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il movimento aiuta l'apprendimento a scuola e in classe

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Il movimento facilita apprendimento


Scritto il 04 giugno 2020

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Il movimento facilita apprendimento: alla luce delle scoperte neuro scientifiche il rapporto tra movimento e apprendimento si fa sempre più chiaro e mi appassiona sempre più.

Ho anche scoperto che su wikipedia c’è una voce in inglese che manca in italiano: è Movement in Learning (Apprendimento in movimento).

Sviluppi recenti hanno messo in collegamento diretto i successi accademici di una persona con l’attività fisica svolta durante i suoi primi anni di vita.

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Il movimento facilita l’apprendimento

I sostenitori del gioco libero sostengono questa relazione da anni ma le ricerche non lo avevano ancora confermato fino ad oggi: il movimento facilita l’apprendimento e ha dei benefici cognitivi sostanziali.

Gli anni 90 sono passati alla storia come la decade delle neuroscienze perché abbiamo imparato più sul cervello in questa decade che negli scorsi 100 anni.

L’esplosione di ricerche sulle modalità di apprendimento ha influenzato notevolmente scuole e insegnanti: senza le premesse fondamentali che il movimento offre all’organizzazione corporea, l’apprendimento sarebbe altamente compromesso in molti bambini.

Lo dicono le neuroscienze

Attraverso la tecnica del brain-mapping che tiene traccia delle aree del cervello coinvolte in attività come leggere, scrivere e risolvere problemi di matematica, gli scienziati hanno mostrato che alcune parti del cervello necessarie per l’apprendimento sono le stesse usate per il movimento, in particolare saltare e tirare la palla (con le mani e con i piedi).

il movimento influenza il modo in cui il cervello apprende.

Questa scoperta conferma ciò che molti sostenitori dell’attività fisica dicono da tempo: il movimento favorisce lo sviluppo delle connessioni neurali e quindi l’abilità ad imparare e che anzi è necessario incrementare nei bambini il movimento e l’attività ludico-motoria per potenziare quella cognitiva.

Attività fisica come diritto di tutti i bambini

Secondo il neuroscienziato svedese Hesslow (1994) questa scoperta configura come discriminatorio, dal punto di vista delle performance scolastiche, il tema dell’attività fisica perché bambini e ragazzi attivi possono essere considerati avvantaggiati negli apprendimenti e nel rendimento a scapito di quelli fisicamente inattivi.

Giochi di movimento possono davvero cambiare la conformazione celebrale degli studenti? Si, se le esperienze quotidiane che fanno all’interno della loro classe ha a che fare anche con il movimento.

E’ molto importante che gli educatori siano al corrente di questa scoperta.

Il cervello risponde all’incirca come un muscolo alle sollecitazioni o all’inattività ma sembra che l’attività fisica e il gioco offrano la possibilità di una crescita straordinaria rispetto alle normali stimolazioni.

Non sono gli esercizi fisici a renderci più smart, ma l’esercizio fisico in sè, il movimento facilita l’apprendimento nel senso che ottimizza e predispone il cervello all’apprendimento attraverso la capacità di concentrarci e focalizzare l’attenzione là dove è richiesto quando impariamo.

Oggi più che mai, dopo la quarantena Covid, facciamoli muovere!

Ho tradotto parte di questo stupendo articolo e continuerò a portare argomentazione in questa direzione, specialmente oggi, dopo questi mesi di quarantena, che hanno costretto a casa tutti i nostri bambini e ragazzi.

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I bambini non vogliono più uscire di casa

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https://www.med.unc.edu/ahs/physical/schoolbasedpt/additional-resources/mbi-resources/

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parco giochi alla scuola steineriana di Ginevra, un luogo dove giocare davvero

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Nuovi modi per fare scuola dopo il coronavirus


Scritto il 14 aprile 2020

ripensare la scuola dopo il coronavirus? semplice: all'aperto

Siamo ancora in Fase Uno della pandemia da Coronavirus: solo mezz’ora d’aria con i bambini (leggi il mio appello durante di lockdown), rigorosamente isolati dai coetanei.
E’ giusto, si tratta di forza maggiore.

Quando ricomincerà la scuola?

Fare scuola è una delle priorità più sentita dalle famiglie, senza scuola non si può tornare al lavoro e senza lavoro… beh lo sappiamo.

Ma la scuola sarà proprio una delle ultime cose a ricominciare. E’ necessario mobilitare i nostri pensieri e la nostra creatività, cara Italia, affinchè si possano trovare modi alternativi di fare scuola, di far stare insieme i bambini e di farli imparare. Per crescere serve confronto, incontro, spazio e tempo.

Fare scuola all’aperto?

Come ho raccontato in L’asilo nel bosco (esperienza di osservazione in un asilo in Svizzera), sono quasi 15 anni che coltivo il pensiero di dare vita ad un asilo all’aperto per fare scuola in un parco cittadino. Facendo l’osservatrice presso il Wakita kindergarten di Zurigo e poi l’assistente nel bosco alla Scuola steineriana di Ginevra ho coltivato questo sogno, cosi possibile e concreto in una città dal clima clemente come Roma.

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Una struttura fatta in gomma riciclata su una spiaggia che si affaccia sul lago di Ginevra. Libera e aperta a tutti.

Fare scuola dappertutto

In questi anni ho scoperto che i bambini imparano ovunque, anzi meglio imparano di più se sono posti fuori da contesti ordinari. (Leggi dell’esperienza importata da poco in Italia della Scuola in Movimento)

Ho fatto esperienza di water-cycling con i miei figli a Villa Panphili, ho organizzato spedizioni per piccoli gruppi di bambini in giro per i boschi con qualsiasi clima e soprattutto ho studiato il modello che in nord Europa è considerato il più efficace per crescere bambini forti e sani e ho scoperto che c’è un mare di conoscenza e ci sono modalità già sperimentate solo da applicare anche in Italia. Ho anche pensato ad un centro estivo in natura, da realizzare a Villa Panphili.

Fare scuola dappertutto

Nel frattempo in questi anni anche a in Lazio sono nate realtà per fare scuola all’aperto come l’asilo nel bosco di Ostia Antica, l’asilo al mare nei pressi dell’idroscalo di Ostia o l’asilo Bosco Caffarella di Roma, ideato da Francesca Lepori della Rete di Cooperazione Educativa: sono progetti stupendi pensati da persone piene di entusiasmo e con una visione.  Hanno radici e motivazioni profonde e stanno crescendo ogni anno di più, per fortuna.

Un progetto pilota per fare scuola all’aperto

Nel 2005 ho scritto Foglienuove (scarica il pdf) un progetto che dopo essere rimasto per tanto tempo nel cassetto ho deciso di condividere qui. Un progetto pieno di ingenuità e di idealismo, certo, ma anche concreto e fattibile fin nei dettagli.

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Lo condivido perchè ho la speranza che in questo momento di dibattito sulla scuola e sulle possibili modalità di ripresa gli uffici scolastici delle Scuole Capitoline dell’Infanzia lo prendano in considerazione.

Proprio in occasione della fase 2 si potrebbe adottare come progetto pilota in uno dei grandi parchi cittadini del centro di Roma, andando al di là dei soliti impedimenti burocratici proprio in virtù di una situazione di emergenza come questa. Non ci vuole molto, c’è tutto nel progetto, pensato in origine per la scuola materna ma adattabile da subito anche per la primaria.

Di cosa hanno bisogno i bambini?

I bambini hanno bisogno di poter fare scuola ovunque, stare all’aperto e muoversi liberamente con o senza pandemia, ma se ora diventa una necessità fare scuola a distanza chissà che non sia l’occasione giusta?

Accolgo e sostengo l’invito che arriva da Francesca Lepori nel post Una scuola speciale per tutte/i e chiedo che venga data la possibilità di mettere in atto progetti di didattica outdoor.

parco giochi alla scuola steineriana di Ginevra, un luogo dove giocare davvero

Il parco giochi alla scuola steineriana di Ginevra è un luogo dove giocare davvero ed è aperto sulla strada (una strada secondaria dove il traffico ha il limite dei 30 all’ora). Non ci sono cancelli nè portoni.

Fare scuola significare anche sperimentare

Dobbiamo ripensare l’apprendimento al di fuori delle aule pollaio sfruttando spazi non utilizzati della città e strutture lasciate al degrado, applicare l’educazione diffusa e l’educazione all’aperto anche in Italia.

E dobbiamo farlo anche sfruttando progetti già avviati, non serve inventare la ruota, c’è già tutto.
E’ arrivata l’ora dell’educazione all’aperto. Coraggio!

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