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ADOLESCENTI Photo by Erik Lucatero on Unsplash

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Benessere digitale a scuola e in famiglia


Scritto il 30 ottobre 2018

Siamo una famiglia di nerd: mamma consulente digitale, papà esperto di radio e web i nostri 3 figli sono cresciuti in mezzo a tecnologie di ogni tipo. Fino ai 2 anni.

Poi abbiamo cominciato ad osservarli meglio, i nostri bimbi, e abbiamo scoperto che la loro reazione a tutti gli schermi era ipnotica e invasiva: ne chiedevano sempre di più.

Per questo abbiamo scelto il minimalismo digitale: dare dei limiti con il sorriso e senza punizioni, offrire alternative, portarli in natura, spegnere noi adulti per primi tutti i device, scelte da fare per tenere in piedi relazioni profonde, conversazioni vere.

E i risultati si vedono: ora i ragazzi hanno 16, 14 e 8 anni e quando le chat esagerano con i messaggi loro smettono di seguirle, vanno a scuola in bici, fanno sport, amano stare nel bosco e la sera sera quando ceniamo tutti insieme fanno a gara per chi ha più da raccontare.

Sono certa del fatto che se non fossimo stati sensibili a questo argomento ne avremmo sottovalutato le conseguenze, come tendono a fare la maggior parte dei genitori che auspicano che i loro figli siano abili nel mondo digitale e danno per scontate le competenze nel mondo reale.

Fare i conti con il digitale

Certo è che dobbiamo imparare a fare i conti con la tecnologia, conviverci il meglio possibile e imparare a sfruttarla senza farci rubare troppe ore di vita.

Per questo ci vuole consapolezza dei mezzi, uso responsabile e una certa dose di equilibrio, coraggio, curiosità e motivazione per la vita.

Siamo i primi genitori di nativi digitali, di certo non è facile per noi dare indicazioni ai nostri figli, a stento sappiamo noi come gestire quest’invasione.

Benessere digitale

Il benessere digitale è la condizione di chi sa sfruttare le crescenti opportunità messe a disposizione dai media digitali, sapendo al contempo controllare e governare gli effetti delle loro dinamiche indesiderate.

A questo scopo occorre possedere un vasto spettro di competenze specifiche, relative agli strumenti, alle informazioni, alle relazioni online, alla creazione di contenuti e, non ultime, alla gestione del proprio tempo e della propria attenzione.

Come si costruiscono le competenze per la vita digitale

Per costruire la propria identità digitale senza che la nostra vita in carne ed ossa risulti deprivata, scollegata, insipida occore mettersi al lavoro.

Abbiamo bisogno (e dico abbiamo perchè tutta anche a noi adulti farlo) di mantenere un sapiente equilibrio tra le nostre abitudini. E per farlo occorre esercizio.

La capacità digitale non riguarda solo il saper gestire certi strumenti ma anche la capacità di gestire la propria attenzione. La sovrabbondanza di informazioni crea sovraccarico mentale che dà confusione e senso di disagio.

Tutto dipende dalle nostre scelte?

Siamo sicuri che la capacità di gestire la nostra attenzione dipende solo da noi? Secondo me siamo pesantemente influenzati dalle opinioni degli altri.

Le sfide che il digitale porta nella gestione del tempo e dell’attenzione riguardano soprattutto il sapersi mettere in relazione ai propri bisogni e non quelli degli altri. Ma quali sono i nostri bisogni? Ce lo siamo mai chiesti?

Per i nostri figli vorremmo che navigassero agevolmente nella sovrabbondanza della rete ma anche sapessero difendere i propri spazi di attenzione piena e che la loro vita non fosse confinata al mondo digitale.

Sviluppare nuove capacità

Per noi operatori della rete che su internet ci passiamo 8 ore al giorno (io da più di 20 anni) non è facile pensare che questo sia possibile. Ai nostri tempi non c’era alcuna consapevolezza di ciò, oggi c’è il progetto Benessere Digitale che vuole educare a sviluppare simili capacità di scelta.

Benessere digitale è un centro di ricerca sulla qualità della vita iperconnessa che, in collaborazione con l’Università la Bicocca di Milano, ha dato vita al primo esperimento sull’educazione ai media digitali svolto in Italia verranno esposti il 9 novembre.

Sarà possibile seguire i lavori via streaming sul sito www.benesseredigitale.eu

Si tratta su sperimentazioni che svolgono negli scuole primarie e secondarie di Milano, con l’utilizzo del metodo scientifico del doppio cieco per  individuare e gestire con consapevolezza le abitudini digitali

  • il consumo di informazione online
  • l’intrattenimento
  • la gestione del tempo online
  • il multitasking
  • i livelli di stress e distrazione
  • la netiquette.

benessere digitale

Grazie al lavoro del team di esperti di Benessere Digitale, speriamo che il campione di indagine e proposte operative possa allargarsi a tutta l’Italia uscendo anche dalla scuola ed entrando nelle famiglie.

vivere semplice presentazione del libro a roma il 9 novembre 2018 librerie thlonIntanto se siete interessati all’argomento vi consiglio di leggere il libro Vivere Semplicela famiglia può essere uno snodo strategico per far maturare questa consapevolezza: per farlo non occorre essere esperti di web ma solo appassionati di umanità.

SAVE THE DATE: Se abiti a Roma vieni alla presentazione  il 9 novembre alle ore 19 alla Libreria Tlon, Via Nansen 14 zona staz. Ostiense.

In questa pagina del sito di Benessere Digitale è possibile trovare molte altre risorse video per documentarsi sui progetti in corso di svolgimento nelle scuole milanesi. Appuntamento il 9 novembre alle 14.30 per ascoltare dal vivo i risultati della sperimentazione.

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disegni e libera espressione creativa - vivere semplice

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Le meravigliose doti del genitore pigro e ozioso


Scritto il 22 gennaio 2018

Il mondo in cui viviamo è fatto sempre di più di slogan: ora escono fuori le meravigliosi doti del genitore pigro e ozioso ideali per ogni bambino.

Che ridere! Fino a ieri tutti si affannavano ad essere i genitori più solerti, lamentandosi della fatica e oggi, oplà arriva il genitore che non fa nulla e cresce figli felici. Sono contenta di questa deriva un po’ oltranzista ma cerchiamo di capire meglio..

idle il genitore pigro e ozioso

grazie a Ivan Rachieli iscarlets.it per suggerimento di lettura

Questa nuova moda sdogana il genitore inattivo che con i figli adotta la strategia del togliersi di torno e lasciare i bambini soli, senza tecnologia, senza un’agenda fitta di impegni e senza stimoli.

Solo cosi potranno imparare a giocare e intrattenersi da soli.

Non potrei essere più d’accordo se non fosse per quel piccolo particolare che viene messo però in cima alla lista: togliersi di mezzo e lasciare i bambini soli.

Su questo non sono d’accordo, i bambini hanno bisogno di essere percepiti con occhi veri da genitori che li guardano fare continuamente multitasking non essere lasciati soli.

 

Di cosa ha bisogno tuo figlio?

Essere sul pezzo è difficile sempre, anche con i figli. La negoziazione è complessa e loro ci chiedono il tira e molla costante da piccoli, che diventa tiro alla fune quando crescono. Hanno quindi bisogno di genitori attenti e calmi ma spesso:

  • chi è attento è spesso iperattivo
    e si preoccupa invece di occuparsi (ne parlo qui)
  • chi è calmo magari è anche poco reattivo
    di fronte agli eventi che si susseguono velocemente.

 

Prova a lasciarlo in pace

All’inizio la pensavo anche io cosi ma se pensi di risolvere il problema lasciando in pace tuo figlio mentre gioca probabilmente scoprirai che non è cosi facile.

Se sei alle prime armi ti divertirai a leggere il mio libro in cui racconto tanti episodi ed epic fail proprio su questo argomento.

I bambini hanno bisogno di noi

Per fortuna i bambini vogliono entrare in contatto con noi e lo mostrano in tutti i modi. Ecco solo qualche strategia:

  • la dinamica dello scambio
    (facciamo che io ero la mamma e tu il bambino, adesso ti cullo va bene?)
  • il gioco dell’attenzione
    (vieni a giocare? vieni a vedere? vieni a fare? e quando vieni? allora non vieni?)
  • il dare-avere dei sensi di colpa
    (sei brutto papà, mi hai detto che giocavi invece leggi il giornale)
  • la sfida
    (se non vieni qui subito mi arrampico sulla libreria)

Possiamo far finta di lasciarli in pace quando fanno cosi? Dobbiamo metterci in gioco, questo è ovvio, qui il tema è come farlo.

La strada che ho trovato si chiama Vivere semplice, ne parlo a lungo qui e nel mio libro. Parte da una sfida della volontà e approda nel luogo più pigro del mondo. Ci credereste? (l’ho chiamata la strategia del bambino sottoltavolo)

 

La sottile linea del genitore pigro

Essere i meno invasivi possibile è una strategia che considero vincente ma certo non significa disinteressarsi, oziare, essere pigri. Questa è tutt’altra cosa. Ma la linea è sottile, mi rendo conto.

Ecco le cose che il genitore pigro può insegnare a quell’altro:

  • non ti servono molti soldi anzi meno spendi e più gli insegni il valore della vita. il sabato portalo nel bosco fuori città invece di andare a passeggiare al centro commerciale o inzeppare le sue ore di cinema e laboratori d’arte. lui vuole te non i tuoi soldi.
  • gli amici sono importanti, crea un gruppo di famiglie e fai con loro le vacanze. Questo alleggerisce il peso della genitorialità e aiuta i figli a vedere che anche i genitori degli altri a volte sbagliano.
  • parla con le persone invece di cercare consigli di genitorialità su libri, siti e forum su Internet, mettiti in discussione, ammetti le tue debolezze e abbassa standard e aspettative sui figli (leggi il perfezionismo è una malattia)
  • crea occasioni, organizza degli aperitivi a casa tua dove i tuoi amici con figli possono chiaccherara mentre i bambini possono giocare indisturbati. 
  • stai a letto il più possibile durante il weekend. quando avrà fame penserà alla colazione, anche se è piccolo. Inizierà rovesciando il latte a 4 anni ma a 8 saprà fare il caffè (giuro!)

Il caso nasce dall’articolo Idle parenting means happy children, leggetelo contiene un sacco di buone idee.

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se hai 13 anni usa la bicicletta invece dello smartphone. cresci meglio!

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Meglio la bicicletta dello smartphone


Scritto il 18 gennaio 2018

usa la bicicletta invece dello smartphone. cresci meglio!
photo credit:Florian Klauer

Seguo con passione il mondo dei media: che fine faremo noi e i nostri figli dopo lo tzunami smartphone e social?

In questi anni mi sono fatta delle idee, ne parlo anche nel libro in uscita, ma ieri c’era a Roma Alberto Pellai e mi sono fiondata a sentirlo per sapere come la pensa.

Alberto Pellai è medico e psicoterapeu­ta dell’età evolutiva, ricercatore di scienze bio­mediche del­l’Università di Milano. Autore di molti libri e del sito tuttotroppopresto.it: un esperto insomma, mica come me che sono solo una mamma di tre figli maschi che ne sa un pochino di web.

Quando è il momento dello smartphone?

Parliamo di smarphone perchè qui non ci sono in ballo le telefonato c’è ben altro. Consegnare il telefonino significa mettergli in mano social, whatsapp, youtube e tutto il resto, lo sappiamo.

Il dottor Pellai ha esordito con il cappello di padre di 4 figli per cui vige la regola smartphone a 14 anni.

Una rivoluzione durata 5 anni

Con il primo figlio oggi 17enne è stato facile perchè si parla di una decisione presa 3 anni fa, per gli altri è più complicato: la secondogenita afferma di sentirsi una sfigata e il terzogenito odia la bicicletta che gli hanno regalato in prima media.  Voleva lo smartphone.

skateboard in riparazione

Insomma sembra la nostra storia

Noi abbiamo deciso che a 12 anni avremo concesso lo smartphone senza internet (solo wifi) e con contratto telefonico a consumo. Per tutti i figli e dopo la firma contratto d’uso.

Ora il figlio grande 15enne quando vede il piccolo di 8 che alle 9 di sera gioca con il mio smartphone mi chiede se mi sono bevuta il cervello. “Io andavo a letto alle 7.30 e non ho mai preso uno smartphone in mano neanche per fare una foto” dice. Ha ragione.

Se cerco di dirgli che i tempi sono cambiati non mi crede, non ne ha la percezione. In 5 anni ne sono passati 20, lo dice anche Pellai.

Se gli spiego che mezz’ora di tecnologia al giorno in terza elementare è un buon compromesso mi dice che sono una fallita perchè ho gettato la spugna. Forse ha ragione.

Se non è la bici purchè sia…

Basta che ci sia vita nei nostri ragazzi e non solo tecnologia! Il tredicenne di casa è fissato sia con lo smartphone che con lo skateboard. A forza di dirgli “metti giu quel telefonino” ha trovato un sano equilibrio tra le due cose e ora usa la tecnologia per fomentare i suoi (sani) interessi.


Per il resto passa le giornate a farsi prendere a parolacce dai vecchietti mentre va in skate sui marciapiedi. La cosa importante però è questa:

Glielo lasciamo fare!

Lo lasciamo andare al Maxi o all’Ara Pacis da solo in skate. Fa una decina di isolati sul marciapiede del lungotevere con quell’aggeggio solo per trovare una superficie liscia.

Il sabato lo portiamo al Bunker Skatepark o a Cinecittà Skatepark per assecondare la sua voglia di mettersi alla prova.

E’ una palla? Si, preferiremmo andare al cinema. Questa passione lo tiene un po’ lontano dalla tecnologia e più  vicino a se stesso. E ne vale la pena!

Se vuoi ascoltare l’incontro con Alberto Pellai ascoltala qui:

Temi dell’incontro

Pericoli e opportunità del mondo digitale.
Lo smartphone come alcool e tabacco: da vietare ai minori?
Pre-adolescenza: e se fossero i genitori il problema?
Dalla musica al cinema, dal web alla tv: difendere i ragazzi dai messaggi di un contesto iper-eccitato.
Il tiro alla fune tra genitori e figli: una precisa strategia educativa.

 

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meglio memorizzare o archiviare nel cloud?

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Memorizzare nel cervello o archiviare nel cloud?


Scritto il 30 agosto 2016

meglio memorizzare o archiviare nel cloud?
Continuando a parlare di memoria, cervello e bambini ci sono due tipi di azioni che difficilmente riusciamo a dimenticare:

  • le attività che non vengono portate a termine
  • le osservazioni o domande aperte che sollecitano una rielaborazione interiore.

Entrambe sono tecniche usate nella retorica e in pubblicità per mantenere alta l’attenzione: l’obiettivo è interrompere sul più bello e lasciare un implicito non detto.

Memorizzare nel cervello è fatica!

Anche il nostro cervello lavora cosi: è più utile cercare di ricordare qualcosa che non si ricorda (anche fallendo) piuttosto che archiviare un contenuto che si vorrebbe aver già introiettato. Esso finirà irreversibilmente nel dimenticatoio perchè quel semplice gesto di aver messo da parte fa dire al cervello: FATTO! Ho chiuso la faccenda, posso recuperare quando ne avrò bisogno, ora passiamo ad altro. Questo discorso vi fa venire in mente qualcosa? Per esempio tutte queste pagine internet che avete messo tra i preferiti cosi poi le leggerete… oppure quel pdf che avete messo su dropbox nella cartellina urgenti perchè prima o poi vi servirà…

Il cervello non ha attivato le procedure di memorizzazione le ha solo rimandate. A quando? Ci saremo ben presto dimenticati di averle dimenticate.

Per lo stesso motivo ciò che impariamo da uno scambio di idee su un forum o un consulto virtuale rimane molto meno impresso nella memoria che non se l’incontro avviene nella realtà. L’elaborazione è più superficiale meno governabile e il risultato non è sempre soddisfacente.

concentrazione

Altri articoli che parlano di Demenza Digitale

  1. Come tenere il cervello in allenamento (e perchè si modifica costantemente)
  2. Si può smettere di usare il cervello? Alcuni pensano che gli adulti del futuro saranno più stupidi di noi.
  3. Com-prendere la realtà per imparare

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suggerimenti-estivi di felicità

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Suggerimenti estivi di felicità


Scritto il 22 luglio 2015

suggerimenti-estivi di felicità

Ogni tanto ricevo una newsletter a cui devo essermi iscritta tempo fa che mi piace moltissimo: ve la consiglio. L’autrice è una sociologa autrice del blog www.raisinghappiness.com che si occupa di felicità e spesso parla di famiglie, genitori ed altri esseri umani alla ricerca di quello che conta. Forse per questo mi piace.

Ecco cosa dice oggi (ed io non posso essere più daccordo):

Vuoi provare a fare qualcosa di nuovo per te stesso quest’estate?

Spegni lo smartphone – realmente veramente completamente e per diverse ore al giorno. E poi osserva quello che succede.

Non sarà facile e il motivo è che la tecnologia può creare dipendenza e può cambiare in maniera profonda chi siamo come persone. E questo vale non solo per chi al computer ci lavora, ma anche per tutti gli altri che finiscono con il regalare gran parte del loro tempo alla rete. Con che cosa in cambio?

Non far finta di non sapere

I ricercatori ritengono che se passiamo troppe ore della giornata connessi possiamo diventare più impazienti, impulsivi, incapaci di dare il giusto peso alle cose, di provare gratitutine, apprezzamento per la vità ed egocentrici.
Queste qualità non ci fanno persone più felicei e non ci rendono genitori migliori .

Disconnetterci dalla tecnologia ci può aiutare a ristabilire il contatto con chi siamo veramente, ciò che è veramente importante per noi e ciò che realmente ci rende felici. Ecco qualche consiglio per provarci  e qualche dritta per disconnettersi insieme ai figli proponendo attività alternative che alleviano l’astinenza.

Non ti dico che sia facile perchè se lo fosse non si potrebbe parlare di dipendenza. Il problema è che finchè non provi non lo sai quando è difficile rimanere sconessi.

Dopo aver provato saprai quanto ne hai davvero bisogno. E quanto puoi guadagnarci in salute e nelle relazioni con chi ami.

 

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Si può smettere di usare il cervello?

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Si può smettere di usare il cervello?


Scritto il 04 luglio 2015

Ho letto un libro fantastico, geniale, che spiega nei dettagli scientifici perchè i nostri figli che usano schermi, tablet e touchscreen già da piccoli a scuola e a casa saranno degli adulti più stupidi di noi. O almeno avranno smesso di usare il cervello come lo usiamo noi (che non vuol dire la stessa cosa, lo so!)

demenza digitale

I casi sono due: possiamo fidarci di ciò che non capiamo oppure capire perchè ci stiamo fidando troppo del futuro. Io opto per la seconda.

Demenza digitale è un libro autorevole e complesso ecco perchè sto preparando una serie di articoli che raccontano dall’inizio tutta la storia del come è cambiato il nostro modo di usare il cervello e quali sono gli effetti che gli esperti stanno osservando.  Abbiate un po’ di pazienza, vi darò tutti i dettagli e forse questa volta riesco a far riflettere anche i più scettici.
Manfred Spitzer dirige la clinica psichiatrica di Ulm in Germania. Negli ultimi anni di ricerche e riscontri sui pazienti il dottore ha cominciato a notare un aumento vertiginoso dei disturbi della memoria, dell’attenzione e della concentrazione, un appiattimento emotivo e una generale ottusità. E non parliamo di pazienti anziani ma di persone di tutte le età.
Tale quadro clinico è stato definito demenza.

Spitzer, studiando i cambiamenti celebrali connessi con la decadenza riscontrata, ha cominciato a chiedersi: perchè il declino di massa avviene proprio in questo periodo storico? C’è forse qualche relazione con l’uso massiccio dei media digitali?

Non è forse cambiato  il modo in cui ogni giorno impariamo nuove cose, ci teniamo informati e comunichiamo tra di noi?

L’esempio dei taxisti inglesi

ippocampoIl nostro cervello è un organo che non può fare a meno di imparare e che si modifica in modo permanente attraverso l’uso. Dal punto di vista evolutivo quindi utilizzare sempre più dei mezzi che esonerano il cervello dal memorizzare, riflettere e persino pensare non può che essere deleterio per il rendimento mentale.

Se usiamo il cervello quello cresce, fiorisce e si sviluppa sempre di più altrimenti accade il contrario. Facciamo un esempio: pensate che dotare i taxi tedeschi del segnale satellitare abbia contribuito a rendere più efficace il servizio, ridurre gli incidenti e gli ingorghi? No. La presenza del navigatore ha ulteriormente ridotto la capacità di orientarsi peggiorando la situazione. Vediamo perchè.

L’orientamento è una capacità preposta ad un’area particolare del cervello: l’ippocampo. Esso infatti deve costantemente collegare cose tra loro eventi, esperienze e contenuti della memoria a lungo termine: esattamente quel genere di attività che devono svolgere costantemente i taxisti che per passare l’esame abilitante alla professione devono dimostrare di conoscere le 25mila vie della città (Londra) senza utilizzare alcun supporto digitale. Essi secondo un recente studio sono risultati la categoria di lavoratori con un ippocampo più sviluppato della norma. Sarà forse un caso?

Altri articoli che parlano di Demenza Digitale

  1. Come tenere il cervello in allenamento (e perchè si modifica costantemente)
  2. Si può smettere di usare il cervello? Alcuni pensano che gli adulti del futuro saranno più stupidi di noi.
  3. Com-prendere la realtà per imparare
  4. Megli memorizzare nel cervello o delegare a internet?
  5. L’anonimato: un’ottima occasione per …

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Horizon-2020

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Un’agenda europea per tutti


Scritto il 03 gennaio 2015

Parliamo di buoni propositi per il futuro, anzi progettiamo insieme i prossimi 5 anni, vi va?

Come saremo nel 2020

Nel 2020 avrò 48 anni, mio figlio grande avrà 18 anni, il medio 16 e il piccolo 11. Per loro vorrei  più possibilità di accedere alle Università europee o di affacciarsi sul mondo del lavoro in qualsiasi paese della comunità. Con app intelligenti come Doulingo se vorranno potranno imparare e far pratica delle lingue gratis, e vorrei che potessero utilizzare servizi e acquistare prodotti intelligenti, che soddisfano bisogni reali e che li mettano in condizione di migliorare costantemente le loro competenze.

Chi avrà progettato questi servizi? Saranno persone che sono state formate per produrre servizi in grado di rispondere ai reali bisogni della società? Sicuramente si, visto che ora c’è Horizon 2020.

Sapete che cos’è Horizon 2020? E’ un’agenda europea semplice e efficace. Cosi almeno si propone di essere ed io ve la racconto!
Il programma europeo per la ricerca e l’innovazione prevede il sostegno di progetti da qui al 2020 che si pongono gli obiettivi che tutti auspichiamo, eccoli semplificati:

Horizon-2020

1. l’eccellenza europea in ambito scientifico: essere bravi, essere ascoltati, essere finanziati nei progetti che valgono
2. la leadership nel mercato industriale: sviluppare un mercato equo, valido ed efficace
3. il saper fronteggiare alle sfide che la società di oggi ci pone: la salute per tutti, la sicurezza alimentare, i trasporti intelligenti, e l’uso sempre più massiccio delle energie alternative.

L’Agenda digitale rientra tra i progetti fondamentali perchè l’uso efficace delle tecnologie di informazione e di comunicazione è un punto strategico insieme alla crescita intelligente nell’ambito dell’istruzione, della formazione permanente e della ricerca e innovazione.
Si fa sempre più urgente la necessità di imparare a creare servizi e prodotti che incentivino il lavoro giovanile e la risoluzione creativa ai problemi di sempre.

Quali sono gli obiettivi che ci siamo dati?

1. soglia di investimenti pari al 3% del PIL dell’Unione Europea
2. soglia di occupazione per gli adulti tra i 20 e i 64 anni al 75% entro il 2020
3. il tasso degli abbandoni scolastici sotto al 10% 
4. almeno il 40% dei 30-40enni avrà un’istruzione univeritaria (non un titolo) beh, che almeno ci provino a fare l’università!

Ecco la mia agenda

La mia agenda per i prossimi 5 anni è la seguente:
sul fronte professionale studiare come applicare la tecnologia alla cultura per garantire l’inclusione di tutte le fasce di persone che apprendono in modo laterale, o che imparano meglio quando gli si insegna in modo non convenzionale, o che non rispondono all’istruzione classica adattandosi ma che hanno bisogni speciali di apprendimento e dimostrano, data l’attenzione con cui si propone l’insegnamento, di essere ampiamente in grado di riportare le loro competenze a dei livelli di cosiddetta “normalità”.

In Italia i BES (bambini con bisogni speciali) sono il 65% del totale. E non parliamo di ritardi mentali classici conclamati: parliamo di altro, di bambini che stanno affrontando o hanno affrontato una difficoltà che li ha lasciati indietro. A quei bambini serve solo una marcia in più, serve sviluppare resilienza ovvero riescire a trasformare la loro difficoltà in esperienza di crescita anche con l’aiuto degli insegnanti.

Per capire cosa intendo ascoltate Salman Khan, un insegnante che nel  2004 cominciò a mettere dei tutorial di matematica su YouTube per aiutare i suoi cugini in difficoltà a scuola.

Sei anni dopo i suoi 2000 tutorial che sono stati visti da più di 100mila persone nel mondo hanno dato vita alla Khan Accademy (che comprende anche una sezione in italiano con i fondamenti della matematica), un’università online gratuita che offre uno strumento formidabile a tutti gli insegnanti del mondo: dare le lezioni come compiti a casa (in modo che i ragazzi possano ascoltare e riascoltare, mettere in pausa e apprendere con i loro tempi e senza giudizio) e poi fare i compiti a scuola dove il maestro può seguire individualmente i progressi di ciascuno e personalizzare l’aiuto in modo discreto ed efficace.

In pratica come utilizzare le tecnologie per umanizzare le relazioni. Ecco, questo mi interessa. E a voi?

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bambini e internet

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Avere le idee più chiare su bambini e internet


Scritto il 04 dicembre 2014

bambini e internet

Quando esce un libro che parla di bambini e media non resisto: devo leggerlo. Da esperta di comunicazione digitale sono interessata al rapporto tecnologie/bambini e ho una certa refrattarietà all’entusiasmo che vedo in alcuni genitori e maestri nei confronti della didattica digitale e dell’uso senza limiti di ogni schermo.

Perchè sono scettica?

Semplice: non è detto che perchè i bambini amano la tecnologia quella sia la cosa giusta per loro. I bambini amano più la tastiera della penna perchè la vedono usare agli adulti, perchè richiede meno sforzo (e per questo anche meno forza di volontà) ma non perchè è la cosa giusta. La cosa giusta per un essere umano in evoluzione non è uno schermo (secondo me).

i nuovi bambini - bambini e tecnologiaNon la pensa cosi Paolo Ferri, professore di Teoria e tecniche dei nuovi media della Facoltà di Scienza della Formazione di Milano-Bicocca e il fatto che sia un esperto mi rende la sua opinione interessante e da approfondire. Ecco perchè ho letto il suo ultimo libro, I nuovi bambini, come educare i figli all’uso delle tecnologie senza diffidenze e paure, ed. Bur ecco cosa dice:

  • dovremmo considerare il videogiochi non come una fonte di distrazione ma come una palestra per avvicinare i ragazzi ad un uso più consapevole e maturo delle opportunità offerte dalla tecnologia, oltre che un ottimo esercizio per le strategie di apprendimento

Sarebbe bellissimo fosse cosi, ma mi chiedo: perchè ai ragazzi piace solo stritolare, uccidere e sparare sui videogiochi (almeno i bambini che conosco io sono cosi. Forse frequento famiglie degenerate!).

Secondo me il motivo è che per loro la tecnologia non è un’opportunità di apprendimento, come vorremo noi adulti, è semplicemente un altro modo di giocare, più facile perchè devono sforzarsi meno di inventare qualcosa e dove possono credere di socializzare con mille persone senza sapere neanche cosa vuol dire questa parola.

  • i genitori hanno paura che l’eccesso di tecnologia possa ridurre la socialità dei bambini quando in realtà in ambito digitale il bambino socializza e aiuta il compagno meno competente.

Vero anche questo ma da genitore scettico dico che usare troppa tecnologia riduce le sue competenze analogiche più importanti di quelle digitali in questa fase della vita (e forse sempre). Per esempio: è giusto che i bambini usino un correttore ortografico?

L’intelligenza digitale

D’accordo con Ferri che è utile che i bambini sviluppino un’intelligenza digitale (sul come non è ancora chiaro). Concordo anche sul fatto che i media cognitivi (tablet, pc, internet) non siano media ipnotici come la tv e quindi presuppongano un uso proattivo e maggiore attenzione ma sinceramente non riesco ad essere entusiasta quanto lui.

Mancano dei tasselli…

Credo che ci sia tempo per passare le giornate davanti allo schermo: potranno farlo quando saranno più grandi.

Ora è più importante che facciano quelle cose che solo i bambini possono fare (perchè dovranno lavorare e non ne avranno la voglia): gavettoni, parkour, mille sport, guardare il soffitto, arrampicarsi sugli alberi e prendere le misure con la vita reale fatta di grazie e prego, scambi di sguardi ammiccanti, figuracce, pacche sulle spalle, rutti e scusa ho ruttato e tanto altro…

Questo libro mi ha dato molti spunti validi di riflessione, perchè anche dietro quell’ottimismo si trovano argomentazioni valide e di un certo spessore. Lo consiglio a tutte le persone che come me hanno bisogno di avere le idee più chiare su bambini e internet,  e anche eventualmente di scoprire che non sono d’accordo con l’autore.

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bambini grandi e ragazzi a letto presto si può . vivere semplice

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Bambini grandi e ragazzi a letto presto


Scritto il 22 ottobre 2014

bambini grandi e ragazzi a letto presto si può . vivere semplice

Dicevamo che i piccoli hanno bisogno di una routine del sonno, e che bisogna iniziare presto a dare calore, contatto e ritmo. Poi gli anni passano e i ritmi cambiano un po’ ma rimane il bisogno dei bambini di ritrovare un minuto di quello speciale ambiente che avevamo creato per i piccoli e starci un po’ dentro. In silenzio o con qualche racconto serale.

Hanno bisogno di andare a letto presto

I miei figli vanno a letto alle 8,30 ora che sono più grandi (10 e 12) ma fino a 3 anni fa erano le 8 di sera. Ed emilio 7,30. Ho capito che un segreto alla base di questa tempistica è stato cenare presto ovviamente. E visto che noi siamo torinesi ce lo possiamo permettere. Mangiare tutti insieme e bene e a tv spenta. I bambini hanno fame alle 7 e all’inizio preparavamo solo la cena per 3 poi io e andrea cenarvamo da soli. Ormai sono cresciuti e ceniamo tutti alle 8.

Ultimamente avevamo deciso che i ragazzi avevano uno screen time era di mezz’ora al giorno. Ed Emilio cartoni un giorno si e uno no per mezz’ora. Loro hanno cominciato a giocare con Cash of Clans tutti i giorni, e il grande era sempre indeciso se continuare a giocare o chattare su WathsApp con i suoi amici.
Insomma un giorno ho detto: secondo me state esagerando. Loro mi hanno risposto: è vero! Forse è meglio seteniamo spento per un po’.

Ora è una settimana che tentano di fare altro, a volte vengono in cucina e dicono: uffa mi annoio ed io rispondo loro: è normale, si chiama astinenza. Lo capiranno più avanti, per ora non è un problema. Siamo qui per questo: mettere qualche paletto in mezzo a tanto amore.

A letto presto

Credo che la routine del sonno vale anche per i ragazzi e gli adulti. Fa male a tutti lo schermo fino a tardi anche se per noi adulti è ancora peggio perchè con il computer ci lavoriamo anche.
Finire compiti e fare la cartella, lavarsi i denti, trovare il proprio pigiama, cambiarsi ritrovare una parvenza di coperte e cuscini e lasciare in pace i grandi è un diritto-dovere di ogni ragazzo.

Se poi gli adulti riuscissero a mettere in tavola anche una colazione in una cucina riordinata sarebbe perfetto. Con la sveglia che ti da tempo per cominciare un nuovo giorno, anche questo senza fretta.

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Spegni la tv, accendi la radio!

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Spegni la tv, accendi la radio!


Scritto il 06 ottobre 2014

I lettori di Vivere semplice sanno perchè non abbiamo la tv e siamo dei grandi ascoltatori di Radio. Nel  post Perchè spegnere la tv ci sono tutti i motivi della nostra scelta e qui solo qualche cenno:

  • la tv spegne la fantasia, ti fornisce un immaginario visivo già pronto, immaginare non serve più
  • l’immaginazione è la benzina della creatività e della gioia di vivere
  • Non c’è gioia di vivere se c’è noia, se passi la giornata a fare zapping e incappi continuamente nella pubblicità che di induce ad aver bisogno di quello che non hai
  • la tv è un’inutile passatempo di bassa qualità. Ci sono troppe cose incredibilmente belle da fare, da vedere, da costruire, da scoprire, per passare anche solo 10 minuti al giorno di davanti. Qualche esempio? Una spedizione in città, accendere un fuoco nel bosco senza fiammiferi, commuoversi, fare qualcosa di eccezionale.

mostro

Noi preferiamo farci il nostro palinsesto sonoro oppure guardare al computer solo quello che ci va riducendo al minimo il nefasto zapping.

I podcast di RadioRai sono fantastici e ce n’è per tutti i gusti, ora puoi trovare facilmente sul sito i tuoi programmi preferiti di Radio1, Radio2 e Radio3 per ordine alfabetico.

Ecco quelli che preferisco:

Ad alta voce, letture di romanzi e classici fantastici per tutte le età, in qualità altissima e letti da attori e voci autorevoli. Ho riso moltissimo con le Sorelle Materassi o Gian Burrasca, abbiamo ascoltato come pazzi noi tutti insieme il libro Cuore, Mark Twain e tanti altri classici per bambini….

e domani, il 7 ottobre inizia la lettura di Le Metamorfosi di Ovidio, che in 12500 versi raccolgono e rielaborano più di 250 miti greci. Una vera e propria enciclopedia della mitologia classica che copre un arco temporale che inizia con il Caos e che culmina con la morte di Gaio Giulio Cesare e il suo catasterismo. Fichissimo!!!

Colta ma anche divertente l’offerta di RadioRai, sono orgogliosa che mio marito lavori in quella Radio che oggi compie 90 anni e che ha la potenzialità di crescere ancora tante generazioni di persone sensibili, attente, bisognose di qualità nella comunicazione.

Con tutti i pregi e difetti, se siete genitori attenti o appassionati di educazione vi dico solo una cosa: ascoltate il podcast di Radio3 su La scoperta del bambino di Maria Montessori. Io sono cosi fanatica di questo audio che faccio sessioni di ascolto condiviso nelle serate in cui invito amici a cena. Un altro modo di stare insieme.

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dattilografia per bambini

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Corso di dattilografia per bambini e adulti


Scritto il 09 luglio 2014

dattilografia per bambini

In un’epoca in cui sia grandi che bambini passano molto tempo al computer scrivere con tutte le dita delle mani sulla tastiera ti semplifica la vita!

Osservando i miei figli che cominciano ad avere diritto a qualche ora di computer a settimana ho scoperto che preferivano giocare al computer o guardare video su You tube. E mi sono chiesta il perchè.

Per loro era faticoso scrivere sulla tastiera, cercare ogni volta i tasti da premere, non sapere come correggere gli errori di battitura ecc…

Allora ho pensato: se potessero scrivere senza sforzo e senza guardare la tastiera forse potrebbero concentrarsi meglio sulle cose che vogliono cercare, guardare, leggere, scoprire…

Allora ho cominciato a cercare online  un metodo per insegnare ai miei figli a scrivere sulla tastiera con 10 dita.  Su internet c’è moltissimo: giochi, esercizi e metodi. Cosi ho deciso di  scrivere un piccolo corso di dattilografia per bambini e adulti, raccogliendo e strutturando le migliori risorse in rete e soprattutto mettendo a frutto il metodo con cui IO ho imparato la dattilografia (all’istituto tecnico si facevano 2 ore a settimana) e la sto insegnando ai miei figli di 9 e 12 anni che sembrano esserne entusiasti!

corso in PDF: 6 euro

Corso di dattilografia per bambini e per adulti che scrivono come i bambini
Corso di dattilografia per bambini e per adulti che scrivono come i bambini
20 pagine, to do list, due settimane di esercitazioni, 5 ore di test e giochi, test finale di velocità per prendere per sempre possesso della tastiera e non pensarci più
€6.00

A chi serve questo corso?

Questo corso facile e divertente serve ai bambini che vogliono imparare a scrivere con le dieci dita sulla  tastiera ma anche alle mamme e papà che usano tre dita come se avessero tre anni.  Siete per caso voi?

E non venite a dirmi che scrivete velocemente anche a modo vostro. Se non credete a quanto potreste migliorare provare a fare questo test di velocità di battitura sulla tastiera del computer e sappiate che una volta imparato il sistema potrete arrivare facilmente a 400 caratteri al minuto con uno scarto di errore dell’1%. Figo no?

Come usare al meglio questo metodo con i bambini

Insieme al corso, lungo 22 pagine, c’è una to-do list che riassume gli argomenti per punti e che ti consiglio di tenere a portata di mano durante gli esercizi per avere accesso diretto a tutte le risorse che ti suggerisco. Tutto quello che ti serve è il questo corso in PDF e un computer. Stampa e leggi prima tutto tu e poi segui passo passo le istruzioni. In questo modo potrai “vendere” il corso ai tuoi figli come un gioco, senza neanche bisogno di dire loro quello che stanno per imparare. (Alcuni sfortunati bambini sono stati cosi tanto martellati a scuola con l’apprendimento che solo udire la parola IMPARARE gli fa venire la varicella.  Allora sei pronto ad iniziare?

ATTENZIONE: questo corso è rivolto solo ai possessori di pc. Sfortunatamente i software che vengono utilizzati per fare gli esercizi non sono disponibili per mac. Mi spiace

La dattilografia è utilissima perchè ci si  stanca molto meno a scrivere, si fanno mille errori in meno, si va velocissimi ed è possibile scrivere anche guardando fuori dalla finestra (quale regalo migliore per i nostri figli?).

Sostieni il mio lavoro! Compra il mio piccolo corso di dattilografia te lo offro ad un prezzo ridicolo. Lo faccio sull’onda di un’entusiasmo che mi anima e del bisogno di capire come si può materialmente agire con i bambini e con se stessi per migliorare la propria vita pratica e semplificarsela un po’.

corso in PDF: 6 euro

Corso di dattilografia per bambini e per adulti che scrivono come i bambini
Corso di dattilografia per bambini e per adulti che scrivono come i bambini
20 pagine, to do list, due settimane di esercitazioni, 5 ore di test e giochi, test finale di velocità per prendere per sempre possesso della tastiera e non pensarci più
€6.00

Non hai un conto paypall, scrivimi e ti manderò le coordinate per fare il pagamento. Il tuo corso verrà spedito direttamente nella tua casella email nell’arco di poche ore. Grazie

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Quello che gli altri si aspettano da una famiglia steineriana

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Quello che gli altri si aspettano da una famiglia steineriana


Scritto il 05 giugno 2014

parchetto

Quando qualcuno chiede a mio figlio di quasi 12 anni perchè non ha la televisione lui risponde: chiedi a mio padre!
Lui non lo sa il perchè o almeno fa finta di non saperlo.

A cosa serve non avere la tv

Il mondo è pieno di gente che passa la vita davanti alla tv perdendosi un sacco di occasioni fantastiche. Potrai guardare tutti gli schermi che vorrai quando sarai grande, ora fai altro!

Non vogliamo in casa un imbuto che ti infila un sacco di banalità nel cervello. Il cervello di un bambino è un oggettino che va trattato con cura (se ti interessa leggi come è fatto il cervello di un bambino)!

Ad alcuni bambini capitano genitori più rompiXXglioni di altri che ci tengono a queste cose: a volte si tratta di persone che mandano i figli nelle scuole steineriane, ma questo non è affatto detto.

Voglio dirvi una cosa: nella scuola steineriana ci sono bambini che a 10 anni hanno visto più film di me e guardano la tv per ore e ore al giorno da quando avevano zero anni. Vedete?

Crescere i tuoi figli come credi e sentirti etichettato come famiglia steineriana diciamolo, è un po’ una sfiga infondo.  Per i seguenti motivi:

  • perchè berlusconi e gli executive della Silicon Valley hanno scelto una scuola dove tv e tecnologie vengono tenute fuori
  • alcuni credono che hai un sacco di soldi, mentre tu recicli tutto pur di risparmiare
  • alcuni pensano che credi di sapere tutto tu, mentre tu hai un bisogno enorme di confronto, di aiuto, di capire insieme agli altri genitori come cavolo si fa a crescere un paio di figli o tre…

Non ci sentiamo per niente una famiglia steineriana, anzi questa espressione ci fa proprio arrabbiare. Perchè tutto deve essere sempre incasellato?

A cosa serve non essere dei fanatici

Detto questo abbiamo deciso di regalare il telefonino a Lorenzo Pedro per il suo compleanno: non vogliamo che si senta un diverso visto che è rimasto l’ultimo della classe a non averlo. Sarebbe stato bello parlarsi tra genitori e provare a posticipare ancora un po’ il momento in cui i nostri figli passavano le serate su what upp, ma non c’è stato modo. Neanche nella scuola steineriana.
Questo è  il contratto d’uso che gli abbiamo dato insieme al regalo.

Per festeggiare ha voluto fare un pigiama party insieme a due amici, rigorosamente senza fratelli. Prima di andare a letto (tardissimo) l’ho sentito che leggeva in camera sua il contratto insieme ai suoi amici. Erano in silenzio. Lui ad alta voce, loro ascoltavano. No commenti, no risate. L’ho trovato commovente.

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Contratto d’uso per lo smartphone che ti regalo per i tuoi 12 anni

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Contratto d’uso per lo smartphone che ti regalo per i tuoi 12 anni


Scritto il 31 maggio 2014

Prendendo l’ispirazione da quella mamma americana che aveva regalato l’i phone a suo figlio 13enne, ho pensato di fare anch’io questa boiata idealista di allegare un contratto d’uso. E voi che ne pensate?

Buon compleanno Lorenzo Pedro! Sei padrone di un cellulare Samsung Galaxy ultimo modello. Complimenti!  Sei un ragazzo di 12 anni bravo e responsabile e ti sei meritato questo regalo.

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CONTRATTO DI USO

Il telefono è di papà e mamma:  te lo stiamo prestando. Se non rispetterai queste regole dovrai restituirlo:

1. Non chiedere quando lo puoi usare: usalo quando sai che è il momento giusto. Tu lo sai! Decidiamo insieme quanto tempo puoi usarlo per giocare e rispetta quella regola. Per adesso è mezz’ora al giorno e mai in presenza di Emilio. Più cresci più aumenterà.

2.    Sapremo sempre quale è la tua password. Non per controllarti, ma per sicurezza e fiducia.

3.    Il telefono non va nelle mani di Zeno. Quando avrà l’età giusta anche lui ne avrà uno. Se ti chiede di usarlo  puoi dirgli sempre di no. E’ un tuo diritto

4.    Il telefono verrà spento la sera alle 9 e riacceso alle 7 del mattino quando vai a scuola. I giorni in cui non si va a scuola il telefono rimane spento fino all’ora di pranzo per darti modo di iniziare la giornata pensando a fare altre cose.  Il telefono viene a scuola con te, ma sta nel cassetto del maestro, questo lo sai.

6.    Se si rompe o svanisce nel nulla devi essere pronto a ricomprarlo. Fai la spesa, fai la babysitter a tuo fratello, metti da parte i soldi che ti regalano al compleanno senza toccare il salvadanaio dei fratelli.

7.    Non usare la tecnologia per prendere in giro o ingannare un altro essere umano. So che non lo farai mai.  Se qualcuno lo farà con te escludilo dai tuoi gruppi, non rispondere mai, ignoralo. Se hai dei dubbi su come comportarti chiedici consiglio. Siamo qui per aiutarti a decidere da solo, non per dirti cosa devi fare.

8.    Non scrivere su un messaggio qualcosa che non potresti dire in presenza dei tuoi genitori, non fare lo sbruffone. Non guardare schifezze, violenze, porno o cose che possono spaventarti.  Sei tu che ci rimetti!

9.    Rendilo silenzioso, mettilo via quando sei in pubblico. Specialmente al ristorante, al cinema e mentre parli con un altro essere umano. Non sei una persona maleducata, non permettere al telefonino di trasformarti.

10.    Non ti fidare degli sconosciuti che conosci su internet,  non dare mai informazioni su di te o sulla tua famiglia a chi non conosci nella vita reale. Non dire la tua password neanche con gli amici.

11.    Ogni tanto scarica giochi, musica nuova o classica o diversa da quella dei tuoi amici. Hai accesso a milioni di cose diverse da vedere, imparare e scoprire in rete:  approfittane! Gioca a qualche gioco di parole o di logica o di inglese che stimoli la tua mente, ogni tanto.

12.    Non pensare sempre al telefono, ai giochi, alla tecnologia: usa la tua immaginazione anche senza Google o You Tube, altrimenti rischi di non riuscire più ad avere buone idee e pensieri tuoi e piano piano diventa una droga che non ti lascia più spazio per stare bene e divertirti.

Ti vogliamo bene. Goditi il tuo favoloso cellulare.

Mamma e papà

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photo credits: hi-res photos from Unsplash

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Senza tecnologia i ragazzi non possono più vivere


Scritto il 07 maggio 2014

photo credits: hi-res photos from Unsplash

Sempre più spesso si sente dire da chi ha figli grandicelli che è impossibile limitare la tecnologia in casa perché i ragazzi vogliono solo quella, si divertono solo con quella, non possono fare i compiti senza e sono soli, sconnessi dal mondo e senza amici se non hanno un telefonino con whatup.

Ah! Vorrei proprio fermarmi a ragionare con voi su questo tema.

Ammettiamo per un momento che tutto questo fosse vero: che danno faremmo ai nostri figli se li privassimo di qualcosa che è essenziale nel loro tempo?

Beh, quando ero ragazza i miei genitori mi hanno tolto una cosa essenziale: mi hanno proibito di andare a ballare e tornare alle tre di notte. Risultato? Io ci andavo lo stesso, ma invece di farlo tutti i venerdi lo facevo solo due volte l’anno, quando cambiamo nome, connotati e andavo a trovare la mia amica Cristina a Roma.

E per farlo dovevo farmi 600 km. Ed era epico. Ma non sono diventata un’asociale per questo. Anzi, ho fatto parecchio problem solving da allora e ho un ricordo fantastico di quelle serate.

Quello che voglio dire è che in realtà non gli togliamo niente, semmai gli diamo qualcosa! Anche se avere internet a 12 anni fosse essenziale, dargliene l’accesso tra qualche anno di sicuro non li farà rimanere indietro, non perderanno nulla di essenziale e si rimetteranno al passo in 2 minuti netti. Il danno non potremmo fare non sarebbe così grave. E cosa ci guadagneremmo noi e loro?

Cosa fa un ragazzo quando non naviga

I ragazzi che hanno dei limiti nell’uso della tecnologia hanno tempo in più per dormire e per vivere la loro vita offline, quella che noi abbiamo potuto sperimentare da ragazzi e che loro non conoscono più. Per esempio le seguenti impagabili cose:

  • avere la possibilità di chiacchierare con persone che la pensano diversamente, gente sorteggiata a caso e non proposta da un algoritmo di Google che valuta le affinità con te e con i tuoi amici
  • non avere l’urgenza di condividere via social quello che ti accade ma limitarti a godertela
  • non avere il dubbio che nessuno di ama solo perchè nessuno ti manda un sms o dice mi piace alle cose che condividi
  • non avere l’urgenza di correre a casa perchè il telefonino è scarico e senza di lui non vivi più
  • non avere bisogno di cambiare progetto ogni momento della giornata per adeguarti ai messaggi dei tuoi amici che ti invitano o che disdicono un invito
  • ecc… ecc..

Se solo resistiamo alla tentazione di accettare tutto quello che proviene dai loro umori (desideri indotti dagli amici o dalla pubblicità) o almeno scegliamo di limitare, metter qualche regola e dare qualche drizzata alla macchina che viaggia a mille forse non ce ne pentiremo per niente. O forse si, ma come amo dire sempre meglio rimorsi che rimpianti!

E’ tutta una questione di misura, come al solito. L’unico problema è che costa fatica.

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