non fa nulla e cresce figli felici. Sono contenta di questa deriva un po’ oltranzista ma cerchiamo di capire meglio..

idle il genitore pigro e ozioso

grazie a Ivan Rachieli iscarlets.it per suggerimento di lettura

Questa nuova moda sdogana il genitore inattivo che con i figli adotta la strategia del togliersi di torno e lasciare i bambini soli, senza tecnologia, senza un’agenda fitta di impegni e senza stimoli.

Solo cosi potranno imparare a giocare e intrattenersi da soli.

Non potrei essere più d’accordo se non fosse per quel piccolo particolare che viene messo però in cima alla lista: togliersi di mezzo e lasciare i bambini soli.

Su questo non sono d’accordo, i bambini hanno bisogno di essere percepiti con occhi veri da genitori che li guardano fare continuamente multitasking non essere lasciati soli.

 

Di cosa ha bisogno tuo figlio?

Essere sul pezzo è difficile sempre, anche con i figli. La negoziazione è complessa e loro ci chiedono il tira e molla costante da piccoli, che diventa tiro alla fune quando crescono. Hanno quindi bisogno di genitori attenti e calmi ma spesso:

  • chi è attento è spesso iperattivo
    e si preoccupa invece di occuparsi (ne parlo qui)
  • chi è calmo magari è anche poco reattivo
    di fronte agli eventi che si susseguono velocemente.

 

Prova a lasciarlo in pace

All’inizio la pensavo anche io cosi ma se pensi di risolvere il problema lasciando in pace tuo figlio mentre gioca probabilmente scoprirai che non è cosi facile.

Se sei alle prime armi ti divertirai a leggere il mio libro in cui racconto tanti episodi ed epic fail proprio su questo argomento.

I bambini hanno bisogno di noi

Per fortuna i bambini vogliono entrare in contatto con noi e lo mostrano in tutti i modi. Ecco solo qualche strategia:

  • la dinamica dello scambio
    (facciamo che io ero la mamma e tu il bambino, adesso ti cullo va bene?)
  • il gioco dell’attenzione
    (vieni a giocare? vieni a vedere? vieni a fare? e quando vieni? allora non vieni?)
  • il dare-avere dei sensi di colpa
    (sei brutto papà, mi hai detto che giocavi invece leggi il giornale)
  • la sfida
    (se non vieni qui subito mi arrampico sulla libreria)

Possiamo far finta di lasciarli in pace quando fanno cosi? Dobbiamo metterci in gioco, questo è ovvio, qui il tema è come farlo.

La strada che ho trovato si chiama Vivere semplice, ne parlo a lungo qui e nel mio libro. Parte da una sfida della volontà e approda nel luogo più pigro del mondo. Ci credereste? (l’ho chiamata la strategia del bambino sottoltavolo)

 

La sottile linea del genitore pigro

Essere i meno invasivi possibile è una strategia che considero vincente ma certo non significa disinteressarsi, oziare, essere pigri. Questa è tutt’altra cosa. Ma la linea è sottile, mi rendo conto.

Ecco le cose che il genitore pigro può insegnare a quell’altro:

  • non ti servono molti soldi anzi meno spendi e più gli insegni il valore della vita. il sabato portalo nel bosco fuori città invece di andare a passeggiare al centro commerciale o inzeppare le sue ore di cinema e laboratori d’arte. lui vuole te non i tuoi soldi.
  • gli amici sono importanti, crea un gruppo di famiglie e fai con loro le vacanze. Questo alleggerisce il peso della genitorialità e aiuta i figli a vedere che anche i genitori degli altri a volte sbagliano.
  • parla con le persone invece di cercare consigli di genitorialità su libri, siti e forum su Internet, mettiti in discussione, ammetti le tue debolezze e abbassa standard e aspettative sui figli (leggi il perfezionismo è una malattia)
  • crea occasioni, organizza degli aperitivi a casa tua dove i tuoi amici con figli possono chiaccherara mentre i bambini possono giocare indisturbati. 
  • stai a letto il più possibile durante il weekend. quando avrà fame penserà alla colazione, anche se è piccolo. Inizierà rovesciando il latte a 4 anni ma a 8 saprà fare il caffè (giuro!)

Il caso nasce dall’articolo Idle parenting means happy children, leggetelo contiene un sacco di buone idee.

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se hai 13 anni usa la bicicletta invece dello smartphone. cresci meglio!

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Meglio la bicicletta dello smartphone


Scritto il 18 gennaio 2018

usa la bicicletta invece dello smartphone. cresci meglio!
photo credit:Florian Klauer

Seguo con passione il mondo dei media: che fine faremo noi e i nostri figli dopo lo tzunami smartphone e social?

In questi anni mi sono fatta delle idee, ne parlo anche nel libro in uscita, ma ieri c’era a Roma Alberto Pellai e mi sono fiondata a sentirlo per sapere come la pensa.

Alberto Pellai è medico e psicoterapeu­ta dell’età evolutiva, ricercatore di scienze bio­mediche del­l’Università di Milano. Autore di molti libri e del sito tuttotroppopresto.it: un esperto insomma, mica come me che sono solo una mamma di tre figli maschi che ne sa un pochino di web.

Quando è il momento dello smartphone?

Parliamo di smarphone perchè qui non ci sono in ballo le telefonato c’è ben altro. Consegnare il telefonino significa mettergli in mano social, whatsapp, youtube e tutto il resto, lo sappiamo.

Il dottor Pellai ha esordito con il cappello di padre di 4 figli per cui vige la regola smartphone a 14 anni.

Una rivoluzione durata 5 anni

Con il primo figlio oggi 17enne è stato facile perchè si parla di una decisione presa 3 anni fa, per gli altri è più complicato: la secondogenita afferma di sentirsi una sfigata e il terzogenito odia la bicicletta che gli hanno regalato in prima media.  Voleva lo smartphone.

skateboard in riparazione

Insomma sembra la nostra storia

Noi abbiamo deciso che a 12 anni avremo concesso lo smartphone senza internet (solo wifi) e con contratto telefonico a consumo. Per tutti i figli e dopo la firma contratto d’uso.

Ora il figlio grande 15enne quando vede il piccolo di 8 che alle 9 di sera gioca con il mio smartphone mi chiede se mi sono bevuta il cervello. “Io andavo a letto alle 7.30 e non ho mai preso uno smartphone in mano neanche per fare una foto” dice. Ha ragione.

Se cerco di dirgli che i tempi sono cambiati non mi crede, non ne ha la percezione. In 5 anni ne sono passati 20, lo dice anche Pellai.

Se gli spiego che mezz’ora di tecnologia al giorno in terza elementare è un buon compromesso mi dice che sono una fallita perchè ho gettato la spugna. Forse ha ragione.

Se non è la bici purchè sia…

Basta che ci sia vita nei nostri ragazzi e non solo tecnologia! Il tredicenne di casa è fissato sia con lo smartphone che con lo skateboard. A forza di dirgli “metti giu quel telefonino” ha trovato un sano equilibrio tra le due cose e ora usa la tecnologia per fomentare i suoi (sani) interessi.


Per il resto passa le giornate a farsi prendere a parolacce dai vecchietti mentre va in skate sui marciapiedi. La cosa importante però è questa:

Glielo lasciamo fare!

Lo lasciamo andare al Maxi o all’Ara Pacis da solo in skate. Fa una decina di isolati sul marciapiede del lungotevere con quell’aggeggio solo per trovare una superficie liscia.

Il sabato lo portiamo al Bunker Skatepark o a Cinecittà Skatepark per assecondare la sua voglia di mettersi alla prova.

E’ una palla? Si, preferiremmo andare al cinema. Questa passione lo tiene un po’ lontano dalla tecnologia e più  vicino a se stesso. E ne vale la pena!

Se vuoi ascoltare l’incontro con Alberto Pellai ascoltala qui:

Temi dell’incontro

Pericoli e opportunità del mondo digitale.
Lo smartphone come alcool e tabacco: da vietare ai minori?
Pre-adolescenza: e se fossero i genitori il problema?
Dalla musica al cinema, dal web alla tv: difendere i ragazzi dai messaggi di un contesto iper-eccitato.
Il tiro alla fune tra genitori e figli: una precisa strategia educativa.

 

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Tutori volontari di minori non accompagnati

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Tutori volontari di minori non accompagnati


Scritto il 20 luglio 2017

Ricordate quando parlavamo di esseri umani degni di essere imitati?
Ho scoperto che esiste la possibilità di diventare tutori volontari di minori non accompagnati, prendendosi cura di ragazzi che arrivano in Italia senza famiglia non dal punto di vista tanto materiale quanto umano. Saranno ragazzi presi in carica dai servizi sociali che avranno bisogno di essere sostenuti e aiutati nelle scelte della loro vita e che potrebbero trovare nella nostra famiglia un punto di riferimento.

Vi ho raccontato molte volte di come, da quando siamo diventati genitori, abbiamo cominciato a sentire tutti i bambini come anche figli nostri e quella naturale tendenza a prenderci cura si è dilatata e trasformata in un senso di responsabilità verso i piccoli.

Vogliamo anche essere dei buoni esempi per i nostri figli, essere in grado di dimostrare che prendersi cura di un pezzetto di società fuori dalla famiglia è una cosa fattibile. Non un segno di eroismo ma forse il minimo che si può fare per restituire tutto ciò che abbiamo avuto dalla vita.

Invece di parlare per una volta abbiamo un’occasione: il Garante per l’infanzia e l’adolescenza ha emanato in molte regioni un bando per accogliere persone disponibili a diventare tutori volontari di minori non accompagnati. Persone che abbiamo voglia di mettersi a disposizione di giovani che non hanno la fortuna di essere protetti, curati e amati dalle loro famiglie e che si ritrovano soli e fragili senza alcun sostegno nè morale nè materiale.

Il bando per la Regione Lazio si può scaricare qui, è necessario compilare un modulo e si avrà accesso ad un corso gratuito di 30 ore che darà l’abilitazione a donare il proprio interesse e la propria cura per un alto ideale di accudimento di quelli che speriamo saranno i nuovi cittadini italiani del futuro. Ragazzi che, avendo ricevuto la giusta accoglienza e il calore umano che è dovuto ad un bambino o ad un ragazzo minorenne, svilupperanno quel senso di gratitudine che sarà il motore della prossima generazione.

In ogni regione le regole sono leggermente diverse. Per le regioni Toscana, Sardegna, Abruzzo e Molise il bando è questo. Per tutte le altre regioni c’è un prospetto sul sito di vita.it

avviso

Cosa devi fare

1
Sii un punto di riferimento e abbi cura che vengano tutelati i suoi interessi
A volte i bambini e ragazzi che arrivano in Italia sono persone molto fragili che hanno perso tutto e hanno bisogno anche solo di un punto di riferimento iniziale. Da cui partire.

2
Ascolta i suoi bisogni
Essere ascoltati è importantissimo per un minore che non ha punti di riferimento. E’ l’attenzione che c’è nell’ascolto un punto chiave per cominciare a ricostruire la sua autostima e capire ciò di cui ha più bisogno

3
Coltiva le sue potenzialità
Ascoltandolo potrai capire come meglio indirizzarlo, quali sono i suoi punti di forza e come usarli per sviluppare resilienza e forza d’animo

Cosa non devi fare

1
Non devi ospitarlo a casa tua
Non hai obblighi di residenzialità perchè il minore sarà ospitato in comunità per minori o nel migliore dei casi in famiglie affidatarie. Ma non è detto che poi non scelta tu di offrirgli ospitalità e questo non sarà proibito.

2
Non devi prenderlo in carico economicamente
Il minore sarà assistitito economicamente dai servizi dello Stato. Non dovrai occuparti di pagargli nè il vitto, nè l’alloggio, nè gli studi. Il supporto che ti chiediamo di dare al minore è di ordine umano, organizzativo e di inclusione sociale.

3
Non ci sono vincoli
Oltre a dimostrare di essere un cittadino italiano onesto ed in regole con i tuoi obblighi civili non ci sono altri vincoli. Puoi essere o meno sposato, avere o meno dei figli, l’importante è che tu dimostri di avere una motivazione per questa azione di partecipazione sociale come strategica e delicata come prenderti umanamente cura di un minore in balia del suo sfortunato destino.

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Cosa serve per avere una buona relazione con i figli?


Scritto il 18 maggio 2016

Fabio Alessandri è un maestro e un formatore di insegnanti nell’ambito della pedagogia steineriana ma prima di tutto è un amico ha saputo stare vicino alla nostra famiglia e darci consigli che in questi anni si sono rivelati utilissimi e preziosi per fare i genitori.
Ecco secondo lui cosa serve per stabilire una relazione di cura con i bambini.

Le nostre priorità

Il tempo che dedichiamo alle cose ci parla delle nostre priorità. Facciamo un esempio: se dobbiamo cucinare per qualcuno sappiamo che dobbiamo prepararci per tempo.
Cominciamo col pensare cosa cucineremo, andiamo a fare la spesa, la portiamo a casa e iniziamo il lavoro. Quando è pronto apparecchiamo e solo a questo punto possiamo far sedere a tavola la persona per cui abbiamo tanto lavorato. Alla fine del pasto riordiniamo, laviamo tutto quanto abbiamo utilizzato. Questo mostra che il tempo che dedichiamo alla preparazione di un buon pasto è infinitamente maggiore di quello che passiamo a tavola con le persone per cui abbiamo cucinato.

Quando abbiamo delle difficoltà con i nostri bambini però non mettiamo a frutto l’esperienza che abbiamo maturato in cucina. Ci facciamo un sacco di domande per cercare di spiegarci i loro comportamenti «indesiderabili» e non ci accorgiamo che il tempo dedicato alla preparazione di quanto offriamo ai bambini è del tutto insufficiente. Crediamo che l’educazione si giochi nel momento in cui stiamo con loro e non ci accorgiamo che – proprio come quando facciamo da mangiare – dobbiamo lavorare prima e dopo il momento in cui stiamo con loro e sapere esattamente cosa preparare e come.

Trascurare ciò che conta davvero

A che si deve questa trascuratezza nella preparazione dell’incontro con i propri figli? Probabilmente dipende dal fatto che siamo abituati a nutrire il corpo, ma non l’anima che lo abita. L’esistenza di quest’ultima, nella nostra cultura, è quanto mai dubbia e perciò non ci si occupa del suo nutrimento. Così l’anima, invece di crescere e svilupparsi, intristisce e deperisce.

Se però ci siamo accorti che l’anima esiste e per poter crescere sana e forte ha bisogno di essere nutrita tanto quanto il corpo, dobbiamo trovare il tempo per prepararci adeguatamente a saziare l’anima dei nostri figli. Bastano anche solo cinque minuti al giorno. Cosa fare in quel breve tempo?

Fare chiarezza

Tanto per cominciare bisogna esercitare lo sguardo retrospettivo su quanto abbiamo fatto. Dobbiamo riuscire a ricordare con precisione gli eventi vissuti senza giudicare, criticare o interpretare i comportamenti nostri e degli altri. Si può procedere scegliendo un episodio particolare della nostra vita con i bambini nel quale è sorta una qualsiasi difficoltà e ricostruire con la memoria i fatti, dipingendo la scena come se guardassimo un film o uno spettacolo di teatro, cercando di ricordare il maggior numero di particolari possibile. Ci si può allora accorgere di come il nostro pensiero tenda ad allontanarsi dai fatti per commentare, giudicare, criticare o interpretare quanto abbiamo vissuto.

Osservare i pensieri e gli stati d’animo

L’osservazione interiore perciò deve svolgersi su due piani paralleli, da un lato dirigendosi al ricordo di quello che è successo, dall’altro ai pensieri e ai sentimenti sorti in noi in quell’occasione. E dobbiamo imparare a guardare ai nostri sentimenti e ai nostri pensieri con lo stesso distacco con cui guardiamo agli altri. In questo modo creiamo in noi uno spazio interiore all’interno del quale possono sorgere nuove idee riguardo al nostro modo di comportarci con i bambini.

Il processo può essere condotto gradino dopo gradino, passando dal ricordo dei fatti al ricordo degli stati d’animo e infine dei pensieri formulati – più o meno consapevolmente – nella circostanza considerata. Se ricordarsi esattamente i fatti nei particolari non è semplice, ancora più difficile è accorgersi dei pensieri che accompagnavano la nostra azione. Gli stati d’animo invece sono quelli che ricordiamo con più facilità.

Con l’esercizio si può a poco a poco riuscire a far tacere il pensiero intellettuale in noi, che vuole sempre giudicare le azioni, valutarle, interpretarle, spiegarle. Quando riusciamo finalmente a far tacere l’intelletto siamo pronti a ricevere qualche nuova intuizione.

L’intuizione

Si tratta allora di immaginare con fantasia che cosa avremmo potuto dire e fare di completamente nuovo per noi nella situazione che stiamo ricordando. Non dobbiamo prescriverci un qualsiasi comportamento futuro, ma solo inventarci un diverso intervento da collocare nel passato, al posto di quello che abbiamo tentato senza successo. Così facendo rafforziamo la nostra fantasia e ci predisponiamo ad avere idee nuove al momento giusto.

La pratica qui brevemente descritta porta i suoi frutti se coltivata in modo ritmico e costante e costituisce una buona educazione ad una migliore percezione dei bisogni dell’altro. Se giustamente intesa ed esercitata può mostrare la sua forza anche dopo poco tempo, ma solo una disciplina più lunga potrà creare in noi abitudine e capacità, così come avviene in cucina: si può preparare un singolo pasto con buoni risultati, ma ciò non significa essere capaci di farlo tutti i giorni.

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CRESCERE SENZA PUNIZIONI

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Crescere senza punizioni nè minacce


Scritto il 07 gennaio 2016

CRESCERE SENZA PUNIZIONIPer i bambini spesso è difficile spiegare cosa provano, fare luce su quello che non va o manifestare le propri bisogni, spesso quello che il genitore nota è un’alterazione dell’umore o un’instabilità emotiva che non gli consente di essere sereni e in contatto con le persone che si prendono cura di lui. Ma come si può capire meglio il bambino?

Crescere senza punizioni nè minacce, liberi dalla violenza educativa è un libro semplice, che non promette ricette segrete ma che sa dare spunti fondamentali e necessari a chi si fa qualche domanda in più sull’educazione dei figli.

E’ un libro onesto, che si rivolge ai genitori che cercano di osservare in modo spregiucato i loro bambini, prima di tutto per capire i loro bisogni perchè ogni comportamento, capriccio, sfida è prima di tutto una richiesta di aiuto e a volte una manifestazione di disagio.

E’ un libro per chi crede che la condivisione di tematiche educative sia un’utile via per sostenersi a vicenda come genitori ed educatori, e capire meglio come orientare il proprio intervento secondo un orientamento positivo.

Questo libro non idealizza il bambino nè il genitore, come spesso accade in molti libri per mamme (che anche i papà dovrebbero leggere) che invece di essere incoraggiarci con consigli pratici rischiano solo di farci cadere  in depressioni vedendo con chiarezza quando rischiamo di essere inadeguati.

L’autrice è una mamma che racconta prima di tutto ciò che ha imparato a partire dai suoi fallimenti o dalle sue difficoltà e questo è molto confortante e coinvolgente. A volte i genitori consapevoli mettono tutto il loro impegno nell’essere migliori, nel capire i bisogni del bambino (trascurando a volte i loro bisogni) con il risultato che nel reprimere le proprie emozioni corrono il rischio di esplodere in una collera devastante. Tutti noi sappiamo di cosa parlo.

Far fonte a quel demone interiore che ci sorprende per il suo impeto cosi nefasto è uno dei temi ricorrenti del libro, perchè da un lato vogliamo dare spazio alle manifestazioni più vere della loro individualità e dall’altro sappiamo che dobbiamo educarli a stare al mondo anche nel rispetto dei bisogni degli altri.

Per farlo dobbiamo insegnargli a rispettare le regole e ad autoregolarsi progressivamente sempre più da soli. Ma come fare?

Imparare a fare delle scelte

Per esempio: dobbiamo dargli la possibilità di scegliere o lasciarli liberi di scegliere senza dare ulteriori indicazioni?

Beh, la risposta è entrambe le cose allo stesso tempo, perchè si tratta di 2 competenze diverse, tutte importanti da imparare. Ma non è facile e nel libro ci sono tante dritte per affrontare questo ed altri problemi.

Sono 2 le cose inedite eper nulla scontate che emergono nel libro:

  1. Non dobbiamo concentrarci solo su come risolvere i problemi ma su quale modello stiamo attivando per trovare sulle soluzioni possibili. Perchè nostro figlio sarà ispirato dal nostro modo di risolvere i problemi imitando il nostro atteggiamento verso i problemi e trovando le sue soluzioni. In pratica quello che conta di più è il processo, non il risultato.
  2. Essere genitori rispettosi e affettuosi ci rende felici: ecco un motivo in più per praticare l’educazione positiva.

Fatemi sapere che ne pensate se lo leggete, poi vi parlerò anche di altri libri di Natura e cultura editrice, questa casa editrice piccolina e preziosissima, con titoli che sono sicuramente in sintonia con chi mi legge da molto.

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disegni e libera espressione creativa - vivere semplice

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Se il benessere del bambino non è una priorità


Scritto il 15 aprile 2015

disegni e libera espressione creativa - vivere semplice

E’ davvero incredibile quanto noi genitori possiamo agire in modi cosi diversi anche se ognuno di noi ha a cuore lo stesso risultato: il benessere del bambino.

Più passa il tempo, frequento classi diverse e genitori di tutte le forme (alcuni hanno anche due teste, una sempre al telefono) e più mi rendo conto che il relativismo ha preso il sopravvento malamente.

E mi spiace davvero che il relativismo educativo sia una questione appannaggio della Chiesa (come ho modo di scoprire qui) perchè secondo me è un argomento che riguarda tutti noi genitori.

Ci hanno detto che è giusto cosi

Il bambino deve acquisire competenze e per questo si adatta ad ogni sforzo intellettuale,  il bambino ha bisogno di stimoli e per questo puo’ sopportare ogni genere di invasione da parte dei media, che il bambino è competente e per questo può e quindi deve leggere e scrivere a 6 anni altrimenti viene con facilità diagnosticato BES (bambini con bisogni speciali).

Ebbene, a forza di credere a quello che ci hanno detto, rischiamo di sfinirlo con cose inutili mentre le cose davvero importanti rimangono in secondo piano. E quando ci presenteranno il conto saremo certi che la colpa è della società.

Ci sono bambini oberati dai compiti: ma il genitore sdrammatizza dicendo che se ce la fa in seconda elementare allora poi diventa più forte e preparato per affrontare le medie.

Ci sono bambini che stanno in classe fino alle 6 di sera perchè il genitore crede, sbagliandosi, che il bambino dopo le 8 ore di scuola materna possa ancora avere voglia e risorse per fare un corso d’inglese organizzato dal Municipio, quindi a costo ridotto. E intanto chiude la ludoteca (sempre del municipio) per mancanza di fondi. L’unico spazio d’incontro gratuito per i bambini del quartiere dove giocare insieme sorvegliati da un adulto mediamente competente.

Ci sono bambini a cui non è permesso fare le cose da soli: il genitore pensa a tutto, anche a sbucciargli la banana, rendendo il piccolo un impotente e quindi capriccioso e privo di volontà

Ma se parli con chiunque, tutti ti diranno che sono altre le cose importanti: è importante che si faccia la prescrittura, quelli dell’asilo accanto stanno già studiando il mondo e noi siamo ancora al corpo umano e oggi la mensa è in sciopero e i bambini saranno costretti a mangiar panini.

Forse sono io che drammatizzo troppo, ma non riesco a rassegnarmi al fatto che i bambini siano trattati cosi e che la loro sapienza* vada in fumo molto presto, ritrovandosi finalmente nel mondo dei cosidetti normali.

*nell’uso biblico la parola “sapienza” indica, a differenza della conoscenza analitica delle singole realtà come tali, uno specifico atteggiamento morale dell’uomo, in virtù del quale egli conosce ogni singola cosa, è dotato di un’intuito molto più sviluppato dell’adulto e sa istintivamente cosa è meglio per lui. Sarà per questo che odia fare i compiti?

Lo confesso: leggo cose noiose. Se piace anche a voi farlo leggete qui

 

 

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resilienza

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Resilienza: la soluzione per tutti i problemi


Scritto il 05 gennaio 2015

Quali risorse possiamo usare, come adulti e come genitori, per mostrare che ai problemi c’è sempre una soluzione?

resilienza

La resilienza è la capacità di reagire alle situazioni difficili, ai traumi e agli stress resistendo. Spiegandosi magari ma senza spezzarsi. Questa qualità  in dotazione naturale ad alcuni materiali , studiata in fisica, pare sia anche un talento a disposizione delle persone. Basta trovarsi nelle condizioni giuste per poter esercitarlo!

La persona resiliente sa ritrovare l’equilibrio dopo uno shock esterno, sa farsi rimbalzare addosso un problema che altrimenti si trasformerebbe in disastro. Ma questa persona non fa tutto da sola: viene aiutata da elementi esterni importanti.

Cosa ci rende resilienti?

I fattori che pare ci rendano resilienti di fronte a traumi e dolori sono:

  • la solidità delle nostre amicizie
  • la qualità delle nostre relazioni sociali
  • la profondità degli affetti
  • i valori in cui crediamo

Come imparare ad affrontare gli shock?

Poiche gli sconvolgimenti della vita non sono prevedibili, cercare di calcolare tutte le eventuali possibilità che si verifichino puo’ non essere la soluzione migliore. Gli studiosi sembrano orientarsi più su un set di strumenti da mettere in campo per imparare ad affrontare gli shock e tratte beneficio dai traumi che possono aggredirci:  la resilienza è la prima competenza da esercitare.

Quali esercizi fare?

Se ogni giorno mettessimo in pratica un po’ della personale capacità di adattarsi, imparare a sbagliare senza frustrazioni, andar per tentativi senza perdere la pazienza, fare con sapienza contadina invece che con il solo intellettualismo, imparare dalle lezioni ricevute e dai fallimenti, dagli insuccessi e dalle stroncature.

Chi sono i veri super-eroi?

 

Il permaloso, il perfezionista e il maestrino possono anche stare a casa, come il fannullone e l’egocentrico.
La resilienza è un talento che premia chi si mette, testa bassa, a lavorare con quel che ha, che usa umiltà e pazienza come baluardi di vittoria, che presta attenzione agli ultimi e cerca modelli di crescita non competitivi.

Quali politiche per i governi?

La resilienza si ottiene con politiche che investono nella scuola, nella riqualificazione dei lavoratori licenziati, nelle reti di protezione sociale e nella ricerca di modelli di business più equi, attraverso cui ridistribuire porzioni più consistenti di benessere.

Mettere in sicurezza un governo significare aumentare la sua resilienza, corazzarlo di forze culturali

  • forze emotive perchè le persone sappiamo commuoversi, sensibilizzarsi difronte ai problemi degli altri
  • forze percettive perchè le persone riscoprano come guardare con occhi veri i problemi e sentirli sulla propria pelle
  • forze motivazionali perchè le persone siamo motivate a migliorare il mondo che è casa loro prima di tutto

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perchè vivere in una casa piccola è una liberazione

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Vivere in una casa piccola è una liberazione


Scritto il 04 settembre 2014

Vendi le tue cianfrusaglie, estingui i tuoi debiti e vai a vivere in una casa piccola! Non è un sogno, è realta: cosi puoi ritrovare la tua libertà.

E’ questo lo slogan del movimento Small House Society che sta prendendo sempre più piede in America e in giro per il mondo. 

Gli stili di vita stanno cambiando rapidamente e i bisogni delle persone con un certo grado di consapevolezza definiscono nuove mode, nuovi consumi. Questa volta si tratta di conquistare sempre più libertà dalle oppressioni della quotidinità: vivere in una casa piccola ti restituisce libertà perchè smetterai di avere il mutuo da pagare o potrai ridurlo, le bollette scenderanno drasticamente cosi come le spese fisse (condominio, ICI, etc).

Inoltre, avere meno spazio per tenere gli oggetti sarà un gran buon motivo per tenere solo quello che ti serve davvero, per smettere di comprare cose che gratificano solo apparentemente il tuo ego, smettere di desiderare oggetti che non ci servono e per tenere più in ordine gli spazi con un chiaro beneficio anche per il tuo ordine mentale interiore.

Vivere una casa piccola con tre figli  vuol dire decidere di fare delle scelte: non si puo’ tenere tutto, si devono organizzare e condividere degli spazi, imparare a fare i compiti nella stessa stanza, leggere in silenzio quando gli altri dormono. In pratica significa imparare a misurarsi con alcuni limiti.

perchè vivere in una casa piccola è una liberazione

Foto: Jay Austin

 

Una macchina nuova? costa solo 19 euro al mese.

Avete notato che ultimamente tutto si vende a 19 euro al mese, 9 euro al mese, 1 euro al giorno? Sembrano solo pochi spicci che ci possiamo permettere in realtà ci stiamo indebitando come non mai nella storia della società contemporanea.

Il movimento delle case piccole (the tiny house movement) è cresciuto negli USA proprio per combattere la tendenza che abbiamo nello scegliere case grandi e comode e riempirle di oggetti che non ci servono, con il risultato che il peso economico delle nostre scelte rischia di schiacciarci o di riempirci di debiti e di motivi per cui non dormire la notte.

Avere case grandi sta rapidamente smettendo di essere un cliché per trasformarsi in un vetusto status symbol che non interessa di certo alle persone che hanno a cuore quello che conta davvero.

E voi che ne pensate?

Rientrate tra quelli che hanno case piccole e non hanno il mutuo da pagare (in America sono il 68%) oppure avete fatto follie per avere una casa meravigliosamente comoda e spaziosa (29% degli abitanti USA) e ora siete felicissimi di lavorare un po’ di più per pagare le spese? Avete fatto una scelta sbagliata e volete rimediare? L’importante è guardare diritto sulla nostra strada, non avere paura, individuare quello che non va e mettersi sulla strada del cambiamento. Quello che occorre fare è vivere nel presente e fronteggiare le scelte fatte in passato che è arrivato il momento di cambiare.

Dell‘imparare a vivere nel presente vi parlerò prestissimo, per ora guardate l’infografica riportata nell’articolo che mi ha ispirato per parlare di questo argomento.

TinyHouses-Infographic

 

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In vacanza con 4 maschi: guida semiseria alla sopravvivenza

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In vacanza con 4 maschi: guida semiseria alla sopravvivenza


Scritto il 27 luglio 2014

in vacanza con 4 maschi - guida alla sopravvivenza - vivere semplice

Andare in vacanza con i maschi è disperante. Vivere con loro tutto l’anno ok, ma andarci anche in vacanza è troppo! L’anno prossimo opterò per una vacanza al femminile, voglio solo amiche con le loro figlie. Si, perchè negli anni ho sviluppato il mito che le femmine sono più intelligenti e ragionevoli, più organizzate e meno zozzone e soprattutto hanno più buon gusto. Forse mi sbaglio e vi prego convincetemi che mi sto sbagliando.

Ho 3 figli maschi fantastici e un marito meraviglioo però quel che è giusto è giusto: i maschi vivono nel caos, perdono tutto, non si lavano se non costretti e non fanno altro che ridere. Non si stancano mai, amano le barzellette ma non capiscono i doppi sensi, non cercano mai di interpretare una frase, mangiano sempre e si appassionano a cagate come i go-kart.

in vacanza con 4 maschi - guida alla sopravvivenza - vivere semplice

Questa vacanza mi è sembrata più faticosa di altre (forse lo dico tutti gli anni).
Siamo stati una settimana in uno dei campeggi più semplici e selvaggi in cui sia mai stata, ad Eraclea Minoa, tra Sciacca ed Agrigento, in Sicilia, sotto una pineta fittissima a ridosso del mare azzurro-caraibi e della spiaggia africana.

Tre ragazzini, di 12, 10 e 4 anni più un marito con la passione per la radio e le antenne sono state un vero colpo di grazia. Sono tornata con la sensazione di aver fatto tutto per loro e pochissimo per me, non ho scritto, ho letto poco e ho passato le giornate a redimere diatribe, trovare soluzioni per evitare litigi e togliere pidocchi. Altro che vacanze!

in vacanza con 4 maschi - guida alla sopravvivenza - vivere semplice

Ecco perchè

Con una caparbia senza paragoni ho chiesto che i grandi lavassero i piatti tutti i giorni (e ci sono riuscita) e ho capito perchè quasi nessun genitore lo fa: è molto più faticoso che non lavarseli da sè.

Con una tempistica esagerata li ho obbligati a fare compiti tutti i giorni  giusto per avere almeno un’oretta di tempo per leggere, dormire o stare a fissare il vuoto (i compiti della scuola steineriana sono più difficili di quelli “normali”. Rimpiango quardo ero bambina e potevo fare 40 esercizietti senza pensarci su.. loro devono leggere il Piccolo Principe e inventare personaggi che pensino, che abbiano qualcosa  da dire…insomma devono sforzarsi di usare la fantasia e di metterla nero su bianco, cosa che gli viene assai difficile)

in vacanza con 4 maschi - guida alla sopravvivenza - vivere semplice

Lorenzo Pedro il dodicenne, che di solito comincia con i tuffi il primo giorno e non lo si vede per tutta la vacanza si è preso l’otite  e non ha potuto più fare il bagno: risultato ha passato la vacanza a lamentarsi e a chiedere chi voleva batterlo a ping pong.

Metteteci in più il  detox week, ovvero astinenza da telefono, internet, social e email. E’ stata davvero dura. Posso scrivere una guida alla sopravvivenza solo perchè è passata, e sono qui a raccontarvelo in modo semi-serio. Ecco quali sono le cose non farò più:

  • andare in vacanza senza amici: la condivisione è necessaria (quando è troppo è troppo anche per una famiglia felice)
  • scegliere un luogo selvaggio e isolato: i ragazzi hanno bisogno di distrazioni, altrimenti nel nulla rischiano di trovare se stessi che è proprio quello che non vogliono fare
  • abbinare i figli full time al detox week: pessima idea. Non sapete quanto leggere le sfighe altrui su facebook possa far da placebo e sedare le imperscrutabili insicurezze che vengono ad una mamma che pensa di aver sbagliato tutto con i propri figli.

Il colpo di grazia me lo ha dato poi leggere Libertà di Franzen, che racconta la storia di una donna americana, progressista e alternativa che mi assomiglia in modo imbarazzante e ad un certo punto suo figlio adolescente che lei adora decide di andare  a vivere con i vicini, buzzurri cafoni di provincia con la spillatrice di birra in giardino e il quad. Ci voleva proprio!

Non sono più sicura che insegnare l’educazione ai propri figli, il rispetto per gli altri, le regole, l’importanza del gioco e della fantasia, la capacità di usare bene la propria libertà sia stata una buona idea. Per adesso ha sortito ben pochi effetti: mi ritrovo con tre bestioline rampanti che ridono sguaiatamente e si appendono agli alberi tutto il giorno ed io e mio marito ci guardiamo esausti pensando che rivogliamo la nostra vita di coppia in carriera senza figli.

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Contratto d’uso per lo smartphone che ti regalo per i tuoi 12 anni

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Contratto d’uso per lo smartphone che ti regalo per i tuoi 12 anni


Scritto il 31 maggio 2014

Prendendo l’ispirazione da quella mamma americana che aveva regalato l’i phone a suo figlio 13enne, ho pensato di fare anch’io questa boiata idealista di allegare un contratto d’uso. E voi che ne pensate?

Buon compleanno Lorenzo Pedro! Sei padrone di un cellulare Samsung Galaxy ultimo modello. Complimenti!  Sei un ragazzo di 12 anni bravo e responsabile e ti sei meritato questo regalo.

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CONTRATTO DI USO

Il telefono è di papà e mamma:  te lo stiamo prestando. Se non rispetterai queste regole dovrai restituirlo:

1. Non chiedere quando lo puoi usare: usalo quando sai che è il momento giusto. Tu lo sai! Decidiamo insieme quanto tempo puoi usarlo per giocare e rispetta quella regola. Per adesso è mezz’ora al giorno e mai in presenza di Emilio. Più cresci più aumenterà.

2.    Sapremo sempre quale è la tua password. Non per controllarti, ma per sicurezza e fiducia.

3.    Il telefono non va nelle mani di Zeno. Quando avrà l’età giusta anche lui ne avrà uno. Se ti chiede di usarlo  puoi dirgli sempre di no. E’ un tuo diritto

4.    Il telefono verrà spento la sera alle 9 e riacceso alle 7 del mattino quando vai a scuola. I giorni in cui non si va a scuola il telefono rimane spento fino all’ora di pranzo per darti modo di iniziare la giornata pensando a fare altre cose.  Il telefono viene a scuola con te, ma sta nel cassetto del maestro, questo lo sai.

6.    Se si rompe o svanisce nel nulla devi essere pronto a ricomprarlo. Fai la spesa, fai la babysitter a tuo fratello, metti da parte i soldi che ti regalano al compleanno senza toccare il salvadanaio dei fratelli.

7.    Non usare la tecnologia per prendere in giro o ingannare un altro essere umano. So che non lo farai mai.  Se qualcuno lo farà con te escludilo dai tuoi gruppi, non rispondere mai, ignoralo. Se hai dei dubbi su come comportarti chiedici consiglio. Siamo qui per aiutarti a decidere da solo, non per dirti cosa devi fare.

8.    Non scrivere su un messaggio qualcosa che non potresti dire in presenza dei tuoi genitori, non fare lo sbruffone. Non guardare schifezze, violenze, porno o cose che possono spaventarti.  Sei tu che ci rimetti!

9.    Rendilo silenzioso, mettilo via quando sei in pubblico. Specialmente al ristorante, al cinema e mentre parli con un altro essere umano. Non sei una persona maleducata, non permettere al telefonino di trasformarti.

10.    Non ti fidare degli sconosciuti che conosci su internet,  non dare mai informazioni su di te o sulla tua famiglia a chi non conosci nella vita reale. Non dire la tua password neanche con gli amici.

11.    Ogni tanto scarica giochi, musica nuova o classica o diversa da quella dei tuoi amici. Hai accesso a milioni di cose diverse da vedere, imparare e scoprire in rete:  approfittane! Gioca a qualche gioco di parole o di logica o di inglese che stimoli la tua mente, ogni tanto.

12.    Non pensare sempre al telefono, ai giochi, alla tecnologia: usa la tua immaginazione anche senza Google o You Tube, altrimenti rischi di non riuscire più ad avere buone idee e pensieri tuoi e piano piano diventa una droga che non ti lascia più spazio per stare bene e divertirti.

Ti vogliamo bene. Goditi il tuo favoloso cellulare.

Mamma e papà

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content strategy per genitori photo credits: unsplash

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Content strategy per genitori


Scritto il 28 marzo 2014

content strategy per genitori photo credits: unsplash

Una content strategy è una strategia sui contenuti che si producono per il proprio sito. Sapere esattamente quello di cui vuoi parlare e perchè, sapere quali sono i tuoi obiettivi, ecco che cos’è.
La content strategy è diversa da una strategia di comunicazione, perchè prima devi capire bene quali sono i tuoi contenuti e solo dopo puoi decidere come comunicarli.
A ben pensarci la stessa domanda potrebbero farsela anche i genitori: quali sono i valori che voglio portare nella famiglia? Quali regole, quali modalità, quali priorità. Cosa voglio per i miei figli? Come posso insegnarglielo? Quanta autonomia devo dare? Quando è meglio dare una direzione e quando lasciare che facciano da soli?

Avere a che fare con i bambini non è facile. Quando sono piccoli per un motivo e quando crescono per mille altri. Quello di cui hanno bisogno i genitori è una vera e propria strategia, ormai mi è chiaro.

Proprio io che faccio strategie di comunicazione e creazione di contenuti ad hoc per le aziende mi rendo conto che in famiglia servono strumenti simili. E non ridete, che è una cosa seria 🙂

Infondo è come essere un team, una squadra. Si potrebbe decidere insieme cosa è meglio fare e non fare anche in famiglia, ognuno dovrebbe sapere cosa fa l’altro, non per controllarlo o per giudicarlo, ma per essere aggiornato su quello che manca, su come si può guardare ad un problema con più occhi per risolverlo meglio, ecc. ecc.

Il day by day della famiglia non può essere un incubo

C’è bisogno di aiutare il figlio grande con l’inglese perchè è rimasto indietro? Serve creare una routine della nanna per il figlio piccolo perchè la sera impazzisce e non vuole mai andare a letto?

Decidiamo insieme quali sono i contenuti urgenti, prioritari, necessari e lavoriamo su quelli. Le cose in famiglia devono funzionare bene se si vuole portare a casa il risultato: vivere sereni. E poi se vai ad analizzare il workflow di una famiglia (come le cose vengono fatte ogni giorno) ti accorgi che i problemi sono sempre gli stessi:

  • non c’è condivisione degli obiettivi
  • tutti vogliono fare tutto con il risultato che a volte si entra in conflitto
  • nessuno vuole fare niente: chi carica la lavastoviglie?
  • i figli litigano, si lamentano, chiedono sempre qualcosa in più
  • i genitori non hanno tempo per gestire la quotidianità

Allora perchè non imparare dalle più accreditate teorie di content strategy per venirne a capo?
Ecco qualche dritta: intanto è importante sapere che le strategie per far funzionare meglio una famiglia sono processi in continua evoluzione, che valutano i bisogni e le possibilità effettive di ogni membro della famiglia.  Non pensiamo di voler trovare una soluzione che andrà bene fino all’anno prossimo.

Briefing e brainstorming dovrebbero essere all’ordine del giorno, magari davanti ad un bicchiere di vino e senza figli. Usare delle strategie significa avere in mente un framework concettuale generale su come vorremmo che la famiglia vivesse la quotidianità e provare a mettere in moto azioni consapevoli, ragionate. Perchè se non abbiamo pensato ad un obiettivo come faremo a raggiungerlo?

Almeno un momento di condivisione al giorno

Per esempio: vorremmo tanto ritrovarci a tavola tutti insieme almeno una volta al giorno. Che impresa! Cominciamo con l’analisi: qual’è il pasto più realistico? Colazione? Cena? Cosa possiamo inventarci per far funzionare la cena tutti insieme? Siamo onesti è impossibile. Ok, allora una volta a settimana. Possiamo almeno provarci.

Prendiamola anche sul ridere se vogliamo ma agiamo come fossimo dei manager navigati: a che ora dovremmo riuscire a tornare a casa perchè ciò sia possibile?  E chi si occupa di cucinare mentre l’altro aiuta i bambini nei compiti? Quali sono le criticità che si presentano? Quali attività,  ricerche e metodologie dobbiamo metter in atto e quali piattaforme utilizzare per la consegna del messaggio stasera ceniamo tutti insieme?

A costo di mandare un sms a tutti i membri della famiglia dobbiamo capire come ottenere il nostro risultato. Poi lavoreremo anche sulle strategie di comunicazione, ma questo è un altro paio di maniche.

Strategie: una per una

Le abitudini: pro e contro

La exit strategy: dovrai pure averne una

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