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vacanze semplici

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Vacanza semplice per famiglie semplici


Scritto il 07 settembre 2014

Ridete si, ridiamo insieme. Può sembrare ridicolo pensare a fare delle vacanze semplici insieme ad altre persone che hanno bisogno delle stesse cose di cui hai bisogno tu. Come trovo queste persone? Dove le cerco? Cosa gli dico?

Eppure in questi giorni mi è successa una cosa inaspettata e piacevole: un lettore di Vivere semplice ha invitato me e la mia famiglia ad unirci ad un gruppo di famiglie che si è auto-organizzato per dare vita ad una vacanza semplice. Tende da campo, cucina spartana, docce all’aperto e un grande spazio verde ai piedi del Gran Paradiso sono state il teatro di una vero e proprio esperimento di semplicità volontaria.

In pratica l’idea era quella di mettere insieme una bel gruppo di persone, più della metà bambini di tutte le età per fare passeggiate, escursioni, giochi, canti e falò sotto lo stesso cielo, per passare del tempo insieme e per condividere qualcosa di immateriale e prezioso: il valore della semplicità.

vacanze semplici

Quello che ho imparato

La semplicità richiede motivazione perchè non è sempre facile dormire al freddo se in tasca hai una carta di credito che ti permette di rifugiarti nell’hotel più vicino.

La semplicità richiede organizzazione se vuoi fare la spesa e cucinare per tante persone senza sprecare, senza esagerare ma senza che manchi nulla per nessuno

La semplicità richiede tolleranza se vuoi condividere un’esperienza con gli altri e imparare da loro devi aspettarti anche che abbiano modi diversi dal tuo e devi darti il tempo per capire le loro motivazioni

La semplicità richiede coraggio perchè è molto più facile rinchiudersi nei soliti schemi che non affrontare discorsi seri con degli sconosciuti sui valori, sulle cose che contano e sull’essenziale

Non conoscevamo nessuno ma abbiamo riconosciuto intenti e obiettivi affini e la stessa voglia autentica di mettersi alla prova nella vita comunitaria ed essenziale. Abbiamo conosciuto persone simili a noi e altre molto diverse, abbiamo resettato i nostri orari, tempi e routine per adeguarci al gruppo, abbiamo osservato le dinamiche famigliari degli altri e imparato delle cose e capito che alcuni modi vanno bene per gli altri e non per noi e viceversa. Sono stati pochi giorni ma molto intensi.

E’ stato utilissimo e commovente vedere che non siamo soli nella ricerca di quello che conta davvero. La cosa più importante di questa esperienza è stata l’esperienza in sè, quello che mi sono portata a casa è stata la consapevolezza che l’unico tempo di qualità da passare con i nostri figli è ora, che il libro più bello del mondo è quello che sto leggendo ora e che oggi è l’unico giorno a mia disposizione per giocarmi le mie carte.

Ecco perchè ho scritto Vivere nel presente, un piccolo quadernino di 16 pagine, il primo di una serie che sto preparando, e che ha come obiettivo dare strumenti, consigli, dritte e idee per i genitori che vogliono vivere al meglio la relazione con i loro figli e per tutti coloro che cercano un cammino per semplificare la loro vita, riducendo al minimo le dinamiche conflittuali, gli scontri e i problemi per trovare una calma, una quiete e una centratura di base della propria vita.

Tra pochi giorni sarà disponibile per voi.

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Montréal parla

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Montréal parla


Scritto il 11 settembre 2013

Sono stata in Quebec e mi sono innamorata. Ho capito che vorrei vivere in un posto dove i segni parlano di più. Dove una città si fa vedere per quello che veramente è e per come sa comunicare con i suoi cittadini.

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Stare in Quebec mi ha fatto vernir voglia di colori chiari e decisi. Di uno stile di comunicare diretto, onesto e semplice. 

Semplice è la parola che ricorre in questo blog. Penso proprio questo: parlare in modo semplice, comunicare cose vere, offrire quello che si può con umiltà è quello che posso fare ora. Quello che serve un po' a tutti noi.

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Ritrovare il gusto di fare le cose per sè, non per mostrarsi. Io so che in molti penseranno che tenere un blog sia una grande forma di egocentrismo, però quando sono a casa da sola, la sera, mi rifugio su Vivere Semplice a scrivere quasi che questo fosse il mio diario di quando scrivevo sul letto, il mio diario di carta. E' un posto per riflettere con quella me stessa che ormai è espansa, si è un po' dispersa nella rete insieme a voi. Liquefatta

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La colazione è il buon inizio per la tua riuscita. Ma se il comune di Montreal ha i soldi per fare pubblicità alle buone abitudini è chiaro che non posso che non innamorarmi di una città cosi.

Si lo so che devo parlare anche del resto del mio viaggio in Quebec, tutte le mie amiche aspettano con ansia. Prometto che lo faccio sul numero di Kids di novembre/dicembre. Leggetemi!

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La Sicilia vera: vacanze con la famiglia

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La Sicilia vera: vacanze con la famiglia


Scritto il 20 luglio 2013

Dopo una prima sosta nella zona di Gastellamare abbiamo continuato con esplorazione subacquee della riserva dello Zingaro, un posto che non ti sembra di essere in Italia, per lo cura, la pulizia e la tutela dell’ambiente. Le vacanze in Sicilia con la famiglia sono una meraviglia.

Macchine tenute a debita distanza, sentieri e mappe ben fatti, ingresso a pagamento ma ragionevole (3 euro), giusto il minimo per far si che questo posto venga apprezzato e non abusato.

sicilia viaggio di famiglia

sicilia viaggio di famiglia

sicilia viaggio di famiglia

Lorenzo Pedro è quasi un ragazzino. E’ uscito con gli amici trapanesi e non lo abbiamo visto per interi pomeriggi, in giro con il suo skateboard e con il fratello Zeno sempre al seguito. Dopo l’esame di quinta elementare e la sua storia greca abbiamo visitato il tempo greco di Segesta, e ascoltato l’Iliade in audiolibro. Non avrei mai pensato che il pilastro della cultura occidentale dell’VIII secolo avanti Cristo parlasse quasi esclusivamente di tradimenti, di potere, di gelosie e di invidie tra dei, semidei e comuni mortali più o meno eroici.

sicilia viaggio di famiglia

Di San Vito lo Capo e della casa che abbiamo affittato li posso dire poco: il paese è molto bello ma anche un po’  fighetto con i suoi lounge bar, il residence molto lussuoso ma poco pulito, non lo consiglio. Meglio andare sul posto e affittare direttamente da qualche signora seduta sul marciapiede con la sua sedia di plastica e il cartello affittasi. Più verace e forse anche più economico.

E la spiaggia anche se fantastica è davvero troppo popolata. Gli stabilimenti sono eccessivamente cari, quindi la gente si riversa nei 3 metri quadri di spiaggia libera con l’effetto panino schiacciato. Inoltre Andrea andando a correre la mattina presto vicino alla tonnara abbandonata ha visto il posto in cui trovano riparo per la notte tutte le decine di marocchini, tunisini e indiani che cercano di vendere le loro cose in spiagge. Sono abbandonati a se stessi, senza acqua e luce, come in una township namibiana. Che in un posto cosi ricco ti fa ancora più incazzare.

Noi abbiamo trovato riparo nella Baia di Santa Margherita, a pochi chilometri da San Vito, più vivibile e raggiungibile con un trenino gratuito dal parcheggio, che fa varie soste nelle spiaggette della zona.

sicilia viaggio di famiglia

Dico grazie per ogni instante, respiro forte questa aria isolana e non smetto di indossare occhiali scuri perchè questa luce è davvero troppo per me. DIco grazie alla mia famiglia che è con me, ai bambini che cantano a squarcia gola in macchina e che hanno guidato il risciò per la prima volta e ad Andrea che mi sceglie, come io scelgo lui, per passare del tempo insieme. Che non è ovvio. Mai.

sicilia viaggio di famiglia

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Scoprire la montagna

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Scoprire la montagna


Scritto il 02 settembre 2012

Ala di Stura è un paesino di montagna famoso per le sue meridiane e gli affreschi. Si trova in una valle abbastanza sconosciuta vicino a Torino. La valle di Lanzo. Pian del Tetto è una frazione di poche case in pietra sopra Ala ed è li che abbiamo la fortuna di avere a nostra disposizione una casetta tutta per noi. Quando ero studentessa ci passavo intere settimane per preparare gli esami, uscendo in macchina solo per andare a fare la spesa e tornando in città solo per portare a casa un bel voto. Poi per anni non ci sono più andata. 

scoprire la montagna con i bambini

Da quando abbiamo i bambini ogni anno d'estate transitiamo di li per qualche giorno, senza grandi entusiasmi da parte mia. Ma quest'anno è successo qualcosa: ho smesso di usare la macchina, ho alzato gli occhi in contemplazione della natura, ho imbracciato gli scarponi e ho cominciato a camminare anche io, come mi hanno insegnato i miei figli e il mio compagno camminatore ed entusiasta della montagna. 

ala di stura

Ho scoperto sentieri e i rifugi d'alta montagna, come il Rifugio Gastaldi, dove mangiare un piatto di polenta bollente dopo 4 ore di cammino estenuanti, andare a comprare il latte e i formaggi di capra alla fattoria Cà du Roc, dove Cinzia insegna ai bambini a mungere le capre,  partendo di casa a piedi e attraversando per ore il sentiero balcone basso proprio come si faceva quando le macchine non c'erano ancora. Ho ritrovato un vecchio amico di quando ero ragazza, che ora è il professore di filosofia del vicino paese, antroposofo e vegano, che mi ha introdotto ai segreti della cucina senza uova e latticini, e con cui chiacchierare anche in salita è un grande privilegio e ho goduto finalmente del mio tempo, senza scadenze e senza progetti.

ala di stura

I bambini liberi in un paese senza pericoli, dove le strade sono mulattiere e nella piazzetta del paese c'è una fantastica fontana che regala acqua purissima è stato liberatorio anche per loro e quando il vicino di casa è venuto a falciare il prato davanti a casa Lorenzo Pedro non ha perso tempo e si è messo a dare una mano, senza una parola, come un vecchio contadino che sa quando parlare, quando guardare e quando fare.

E' stato emozionante.

ala di stura

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Arrampicarsi sul Gran Sasso, il battesimo della montagna

Andrea impara ad andare più piano: la scoperta della montagna

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Arrampicarsi sul Gran Sasso


Scritto il 10 luglio 2012

Papà ma quando ci porti ad arrampicare veramente ??? Era questa la domanda che mi facevano  passeggiata in montagna. Prima o poi avrei dovuto accontentarli.

lorenzo pedro e zeno scalano il corno grande

Il camminare con loro sulle montagne è stato un mio chiodo fisso fin da quando erano piccoli e adesso apprezzano anche lunghe gite in alta montagna che invece mettono a dura prova la resistenza della loro mamma.  Tra le montagne del Piemonte e quelle dell’Appennino centrale li ho portati a camminare su diverse vie normali, dove si cammina e si raggiunge una vetta,  ma ormai era chiaro che loro si aspettavano qualcosa di più da questa esperienza.

Tutte le volte che trovavano una pietraia o qualche spunto di roccia scattava subito la gara a chi si arrampica per primo e quindi il prossimo passo era portarli a fare una semplice via alpinistica dove oltre a camminare si inizia mettere le mani sulla roccia.

L’occasione è arrivata questa domenica quando, insieme a Guido storico mio compagno di escursioni montanare, abbiamo deciso di portare Lorenzo Pedro e Zeno ad affrontare la direttissima, la semplice via alpinistica che porta alla vetta del Corno Grande, la più alta cima del gruppo del Gran Sasso d’Italia.

Sia io che lui l’avevamo già fatta più volte e ci sembrava il battesimo perfetto per fargli provare il piacere dell’arrampicata. Partiti molto presto da Roma (sveglia alle 6.20) siamo andati verso il Gran Sasso e per non fare mancare nulla all’avventura abbiamo anche preso la funivia per raggiungere la base dell’escursione. Per arrivare al sassone il punto dove inizia la parte alpinistica abbiamo camminato un’oretta e i due ragazzi erano già esaltati all’idea di dover finalmente arrampicare.

lorenzo pedro e zeno scalano il corno grande

Il loro contatto con la roccia è stato incredibile, ogni passaggio veniva risolto, come dicono i veri alpinisti, in un attimo. Le indicazioni mie e di Guido sono servite ma tutte e due sapevano benissimo come muoversi tra camini di roccia e pareti a 45°. Prima di iniziare gli abbiamo spiegato tutte le procedure di sicurezza e loro seri e concentrati hanno sempre tenuto le mani in appoggio e seguito l’ordine di salita. Non c'e' stato un solo momento in cui hanno smesso di concentrarsi sulla roccia. Una cosa mai vista.  La loro esaltazione era totale al punto che arrivati in cima erano dispiaciuti di dover scendere a piedi e finire così la loro “prima arrampicata”.  E’ stata un esperienza incredibile, entrambi hanno fatto un paio di passaggi che hanno lasciato Guido, più esperto di me sulla roccia, a bocca aperta e soprattutto siamo rimasti esaltati dal loro entusiasmo, nonostante il caldo terribile di una domenica di Luglio.

E’ stata un giornata unica, io da padre di tre figli non pensavo di poter provare un emozione simile, vedere i miei ragazzi esaltarsi in fondo per la stessa cosa che esalta me: la montagna. E Lorenzo Pedro che conclude mentre torniamo: Papa’ a me non piace andare in discesa.. mi piace solo andare in salita o arrampicare. La stessa cosa che pensa tuo padre caro mio.

Andrea papa

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Con che occhi guardo il mondo?


Scritto il 28 giugno 2012

Sono appena tornata da un viaggio che per lavoro mi ha portato in un luogo sorprendente, la costa est della Repubblica Dominicana. Si trattava di un family press trip, quei viaggi perlustrativi che fanno i giornalisti in cui vai, vedi e poi scrivi. Scriverò infatti per Kids un articolo che racconta la mia esperienza e come penso che una famiglia possa trovarsi, cosa fare, cosa vedere….

Non ho visto tutto della Repubblica Dominicana ma solo una piccola parte, la zona di Bayahibe e Cap Cana, una landa vergine e rigogliosa senza nome fino a circa 30 anni fa, dove è stata intrapresa un'operazione di real estate da circa 2 mila miliardi di dollari ad opera di tre giganti dell'investimento immobiliare che hanno trasformato questi 120 chilometri quadrati di terra, di cui 8 km di spiagge paradisiache in un business senza paragoni. 

Non immaginatevi però palazzoni sul mare stile Cancun o distese di cemento, Cap Cana è un posto meraviglioso. L'impianto immobiliare è stato studiato da architetti che amano la terra e la rispettano, gli immobili sono stati sparpagliati a dovere e rimangono sempre bassi e con tetti generalmente di palma. L'acqua abbonda e le spiagge sono rimaste intatte. Stanno costruendo solo ora la prima autostrada.

Le strutture che offrono ospitalità sono di altissimo livello: il più modesto se cosi si puo' dire è il villaggio turistico quattro stelle, poi ci sono i resort cinque stelle con 6 ristoranti, 5 piscine, spa, sauna e accesso privato al mare, per arrivare ai resort da 500 stanze, con all'interno appartamenti, ville con uso esclusivo di isole private e per finire le boutique hotel, paradisi protetti, solo poche decine di ville tra le più esclusive. (per nomi e cognomi vi rimando al mio articolo che uscirà nel numero di novembre)

Il fatto è che questa terra e questa gente pare accogliere e sfruttare al meglio questa che poteva essere una sciagura ecologica ma in realtà sembra essere un'incredibile opportunità. La terra li è davvero tanta, in una settimana abbiamo visitato circa un ventesimo di tutto il territorio dominicano o forse meno. E' una terra varia, dai climi molteplici e dalle tante opportunità. Il più modesto dei dominicani mantiene comunque il suo sorriso, la dignità di chi pur povero ha sempre un cesto di manghi buonissimi e può masticare canna da zucchero. Non si muore di fame qui, semmai si aspira a lavorare in questi resort per emanciparsi.

E' stata una settimana incredibile e oltre al jetlag mi sono portata a casa anche di una serie di contraddizioni. E ho lottato per alcune ore contro queste contraddizioni, perchè abituarsi al lusso è cosa facile. E perchè no, me lo merito. Cioè non mi merito il lusso, nessuno di noi credo possa meritarlo più di altri, ma mi merito di poter godere del lusso se c'è, di poterlo apprezzare e di avere la libertà di poterne parlare qui. Mi merito il marito che ho, che quando gli ho detto parto per una settimana vado ai caraibi mi ha detto certo amore divertiti.

Erano vent'anni che non riflettevo sul fatto che posso anche meritarmi qualcosa, oltre che tentare di dimostrare sempre che valgo abbastanza, che posso farcela e che magari la sufficienza la prendo. (solo che è opinione diffusa che quando dici mi merito qualcosa perchè valgo qualcosa sembra sempre che vuoi dire valgo piu di te, che follia!!)

Poi il Caso, sempre quello là di cui vi parlo spesso, quello che fa accadere cose intorno a me che posso anche non cogliere se voglio, ma che mi si para davanti ingenuo e senza colpa mi ha portato stamattina a leggere questo articolo de Il pasto nudo e mi trovo a sentir parlare di me anche se non voglio.

Formulare la frase che mi riappacifica con il mondo: Non voglio desiderare cose che insultino la povertà, perché anche potendomelo permettere non riesco a non vederle con gli occhi di chi non può avere il necessario per vivere

Due parole sul lusso: ho notato una cosa strana. Quando sali sali sali e arrivi al top del lusso, nelle suite imperiali e nelle ville padronali l'arredamento si fa più minimal, dagli ambienti scompaiono quadri, dall'aria scompaiono i rumori, come se fosse più rarefatta. Niente animazione, niente attività, niente di niente. Solo stretto riserbo,quiete, come se i veri ricchi avessero bisogno di proteggersi. Magari sono solo vip ossessionati dai fan dietro la siepe o forse, come credo, quando il troppo si fa davvero insistente l'unico modo per sopravvivere è sottrarsi. Poi ognuno lo fa a suo modo.

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Istambul


Scritto il 26 maggio 2012

istambul

istambul

Dieci anni che non faccio un viaggio da sola o con il mio compagno, e di colpo mi sono sentita più giovane di dieci anni in alcuni momenti, e più vecchia di venti in altri.

Istambul a tratti sembra San Francisco, e mi sono ricordata di quel meraviglioso viaggio fatto in California dove, partita da sola con l'intenzione di liberarmi per qualche settimana dal mio novello fidanzato (mio attuale marito) avevo dopo pochi giorni cambiato idea chiedendogli di raggiungermi, e forse proprio li avevo capito che eravamo fatti l'uno per l'altra.

istambul

Per certi versi sono sempre la stessa, amo queste cose, l'abbandonato, il decadente, il non finito, amo i luoghi dove c'è da ricostruire, amo le potenzialità dei luoghi più che i luoghi stessi, e questo è stato cosi da sempre.

istambul

Istambul mi ricorda moltissimo Napoli: questo camion ha bucato una gomma e si è fermato in mezzo alla strada bloccando completamente il traffico. Qualche colpo di clacson e nulla di più. Si aspetta qui, non ci si fa prendere dall'agitazione. E il tema dell'agitazione mi è caro in questo periodo. E' proprio davvero tanto inutile voler controllare tutto. Molto meglio non perdere la pazienza.

istambul

istambul

Ad un certo punto poi abbiamo trovato una pasticceria che più che Napoli ci sembrava Palermo. Io sono entrata per ammirare l'arredamento e il signore con i baffi mi ha quasi buttato in faccia un piatto di profitterol, che si chiama profitterol anche li e ho capito che la tecnica del "io taglio una fetta, la vuoi?" funziona in tutto il mondo. Poi leggendo sulla Lonely ho scoperto che questa è una delle più note pasticcerie di tutta Istambul.

Ma si sa, noi navigatori la bussola la si tiene in tasca, non serve neanche consultarla!!

istambul

A questo punto ho cominciato a sentirmi un po' vecchia. Fosse stato anni fa mi sarei mangiata riso e ceci dal venditore ambulante, o mangiata le cozze fresche al mercato, o ancora intrattenuta con l'ananas o il mais da passeggio che qui vendono ad ogni angolo, ma con i quarant'anni compiuti da poche settimane ho cominciato tristemente a chiedermi: "sarà lavata? E se mi prendo un accidente?"

E pensare che proprio io ero partita per l'India con due figli neonati e una boccettina di estratto di semi di pompelmo per disinfettare l'acqua che bevevamo… sono proprio cambiata si… Andrea invece no, ho dovuto obbligarlo a non mangiare le cozze….

istambul

istambul

Ci siamo anche chiesti perchè dell'islamismo sappiamo cosi poco, e come è possibile che ogni volta che visiti una chiesa, un tempio, una sinagoga, una moschea… poi alla fine Gesu Cristo viene sempre fuori…. Perchè a scuola non ci insegnano almeno qualche rudimento di "altre religioni" in modo che possiamo non dico orientarci, ma almeno non cascare dalle nuvole ogni volta che mettiamo piede fuori di casa? E' imbarazzante. 

muslim women

E' folle anche non sapere niente del perchè le donne si devono o si vogliono vestire cosi, se solo si prova a frequentare un po' un forum di donne islamiche non è mica cosi ovvio che per loro sia una assurda privazione di libertà come per noi… ma io non ne so nulla, e che sono pure laureata in Lettere… avrei dovuto fare teologia per saperne qualcosina?

istambul

Vado in brodo di giuggiole per queste stampe, trovate all'Aya Sofia, e ripenso alle mie origini di font-fanatica. Cos'è questa scrittura se non l'essenza stessa della grafica? (nella mia vita predente – il 1997 –  andavo pazza per i font, gli screen font,  le riviste straniere, le uniche degne di nota, e i mall (quando ancora erano una novità ed erano inesistenti in Italia). Ecco il mio magazine NO_P; no print no paper no postage)

istambul

Insomma, ho girato come una trottola, come un derviscio rotante, ma non sono riuscita per niente a concentrarmi. Le mie chiacchiere non sono diventate conversazioni, la tensione invece di diventare dis-tensione è diventata di colpo brusca frenata (con relativo acido lattico mentale) come quando decidi che vuoi rallentare di colpo ma l'abbrivio è cosi lungo che non è detto tu ci riesca…

Ho capito una cosa in cambio, e grazie al libro che stavo leggendo durante il viaggio: che la vita è una collana di possibilità perdute (lo sapevo ma non osavo ammetterlo). E non è male finalmente liberarsi dal fardello che ci portiamo dietro, quando pretendiamo di cogliere tutto l'essenziale.

Grazie a Francesca che mi ha fatto dono di questo libro e a tutti gli altri amici che mi hanno donato parole che leggero' tutte durante l'estate (giusto per non perdere alcuna occasione).

E grazie ad Andrea, che a volte mi guarda stupito, pensando che come al solito esagero, ma che sa stare al suo posto al momento giusto e lasciarmi essere me stessa anche in due.

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andare a vivere all'estero con la famiglia - tutti i diritti riservati sabrina d'orsi vivere semplice

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Cosa c’e’ che non ci piace di Ginevra


Scritto il 04 giugno 2009

Ginevra è una citta perfetta. Ci sono parchi enormi, una natura perfettamente governata, ci sono marciapiedi enormi e nessuna macchina o motorino si sognerebbe mai di parcheggiarci sopra, neanche con due ruote. Ha stile, è moderna ma ha un'anima retrò fenomenale, mercatini delle pulci ovunque a prezzi stracciati, anche i centri sociali hanno i fiori alle finestre e le sedie in tinta con le scritte sui muri…

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Ginevra è ricca, non vedi barboni o mendicanti in giro, solo donne ben vestite con i passeggini alla moda e le borse dello shopping. Il lungolago è pieno di signore che fanno jogging e signori che portano a spasso il cane con la doggy bag pronta per l'uso. Ginevra è nel cuore dell'Europa.

Puoi andare a sciare tutto l'inverno, le più esclusive piste sui ghiacciai svizzeri sono a 20 minuti dal centro, senza contare le terme, i viaggi low-cost per tutte le capitali, i laghi dove fare il bagno tutta l'estate, le spiaggette esclusive con il prato inglese curato da schiere di giardinieri in livrea. Ginevra è maledettamente noiosa, prevedibile e fredda.

Ginevra è silenziosa, deserta, finta, non c'e' vociare di venditori di frutta e verdura per la strada, non c'è il lavavetri al semaforo (che anche se non hai voglia di dargli i soldi almeno sta li apposta per ricordarti che la vita difficile è un'altra), non c'è odore di vita, puzza di ascelle sugli autobus, pomeriggi passati a tirar tardi al parco giochi tanto chissenefrega se stasera si cena alle 8. Qui i parchigiochi si svuotano alle 6, tutte le mammine corrono a casina a fare le loro cenette per i loro pargoletti perchè alle 7 si va a nanna.E lo dico proprio io, che sapete come la penso sul sonno dei bambini.

A Ginevra i negozi chiudono alle 18.30, il sabato e la domenica è tutto sigillato, se vuoi comprare il latte vai al supermercato dell'aereoporto. A Ginevra la gente sente la necessità di evadere dalla Svizzera (anche gli svizzeri) e spesso il sabato pomeriggio si va a fare una passeggiata nella vicina Alta Savoia, dove almeno una pizzeria aperta o un kebabbaro si trova sempre. Nella Svizzera tutta, i locali si sentono in dovere di scusarsi perchè il segreto bancario è la più grande presa in giro e falsità della terra, che arricchisce loro (che sono gia straricchi) e contribuisce ad alimentare il riciclo di denaro sporco in tutto il mondo. Vergogna!

andare a vivere all'estero con la famiglia: Ginevra

Ginevra è prevedibile, tutti si dicono bonjour tremila volte al giorno, e la cassiera alla coop quando paghi dice: buonjour madame, merci madame, a votre service madame, e quando stai per uscire ti dice ancora bon fin de journee madame, che ti verrebbe voglia di dirle crepa! Cioe' i primi giorni ti sembrano tutti cosi cortesi, poi alla fine non ne puoi più. E lo dico proprio io che quando sono arrivata a Roma (da Torino) sono rimasta schifata dal fatto che i baristi romani non salutano nè quando entri nè quando esci…. ma insomma c'e' anche una via di mezzo. Insomma un paradosso dietro l'altro.

E non dico che Ginevra non sia una pacchia, semplicemente non lo è per noi. Conosciamo parecchi italiani che vivono qui da un po' e non tornerebbero mai più a Roma, beati loro. Ma se gli chiedi perchè ti rispondono nell'ordine:

1) perchè se ho bisogno di un ospedale non devo fare la coda al pronto-soccorso

2) perchè qui almeno almeno non c'e' Berlusconi

3) perchè le scuole sono fenomenali

4) perchè poi quando mi stufo un giro a Roma posso sempre farlo Insomma a me non sembrano proprio delle ragioni sufficienti. All'ospedale spero di non andarci mai, Berlusconi pazienza almeno abbiamo qualcosa di cui lamentarci, le scuole fenomenali si è vero ma che palle (e noi adulti non abbiamo diritto ad una vita fenomenale?) e poi se ti stufi continuamente di stare qui e ogni weekend parti per le vacanze non pensi che ci sia qualcosa che non va?

E poi, se non vi bastano queste motivazioni vi consiglio una cosa: venite e provate.

C'e' un sacco di lavoro qui a Ginevra, lavoro a catinelle. Venite e poi ne parliamo ok?

Spero che le care persone che ho conosciuto a Ginevra, gli italiani specialmente, non se ne abbiano a male della mia franchezza. sono felice di averli conosciuti, rispetto le loro scelte perchè vivaddio non siamo tutti uguali e soprattutto grazie alla vita che mi dato la possibilità di scoprire ciò di cui ho (e per fortuna abbiamo) bisogno per essere felici.

Per chi non ha capito nulla di cosa siamo andati a fare a Ginevra e del perchè ecco qui tutta la storia.

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Imparare a respirare. Semplice no?

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Imparare a respirare. Semplice no?


Scritto il 20 agosto 2007

copyright sabrina d'orsi vivere semplice

Ho provato mille tipi diversi di yoga perchè tutti dicevano che funzionava contro l’ansia, gli sbalzi di umore e l’agitazione: Raja, Ashtanga, Integral, Iyengar, Kundalini. Per un sacco di anni la ritualità ad essi collegata non mi convinceva, non ne trovavo alcun giovamento, anzi mi innervosivo ancora di più a stare li ferma ad aspettare. Aspettare cosa

Avevo cercato in tutti i modi di sganciarmi dal crocefisso e ora mi ritrovavo di nuovo con le mani giunte. Ennò. Inoltre mi dicevano respira! ma certo che respiro, sto mica in apnea io. Ho scoperto tempo dopo che ci stavo, eccome, in apnea, solo che non lo sapevo.

Poi ho cominciato a fare yoga in gravidanza quando aspettavo il mio secondo figlio che al settimo mese non si era ancora girato nella giusta posizione. Un giorno la maestra Mara mi ha messo in una posizione a testa in giù e mi ha detto: ora stai tranquilla e respira, potresti sentire qualche sconvolgimento laggiù in fondo alla pancia e in effetti sentivo come una bolla d’aria gorgogliare…

Il giorno dopo facevo l’ecografia e Zeno si era girato. All’ora non sapevo che fosse dinuovo maschio e che con lui neonato e il primo (sempre maschio) saremmo andati a vivere per un po’  in India. A dir la verità non sapevo neanche che ne avrei avuto anche un altro, dopo un po’ di tempo, di maschio.

Ma forse era proprio destino che imparassi a conoscere i benefici dello yoga, visto che tutti e tre i miei figli si rivelarono essere talmente attivi (per fortuna non iperattivi) e scalmanati che una mamma normale (cioè una che non fa yoga) non ce l’avrebbe mai fatta.

copyright sabrina d'orsi vivere semplice

Casualità? Poi conosciuto la maestra Olga Nicodemi e lo Raja Yoga, lo yoga delle origini, il più antico e ho riconosciuto in lei tutta la saggezza intravista nelle persone conosciute nel nostro viaggio in India. Il Raja è un tipo di yoga abbastanza fisico ma non molto faticoso. E’ considerato uno yoga completo perchè lavora sul controllo del corpo e della mente attraverso il respiro.

Lo yoga non si propone di raggiungere alcun obiettivo, nè fisico nè mentale. E’ la strada che si percorre per arrivare in un proprio personalissimo luogo che è la consapevolezza. Le posizioni che il corpo assume sono potenti e rivelatrici, basta praticarle per qualche tempo per sentire tutta la loro efficacia.

Ora ho capito ed è facile dirlo.

Cosa c’è di speciale nello yoga? Alcune considerazioni, ragionamenti e indicazioni sulla mia esperienza con lo yoga.

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