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Prepararsi per gli imprevisti: come essere pronti a tutto

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Prepararsi per gli imprevisti: come essere pronti a tutto


Scritto il 07 agosto 2014

I giorni di vacanza sono anche un momento per fare il punto della situazione: vedere cosa c’è nella mia vita, eliminare l’inutile, capire quali sono le zavorre e le perdite di tempo, creare un piccolo spazio mattiniero solo per me di cui vi parlerò presto e prepararmi ad accogliere il nuovo.

Le domande sembrano semplici come al solito ma non lo sono.
Cosa è inutile? Lo è davvero? E se mi serve domani? Dove lo metto?

vento

Raffiche di vento sulla pericolosissima Scala dei Turchi

Ci sono vari modi per prepararsi ad accogliere (o affrontare) il nuovo e l’imprevedibile (un nuovo progetto, un lavoro, la crisi, una perdita, una discussione con una persona cara, o l’apocalisse).

Un modo è quello di organizzarsi e tenere tutto pronto per qualsiasi evenienza, ma questo implica uno sforzo enorme perchè non puoi prevedere cosa arriverà e rischi di passare la vita a prepararti per tutto e non essere mai davvero pronto.

Un altro modo è imparare alcune abilità di base che ti fanno sentire pronto a tutto: una specie di kit di sopravvivenza agli imprevisti.

KIT

Il kit di sopravvivenza

La base. Prima di tutto dobbiamo occuparci di un paio di dettagli fondamentali sistemati i quali possiamo allungare lo sguardo e il respiro: se hai dei debiti devi trovare il modo di estinguerli o creare un piano per rientrare  il più presto possibile, avere un fondo di emergenza, spendere meno di quanto guadagni, investire i risparmi.
Se hai dei problemi di salute te ne devi occupare subito, non rimandare. Investi parte del tuo tempo nel mangiare più cibi integrali e meno elaborati e dedica un po’ di tempo tutti i giorni per  tenerti in forma. Se ti occupi di cose pratiche relative al tuo benessere ti sentirai subito meglio.

Consapevolezza. Inizia con una piccola meditazione quotidiana – concentrati sul respiro per pochi minuti ogni mattina e comincerai a sviluppare una nuova attenzione, sarai più presente, più vigile e più capace di influenzare positivamente il tuo umore. Saprai governare meglio stress, ansia, rancore e avrai più potere decisionale su te stesso perchè saprai riconoscere meglio i tuoi sentimenti e vederli per quello che sono realmente. Trova il tuo modo, puo’ anche non essere yoga, ma deve essere un’attività che risveglia la tua consapevolezza.

Lasciar andare. Impara ad accettare le cose che succedono senza prenderle come un accanimento personale. Non  sempre è possibile fare quello che vorremmo o a farci considerare per quello che realmente siamo. Pazienza! Saper accettare le situazioni difficili è frutto di grande pace interiore. Al contrario non essere in grado di accettare porta a grande sofferenza.

Rimanere dentro le situazioni difficili. Accettare la realtà per quello che è in quel momento non significa rimanere inermi. Significa accettare anche il dolore che proviene dalla delusione  e poi capire come rispondere  senza la rabbia, frustrazione, ansia, risentimento. Non scappare dalle situazioni difficile ma fermasi a guardarle con il maggior distacco possibile, e darsi tempo per reagire senza rabbia o frustrazione ma con calma e compassione.

Gratitudine. La realtà può essere davvero dura in certi momenti, possiamo lottare per cambiarla o accettarla per quello che è, ed essere grati per questo. Certo questo shift mentale richiede pratica, perché è difficile essere grati quando senti che sei stato trattato male, o hai perso un lavoro, o hai perso una persona cara, o stai combattendo una malattia. Questa è la realtà che hai in questo momento, non l’ideale che avresti voluto. Ed è una realtà che contiene bellezza, se scegli di vederla.

Questa è la traduzione, rivista e ampliata, di un post che Leo Babauta ha scritto sul suo blog Zenhabits.org che, se leggete l’inglese vi invito a leggervi tutto d’un fiato. E’ meraviglioso.

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Occuparsi e preoccuparsi

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Occuparsi e preoccuparsi


Scritto il 15 maggio 2013

tranquille dentro Nell’attesa di terminare la traduzione di “Com’è fatto il cervello di un bambino, ho scovato un libro che mi è piaciuto moltissimo e ve ne voglio parlare. Un libro che aiuta a strutturare i pensieri, a smettere di preoccuparsi,  a ragionare sul nostro modo di ragionare e sulla possibilità di cambiarlo, quando questo non ci fa stare bene. Si intitola “tranquille dentro”, piccolo talismano della mamma, ed. Ponte delle Grazie.

Intanto partiamo da un presupposto: quando veniamo al mondo ci troviamo nella situazione di poter accettare il pacchetto vita oppure ribellarci, preoccuparsi e combatterlo.Come lo chiama simpaticamente l’autrice, il pacchetto vita è chiavi in mano, all inclusive. Se accettiamo in modo aperto e sereno quel che arriva in dotazione con il pacchetto ce la godiamo e apprezziamo ogni cosa, anche i cambiamenti e gli imprevisti, altrimenti, alla ricerca di quello che crediamo il meglio per noi spendiamo gran parte della nostra vita a fare in modo che le cose vadano in quel modo e combattiamo e ci affanniamo sprecando gran parte della dotazione del “pacchetto vita” senza sapere neanche quello che comprendeva.

C’è da mettere in chiaro una cosa: siamo esseri mortali e mettiamo al mondo esseri mortali (tra l’altro forse il pacchetto vita che regaliamo ai nostri figli contiene anche la data di scadenza obbligatoria, ma essendo un acquisto alla cieca per fortuna non sappiamo quando avverà). La morte è una parte della vita dalla quale non possiamo svincolarci. Inutile pensare di poter evitare tutti i problemi compreso quello.

Nel nostro ruolo di madri poi, l’autrice distingue una tipologia molto divertente (o agghiacciante, dipende se vi ritrovate nella descrizione, io si, ahime) che è la mamma-elicottero.
La mamme elicottero sorveglia dall’alto la vita dei propri figli, interviene chirugicamente e tempestivamente ogni volta che le cose sembrano andare in modo diverso da quanto lei aveva previsto per il figlio, scagionando ogni possibile errore, contrattempo, incidente. Insomma, una mamma necessaria, senza la quale i figli non sarebbero in grado di crescere, il palazzo crollerebbe, il mondo intero si fermerebbe.

devo stare tranquilla

Invece l’obiettivo principale di una madre dovrebbe essere proprio il rendersi superflua il prima possibile: quando i figli saranno in grado di vivere bene senza il nostro aiuto allora potremo dire di aver concluso il nostro ottimo lavoro di madri.

Invece spesso è piu facile preoccuparsi: pensiamo che i nostri figli non se la sappiano cavare da soli e che il nostro aiuto gli sarebbe prezioso e cosi ci prestiamo, ci facciamo in quattro, in mille, pur di poter essere utili. E cosi, guidati dalle nostre convinzioni agiamo nel mondo con dei comportamenti che tendono a confermare loro di non essere abbastanza capaci di fare da soli, realizzando le  profezie che si autoavverano. Una teoria che l’autrice afferma essere un classico della sociologia (Merton, 1971).

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Tu non sei il tuo cervello, tu non sei il tuo corpo

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Tu non sei il tuo cervello, tu non sei il tuo corpo


Scritto il 21 novembre 2012

parti del cervello

Con quale parte del cervello gridiamo a nostri figli? Con quale cantiamo una canzone o chiediamo scusa o cambiamo discorso?
Perchè c’è chi riesce a darsi a mantenere la calma e chi sbraita dalla mattina alla sera?

Le nostre reazioni non  dipendono dal mondo esterno, dalle situazioni, tutto dipende esclusivamente da noi e in particolare dalle parti del cervello preposte a queste attività.

Il nostro cervello non è un organo interno come un altro. Se lo si osserva con sguardo clinico si scopre che alcune parti di esso sono molto antiche ed altre sono relativamente giovani. Il cervello è come il suolo, in cui ogni strato corrisponde ad un’era geologica diversa. E in quanto tale rappresenta perfettamente la nostra evoluzione come esseri umani.

Le varie parti del cervello

Il cervello reptiliano si trova nel mesencefalo e che risale a circa 300 milioni di anni fa.
Esso sovrintende alle nostre reazioni in caso di pericolo producendo adrenalina, cortisolo e molte altre sostanze tossiche che ci servono per reagire velocemente rispondendo con reazioni tipo la lotta o la fuga. Quando ci sentiamo in trappola (fisicamente o emotivamente) si attiva questa parte del nostro cervello che ci fa agire spesso in modo istintivo ma crea squilibri nel corpo che possono portare a fenomeni di stress o a malattie.

Il cervello limbico ha circa 100 milioni di anni e controlla le emozioni producendo molecole chiamate immunomodulatorie ovvero capaci di guarirci e di farci sentire protetti e al sicuro. Questa parte del cervello si è sviluppata in origine nei mammiferi, prima specie animale che ha imparato a vivere in gruppo proteggendo e prendendosi cura dei cuccioli, allattandoli,  nutrendoli e coccolandoli.

4 milioni di anni fa è comparsi il cervello corticale, che nonostante sia uno dei più giovani è anche il più sviluppato nel cervello umano: esso è crescito rapidamento con l’uso del linguaggio orale. Il cervello corticale viene attivato quando siamo entusiasti, ispirati, quando siamo coinvolti in attività artistiche o creative.

Se pensiamo che 6mila anni fa è intervenuta nella nostra evoluzione la lingua scritta, e poi la stampa 500 anni fa e ancora internet circa 20 anni fa possiamo immaginare come il nostro cervello si sia ulteriormente evoluto e come sia probabilmente sottoposto anche oggi ad una certa mutazione.

Il nostro cervello, sede dei nostri pensieri, non è una struttura ma è un’attività in continuo movimento.

In pratica ciò che noi tendiamo comunemente a considerare l’essenza del nostro essere ovvero l’unione di pensieri, ricordi, desideri residenti soprattutto all’interno del nostro cervello è in realtà una complessa struttura non fisica, non materiale che Deepak Chopra identifica con l’anima. Deepak Chopra è un medico indiano diventato famoso per aver promosso la meditazione in tutto il mondo identifica con l’anima.

Tu non sei il tuo cervello, tu non sei il tuo corpo.

La mente è un processo relazionale che regola il flusso di informazioni ed energia ma la soluzione dei nostri problemi non si trova allo stesso livello della nostra, non è ragionando che possiamo trovare delle soluzioni. Il livello dell’anima è più profondo e sconosciuto

L’anima ha un potenziale infinito, e’ un campo di correlazioni sincronico quindi non lineare nè consequenziale, e’ la fonte della nostra creatività. è un ambiente intenzionale ma non controllabile. Un po’ come il respiro, che non possiamo governare più di qualche istante, anche l’anima ha una sua fuzionalità indipendente dalla nostra volontà.

Nell’anima risiede la nostra consapevolezza, ovvero l’unico vero strumento a nostra disposizione per governare le nostre emozioni e trovare uno stato di benessere che ci permette di vivere in armonia.

Ma questa e’ un’altra puntata….

Grazie a My Life, ente organizzatore del convegno di Deepak Chopra, per avermi invitata alla giornata di presentazione del suo ultimo libro “Spiritual solutions”. Approfondisci qui

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Cosa hanno in comune giocare e meditare?

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Cosa hanno in comune giocare e meditare?


Scritto il 17 settembre 2012

Ho trovato questo libro in libreria (nella mia libreria) e ho pensato: credo di non comprare mai niente invece compro cosi tanto che non mi ricordo neanche quello che ho in casa. Così l'ho aperto e mi si è aperto un mondo. Un libro fantastico, un quaderno di esercizi per adulti, una vera e propria possibilità per questa domenica pomeriggio un po' pigra e un po' svogliata.

mandala esercizi

Il tema è il gioco: giocare non è assolumente facile, la maggior parte degli adulti l'ha disimparato e farlo intenzionalmente è faticoso, giacchè, come la meditazione, il gioco si fonda sull'assenza di intenzionalità.. La meditazione e il gioco hanno molto in comune. Come dice la parola stessa nella medi-tazione si tratta del punto medi-anoe anche la maggior parte dei giochi ruota intorno al centro. Pensate al girotondo, il salto della corda, la trottola… se osserviamo un parco divertimenti scorgiamo lo stesso principio:  ovunque vediamo meccanismi che girano intorno al proprio centro. E chi ritiene di essere troppo grande per le giostre e opta per un tirassegno  sta dinuovo incontrando un centro o magari crede di deviare andandosi a fare un "giretto"… insomma colorare un mandala è molto più che un passatempo, se provate ad addentrarvi seguendo gli esercizi di riflessione di questo medico tedesco specializzato in cure mediche naturali, psicoterapia e omeopatia farete un giro intorno al mondo (il vostro)

porta matite fai-da-te tutorial

Dopo questa esperienza (i bambini mi guardavano tutta impegnata a fare i miei mandala e mi dicevano: mamma che fai colori?) ho deciso di farmi anche un porta-colori. In modo da avere i colori in ordine di tonalità (messi nel bicchiere mi sembra sempre di prenderli a caso più che sceglierli davvero, non trovate? porta matite fai-da-te tutorial

Ed ecco qui il lavoro finito

porta matite fai-da-te tutorial

Che soddisfazione!!

porta matite fai-da-te tutorial

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Io, come ero nel 2008


Scritto il 14 agosto 2008

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Chissà come guarderò queste foto tra 20 anni. Una persona saggia che conosco dice sempre che bisognerebbe smetterla di fare foto ai bambini e cominicare a farle a se stessi. A 36 anni ero cosi. I tratti del viso rasserenati da una finalmente sopraggiunta maturità emotiva, una forza di volontà rinnovata anche dai bagni di sole e di luce che per il mio temperamento sono pura medicina e un fatalismo apparentemente infantile che mi ha donato il passare del tempo.

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Prima dei 30 ero una povera pazza, mi verrebbe da dire anche se so che è cosi solo in parte. Ed ora chi sei? Ora sono una ricca pazza. Ho guadagnato tantissimo in questi anni: ho scoperto di avere pazienza e di poterla esercitare, ho trovato la mia direzione e ho finalmente accettato che essere ortodiretti non è male: dritto, esatto, giusto, ben fatto, sono parole di cui non avere paura ma concetti di cui servirsi con la giusta elasticità.

Fateci caso: sono ortodontica (ho i denti dritti), ortoepica (mi piace parlare senza una forte cadenza dialettale -ho anche fatto dizione ad un certo punto della vita), ortofonica (ho una voce squillante), ortogonale (amo gli angoli retti anche se imperfetti) e sono ortottica (ho 10decimi).

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Per non dire poi che sono “ortografica” adoro la bella scrittura, mi sono detta per anni font-fanatica. (a proposito leggi la mia rivista autoprodotta nel 1998 proprio sui temi del font-fanatismo. E leggi anche il manifesto “crazy for font” scritto da me in un momento di delirio post-adolescenziale).

urban_homesteadsmall.jpgD’altronde, come dice il mio oroscopo, sono del TORO, e toro è anagramma di orto.
Presto mi darò anche all’orticultura, sarebbe il coronamento di ogni sogno di “homegrown revolution” (ecco il prossimo libro che voglio leggere: è un manuale che insegna a sfruttare ogni piccolo angolo di balcone, giardino o spazio urbano per piantare un piccolo orto e cibarsi delle proprie autoproduzioni…) proprio l’ideale per il nostro trasferimento a Ginevra, dovremo un terrazzo, un balcone e un enorme giardino condominiale dove convincere il vicinato ad avvicinarsi all’arte della coltivazione urbana…
Poi vi sarò sapere se riesco a convincere qualcuno….

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Imparare a respirare. Semplice no?

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Imparare a respirare. Semplice no?


Scritto il 20 agosto 2007

copyright sabrina d'orsi vivere semplice

Ho provato mille tipi diversi di yoga perchè tutti dicevano che funzionava contro l’ansia, gli sbalzi di umore e l’agitazione: Raja, Ashtanga, Integral, Iyengar, Kundalini. Per un sacco di anni la ritualità ad essi collegata non mi convinceva, non ne trovavo alcun giovamento, anzi mi innervosivo ancora di più a stare li ferma ad aspettare. Aspettare cosa

Avevo cercato in tutti i modi di sganciarmi dal crocefisso e ora mi ritrovavo di nuovo con le mani giunte. Ennò. Inoltre mi dicevano respira! ma certo che respiro, sto mica in apnea io. Ho scoperto tempo dopo che ci stavo, eccome, in apnea, solo che non lo sapevo.

Poi ho cominciato a fare yoga in gravidanza quando aspettavo il mio secondo figlio che al settimo mese non si era ancora girato nella giusta posizione. Un giorno la maestra Mara mi ha messo in una posizione a testa in giù e mi ha detto: ora stai tranquilla e respira, potresti sentire qualche sconvolgimento laggiù in fondo alla pancia e in effetti sentivo come una bolla d’aria gorgogliare…

Il giorno dopo facevo l’ecografia e Zeno si era girato. All’ora non sapevo che fosse dinuovo maschio e che con lui neonato e il primo (sempre maschio) saremmo andati a vivere per un po’  in India. A dir la verità non sapevo neanche che ne avrei avuto anche un altro, dopo un po’ di tempo, di maschio.

Ma forse era proprio destino che imparassi a conoscere i benefici dello yoga, visto che tutti e tre i miei figli si rivelarono essere talmente attivi (per fortuna non iperattivi) e scalmanati che una mamma normale (cioè una che non fa yoga) non ce l’avrebbe mai fatta.

copyright sabrina d'orsi vivere semplice

Casualità? Poi conosciuto la maestra Olga Nicodemi e lo Raja Yoga, lo yoga delle origini, il più antico e ho riconosciuto in lei tutta la saggezza intravista nelle persone conosciute nel nostro viaggio in India. Il Raja è un tipo di yoga abbastanza fisico ma non molto faticoso. E’ considerato uno yoga completo perchè lavora sul controllo del corpo e della mente attraverso il respiro.

Lo yoga non si propone di raggiungere alcun obiettivo, nè fisico nè mentale. E’ la strada che si percorre per arrivare in un proprio personalissimo luogo che è la consapevolezza. Le posizioni che il corpo assume sono potenti e rivelatrici, basta praticarle per qualche tempo per sentire tutta la loro efficacia.

Ora ho capito ed è facile dirlo.

Cosa c’è di speciale nello yoga? Alcune considerazioni, ragionamenti e indicazioni sulla mia esperienza con lo yoga.

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